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Luigi Siciliano
La banca dati dei privilegi di cittadinanza ‘veneta’ CIVES
Potenzialità di uno strumento di ricerca
La banca dati CIVES
Il progetto e l'oggetto digitale
Dati di sintesi
CIVES da risorsa stand alone al Web
Le opzioni di ricerca
Conclusioni e prospettive
Bibliografia
La banca dati CIVES
CIVES è una
banca dati contenente tutti i privilegi di cittadinanza veneta identificati
nelle fonti d’archivio dalla fine del secolo XII fino all’anno
1500.
Si tratta del risultato di una ricerca
compiuta nell’ambito del corso di
Storia economica e sociale del Medioevo
all’Università Ca’ Foscari
di Venezia. Tale iniziativa fu avviata nel
1986 sullo stimolo di un accordo di collaborazione
tra Industrial Business Machines
(IBM) e la Facoltà di Lettere e filosofia
allo scopo di inaugurare un laboratorio
di informatica umanistica. Responsabile
scientifico del progetto è stato
sin dall'inizio Reinhold Mueller, che ha
coordinato nel corso del tempo e a vari
livelli il lavoro di altri studiosi, da
Stefano Piasentini ad Andrea Mozzato, e
che tra il 1986 e il 2000 ha dedicato quattro
corsi monografici al progetto, coordinando
in tutto una quarantina di studenti nel
lavoro di ricerca, schedatura e analisi
dei documenti d’archivio. Il lavoro
per la pubblicazione on-line è iniziato
nella seconda metà del 2006 con la
priorità ben precisa di rendere la
banca dati facilmente consultabile sul Web
in tempi brevi e certi. Questo articolo
è una presentazione del lavoro fatto
per raggiungere questo risultato e del sito
web che permette la consultazione della
banca dati.
CIVES non è una
banca dati di persone, ma una banca dati di privilegi. L'affermazione è
meno banale di quanto sembri, e non è l'unica caratteristica
peculiare della banca dati, la cui struttura trova le proprie radici
in un groviglio di motivazioni tecniche, scientifiche e disciplinari.
Per chi scrive,
coinvolto nel progetto solo nella ultimissima fase, ovvero la messa
on-line, è stato necessario un confronto con una serie di
scelte già prese e consolidate nel tempo. Si tratta di scelte
di struttura della banca dati e di tipologia di contenuti da schedare
dovute a specifiche esigenze di analisi, con le quali non è
possibile misurarsi senza conoscere la lunga vicenda della ricerca
condotta dal gruppo di lavoro guidato da Reinhold Mueller.
Questo testo si
articola pertanto in quattro parti. Nella prima cercherò di
illustrare le principali caratteristiche della banca dati e di
motivare alcune decisioni prese relativamente alla sua struttura,
nella seconda fornirò alcuni dati di sintesi sul suo
contenuto; nella terza esporrò le scelte principali operate
nel corso della messa on-line, nella quarta infine illustrerò
le caratteristiche principali del sito web realizzato, con
particolare riguardo alle funzioni di ricerca e interrogazione della
banca dati.
Il progetto e l'oggetto digitale
CIVES nasce come una
schedatura condotta su piattaforma DB
III. Il database viene poi migrato su DB IV e
successivamente, per fare fronte a esigenze pratiche di diversa
natura, esportato ancora su Microsoft Access e infine su FileMaker,
piattaforma sulla quale è stata effettuata l'ultima revisione
prima della pubblicazione on-line. Non è tanto la varietà
degli oggetti digitali di origine, in altre parole dei formati, a
essere interessante, quanto piuttosto il tipo di modello dei dati
impostato sin dall'inizio.
CIVES infatti non nasce
come database relazionale. In un database relazionale i dati sono
atomizzati nelle loro componenti minime costitutive, e organizzati in
varie tabelle poste in relazione tra loro.
Se CIVES lo fosse stato
avremmo avuto una tabella delle persone, una tabella dei documenti,
una delle città, una delle aree geografiche e così via.
Si sarebbe ragionato in maniera diversa, sin dalle fasi di
progettazione, seguendo un modello detto Entità / Relazioni.
La teoria del database relazionale viene formalizzata negli anni
Settanta del secolo scorso [Codd 1970], e negli anni Ottanta i
prodotti commerciali – eravamo nella cosiddetta fase del personal computer - non permettevano una facile gestione della
complessità di un database relazionale. Inoltre nell'ambito
delle stesse discipline storiche era già pionieristico avviare
una schedatura digitale su larga scala, delineando una piattaforma
con un'unica grande tabella contenente tutti i campi. CIVES, con i
suoi 34 campi, era difatti una sorta di 'schedone', con una
struttura
logicamente simile a quella di un foglio elettronico [Itzcovich
1993].
In quest'unica tabella
ogni riga era relativa al privilegio identificato nelle fonti, ma
conteneva anche il riferimento alla fonte in cui era stato
identificato il il privilegio stesso, e la schedatura delle persone
coinvolte e con le loro principali caratteristiche: tutto su un'unica
riga.
Nel contesto descritto,
l'idea di non avere campi composti – ovvero contenenti più
dati, come per esempio un campo singolo per indicare la denominazione
delle persone contenente la coppia 'nome' + 'cognome' – non era
sentita come cogente. Il fatto di poter eseguire ricerche per
stringhe di testo su singoli campi era ritenuta già una
opportunità più che soddisfacente.
Ancora, in assenza di
interfacce grafiche che agevolassero il data entry (cioè
l'inserimento dei dati), veniva posta una notevole attenzione alla
lunghezza in caratteri dei valori controllati da inserire, che erano
pertanto molto
spesso abbreviati.
Poiché l'inserimento di tali valori non avveniva da menù
a tendina, erano sempre possibili banali errori di immissione e si è
resa necessaria una successiva ricerca di valori diversi da quelli
ammessi.
Se consideriamo quindi
che CIVES rappresenta un nucleo di informazioni che risente di
contingenze storiche sia dal punto di vista materiale, sia dal punto
di vista della strutturazione dei contenuti, si comprende quanto
metterla on-line significhi confrontarsi con un oggetto digitale che
in un certo senso è esso stesso una fonte: un fonte storica
degli anni Ottanta del secolo scorso, la cui analisi permette
considerazioni di storia del metodo e della storiografia.
Il problema della resa
di un tale oggetto digitale si presentava pertanto meno banale di
quanto si sarebbe potuto prevedere inizialmente.
Dati di sintesi
Ed ecco quindi CIVES:
un totale di 3628 records relativi a privilegi di cittadinanza dal
1188 al 1500, riferibili a un totale di 3979 persone. Sebbene quindi,
di norma, un privilegio riguardi una sola persona, si danno 351
privilegi (poco meno del 9% ) che coinvolgono più persone. Il
caso limite è del 27 marzo 1468, quando nove
persone ottengono per gratiam un privilegio de intus.
Già nel 1989, in
un articolo per la rivista della Fondazione IBM[Mueller 1989], e ben
più compiutamente in un intervento
del 1998 [Mueller 1998], Reinhold Mueller aveva realizzato
alcune elaborazioni sui dati, che vale la pena riprendere qui, sia
pure aggiornando minimamente alcuni valori. Lo stesso Mueller aveva
evidenziato come la stessa quantità totale, poco meno di
quattro migliaia di persone in circa tre secoli, indica chiaramente
che quella che si può studiare con questa banca dati è
nel complesso una immigrazione di élite. Volendo
fornire qualche dato di sintesi, inoltre, i pochi privilegi dal 1188
al 1305, 44 in tutto, non possono essere ritenuti significativi. E'
opportuno concentrarsi pertanto sui restanti 3584 privilegi databili
dal 1305 al 1500.
L'andamento
quantitativo si comprende in primo
luogo considerando proprio la successione delle diverse leggi, più
o meno restrittive nell'indicazione dei requisiti, fissati in
evidente connessione con contingenti momenti di prosperità o
crisi.
Nel 1305 viene infatti
emanata la prima legge rilevante, che, giova ricordare brevemente,
fissa a 15 anni di residenza il prerequisito per il privilegio de
intus, relativo cioé al commercio interno, e a 25 anni di
residenza quello per il privilegio de extra, che permette
anche il commercio oltremare. A tale data segue un biennio di intensa
concessione di privilegi, con cui evidentemente si smaltisce la coda
– per così dire – dei candidati in attesa di
cittadinanza. Segue una stabilizzazione su valori bassi e una lenta
ascesa dopo gli anni Venti del Trecento. La brusca caduta che segue
il 1348 è dovuta alla riformulazione della legge in senso meno
restrittivo, ai fini di ripopolare la città dopo la peste. La
nuova legge infatti aboliva il prerequisito della residenza per il
privilegio de intus, per il quale bastava una registrazione
nei registri – andati persi – dei magistrati preposti,
ovvero i Provveditori di comun. Tale crollo è
particolarmente evidente se analizziamo separatamente i privilegi de
intus e de extra. Infatti le testimonianze di tali
privilegi si azzerano quasi sino agli anni Sessanta del Trecento. In
questo senso la decontestualizzazione dei dati è
particolarmente ingannevole: l'assenza di privilegi de intus sopravvissuti indica con maggior verosimiglianza un cospicuo numero
di persone che con procedura semplificata venivano invece a
esercitare tale diritto.
Un'altra crisi, quella
seguita allo scontro con Genova nell'ambito della Guerra di Chioggia
(1379-1381), produce un nuovo crollo, e una legge del 1382
tecnicamente valevole per un anno porta rispettivamente a 8 e 15 gli
anni di residenza richiesta.
La conquista della
Terraferma, con la concessione della cittadinanza de intus ai
cittadini dei territori man mano conquistati, influisce in maniera
decisiva sulla costante diminuzione delle concessioni in generale,
particolarmente di quelle per privilegium (quelle in deroga
alle leggi vigenti erano dette per gratiam).
Questo basti per
riprendere alcune conclusioni note, che a distanza di anni e a dati
rivisti, si confermano ancora valide. Ma lo stesso Mueller
nell'articolo del 1989 proponeva per questa banca dati una maggiore
diffusione così da consentire ad altri studiosi di porre altre domande. A tale fine si auspicava «una
circolazione su dischetti».
Come mettere on-line
oltre vent'anni dopo una risorsa del genere, in un Web in cui la
ricerca a testo libero è la regola? E come confrontarsi con
l'oggetto digitale in sé, degno ormai di attenzione critica
quasi quanto ogni altra fonte scritta?
CIVES da risorsa stand alone al Web
In effetti alcuni
tentativi di pubblicazione on-line nel corso del tempo erano stati
messi in opera. Ma per risolvere definitivamente il problema e
garantire una messa on-line efficace le esigenze primarie e non
sempre facilmente conciliabili risultavano essere quattro:
fruibilità; identità; conservazione; apertura.
-
Per fruibilità si intende che si doveva rendere fruibile alla comunità degli
studiosi la banca dati, con rigore metodologico ma senza proporre
interfacce magari complete ma di utilizzo
ostico,
per lo meno per un utente abituato alle interfacce dei moderni
motori di ricerca.
-
L'identità si imponeva come valore rilevante in quanto la stessa banca dati
CIVES andava in qualche modo preservata. Gli stessi limiti
tecnologici avevano motivato infatti alcune scelte di base (nomi e
quantità dei campi, ecc.). Snaturando la banca dati, tali
scelte sarebbero apparse oggi incomprensibili così come lo
sarebbe stata la documentazione sul progetto che si era accumulata
nel tempo.
-
La conservazione
nel tempo delle risorse digitali è un tema relativamente
nuovo ma certo non meno importante. I cassetti delle scrivanie degli
storici sono spesso un autentico cimitero di ampie schedature
memorizzate su supporti ormai obsoleti, compressi con software ormai
non più in uso, salvati in formati proprietari ormai
inaccessibili per scelte delle case produttrici, per cessazione del
supporto, per ragioni legali e così via. CIVES era giunta
sino a noi attraverso successive esportazioni di formato che
l'avevano preservata sostanzialmente integra grazie a un mix di
capacità del gruppo di ricerca, buona progettazione e una
certa dose di fortuna. Ma si imponevano ora nuove scelte per non
precluderne la durata nel tempo.
-
L'ultima esigenza
era l'apertura all’esterno e al futuro. CIVES non è
un’edizione digitale e nemmeno la schedatura di un corpus fisso e immutabile: è piuttosto il risultato di un lavoro
collettivo ed uno strumento di lavoro per gli storici. Occorreva
trovare il modo di rendere quanto più possibile pubblica la
banca dati, con una stabilità sufficiente per essere
autorevoli, ma mantenendo la possibilità di accogliere
segnalazioni degli studiosi e apportare eventuali correzioni.
Si tratta di quattro
esigenze che andavano soddisfatte con soluzioni semplici e
praticabili, per rendere possibile una pubblicazione in tempi rapidi.
La soluzione per la
fruibilità è stata trovata nella realizzazione di un sito semplice, leggero, rispondente
in buona parte agli standard più diffusi.
A livello di
interfaccia utente, l'accesso ai dati avviene attraverso vari livelli
proposti all’utilizzatore: è possibile sfogliare i dati
ovvero è possibile effettuare ricerche a tre livelli di complessità
crescente: ricerca semplice, avanzata, estesa.
Per mantenere invece
l'identità della banca dati
-
Il database non è
stato reso relazionale: l'unica eccezione è rappresentata
dalla tabella dei mestieri, che usa il campo
'codice_della_qualifica' come chiave esterna, per popolare di
etichette comprensibili i risultati e per gestire le maschere di
ricerca.
-
Si sono ridotte al
minimo modifiche e correzioni, e si è mantenuto l'uso
originale dei caratteri interamente in maiuscolo nei risultati.
-
Sono stati
mantenuti i nomi dei campi originali e anche i valori controllati, e
si è cercato di attualizzare e rende maggiormente
comprensibile soltanto la loro resa sul Web. In altre parole, valori
come sigle convenzionali o valori booleani come "S" o "N"
inserite in nomi di campo molto corti sono stati mantenuti tal quali
nell'oggetto digitale mentre sono stati tradotti
in maniera più estesa e comprensibile nella restituzione
sul sito.
-
Sono state messe
on-line e rese interrogabili anche le 'annotazioni da storico'
appuntate nel campo note, preziosissime ancorché per loro
natura provvisorie.
La questione della
conservazione della risorsa elettronica è particolarmente
spinosa. La definizione di strategie per la conservazione del
digitale è infatti un tema estremamente dibattuto, poiché
investe aspetti non solo strettamente tecnici, ma anche
organizzativi, in cui l'attività delle grandi istituzioni per
la ricerca scientifica e il loro coordinamento internazionale per la
definizione di standard condivisi rivestono un ruolo fondamentale.
Quando iniziammo le attività
per la pubblicazione on-line, nella seconda
metà del 2006, nessuna soluzione
completa e di facile implementazione era
alla portata del nostro piccolo gruppo di
lavoro. Abbiamo però tenuto presente
il dibattito in materia per alcune decisioni
di fondo, come la scelta del formato e delle
tecnologie, fondamentali pre-requisiti per
una migliore conservazione nel tempo delle
risorse elettroniche. Per la pubblicazione
on-line sono state infatti adottate integralmente
soluzioni software open source
(ovvero a codice sorgente aperto, non vincolato
da copyright). La scelta dell'open source
mette i dati al sicuro almeno dal principale
pericolo che minaccia le risorse digitali,
cioé l'impossibilità a un
certo punto di leggere i propri dati in
quanto in un formato legalmente proprietario
di una qualche azienda, e soprattutto non
preclude nel futuro l'adozione di ulteriori
misure per una migliore conservazione della
risorsa elettronica, man mano che i progetti
internazionali dedicati a questa problematica
escono dalla fase di ricerca e propongono
soluzioni non più prototipali.
Per quanto riguarda
l'ultimo punto, ovvero l'apertura all’esterno, è stato
realizzato un sistema di segnalazione che prevede un link
direttamente sulla scheda del singolo
privilegio di cittadinanza, a indicare chiaramente che la
segnalazione deve essere circostanziata. All'invio il responsabile
scientifico riceve una email con un link speciale che permette di
valutare precisamente il privilegio cui la segnalazione di riferisce.
Un sistema quindi aperto all'esterno, ma in grado di filtrare una
comunicazione qualificata.
Le opzioni di ricerca
Ma che si può
fare ora con CIVES, grazie al nuovo sito web e in particolare grazie
ai tre livelli di ricerca?
Come abbiamo visto, non
possiamo certo pensare a rassegne di sintesi sull'emigrazione. Ma per
converso, trattandosi di immigrazione di élite, gli
studiosi delle aristocrazie a vari livelli possono avere gradite
sorprese, imbattendosi per esempio in personaggi come Guidoriccio da
Fogliano che ottiene una concessione per gratiam nel 1393.
Una ricerca
maggiormente mirata grazie alla possibilità di specificare
alcuni parametri è consentita dalla ricerca avanzata, che
permette di definire tra l'altro la provenienza del privilegiato, e
l'arco cronologico da considerare.
In caso di necessità
più specifiche, si possono visualizzare ulteriori opzioni, che
permettono per esempio di filtrare concessioni per
privilegiumo per
gratiam .
In maniera analoga è possibile filtrare i privilegi de
intus e de extra.
Nel corso di mie
precedenti esperienze nella realizzazione di siti web per la ricerca
storica, ho avuto modo di notare come molti storici, diversamente da
altri utenti del Web, preferiscano lavorare su pagine
di dati complete, anziché scorrere
paginazioni a intervalli di poche decine di records. Pertanto, a
costo di ottenere pagine lunghe e dal caricamento leggermente più
lento, tutti i risultati delle ricerche – diversamente dalle
pagine che permettono di sfogliare i dati – sono sempre in
un'unica pagina completa.
Particolarmente
interessante è la ricerca per qualifiche e mestieri. Nel
complesso delle concessioni di privilegio, essa è indicata
1519 volte, ovvero nel 42% circa dei casi.
In questa circostanza
la ricerca avanzata permette di procedere per categorie
gerarchizzate. Si possono ottenere per esempio tutti i privilegi in
cui il privilegiato sia coinvolto
nell'industria e artigianato,
comprendendo sia le menzioni generiche sia quelle più
specifiche (linaioli, marangoni etc.), oppure cercare direttamente i
sottoinsiemi più particolari (per esempio i 23 orefici).
La potenzialità
interessante è che così è possibile ottenere
valori a diversi livelli di precisione: il sito web non fornisce
strumenti per la creazione di grafici, ma il ricercatore può
ottenere facilmente i dati necessari, con cui realizzare
autonomamente elaborazioni e diagrammi per le personali esigenze di
studio.
A puro titolo di
esempio il grafico creato con i dati ottenuti cercando in successione
le nove macrocategorie
proposte evidenzia un forte
ruolo del settore 'industria e artigianato', anche rispetto al
commercio. Sempre grazie alla gerarchizzazione delle categorie è
poi facile restringere l'analisi, per esempio, al settore tessile, e
ancora più in dettaglio ravvisare il forte ruolo dei setaioli
in questo ambito più ristretto.
Il nostro esempio si
basa sull'intero arco cronologico e spaziale, ma un ricercatore
interessato a ottenere dati analoghi relativi a specifici periodi,
parrocchie di residenza o provenienze dei privilegiati, può
facilmente ottenere i dati necessari utilizzando le opzioni della
maschera avanzata.
Analogamente si può
procedere estraendo i dati relativi alle aree di provenienza dei
privilegiati (ovvero attuale regione italiana e attuale stato
europeo).
Laddove le categorie
proposte non risultino soddisfacenti, è possibile in ogni caso
usare una ricerca per stringhe inserendo i valori nel campo
'qualifica'.
Ovviamente l'incrocio
di tali dati porta a una progressiva restrizione dei numeri
complessivi, sino ad arrivare ai minimi termini quando si intervene
filtrando i privilegi su alcuni campi, come per esempio il sesso del
privilegiato.
Conclusioni e prospettive
Una prima valutazione
sull'utilizzo del sito sembra confermarne l'usabilità. In
particolare sembra confortante la classifica delle pagine visitate:
al primo posto la ricerca semplice, al secondo la bibliografia, al
terzo la pagina per sfogliare i privilegi, al quarto la ricerca
avanzata.
L'assenza dalle prime
posizioni della pagina di help sembra confermare l'effettiva
semplicità di uso e comprensibilità del sito. L'utente
è molto attratto dalla ricerca a testo libero e solo
secondariamente da quella avanzata, privilegiata evidentemente solo
da utilizzatori esperti con buone conoscenze specialistiche.
Sebbene le nuove
potenzialità di ricerca abbiano permesso – e, si badi,
permettano tuttora – agli stessi curatori della banca dati di
individuare delle piccole imprecisioni, la scritta 'Beta' che
campeggia nella barra del titolo non indica inaffidabilità dei
dati. E' stata collocata per scrupolo al fine di andare on-line con
un servizio affidabile, ma che si voleva sottoporre a valutazione. E
infatti è subito emersa l'opportunità di considerare
l'implementazione di almeno due caratteristiche aggiuntive. La prima
è un miglioramento delle funzioni di help, che, sebbene
scarsamente frequentate, attualmente risultano eccessivamente
laconiche nelle spiegazioni fornite; la seconda, strettamente
connessa, è un migliore sistema della gestione delle
parrocchie, implementando un menù a tendina con una lista
normalizzata sulla base di quella prodotta da Daniele Beltrami nel
1954 [Beltrami 1954].
Ulteriore arricchimento
del sito potrebbe derivare dalla pubblicazione in formato digitale di
materiale documentario connesso alla vicenda della concessione dei
privilegi di cittadinanza. In particolare i testi normativi
potrebbero migliorare notevolmente la corretta contestualizzazione
dei risultati delle ricerche condotte in CIVES.
Dal punto di vista
della risorsa digitale, sarebbe quantomai opportuno un miglioramento
del set di metadati (ovvero delle informazioni descrittive del
contenuto inserite nel codice della pagina). Va sempre più
consolidandosi infatti la tendenza a dotare le risorse digitali
qualificate di metadati descrittivi, per esempio del tipo Dublin
Core,
che ne permettano una più rigorosa indicizzazione da parte di
motori di ricerca e piattaforme esplicitamente dedicate alla ricerca
scientifica. Attualmente CIVES presenta sì un set di metadati
Dublin Core, ma purtroppo estremamente limitato, e che meriterebbe
invece di essere arricchito.
Al di là dei
miglioramenti sempre possibili, con la messa on-line la banca dati
CIVES, nata su piccoli calcolatori stand-alone alla metà degli
anni Ottanta, trova nuova vita nel mutato panorama tecnologico del
World Wide Web, e si offre oggi alla comunità degli studiosi
mantenendo inalterati i propri caratteri strutturali distintivi ma
offrendo a un tempo, nelle speranze di chi ha partecipato al
progetto, modalità di accesso e consultazione semplici e
adeguate.
Bibliografia
Beltrami D. 1954, Storia della popolazione di Venezia dalla fine del secolo XVI alla
caduta della Repubblica, Padova: CEDAM.
Codd
E.F. 1970, A Relational Model of Data
for Large Shared Data Banks,
«Communications of the ACM»,
13 (6), 377–387.
Itzcovich O. 1993, L'uso del calcolatore in storiografia, Milano: Franco Angeli.
Mueller R. 1989, Cittadini e 'oriundi' nella Venezia tardomedievale, «Rivista
IBM», 25, 46-52.
- 1998, “Veneti
facti privilegio”: stranieri naturalizzati a Venezia tra XIV
e XVI secolo, in La città italiana e i luoghi degli
stranieri, XIV-XVIII secolo, D. Calabi e P. Lanaro (eds.),
Roma-Bari: Laterza, 41-51.
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