Giuseppina Melchiorre
e Massimiliano Capriotti
Modelli
e misure di mobilità* |
Qualche anno fa un gruppo
di fisici di Bologna iniziò a studiare
un modello di mobilità urbana dal
nome “Mobilis in Mobile”, implementato
al computer con lo scopo di fare della statistica,
di creare uno strumento didattico, ma soprattutto
per iniziare a fare attività di laboratorio
al computer, cioè in un ambiente
virtuale dove la realtà potesse essere
codificata e controllata da semplici istruzioni
in linguaggio
C++ per andare alla ricerca di fenomeni
e grandezze relativi al caso in studio.
Oggi presentiamo un simulatore più
maturo, che gode di un approccio teorico
multidisciplinare e condiviso sotto il profilo
scientifico, urbanistico e sociologico.
Tant’è che dopo un test sulla
città di Rimini che ha dato la speranza
d’ulteriori approfondimenti ed applicazioni,
si è arrivati al primo confronto
con dati di mobilità reali grazie
alla collaborazione con il Dipartimento
di Sociologia dell’Università
Milano Bicocca. Un vero e proprio “esperimento
fisico” in cui si sono confrontati
“percorsi statistici”, dati
dal modello cronotopico implementato nel
Mobilis, con i tracciati registrati.
Dopo aver eseguito diversi test di calibrazione
del modello con valori arbitrari, si è
reso necessario effettuare una calibrazione,
anche in un caso relativamente semplice,
come quello di Milano Bicocca, con valori
dei parametri e dell’input dati dall’indagine
sul campo. Attraverso un confronto tra flussi
simulati e reali verificando una loro eventuale
congruenza o discordanza si riscontra se
le ipotesi usate nell’implementazione
del modello sono buone o bisogna rigettarle.
Nel caso del campus Universitario di Milano
Bicocca si è trovato che i flussi
reali registrati e quelli simulati sono
in buon accordo convalidando che le ipotesi
di mobilità su cui si basa il modello
Mobilis sono buone.
Introduzione
Prima di descrivere gli ingredienti
del modello cronotopico è necessario
soffermarsi sulla definizione di città
e mobilità intese, nell’ambito
disciplinare delle scienze urbanistiche
e fisiche, come paradigmi di sistema complesso
[1].
I modelli
globali e riduzionisti si sono dimostrati
inadatti a descrivere la dinamica urbana.
La sua natura complessa porta all'emergere
di proprietà inaspettate, d’autorganizzazione
[2],
alla frontiera tra ordine e caos. Questa
complessità è generata dall'interazione
non deterministica tra i cittadini, dotati
di libero arbitrio, e la topologia urbana,
metropolitana.
La governance delle metropoli è uno
dei problemi principali oggi esistenti [13],
data la sua stretta correlazione con la
qualità della vita in tutti i suoi
aspetti, dalla sicurezza alla bellezza alla
salute. La mobilità assume particolare
rilievo in quanto non si può parlare
di libertà dell’uomo senza
definire la sua libertà di movimento.
Non è possibile modellare la mobilità
senza usare un insieme di concetti e conoscenze
veicolati dall’urbanistica, dalla
psicologia, dall’architettura, dall’ingegneria
dei trasporti, dalla geografia, dall’economia,
eccetera.
Il gruppo di Fisica della
Città dell’Università
di Bologna, studiate a fondo le implicazioni
del modello cronotopico, ha creato un software
di dinamica
mesoscopica, i cui componenti elementari
sono i cittadini dotati di propensioni e
comportamenti “intelligenti”
(Intelligenza Artificiale). Nel modello
il cittadino può scegliere diversi
mezzi di trasporto. L’interazione
con la topologia urbana è modellata
introducendo i cronotopi
ossia gli agenti primigeni della dinamica
temporale urbana [3];
in altre parole, sono aree urbane dove sono
insediate attività calendarizzate
(es. Università, Ospedale, ufficio
postale eccetera) che diventano attrattori
per i cittadini secondo le propensioni messe
in agenda dall'individuo (gli studenti,
ad esempio, avranno una certa propensione
ad andare all'Università in certe
ore della giornata). Il modello, una volta
implementato, diventa un vero e proprio
laboratorio virtuale (mondo virtuale) dove
è possibile osservare, sperimentare
e studiare la dinamica per scoprire eventuali
“leggi” proprie del sistema
complesso “mobilità urbana”.
Tuttavia non secondario rispetto alla modellizzazione
virtuale è il problema della sperimentazione,
avente lo scopo di verificare la corrispondenza
tra il modello e la realtà. Questo
è un problema delicato e difficile
da affrontare in quanto non esiste una teoria
generale della misura fisica per fenomeni
complessi come invece esiste per la fisica
newtoniana e quantistica, ed anche per fenomeni
spiegati all'interno della teoria della
relatività. La stessa definizione
di complessità [5],
in letteratura, cambia da autore ad autore,
si possono vedere per esempio le definizioni
che danno Stuart Kauffman [6],
Giorgio Parisi [7],
Bruno Giorgini e Giorgio Turchetti [8].
Per quanto riguarda i sistemi complessi
se l'osservatore non è parte del
sistema, non è chiaro fino a che
punto arrivi la sua conoscenza del funzionamento
interno al sistema. Se l’osservatore
è parte del sistema, l'autoosservazione
porta ad un regresso all'infinito che rende
impossibile la conoscenza completa del sistema
stesso [9].
La mobilità dei cittadini, fenomeno
complesso, a sua volta avviene all'interno
di un sistema esso stesso complesso quale
la città.
Usando le parole di C. Levi
Strauss possiamo descrivere tale complessità.
Agglomerato di esseri che
racchiudono la loro storia biologica entro
i suoi limiti e la modellano con tutte
le loro intenzioni di creature pensanti
(...) la città risulta contemporaneamente
della procreazione biologica, dell'evoluzione
organica e della creazione estetica. Essa
è, nello stesso tempo, oggetto
di natura e soggetto di cultura.
Tuttavia questa descrizione
chiara e semplice definisce solo l'aspetto
qualitativo della complessità, altro
è passare ad una sua descrizione
quantitativa, per via fisico matematica,
usando il linguaggio proprio delle cosiddette
“scienze esatte” [10].
In questa sede vogliamo descrivere i primi
passi fatti in tale direzione attraverso
alcuni “esperimenti virtuali”
e “reali” portati avanti nell’ambito
di quella che abbiamo definito la Fisica
della Città.
Storicamente i modelli fisico-matematici
globali si sono rilevati inadeguati
a descrivere l'evoluzione della città
[11].
Non a caso uno studio ed una modellazione
dinamica furono proposti già
da M. Batty nel 1971 [12].
È tuttavia difficile riuscire a costruire
un modello di mobilità in grado di
descrivere la dinamica puntuale del sistema
stesso [13].
Da una parte la mobilità è
espressione della società, si sviluppa
in essa, dall’altra definisce l’evoluzione
della società in una certa direzione
anziché un’altra [14].
Non a caso i grandi progetti infrastrutturali
per la pianificazione della mobilità
si sviluppano in decenni, nei quali la società
si evolve e al tempo stesso condizionano
lo sviluppo dell’economia dell’area
sulla quale si realizzano.
Batty pone l'accento sulle principali difficoltà
che s’incontrano trattando fenomeni
complessi come la mobilità e la città.
Da una parte le equazioni che descrivono
tali sistemi sono intrinsecamente non lineari
e quindi, non hanno in genere, soluzioni
analitiche [15].
Dall'altra sono difficilmente acquisibili
delle serie temporali di dati sufficientemente
lunghe, ossia quanti dati dobbiamo registrare,
affinché li possiamo considerare
“sufficienti”, per produrre
una descrizione abbastanza ragionevole del
fenomeno in esame [16].
Per quanto riguarda la non linearità
delle equazioni dinamiche lo sviluppo della
potenza di calcolo, della computer science,
ha permesso di ridurre di molto la portata
di tale difficoltà attraverso un
proliferare di modelli fisico matematici,
implementati su calcolatore e in grado di
generare mondi ed esperimenti virtuali complessi
[17].
Ma nel ventre della modellizzazione virtuale
è racchiuso il grosso rischio che
il “principio di simulazione”
abbia ragione del “principio di realtà”
[18].
Più cresce la complessità
dei modelli e delle simulazioni [19],
tanto più è importante il
confronto col fenomeno reale. Tale confronto
serve per verificare la congruenza tra la
realtà e la sua descrizione implementata
nel modello e tra la realtà osservata
e quella virtuale prevista dal modello [20].
Per quanto riguarda la seconda difficoltà
indicata da Batty non è ancora risolta
in modo soddisfacente, sia sul piano della
raccolta di dati già esistenti sia
sul piano della messa in opera di esperimenti
abbastanza controllabili, perché
si ha a che fare con un insieme molto ampio
di osservabili
e di componenti elementari e non esiste
una teoria generale che ci guidi per la
scelta delle osservabili e dei campioni
statistici sufficienti ad una descrizione.
In quest’articolo esporremo
dapprima lo stato dell’arte dei modelli
usati per descrivere la mobilità
(in particolare quella zigzagante [21]),
successivamente, dopo aver descritto le
potenzialità e le caratteristiche
del modello, passeremo ad una calibrazione
di Mobilis attraverso i dati statistici
delle popolazioni presenti, le frequenze
degli autobus, la calendarizzazione delle
attività cronotopiche presenti. Descriveremo,
infine, la procedura usata per rilevare
i dati, per farne l’analisi e per
confrontarli con i flussi simulati dal modello
opportunamente calibrato.
Lo stato dell'arte
dei modelli di mobilità
Già negli anni ’60
si assiste ad un proliferare di modelli
matematici e fisici utili. Tali modelli
prevalentemente globali e riduzionisti subisco
una drastica trasformazione negli anni ’70
quando M. Batty sottolinea la necessità
di trattare la città da un punto
di vista dinamico. Egli tuttavia si sofferma
sullo studio della dinamica di crescita
della città [22]
senza prendere in considerazione la dinamica
della sua popolazione.
Nel corso degli anni si sviluppano un'ampia
collezione di modelli [23],
in special modo di tipo origine destinazione
[24],
assieme ad una massiccia raccolta di dati,
soprattutto per quanto riguarda il traffico
autoveicolare [25],
trattato sia in modo stocastico che deterministico,
attraverso equazioni simili a quelli delle
reti idrauliche (fluidodinamica).
Mobilità
origine-destinazione e mobilità zigzagante
Definiamo la mobilità come la propensione
di un cittadino a muoversi in una topologia
spazio-temporale che, nel nostro caso, corrisponde
ad una generica planimetria urbana, dove
si insediano funzioni sparse o raggruppate
in macroaree e fruibile da varie tipologie
di cittadini. La mobilità, quindi,
è una proprietà del singolo
che la esercita con diversi mezzi: a piedi,
sulle due ruote, tramite trasporto pubblico
e autoveicoli privati, eccetera. La possiamo
definire sostenibile non solo quando l'impatto
ambientale ed economico è basso,
ma, soprattutto, quando questi diversi mezzi
concorrono, cooperano ad una mobilità
fluida, comoda e bella.
Tradizionalmente la mobilità è
partita in due sottoclassi, quella origine
destinazione (O-D) e quella zigzagante o
asistematica.
Per mobilità O-D si intende quella
in cui l'origine e la destinazione sono
ben definite, nello spazio e nel tempo e
corrispondono quasi sempre al percorso casa-lavoro.
Nella società tayloristica, caratterizzata
dai grandi agglomerati, bacini d’attrazione
della maggior parte dei lavoratori, la mobilità
dominante era quella O-D. Questo tipo di
mobilità è abbastanza regolare
e quasi periodica ed è perciò
prevedibile, almeno in linea di principio.
La mobilità asistematica, mentre,
non presenta regolarità spazio-temporali
ed è molto più difficile modellarla
attraverso matrici O-D, perché la
quantità d'informazione richiesta
per scrivere queste matrici è enorme.
Possiamo affermare che la mobilità
asistematica è caratterizzata da
un alto tasso d’incertezza e imprevedibilità
intrinseche. Finché la mobilità
asistematica è una piccola percentuale
di tutta la mobilità, la si può
trascurare. Ma quando diventa dell'ordine
del 50% una buona modellizzazione della
mobilità non può non considerarla.
Per esempio se consideriamo l'intera regione
Emilia-Romagna, vediamo che il 53% degli
spostamenti extracomunali sono di tipo sistematico
e ad orario vincolato, mentre ben il 47%
sono asistematici e ad orario libero [26].
Questo dato si accentua negli spostamenti
urbani.
Bisogna, inoltre, aggiungere
che la popolazione in movimento non è
univocamente definibile, ma, piuttosto,
è un insieme di diverse categorie
sociali. Ci sono i residenti (e perciò
censibili) a cui si aggiungono popolazioni
fluttuanti che arrivano in città,
con gli statuti più diversi, per
le occasioni più diverse, e restano
per i periodi più diversi, chi viene
per fiere o mostre o altri eventi culturali,
economici, politici, artistici, spettacolari,
chi per un tempo di lavoro, chi per un tempo
di studio, chi per un tempo di vacanza,
chi per un fine settimana, chi per un mese,
eccetera, senza dimenticare i molti, e destinati
a crescere, migranti senza lavoro fisso,
e spesso senza dimora fissa. Insomma abbiamo
tutta una popolazione di girovaghi su grande
e piccola scala - in linguaggio sociologico
city users [27]
- che zigzaga nella città e nell'area
metropolitana, rendendo la mobilità
assai più complessa di quanto non
fosse fino a pochi anni fa.
I modelli urbani
Il problema di costruire modelli utili per
studiare le dinamiche della crescita urbana,
le trasformazioni sociali e la mobilità
dei cittadini, fu posto a partire dagli
anni ’60. Questi modelli furono sviluppati
sia per tentare di spiegare la struttura
complessiva della città, intesa come
oggetto intrinsecamente razionale (quindi
matematizzabile, almeno per via analogica),
sia per aiutare a predire le conseguenze
della pianificazione urbana (planning),
considerata allora come globale, centralizzata
e sottesa da una filosofia “illuministica”
(nei casi migliori). In breve, furono costruiti
modelli globali, macroscopici, statici e/o
stazionari con differenti approcci. Quelli
meccanici (modelli gravitazionali), quelli
termodinamici (modelli entropici) o, specialmente
negli USA e nel mondo anglosassone, modelli
basati sulla teoria dei giochi, o su equazioni
del tipo Lotka-Volterra, in specie per descrivere
i processi decisionali (con i relativi conflitti)
di pianificazione. Scendendo nello specifico
dei modelli O-D, sono definiti due punti,
l'origine e la destinazione, e un solo percorso
nel caso deterministico, o più percorsi
(archi) con una probabilità assegnata
a priori, nel caso stocastico. Le due variabili
fondamentali sono la capacità delle
strade e il volume dei veicoli pubblici
e privati, e il parametro critico è
il rapporto tra loro. Di solito i valori
delle variabili sono scelti a tempi costanti
e mediati su un certo numero di questi intervalli
temporali per ottenere un comportamento
medio. Questi modelli, quindi, descrivono
una situazione d’equilibrio macroscopico,
mentre le proprietà dinamiche del
singolo sono trascurate. Danno risultati
affidabili soltanto se il traffico è
sufficientemente regolare e non affetto
da forti, improvvisi e inaspettati cambiamenti
di flusso. I modelli O-D non si possono
usare per studiare possibili regimi turbolenti
ed eventuali transizioni di fase, non sono
in grado di descrivere la mobilità
zigzagante [28].
Come si è detto il
panorama è cambiato agli inizi degli
anni ’70 perché i modelli su
larga scala sono troppo lontani dalla realtà
[29]
e perché si comincia a studiare la
città come sistema dinamico [30].
Nello stesso periodo assistiamo allo sviluppo
di studi attinenti i sistemi non lineari
e complessi deterministici e stocastici.
Sviluppo che è andato di pari passo
con la crescita esponenziale della potenza
computazionale delle macchine e l'invenzione
di nuovi linguaggi a oggetti (object
oriented) che aprono la possibilità
di esperimentare sistemi complessi, usando
il calcolatore come laboratorio virtuale.
Inoltre nell'ambito urbanistico cambia il
concetto di planning. Gli urbanisti
hanno scoperto come le azioni del singolo,
così come le opinioni e le iniziative
di libere, e spesso spontanee, associazioni
di cittadini, possano essere rilevanti ai
fini della pianificazione territoriale,
dalla strada al quartiere, alla città
intera. La percezione dello spazio-tempo
urbano cambia dal singolo fino ai differenti
gruppi sociali, di interesse, culturali
eccetera. Da qui il piano regolatore viene
concepito come strumento in grado di armonizzare
queste diversità e non come modo
di governo centralizzato e precostituito
dall'alto. La pianificazione diventa in
questo modo un processo sensibile alle rapide
variazioni degli atteggiamenti individuali
e ai comportamenti collettivi. Nel linguaggio
della fisica si può dire così:
non esiste più un osservatore generale
privilegiato ma una miriade di osservatori
locali, per così dire egualitari,
ciascuno con i propri strumenti di misura.
Soltanto la loro composizione può
dar luogo ad una visione comune. Composizione
che sarà sempre costituente, ossia
dinamica, e mai costituita, cioè
mai statica.
Il modello Mileto/Manhattan:
Mobilis
Scopo ultimo del modello è
quello di riprodurre la mobilità
integrata all’interno delle città,
sia quella sistematica che quella asistematica.
Per coglierne la varietà e la mutevolezza,
la modellizziamo come fenomeno emergente
di tutte le sottodinamiche legate all’entità
mobile rappresentata dal cittadino che applica
la propria strategia di mobilità
attraverso la scelta tra tutte le modalità
disponibili in ambito urbano. Inizialmente
abbiamo implementato l’interscambio
tra pedone e trasporto pubblico, considerando
la modalità privata (autovetture)
solo sotto forma di attrito.
La mobilità descritta
nel modello può essere studiata attraverso
due livelli d’approssimazione:
- una mobilità individuale che mescola
aspetti probabilistici e deterministici;
- una mobilità più complessa
in cui il cittadino, oltre alle caratteristiche
precedenti, interagisce con icronotopi
Il modello Mileto/Manhattan
è definito in uno spazio discreto
(network di mobilità).
In particolare, lo spazio-tempo
urbano è rappresentato da un reticolo
di NxN strade a cui sovrapponiamo
una griglia di nxn linee di trasporto
pubblico (n<N)(figura 1). Questa
topologia è facilmente adattabile
a qualunque planimetria urbana da quella
di Rimini [31]
a quella del Campus Universitario di Milano
Bicocca [32].
I passi temporali sono scanditi dall'orologio
del calcolatore, che definisce il normale
tempo fisico, newtoniano. Su questo
reticolo si muovono a caso (moto browniano)
gli individui, (componenti elementari
del sistema), di dimensione zero (puntiformi),
saltando a ogni passo temporale da un incrocio
a uno dei suoi primi vicini. L’individuo
virtuale è detto mobber
per distinguerlo da quello reale, in quanto
è un automa intelligente in grado
di processare informazioni, prendere decisioni
e possedere una memoria ma non pretende
di essere completamente realistico.
Il mobber inizialmente
si trova nello stato di pedone
(p) e si muove con velocità v
(costante). Quando un mobber arriva
ad un incrocio (figura 2), che può
essere anche un nodo di interscambio
(stazione) con le linee di trasporto pubblico,
può salire su un mezzo e diventare
utente (u); in presenza
di più mezzi che si muovono in direzioni
diverse, sceglie in modo probabilistico,
oppure se in stazione non trova nessuno
mezzo, il mobber attende fino al
suo arrivo mettendosi in stato di attesa
(a). In questo modo il mobber
si può passare da uno stato dinamico
all’altro (p <–>u, p <–>
a, a <–> u)*.
Il tempo di simulazione e
la velocità v del mobber
sono sincronizzati in modo tale che un mobber-pedone
impiega un tempo unitario per andare da
un incrocio all'altro. Un mobber-utente,
presente su un treno, impiega un tempo unitario
per percorrere la distanza tra due stazioni
successive. Il rapporto tra le due velocità
diventa n/N. Ovviamente questa
dinamica dei mezzi pubblici è realistica
solo per le metropolitane, mentre per i
mezzi di superficie (autobus, tram, filobus)
entrano in gioco le possibili perturbazioni
dovute al traffico privato (rallentamenti,
ingorghi, eccetera), che sono state simulate,
per ora, tramite una funzione di viscosità
(figura 1).
La mobilità individuale, almeno nell'approssimazione
di campo medio, può essere studiata
con metodi analitici. Il buon accordo trovato
garantisce che l'implementazione algoritmica
è esente da patologie e/o inconsistenze
interne [33].
Figura
1. Mappa Mileto/Manahttan.
Lo stato di moto del mobber
che si muove su questa planimetria può
essere descritto da una successione delle
4 direzioni possibili* alto, basso, sinistra,
destra che, a ogni passo temporale, a partire
dall'istante iniziale, definiscono la mossa
del mobber pedone.
Il movimento del singolo sarà descritto
da una stringa**. Dato il punto di partenza,
quello d’arrivo si ottiene sommando
vettorialmente le varie direzioni e spostando
il mobber pedone secondo il vettore
somma. Ovvero tutti i movimenti possibili
dopo n passi temporali sono codificati da
una parola di lunghezza n, formata da 4
simboli. Si sono introdotte regole grammaticali
inibendo la presenza di simboli opposti
adiacenti (*) oppure di circoli viziosi
(**).
In questo modo il mobber
è dotato di una sorta di memoria,
che può essere a breve e/o a lungo
termine. Tanto più questa memoria
è estesa, tanto meno il sistema è
statisticamente puro (markoviano). Alla
decisione individuale abbiamo lasciato un
po’ di incertezza, un “fondo
stocastico”, in modo tale che il singolo
possa, in casi rari, ritornare sui propri
passi o muoversi lungo un circolo vizioso.
In questo modo si salvaguarda il libero
arbitrio (e l'imprevisto) anche laddove
le scelte possono non apparire razionali
sotto il profilo dell'efficienza e/o dell'economia
(nel nostro caso la funzione utilità
è inversamente proporzionale al tempo
in quanto la distanza è temporale,
cioè misurata dall'orologio del calcolatore).
Al tempo fisico scandito dall'orologio del
calcolatore vanno sovrapposti, almeno in
linea di principio, i ritmi
circadiani per fare in modo che
il mobber virtuale sia più
simile ad un essere reale.
Ora possiamo descrivere la mobilità
complessa che si sviluppa dall’interazione
del mobber con i cronotopi,
letteralmente i luoghi generatori di dinamiche
temporali a differenti scale.
Come detto in precedenza i
cronotopi esercitano un’attrazione
maggiore su determinate categorie di cittadini.
Per esempio l'Università esercita
una certa attrazione su studenti, professori,
personale tecnico e amministrativo. Questa
attrazione è modellata con una forza.
Non si tratta di una forza newtoniana, nel
senso che non produce accelerazione, e non
vale il principio d’azione e reazione.
Matematicamente l'abbiamo scritta come forza
elastica. Il singolo mobber può
avere una propensione per uno oppure un
altro dei cronotopi presenti nell’area
presa in esame, in altre parole possiede
una o più "cariche" cronotopiche
che formano parte del suo corredo genetico,
oltre ad alcune caratteristiche sociologiche
come attività, sesso, età,
eccetera. Rimane sempre una quota di cittadini
senza alcuna propensione. Per ora abbiamo
distinto le propensioni in forti
e deboli, per esempio è
forte quella per il luogo di lavoro, debole
quella per un luogo di divertimento.
Il mobber possiede un'agenda giornaliera
che indica in successione i cronotopi che
intende visitare (il dato medio, che viene
dagli studi sociologici, è di 2.6
obiettivi per individuo nelle 24 ore). Nel
linguaggio della dinamica abbiamo un moto
stocastico con deriva. Al tempo fisico e
ai ritmi circadiani si sovrappone un altro
tempo che possiamo chiamare sociale, scandito
dai cronotopi, o meglio una collezione di
tempi che concorrono alla formazione di
questo tempo sociale. Questo tempo interagisce
col tempo "sociale" dell'individuo
(la sua agenda), creando complessità,
producendo l'emergenza di strutture ordinate.
Da questo punto di vista possiamo parlare
di un sistema critico che si autorganizza,
su base temporale. Inoltre, nel caso d’affollamento
di un cronotopo tale da non permettere l'accesso,
il mobber dopo un certo tempo d'attesa,
per ora uguale per tutti, va al cronotopo
successivo inscritto nella sua agenda. A
questo livello, salvo nel caso di un solo
cronotopo che può essere affrontato
scrivendo un’equazione del tipo Fokker-Planck,
non esistono soluzioni analitiche. Il laboratorio
virtuale rimane il solo strumento per tentare
di descrivere, comprendere, e prevedere.
Ad ogni nodo il mobber sceglie
tra diverse strade possibili usando il calcolo
delle probabilità, dove la probabilità
è quella di Bayes-de Finetti (figura
3) che si può definire come la misura
delle aspettative soggettive in relazione
alla possibilità che si verifichi
un evento.
La scelta è anche pesata
da un coefficiente di qualità della
strada che, allo stato attuale, nasce da
tre indicatori (parametri): accessibilità,
estetica, sicurezza.
Figura
2. Il mobber decide la strada da
prendere
Figura
3. Regole con cui si muove un mobber
ad un incrocio
Il modello Mileto/Manhattan
nei casi in cui il mobber parte
da un preciso punto dello spazio-tempo e
propende a un solo cronotopo forte riproduce
le traiettorie dei modelli O-D.
Il modello Mileto/Manhattan è stato
oggetto di una prima applicazione nel centro
storico di Rimini nel periodo invernale
[34].
In questo caso, come nell’esperimento
del Campus Universitario Milano Bicocca,
il numero di mobber usati nelle simulazioni
è dell’ordine di 10.000 unità.
Si muovono su un territorio ben delimitato,
una carta cronotopica abbastanza semplice,
una preponderante mobilità pedonale,
una mobilità su due ruote, biciclette
e motocicli oltre che quella su mezzi di
trasporto pubblico.
In queste condizioni Mobilis ha riprodotto
i flussi sulle strade e le densità
puntuali di pedoni con discrepanze di poche
decine di individui (figura 4).
Figura
4. Densità simulata di flusso (numero
di cittadini che transitano nelle strade
in un intervallo di tempo prefissato).
L'ordine di grandezza va da
alcune migliaia a dodicimila presenze durante
il giorno. Questa sperimentazione virtuale
ha evidenziato una fermata (stazione) d’autobus,
critica per un sovraffollamento di cittadini
in attesa in accordo con le osservazioni
e le analisi del Comune di Rimini.
Applicazione di Mobilis
all’area universitaria di Milano Bicocca
Nell'area universitaria di Milano Bicocca
per la prima volta si è definito
un protocollo di sperimentazione per testare
le potenzialità del modello Mileto/Manhattan
in un caso reale. Nell'area di Milano Bicocca, insieme al
gruppo del Dipartimento di Sociologia, in
collaborazione con il Professor Guido Martinotti
e il Professor Mario Boffi, integrando tra
loro i diversi campi di conoscenza e le
diverse metodologie di lavoro, si è
realizzato un vero e proprio protocollo
di misura per la mobilità pedonale
osservata nell'area al fine di verificare
una possibile congruenza quantitativa tra
i flussi ottenuti dall'analisi dei dati
rilevati tramite GPS e quelli prodotti dalle
simulazioni. L’area considerata è
prevalentemente un Campus universitario
con ritmi temporali legati al funzionamento
della didattica e della ricerca. Le dimensioni
sono quelle di un quartiere, più
piccole di quelle del centro storico di
Rimini. La popolazione non presenta delle
differenze nell'uso giornaliero dell'area.
L'attività notturna è ridotta,
quasi inesistente, rispetto a quella diurna.
Tuttavia le strade s'innestano sul tessuto
urbano-metropolitano di Milano, sia per
le fermate degli autobus urbani che per
quelli dell’hinterland.
Calibrazione del
modello Il nucleo del modello Mileto/Manhatan può
essere adattato ad una qualsiasi planimetria
attraverso un'opportuna "calibrazione"
dei dati in ingresso. Bisogna specificare,
definire nella pianta dell'area (figura
5) le attività cronotopiche (figura
8). Per rappresentare i flussi temporali delle
popolazioni presenti, con le proprie differenze
sociologiche, è stata utilizzata
una pianta georeferenziata per soddisfare
l’esigenza di un confronto grafico
riportando sulla stessa planimetria i tracciati
dei percorsi registrati tramite GPS e quelli
che si ottengono dalle simulazioni. La risoluzione della pianta permette di
vedere tutti gli edifici e le strade, anche
quelle prevalentemente pedonali.
Figura 5. Planimetria dell'area
di Milano Bicocca.
Per avere un modello realistico, tutte
le strade devono essere calibrate con coefficienti
d'attrattività wi, come si è
detto nel paragrafo sul modello Mileto/Manhattan.
Profilo temporale
e caratteristiche della popolazione
È necessario definire il profilo
temporale [35].dei
flussi in entrata nell'area in base all'attività
lavorativa e di studio svolta da tutta la
popolazione presente. Le categorie sociali,
presenti nell’area, sono state suddivise
in tre grandi gruppi: coloro che sono legati
al mondo universitario come studenti, ricercatori
e personale tecnico amministrativo; i lavoratori
della Siemens e delle altre strutture private
ed infine i residenti.
Gli iscritti all'Università sono
circa 25.000, anche se frequentano solo
circa 6.000. Tra personale tecnico amministrativo
e docenti sono circa 1.500. Complessivamente
circa 7.500 persone gravitano intorno all'area
universitaria. I dati sono riportati nella
tabella 1.
| categorie sociali |
% |
| studenti |
80 |
| professori |
14 |
| impiegati |
6 |
Tabella 1 Distribuzione delle
categorie sociali presenti nell'area di
Milano Bicocca
Grazie ad una ricerca sulla mobilità
curata dal Professor M. Boffi, conosciamo
il profilo temporale dei flussi in entrata
e in uscita in funzione dell'attività
svolta della popolazione universitaria.
Nella figura 6 si osservi l'intervallo tra
le 13:00 e le 14:00 dove la curva della
popolazione in entrata nell'area (istogramma
in rosso) si sovrappone con quella in uscita
(istogramma in blu). Le due curve presentano
i loro massimi rispettivamente il mattino
tra le 8:00 e le 9:30 e il pomeriggio tra
le 16:30 e le 19:00.
Figura
6. La popolazione di chi entra (in rosso)
e quella di chi esce (in blu) seguono una
schedula giornaliera ben distinta.
Abbiamo assunto che i 1.000 residenti escano
dall'area e rientrino seguendo i ritmi temporali
di cittadini che si recano a svolgere le
loro attività lavorative altrove.
Vista la relativa assenza d’attività
serali e notturne ad eccezione del teatro
degli Arcimboldi, abbiamo ragionevolmente
assunto che i 1.000 lavoratori nel settore
privato, visto la tipologia di competenze
richieste, abbiano gli stessi orari del
personale ricercatore e docente. Abbiamo
costruito il file d’input che definisce
il numero di pedoni presenti nell'area integrando
tra loro queste informazioni (figura 7).
Figura
7. Il profilo temporale della popolazione.
Attività
cronotopiche e sorgenti
Figura 8. I cronotopi in blu,
le fermate dei mezzi pubblici, inclusa la
stazione ferroviaria, in verde chiaro e
i parcheggi principali in verde scuro.
I principali cronotopi dell'area
sono 6:
1. l'area prevalentemente delle facoltà
umanistiche e degli uffici amministrativi
che sono negli edifici U6 e U7 (con la relativa
mensa MU): Sociologia, Matematica, Informatica,
Scienze Statistiche, Rettorato, Segreteria
studenti, Economia, Scienze della formazione,
Psicologia e Biblioteca centrale;
2. l'area delle facoltà scientifiche
che sono negli edifici da U1 a U4: Scienze
Ambientali, Fisica, Biblioteca scientifica,
Biotecnologie e Scienze biologiche e Scienze
Geologiche;
3. scienze dei materiali, edificio U5;
4. CNR e ufficio tecnico (con relativa mensa
MS), edificio U9;
5. Siemens;
6. teatro degli Arcimboldi
Nell'area è presente
anche una mensa interna alla Siemens. Per
tale ragione questi lavoratori non sono
inclusi tra quelli che possono andare nelle
altre due mense. Nelle simulazioni un cronotopo acceso è
rappresentato in blu, o in celeste nel caso
delle mense, mentre un cronotopo spento
è colorato in nero. Il teatro degli
Arcimboldi è sempre spento, perchè
le simulazioni sono fatte sempre nell'intervallo
tipico delle attività diurne: dalle
7 alle 20. Gli uffici amministrativi hanno
un orario d'apertura al pubblico, di cui
si è tenuto conto. Questo intervallo
è all'interno dell'orario in cui
gli edifici ospitanti sono cronotopi attivi.
Questi sottocronotopi, detti topoi, non
sono visibili graficamente. Ogni cronotopo è caratterizzato
da un orario d'apertura e chiusura che definisce
la dinamica temporale del cronotopo stesso,
e da una determinata capienza massima come
riportato nella tabella 2.
| cronotopo |
orario |
capienza |
| facoltà umanistiche |
7:30-19:30 |
1500 |
| facoltà scientifiche |
7:30-19:30 |
1000 |
| CNR |
7:30-19:30 |
1000 |
| Siemens |
7:30-20:00 |
1000 |
scienze dei materiali
|
7:30-19:30 |
1000 |
| uffici amministrativi |
8:00-19:00 |
1000 |
| mensa MU |
11:30-15:00 |
500 |
| mensa MS |
11:30-15:00 |
50 |
Tabella 2.
Orario d'apertura e chiusura dei cronotopi
e la loro capienza massima.
Frequenze e capacità
dei mezzi di trasporto pubblico
Le fermate dei mezzi di trasporto
pubblico sempre nella figura 8 sono rappresentate
in verde chiaro, inclusa la stazione ferroviaria
Greco Pirelli in basso. Sono stati forniti
in input tutti gli orari delle linee di
autobus che transitano nell'area e dei treni
che fermano nella stazione Greco Pirelli.
Le fermate degli autobus e la stazione sono
considerate come sorgenti d’utenti
e come pozzi. In queste aree sono creati
mobber che contribuiscono alla
mobilità pedonale totale osservabile
nell'area, e al tempo stesso, assorbono
i mobber che si allontanano. Sono
stati riportati gli orari in un verso di
percorrenza e nell'altro per tutte le fermate,
questo perché gli orari possono essere
sfasati e bisogna tener conto di tale differenza.
Nella stazione dei treni sono presenti solo
gli arrivi. Il numero di mobber
generati nelle fermate dei mezzi pubblici
e nei parcheggi rispecchia le percentuali
con cui gli utenti possono arrivare nell'area
di Milano Bicocca come si presentano nella
tabella 3.
| mezzi di trasporti |
% |
| auto |
15-20 |
| treno |
60 |
| autobus |
13-8 |
| bicicletta |
6 |
| a piedi |
6 |
Tabella 3.
Mezzi di trasporto usati per arrivare nell'area
di Milano Bicocca.
Protocollo di rilevamento
dati
In due periodi distinti abbiamo registrato
dati di mobilità con modalità
sperimentali diverse. In entrambi i casi
abbiamo registrato i tracciati pedonali
effettuati nell'area presa in esame mediante
GPS per poter fare un confronto tracciato
per tracciato tra quello registrato e quello
simulato. La prima volta abbiamo ipotizzato che gli
osservatori coincidessero con gli osservati.
A 10 studenti sono stati dati 10 GPS, ognuno
col compito di registrare tutti i percorsi
effettuati in tre giorni successivi. I dati
sono stati presi su un periodo temporale
molto ampio, da metà febbraio agli
inizi di luglio 2002.In questo modo si pensava di poter monitorare
la mobilità pedonale interna all'area
e quella presente nei nodi di interscambio
con gli altri mezzi di trasporto (auto,
moto, treni). Purtroppo in questo caso l'intervallo
temporale di registrazione non è
stato costante. Questo perché, spesso,
soprattutto in treno o in moto ad alte velocità,
si può perdere la ricezione del segnale.
Inoltre le velocità presentavano
una forte variabilità. Anche questo
è un errore legato alla ricezione
del segnale. Il range delle velocità
è ampio a causa dei diversi mezzi
di trasporto: dalle velocità dei
treni a quelle dei pedoni. Tra tutti i 37
segnali registrati ne sono stati selezionati
pochissimi da utilizzare in un confronto
con i tracciati simulati. Dapprima sono
stati scartati i tracciati con pochi punti
e ne sono rimasti 34. Tra questi alcuni
presentano velocità troppo elevate,
il che esclude che il moto sia pedonale.
Dei 23 tracciati con alcuni tratti pedonali
ne sono stati selezionati 9 utili per fare
un confronto puntuale. Come si può
capire questi sono pochi per fare una statistica
dei tracciati. Allora abbiamo deciso di rimisurare i dati
con altre modalità più funzionali
ad un confronto tra tracciati simulati e
quelli misurati.
I tracciati registrati si presentano come
si vede nella figura 9.
Figura 9. Tracciato registrato
nell'area di Milano Bicocca.
Durante il secondo periodo di rilevamento
dei dati abbiamo scelto di introdurre una
distinzione tra osservatore e osservato:
gli osservatori (13 studenti), identificati
da una lettera dell'alfabeto (A, B, C, D,
E, F, G, H, I, L, M, N, O) sono stati muniti
di GPS (modello geko201). L'osservatore,
a questo punto, ha seguito i percorsi (pedonali)
di diverse persone scelte a caso entro alcune
fasce orarie definite a priori nei diversi
momenti della giornata. Inoltre questa volta
l’intervallo di rilevamento dati è
stato definito costante nelle misure effettuate. Durante il tragitto, ad ogni osservato,
è stato fatto compilare un questionario
costruito per rilevare alcune caratteristiche
sociologiche degli attori della mobilità
osservabile nell'area, da utilizzare nell'analisi
dei flussi. Abbiamo utilizzato in un secondo
momento questi dati per comprendere gli
spostamenti delle diverse categorie sociali,
per distinguere, per esempio, gli spostamenti
degli studenti da quelli dei lavoratori
o dei residenti, gli spostamenti di chi
fa la pausa pranzo da chi non la fa, gli
spostamenti degli utenti di mezzi pubblici
per arrivare nell'area da quelli che usano
i propri mezzi. Gli osservati erano liberi
di muoversi entro i limiti dell'area. Usciti
fuori, gli osservatori potevano considerare
i percorsi degli osservati conclusi. Erano
concesse tutte le piccole soste, purché
inferiori ai 15 minuti. Questo perché
in un intervallo di tempo così lungo
si riesce ad attraversare da parte a parte
tutta l'area muovendosi con un passo normale,
cosa che avrebbe causato errori di interpretazione.
Durante la seconda campagna
sono stati registrati solo tracciati pedonali.
Purtroppo, in questo secondo caso, anche
se la procedura di rilevamento si è
rivelata buona.
I dati presi in tre giorni distinti sono
troppo pochi per rintracciare eventuali
differenze settimanali o anche stagionali
[36].
I giorni scelti sono: il 10.12.2004, il
13.12.2004 e il 14.12.2004. In ogni giorno
si sono scelte tre fasce orarie: dalle 9
alle 10, la mattina (MA), dalle 12 alle
14, a mezzogiorno (MG), dalle 15 alle 17
(PO), nel pomeriggio, orario serale. L'intervallo
temporale minimo, che intercorre tra un
segnale e il successivo, in questo caso
è costante ed è pari a 31
secondi (*).
Sono stati registrati 2.070 punti etichettati
al variare della bontà del segnale
in questo modo: A per ottimo, B per sufficiente
e C per pessimo. Sono stati registrati complessivamente
155 tracciati.
Analisi dei dati
Abbiamo svolto una prima analisi dei punti
registrati per togliere tutti i dati non
affidabili seguendo tre criteri. Nel primo
caso abbiamo eliminato i tracciati con una
pessima affidabilità del segnale.
Nel secondo caso abbiamo eliminato i tracciati
in cui le velocità medie utilizzate
sono nelle code della distribuzione delle
velocità (strumento non usato bene).
Nell'ultimo caso, abbiamo eliminato i tracciati
con meno di 8 punti. Abbiamo scelto questo
numero minimo di punti per poter considerare
un percorso come una traiettoria per due
motivi principali: il numero medio di punti
per traiettoria è di 13 e 8 punti
sono percorribili in poco più di
4 minuti. Nel primo caso, poiché
il numero totale di punti registrati è
di 2.070, e possono essere suddivisi in
155 traiettorie, si ha che il numero medio
di punti per traiettoria è di almeno
13 e 8 punti coprono il 60% di una traiettoria
media. Nel secondo caso, poiché l'intervallo
temporale che intercorre tra un segnale
e il successivo è di 31 s, allora
8 punti si possono percorrere in poco più
di 4 minuti, un tale intervallo corrisponde
a circa il 25% dell'intervallo di tempo
massimo necessario per attraversare tutta
l'area. L'ultimo criterio racchiude i primi due.
I tracciati con un numero di punti inferiore
ad 8, in genere sono registrati con una
pessima ricezione e con velocità
improbabili per un moto pedonale come per
esempio circa 2.28 m/s (8.2 km/h). Abbiamo
fatto l'analisi dei flussi osservati usando
questo criterio selezionando dai 155 tracciati
registrati, 136 che a loro volta sono stati
utilizzati per confrontare tra i flussi
misurati con quelli simulati dal modello
Mileto/Manhattan. Rigettando traiettorie con meno di 8 punti,
abbiamo eliminato 29 traiettorie su 155,
scegliendo in questo modo un protocollo
di misura con un'incertezza compresa tra
il 20% e il 30%.
Ora possiamo passare all’analisi
della distribuzione delle velocità
che si possono ottenere dai dati registrati.
In questo modo si vuole confrontare la velocità
media registrata dei pedoni reali con la
velocità usata dai mobber
del modello, scelta pari a 1 m/s. Dall’analisi
si ottiene che la maggior parte dei pedoni
reali si muove ad una velocità molto
bassa, di circa 0.2 m/s, quella tipica del
flaneur, gli altri vanno ad un passo ragionevole,
che è di circa 0.7 m/s, e solo pochi
hanno un passo sostenuto, oltre 1.6 m/s
(figura 10), allorché si è
calibrato il moto introducendo attrito sotto
forma di pause random durante il percorso
dei mobbers.
Figura 10. Distribuzione delle
velocità dei pedoni osservati. La
distribuzione presenta tre picchi: uno per
le basse velocità, uno per quelle
medie ed una per quelle alte.
Il numero di tracciati (NT)
è espresso in funzione del numero
di punti registrati (NP) per ogni tracciato
e la lunghezza dell'intervallo temporale
di registrazione* (tabella 4)**.
Il numero di tracciati registrati
(NT) è riportato in funzione del
giorno di registrazione (tabella 5) e delle
fasce orarie di registrazione (tabella 6).
Nelle stesse tabelle sono riportate i punti
registrati (NPR), quelli selezionati (NPS)
e l'errore percentuale (ER) del numero di
punti selezionati su quelli registrati.
I tracciati sono 136, i punti registrati
2070 e quelli selezionati 1491. Confrontando
i punti selezionati con quelli registrati
osserviamo che restiamo entro l'errore inizialmente
stimato di almeno un 20%. Un tale errore
cresce per i dati registrati il 10.12.2004,
probabilmente perché è stato
fatto un errore sistematico durante le registrazioni.
Tale errore è più manifesto
nei tracciati registrati il pomeriggio,
mentre è nascosto nei tracciati del
mattino e del mezzogiorno (tabella 6).
| NT |
giorno |
NPR |
NPS |
ER % |
| 48 |
10.12.05 |
852 |
428 |
50 |
| 43 |
13.12.05 |
553 |
501 |
10 |
| 45 |
14.12.05 |
665 |
562 |
15 |
Tabella 5.
Il numero di tracciati (NT) in funzione
del giorno,con il numero di punti registrati
(NPR), il numero di punti selezionati (NPS)
e l'errore percentuale (ER).
| NT |
fascia oraria |
NPR |
NPS |
ER % |
| 46 |
9:00-10:00 |
574 |
468 |
18 |
| 45 |
11:00-14:00 |
854 |
595 |
30 |
45 |
15:00-17:00 |
642 |
428 |
33 |
Tabella 6.
Il numero di tracciati (NT) in funzione
della fascia oraria di rilevamento, con
il numero di punti registrati (NPR), il
numero di punti selezionati (NPS) e l'errore
percentuale (ER).
Abbiamo scelto di suddividere
l'area di Milano Bicocca in un reticolo
di 125 per 125 rettangoli considerando gli
estremi geografici: la latitudine massima
è latmax=45°52’74’’,
quella minima latmin=45°50’51’’,
la longitudine massima è lonmax=9°22’18’’,
quella minima lonmin=9°20’23’’.I
GPS usati misurano fino al centesimo di
secondo e permettono di avere dati con un
errore spaziale di circa 15 m. Un reticolo
di 125 per 125 rettangoli permette di suddividere
tutta l'area con rettangoli di lato 20 m
per 17 m (*), in questo modo l'errore dello
strumento è dentro un rettangolo
del reticolo e dentro uno di questi rettangoli
del reticolo può esserci al più
un solo punto.
In questo modo abbiamo messo in evidenza
i percorsi privilegiati nell'area in funzione
dei giorni di misura e delle diverse fasce
orarie in cui sono avvenute le misure.
I risultati dell'analisi dei flussi nei
diversi giorni settimanali permettono di
fare un'osservazione del tutto qualitativa,
non si può fare una statistica, perché
sono disponibili i dati di soli tre giorni.
Il venerdì pomeriggio (10.12.05)
l'area universitaria è poco frequentata,
così come il lunedì mattina
(13.12.05). Il giorno in cui si è
a regime con massimi di flusso la mattina
e il pomeriggio è il martedì
(14.12.05).
Le traiettorie registrate
nell'area di Milano Bicocca durante tutti
e tre i giorni (figura 11) in tre dimensioni
(figura 12).
Figura 11. Tracciati misurati
nei tre giorni di rilevamento dati.
Figura 12. Tracciati misurati nei tre giorni
di rilevamento dati in 3D.
Simulazioni
Dopo aver definito le caratteristiche
dei cronotopi e delle sorgenti dell'area
Milano Bicocca, passiamo a considerare le
caratteristiche dei mobber. Per
ogni mobber abbiamo costruito un'ipotetica
agenda con un certo numero d'attività
da svolgere durante tutto l'intervallo di
permanenza del mobber nell'area,
in funzione delle diverse attività
che si possono svolgere nei diversi cronotopi.
La distribuzione delle attività presenti
nelle agende dei mobber segue la
tabella 7 sottostante:
| % |
Attività |
| 40 |
2 |
| 10 |
3 |
| 50 |
4 |
Tabella 7.
Percentuali (%) con cui sono creatii mobber
aventi un certo numero d’attività
in agenda.
Ogni mobber può
essere attratto da un certo tipo di cronotopo
e non da altri secondo una propria maschera
interna, definita seguendo le caratteristiche
sociologiche e che costituisce una sorta
di “patrimonio genetico” del
mobber. Per esempio i lavoratori
della Siemens, che arrivano in azienda,
durante l'orario del pasto vanno nella loro
mensa interna e per questo non usciranno
dal loro cronotopo principale dove sono
arrivati al mattino per recarsi nelle altre
mense presenti nell'area come possono fare
gli altri. Per esempio gli studenti, i ricercatori
e i professori possono andare nella mensa
del CNR (MS) e in quella generale posta
nell'edificio U7 (MU). I mobber,
una volta creati, assumono comportamenti
vincolati dal numero d'attività in
agenda (numero di cronotopi da visitare)
e dal tempo di permanenza nei cronotopi
visitati (tabella 8).
| agenda svolta da un mobber |
%
|
tempi di permanenza |
CNR – casa |
4 |
4h (10%) - 6h (20%) - 8h (70%) |
SIEMENS – casa |
10 |
4h (10%) - 6h (20%) - 8h (70%) |
facoltà scientifiche (FS) -
casa |
19 |
5h (40%) - 9h (60%) |
facoltà umanistiche (FU) -
casa |
47 |
4h (60%) - 9h (40%) |
| uffici – casa |
20 |
1h (20%) - 5h (20%) - 7h(60%) |
| FU - mensa(M2) - casa |
67 |
3h (FU) - 1h (M2) |
| FS - mensa(M1) - casa |
33 |
4h (FS) - 1h (M1) |
| FU - mensa(M2) – FU - casa |
75 |
3h (FU) - 1h (M2) - 4h (FU) |
FS - mensa(M1) – FS - casa
|
25 |
4h (FS) - 1h (M1) - 4h (FS) |
Tabella 8.
L'agenda di un mobber espressa
in funzione dei tempi di permanenza nei
cronotopi visitati.
Risultati
Flussi dalle 9:00
e le 10:00 La stazione e le fermate degli autobus
sono le sorgenti principali, rispetto ai
parcheggi, della mobilità osservabile
nell'area, ossia, coloro che si recano all'Università
Milano Bicocca lo fanno con mezzi di trasporto
pubblico piuttosto che con mezzi privati.
Inoltre la popolazione degli studenti è
sicuramente quella prevalente sulle altre. Confrontando i flussi registrati (figura
13) e quelli simulati (figura 14) nella
fascia oraria tra le 9:00 e le 10:00 abbiamo
riscontrato una netta correlazione tra i
picchi di massimo delle due fermate dell'autobus
727, in alto al centro nella figura 13,
e quello degli arrivi in stazione, in basso
a destra nella figura 13 e i flussi riprodotti
nella figura 14. Il codice dei colori è
simile nelle due figure: dal giallo, minimo
di densità-flusso, al rosso, massimo
di densità-flusso. In entrambe le
figure si possono osservare gli spostamenti
diretti nelle facoltà scientifiche.
Figura 13. Flussi registrati nella fascia
oraria dalle 9:00 alle 10:00.
Figura 14. Flussi simulati nella fascia
oraria dalle 9:00 alle 10:00.
Le figure successive (figura 15 e 16) sono
state ottenute selezionando alcuni tracciati
sui flussi di mobilità diretta dalla
stazione ferroviaria di Greco Pirelli e
dalle fermate degli autobus alle facoltà
scientifiche e umanistiche.
Figura 15. Flussi registrati verso la stazione
e le fermate degli autobus.
Figura 16. Flussi registrati degli studenti.
Flussi dalle 12:00
e le 14:00
Confrontiamo i flussi registrati (figura
17) con quelli simulati (figura 18) nella
fascia oraria tra le 12:00 e le 14:00. Spiccano
gli arrivi in stazione e un’elevata
mobilità che lega stazione e piazza
della Scienza (figura 17), ossia le facoltà
scientifiche. Questo si può interpretare
come un arrivo in stazione degli studenti
che si recano nelle facoltà umanistiche
e come un flusso di studenti delle facoltà
scientifiche che si recano a casa. Il picco
di presenze in mensa MU (figura 17) è
ben visibile. Tale picco corrisponde, nelle
simulazioni, all'area colorata al centro
del cronotopo (figura 18).
Figura 17. Flussi registrati nella fascia
oraria dalle 12:00 alle 14:00.
Figura 18. Flussi simulati nella fascia
oraria dalle 12:00 alle 14:00.
I tracciati registrati nella fascia oraria
della pausa pranzo sono riportati nella
figura 19. Come si vede la mensa MU è
un cronotopo con una certa forza attrattiva,
mentre nella Piazza della Scienza si osserva
la presenza di un gran numero di pedoni
in sosta perché mangiano un panino
al volo, oppure si dirigono verso la stazione
per ritornare a casa dopo le lezioni della
mattina.
Figura 19. Flussi registrati durante l'orario
del pranzo.
Flussi dalle 15:00
e le 17:00
Confrontiamo i flussi registrati (figura
20) con quelli simulati (figura 21) nella
fascia oraria del pomeriggio dalle 15:00
alle 17:00.
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