Segue
Mariana e. Califano
Escrache: resistenza non violenta nell'Argentina del dopo terrorismo di stato.
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M:- Che cosa pensa H.I.J.O.S. delle persone che hanno scelto, in quegli anni, di partecipare alla lotta armata?
E:- Già prima ti ho risposto che noi rivendichiamo la lotta dei nostri genitori senza stabilire differenze sul loro tipo di militanza.
M:- Tu chiami assassini i membri delle forze armate e i loro complici. Come definisci le persone che parteciparono attivamente alla lotta armata?
E:- Be’ credo che prima occorra chiarire che il terrorismo di Stato è la repressione sistematica organizzata dallo Stato. La questione è che sono assassini sistematici, sono assassini dello Stato e se un membro dello Stato uccide delle persone, quell’ individuo viola i diritti umani...
M:- Dunque, è un crimine contro l’umanità.
E:- Sì, proprio così. Inoltre non è comparabile l’assassinio di Stato, il genocidio, la tortura, il sequestro, il rapimento o le uccisioni di neonati, con altri tipi di assassinio. Questo genocidio fu pensato, programmato, organizzato e infine realizzato e i colpevoli sono stati lasciati in libertà dal presidente Menem. [...] Inoltre sono ancora in vigore alcune leggi della dittatura, in carica giudici che hanno assunto il loro ruolo e giurato durante il regime, che hanno poi accettato il sorteo de causas[10] e condannato, in forma proporzionale, esclusivamente i capi. Capisci, hanno dato condanne proporzionali a seconda dei casi di cui era colpevole ogni corpo delle forze armate, come se non fossero state le Forze Armate e ognuno dei corpi che ne fanno parte a essere responsabili dell’attuazione del piano, all’interno del quale ognuno aveva il proprio compito. Questo è ridicolo!
M:- Il fatto che non esistano elenchi con i nomi dei desaparecidos...
E:- Gli elenchi ci sono! Esistono delle liste con i nomi, incomplete.
M:- Sono, però, successivi al regime; realizzati grazie alle denunce raccolte dai vari organismi per i diritti umani. Volevo chiederti qual è la tua opinione sulle voci che parlano dell’esistenza, durante la dittatura, di elenchi coi nomi dei detenuti nelle carceri clandestine.
E:- Sono certo del fatto che ci sono stati degli elenchi, abbiamo le prove. Poco tempo fa, in un terreno abbandonato sono stati ritrovati degli elenchi di nomi mezzo bruciacchiati. In essi comparivano i nomi di molti desaparecidos, quasi tutti studenti. Sono certo che esistono o almeno che siano esistiti gli elenchi. Quelli che ci sono ora, sono stati realizzati dai loro parenti, ma le persone che sono desaparecidas e che non avevano parenti... cosa succede con loro... Succede che non compaiono negli elenchi. Inoltre ci sono persone che non hanno mai fatto la denuncia di desaparición perché si vergognavano o perché avevano paura. Alcune persone non appaiono nelle liste perché è desaparecida la loro intera famiglia, altre perché provengono da famiglie umili, sfiduciate nei confronti della giustizia. Sappiamo che sono desaparecidos i lavoratori di interi quartieri nelle prossimità di La Plata, gente umile, ma i loro nomi non ci sono negli elenchi. Ai tempi erano combattivi, ma la sfiducia nella giustizia ha fatto sì che ora non siano presenti negli elenchi.
M:- Che sentimenti hai nei confronti di chi ha paura di presentare la denuncia di scomparsa?
E:- Penso che fare la denuncia sia una questione molto particolare. Ha a che fare con molte cose, come con il livello di fiducia che c’è nella giustizia o appunto la paura. Credo che ciò possa accadere: mi sembra abbastanza logico e comprensibile. Se il denunciare fosse servito per qualche cosa. Ma non ha risolto niente, ha semplicemente permesso di compilare degli elenchi incompleti e a organizzare l’informazione. Erano le persone meno perseguitate quelle che avevano fiducia nella possibilità di risolvere le cose con le denunce. Il dossier della CONADEP, a noi, è servito perché qualcun’altro fosse inserito nell’elenco, per avere più chiara la situazione, per avere uno sguardo globale di ciò che era successo. Ma se analizziamo la questione scopriamo che la CONADEP fu una commissione d’indagine organizzata dal potere esecutivo, che ne limitò le funzioni, con l’intenzione di evitare che fosse creata una commissione bicamerale che avesse potere risolutivo sulle questioni relative al genocidio. Già nel suo prologo al dossier, E. Sabato[11] appoggia la Teoria de los dos demonios con la quale noi non concordiamo. Poi, dopo i processi penali, hanno sancito Punto Final e Obediencia Debida, con tutte queste limitazioni le nostre speranze ...
M:- Credi sia possibile che il processo di storicizzazione di questo periodo sia intralciato dalla segretezza con cui furono realizzate le attività repressive dello Stato?
E:- Be’, può succedere che i documenti non rivelino la realtà dei fatti. Per esempio nella mia carta d’identità compariva un domicilio che non era il mio. Per avere certi documenti, come il passaporto, e nonostante uno sia maggiorenne, ti vengono chieste informazioni tipo “tuo padre è in vita?” Che cosa devo rispondere in questi casi? Che devo dire? Non è soltanto la domanda, ma anche a chi lo sto dicendo. Rispondo a un poliziotto!
M:- Vuoi dire che ancora al giorno d’oggi è rischioso dare queste informazioni alla polizia?
E:- In un certo senso si.
M:- Puoi spiegarti meglio? Vuoi dire che l’atteggiamento repressivo persiste?
E:- Si, continua. Credo proprio che non sia sparito, anzi quando la polizia ci arresta, ci provoca. Quando hanno arrestato i compagni di La Plata, gli hanno detto: “Allora, vi vengono a cercare i vostri genitori?” Poi ci sono meccanismi propri, per esempio io non ricordo mai i numeri di telefono e i cognomi dei miei compagni, ricordo soltanto qualche nome. Ho tutti i numeri di telefono compromettenti in un unico foglio, tutti insieme perché sia più facile distruggerlo. Sono meccanismi di difesa che ho imparato e che mi sono rimasti.
M:- Dunque l’esperienza dell’esilio interno e la clandestinità continuano ad avere effetti sulla tua quotidianeità?
E:- Si, certo.
M:- Questi risvolti sul tuo quotidiano derivano dall’abitudine acquisita o dal fatto che tu consideri repressivo il contesto in cui vivi oggi?
E:- Il contesto è repressivo, si, per me continua ad esserlo; sia perché sono stato picchiato dalla polizia durante un escrache, sia perché sento che le mie possibilità vengono represse.
M:- Si può intendere l’attività di H.I.J.O.S. come il tentativo di riportare alla luce meccanismi che continuano a rimanere segreti e clandestini. L’esporsi apertamente per denunciare i crimini dei genocidi è contrapposto alla clandestinità del precedente sistema?
E:- Sì, è contro la clandestinità, contro il lavoro silenzioso. Inoltre, oggi, quello che più ci protegge è l’essere divenuti personaggi pubblici. Io mi sento protetto quando, dopo un escrache in cui c’è stata repressione, i compagni che non erano presenti all’evento e i genitori dei miei allievi si recano il giorno successivo a scuola, prima dell’orario delle lezioni, per controllare che stia bene. Magari ci sono state persone arrestate e vogliono assicurarsi che io non mi trovi fra queste, si dimostrano preoccupati per il mio bene.
M:- La repressione degli escraches è sorta subito?
E:- No. È iniziata man mano, quando gli escraches hanno acquisito rilievo pubblico, quando è aumentata la partecipazione, che è stata proporzionale all’aumento dei controlli e della repressione della polizia. L’escrache è diventato qualcosa di molto forte, molte persone vi partecipano o lo utilizzano come metodo di denuncia. Come i risparmiatori di una banca che, essendo stati truffati, vanno dal proprietario della banca e lo sputtanano; oppure gli allievi delle scuole che sputtanano i professori che hanno fatto le spie durante il regime. L’escrache è diventato una nuova forma di denuncia, collegata all’accumulo d’impunità, che non è un qualcosa di astratto. Gli individui impuniti vivono qui, non è una questione politica o di indirizzo, è qualcosa di molto concreto. Questo assassino o questo complice vive al tale indirizzo e ha fatto questo e questo. Posso mostrarti del materiale che diffondiamo negli escraches e che adoperiamo quando andiamo a testimoniare su questo tema e sulla nostra militanza nelle scuole.
M:- Sei uno dei rappresentanti più anziani di H.I.J.O.S.?
E:- Sì, nella capitale, sì. Scherzo con il fatto di appartenere al consiglio di anziani di H.I.J.O.S. o mi autodefinisco un 'hijosauro'. Nei centri urbani l’eta media di un membro di H.I.J.O.S. si aggira attorno ai venticinque anni, ma al congresso mi sono reso conto che l’età media aumenta in modo considerevole se si tratta dei membri di Santiago del Estero, Chaco o Tucumán. Questo fatto è direttamente collegato con l’identità della persona sequestrata, se era uno studente o un libero professionista e viveva in città, oppure se era un operaio o un contadino della campagna, dove la militanza è più difficile e quindi i militanti sono più adulti. Quando sei adulto assumi un impegno maggiore, ti comprometti di più... Questa, per esempio, è stata una delle cause del mio divorzio: la militanza in H.I.J.O.S.
M:- Quando ti sei sposato?
E:- Tanto tempo fa, alla fine del 1979.
M:- Dove hai conosciuto la tua ex moglie?
E:- Qui, a Buenos Aires, era una compagna di lavoro. Ci siamo separati due anni fa, ma non siamo ancora legalmente divorziati.
M:- Se non ti dispiace vorrei sapere qual è la vostra opinione sul lavoro e sulle richieste inoltrate dal giudice spagnolo B. Garzón. Siete in contatto con lui?
E:- Si. Noi non poniamo tutte le nostre aspettative nel giudice Garzón, ma siamo d’accordo con il promuovere un giudizio in Spagna. Non misconosciamo il suo lavoro ma, ti ripeto, nemmeno poniamo in lui tutte le nostre speranze.
M:- In relazione ad analoghi sviluppi dei processi penali in Italia, che ne pensate?
E:- Quello che Garzón ha realizzato per i desaparecidos spagnoli si è sviluppato fino a divenire un giudizio per genocidio, le scuse utilizzate, come “sono già stati giudicati” non hanno avuto più alcun valore perché il genocidio è un crimine contro l’umanità. Vogliamo poter realizzare la stessa cosa in Argentina, soprattutto dopo gli sviluppi con Pinochet.
M:- Qual è stata la vostra reazione all’arresto di Pinochet?
E:- Be’, non ci siamo affatto intristiti. Si sono alzate molte voci argentine e cilene contro l’arresto, ma siccome i crimini che ha commesso sono contro l’umanità, tutta l’umanità, e non cadono in prescrizione, possono essere giudicati ovunque.
M:- Dunque sperate che avvenga lo stesso con Videla? Almeno per quei reati per i quali non è stato processato?
E:- Si, certo, se uno si riferisce agli aspetti esclusivamente legali, tralasciando questioni etiche. A ogni modo egli non è stato giudicato né per genocidio, né per appropriazione indebita di minori.
M:- Mi hai raccontato che lo scopo dell’escrache è la condanna sociale, che porterà finalmente i colpevoli in carcere perché capace di agire in modo positivo sulla giustizia “legale”, posso dunque dedurre che, per voi, le vie legali non sono del tutto precluse?
E:- Non scartiamo quella possibilità, molte persone seguono questa via, ma essa non è la nostra scommessa politica, non è ciò a cui noi puntiamo. Non ne abbiamo fiducia, ma quella legale è una via che riconosciamo e percorriamo. Il fatto è che noi crediamo che la miglior giustizia è quella che scaturisce dalla condanna sociale.
M:- C’è una produzione vasta e diversificata su questo argomento, realizzata grazie all’impegno di antropologi, psicoanalisti, ecc. Come valuti l’impegno degli storici?
E:- Non conosco molti storici. Alcuni hanno affrontato l’argomento con l’ottica del romanziere, altri tenendo conto delle vendite, hanno scritto soltanto ciò che poteva essere pubblicato nei testi per il liceo o per le scuole elementari. Non ci sono molte indagini realizzate da storici [link 31]: una cosa è il lavoro di Graciela Browarnik[12], un’altra quello del professore Enrique Vazques che studia la lotta di H.I.J.O.S. soltanto per il suo carattere innovativo nell’ambito della lotta per i diritti umani e per il rinnovamento generazionale che ha portato all’interno degli organismi per i diritti umani in Argentina.
M:- Questo è il panorama dell’ambito accademico?
E:- Non è stata condotta un’indagine sistematica, o alcunché svolto in forma seria che tenesse conto di noi come fonte utile alla ricerca.
M:- Perché?
E:- Forse per paura. Sai, impegnarsi in argomenti che sono collegati ai temi d’attualità ... o meglio, giacché la dittatura non è un tema d’attualità ma grazie al nostro lavoro lo ridiventa, gli storici non vogliono toccare la questione. Forse è questo il motivo.
M:- Siete critici nei confronti di questo tipo di condotta?
E:- Non abbiamo preso una posizione nei confronti di questo argomento per ragioni legate al nostro modo di organizzarci. Siamo un’organizzazione orizzontale, dunque il tutto funziona in forma molto democratica, ma ciò comporta delle deficenze nella nostra capacità di reagire, di comprendere molte cose, non ci consente di soffermarci su ogni argomento, non perché non siano importanti, ma per una questione di tempo. Le nostre urgenze non ci hanno concesso di soffermarci ad analizzare quali rapporti abbiamo sviluppato con le altre organizzazioni di diritti umani, non penso proprio che possiamo permetterci di farlo per... Vedi, poi si creano situazioni... per esempio con gli psicologi. Molti di loro si sono offerti, in modo solidale, di realizzare delle esperienze terapeutiche con i figli dei desaparecidos, ma alcuni di essi hanno finito per utilizzare i ragazzi come cavie, non hanno sviluppato un lavoro serio e veramente solidale. È una mia impressione, non una caratterizzazione dell’ambito istituzionale o una generalizzazione, ma è successo a molti. O per esempio adesso gli antropologi che stanno realizzando dei video e quindi ti cercano, ti chiamano, ti filmano, s’intromettono nelle nostre cose certe volte documentando ciò che avviene e certe altre no. E poi noi abbiamo anche la nostra vita quotidiana...
Bibliografia in italiano
AA.VV., Nunca más: rapporto della Commissione Nazionale sulla scomparsa di persone in Argentina, Bologna, EMI, 1986. È la traduzione del rapporto della CONADEP (Comisión Nacional sobre la Desaparición de Personas) istituita col decreto legge 187/83 del 15 dicembre 1983. Fornisce dati statistici e informazioni sulla repressione e le sue vittime. Descrive il metodo della desaparición de personas, i centri clandestini di detenzione, ecc.
ALFONSÍN Raúl, Il caso Argentina; Pablo Giussani a colloquio con il Presidente della Repubblica Argentina, Roma, Editori Riuniti, 1988. Raúl Alfonsín è stato il primo presidente democraticamente eletto dopo la caduta del regime dittatoriale, nel dicembre 1983. A colloquio con Paolo Giussani egli racconta la difficile situazione del paese, sia in ambito politico che in quello economico e sociale, dopo il ritorno alla vita democratica.
CALAMAI Enrico, Niente asilo politico. Diario di un console italiano nell’Argentina dei desaparecidos, Roma, Editori Riuniti, 2003. Enrico Calamai racconta la sua esperienza di console durante il periodo della dittatura (1976-1983) e le politiche dell’ambasciata italiana in relazione alle richieste d’asilo.
Desaparecidos: documenti dall’interno dell’Argentina, Roma, Editori Riuniti, 1983. Raccolta di alcuni documenti relativi alla desaparición de personas.
DIEZ Rolo, Vencer o morir. Lotta armata e terrorismo di Stato in Argentina, Milano, Il Saggiatore, 2004. Di recente uscita, il libro racconta le vicissitudini della lotta armata nell’Argentina degli anni ‘70.
GAMBACORTA Lino, Storia di un Hijo. La voce di un figlio di desaparecidos tra presente e memoria, Ravagnese, Città del Sole Edizioni s.a.s., 2004. L’autore ha intervistato un ragazzo figlio di desaparecidos, membro dell’organizzazione “H.I.J.O.S.- Paris”. Pone, inoltre le problematiche della rimozione e dell’oblio, del ricordo e della memoria.
GARCÍA Miguel Angel, Argentina, dall'indipendenza al peronismo, Milano, Editorial Mazzotta, 1975. Ricostruzione della storia argentina fino agli anni del secondo dopoguerra, che videro la nascita di un movimento che segnò profondamente la storia del paese: il giustizialismo o peronismo, dal nome del suo fondatore il generale Juan D. Perón.
Il diritto non cade in prescrizione: i desaparecidos argentini. I diritti umani tra negazione e internazionalizzazione, a cura di BINELLO Daniela, Roma, Ediesse, 2002. Affronta le problematiche collegate ai temi dell’impunità dei responsabili della dittatura in relazione al diritto internazionale, che impone che i crimini contro l’umanità non cadano in prescrizione, le difficoltà nel promuovere la giustizia nel paese, la giustificazione dei crimini commessi utilizzando categorie quali quella della “guerra sporca”, ecc.
MADRES DE PLAZA DE MAYO, Non un passo indietro. Storia delle Madres de Plaza de Mayo. Milano, a cura di Sima, novembre 2001. In questo libro le Madres di Plaza de Mayo raccontano dove si sono incontrate, come è nata la loro associazione, quali erano e quali sono tuttora i loro obiettivi.
MASSARI Roberto, Il Peronismo, Roma, Erre Emme edizioni, 1997. Analisi del fenomeno del peronismo secondo l’ottica marxista del materialismo storico.
MIGLIOLI Giovanni, Desaparecidos. La sentenza italiana contro i militari argentini, Fondazione Internazionale Lelio Basso e Associazione Culturale Ponte della Memoria, Roma, Manifestolibri, 2001. Ricostruzione dell’istruttoria e del processo penale e della sentenza contro i responsabili della scomparsa di cittadini italiani in argentina, durante l’ultima dittatura.
MINÀ Gianni, Un continente desaparecido, Milano, Sperling & Kupfer, 1995. Il testo indaga la repressione statale in latinoamerica.
MORETTI Italo, I figli di Plaza de Mayo, Milano, Sperling & Kupfer, 2002. Narra del lavoro svolto dalle abuelas de Plaza de Mayo per rintracciare i loro nipotini scomparsi e adottati come figli naturali dalle famiglie considerate politicamente affidabili dal regime dittatoriale, della costituzione di un archivio genetico che permetterà, anche dopo la loro scomparsa, d’individuare l’identità e le origini di chi è figlio di un desaparecido. Presenta anche alcuni casi di bambini ritrovati.
MORETTI Italo, In Sudamerica. Trent’anni di storie latinoamericane dalle dittature degli anni Settanta al difficile cammino verso la democrazia, Milano, Sperling & Kupfer, 2000. Indagine sulle dittature sudamericane.
SEOANE M., NUÑEZ H.R., La notte dei lapis, Roma, Editori Riuniti, 1987. Racconta la storia di un gruppo di studenti di La Plata impegnati nella lotta per il conseguimento del biglietto studentesco sequestrati e desaparecidos ad eccezione di un sopravvissuto che ne ha riportato le vicende.
SILVESTRI Francesco, L’Argentina da Perón a Cavallo (1945-2002). Determinanti storiche ed impatto socio-politico delle crisi economiche argentine dal dopoguerra ad oggi, Bologna, CLUEB, 2003. Ricostruzione ed analisi dello sviluppo economico dell’Argentina.
TIMERMAN Jacobo, Prigioniero senza nome, cella senza numero, Milano, A. Mondadori Editore, 1982. Autobiografia di un editore di testate giornalistiche sequestrato e successivamente liberato e costretto all’esilio.
VERBITSKY Horacio, Il volo, Milano, Feltrinelli, 1996. Colloquio con l’ex capitano di corvetta Adolfo Scilingo che fu coinvolto nei cosiddetti “voli della morte”.
Film
Imaging Argentina. Regia di Christopher Hampton, con Antonio Banderas e Emma Thompson, USA, 2002. Buenos Aires 1976. Carlos Rueda e sua moglie Cecilia vivono con la loro figlia Teresa. Carlos dirige un teatro di ragazzi, Cecilia è una stimata giornalista, ma i suoi ultimi articoli riguardanti le misteriose scomparse di persone attirano l'attenzione degli agenti governativi. Un giorno Carlos torna a casa e scopre che la moglie è stata portata via dalla polizia. Disperato, nell'intento di salvarla, Carlos segue le sue tracce. Comincia ad avere delle visioni ed a sentire un legame con le persone scomparse che va oltre la normale percezione. Utilizza il contesto storico dell’Argentina degli anni ‘70 per narrare una storia di genere fantastico.
Figli / Hijos. Regia di Marco Bechis, con Carlos Echevarria, Julio Sarano, Stefania Sandrelli e Enrique Piñeyro, Italia, 2001. Rosa, nata in un centro clandestino di detenzione da una donna sequestrata e successivamente desaparecida, viaggia in Italia alla ricerca di suo fratello gemello consegnato subito dopo il parto a un rappresentante del regime.
Garage Olimpo. Regia di Marco Bechis, con Antonella Costa e Carlos Echevarria, Argentina / Italia, 1999. Maria, giovane maestra impegnata socialmente, viene sequestrata e portata nel Garage Olimpo, uno dei 365 centri clandestini di detenzione attivi in Argentina durante il regime dittatoriale. Tra i suoi carcerieri c’è Felix, affittuario di una delle camere nella casa della madre di Maria. Egli ne è innamorato e le riserva un trattamento particolare al quale Maria non riesce a sottrarsi.
La notte delle matite spezzate. Regia di Hector Olivera, con Alejo Garcia Pintos e Vita Escardo, Argentina, 1988. Narra le vicissitudini del gruppo di studenti di La Plata sequestrati e desaparecidos a causa delle loro lotte sociali. È la ricostruzione filmica di una storia realmente accaduta.
La storia ufficiale. Regia di Luis Puenzo, con Norma Aleandro ed Hector Alterio, Argentina 1985. Alicia, la moglie di un alto funzionario del regime, sospetta che sua figlia adottiva sia in realtà la figlia di una desaparecida. Comincia così un doloroso cammino in cerca della verità, scoprendo anche quella terribile relativa al marito.
Cataloghi
Archeologia dell’assenza. Hijos, figli dei desaparecidos argentini, (Fotografie di LUCILA QUIETO), Torino, Edizioni Angolo Manzoni, 2002. Indagine fotografica del rapporto dei figli di desaparecidos con i propri genitori assenti.
Romanzi
CARLOTTO Massimo, Le irregolari, Roma, Edizioni e/o, 1998. Utilizzando l’espediente letterario dell’omonimia (Estela Carlotto è la presidentessa di Abuelas de Plaza de Mayo), M. Carlotto descrive le vicende dell’Argentina durante la dittatura e le successive lotte dei parenti delle vittime del terrorismo di Stato.
OSORIO Elsa, I vent’anni di Luz, Parma, Ugo Guanda Editore, 2000. Luz, figli di una desaparecida, sequestrata e data in adozione al figlio di un rappresentante del regime, ripercorre a ritroso la propria esistenza, con l’aiuto di suo marito anche egli figlio di desaparecidos, in un’indagine che la porterà a Madrid sulle tracce del suo vero padre.
Fumetti
Julia n° 48, L’uomo di Buenos Aires, di Giancarlo Berardi, Maurizio Mantero ed Enio, Sergio Bonelli Editori, settembre 2002. La storia affonda le sue radici nel nodo irrisolto della giustizia negata alle vittime di una della più brutali dittature latinoamericane. A trent’anni di distanza dai fatti Daniel si prepara ad uccidere colui che aveva distrutto la sua famiglia, uno stimato professore apparentemente non intaccato dal rimorso.
Napoleone n° 27, Drammatico Tango, di Carlo Ambrosini, Diego Cajelle e Gabriele Ornigotti, Sergio Bonelli Editori, gennaio-febbraio 2002. Manuel era il figlio di un alto rappresentante del regime che ha partecipato attivamente alla repressione. Viveva in Svizzera, dove si è trasferito una volta caduta la dittatura assieme ai genitori e alla sorellina, Cleopatra, finché è stato ucciso. Cleopatra, neonata sottratta alla madre desaparecida, era cresciuta all’oscuro della sua vera identità, assieme al carnefice dei suoi veri genitori, diventando la sorellina di Manuel. Napoleone, che l’ha conosciuta durante uno spettacolo di tango, indagherà sulla vicenda.
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