Francesca
Zaffe
Il
Geographical Information System e
la storia delle città.
Il risanamento
igienico di Modena nell’Ottocento:
un case study |
Pur essendo una città
di dimensioni ridotte, Modena è stata
anche essa investita da quella corrente
di risanamento igienico del perimetro urbano
che ha coinvolto centri maggiori e più
noti, come Napoli o Torino, nella seconda
metà dell’Ottocento; a partire
dagli anni Ottanta del diciannovesimo secolo
anche a Modena sono infatti stati eseguiti
sventramenti urbanistici, è stata
abbattuta la cinta muraria e sono stati
creati nuovi quartieri verdi nell’immediata
periferia in nome di quella volontà
positivista di rendere la città più
vivibile aumentandone gli spazi e la circolazione,
proprio secondo i principi della cosiddetta
Utopia
Igienista di questa stessa seconda
metà del secolo [1].
Modena, tuttavia, partiva
da una situazione particolare per quanto
riguarda le condizioni di sicurezza del
suo centro abitato: in questa città
coesistevano degli elementi di avanguardia
ed arretratezza per quanto riguarda l’igiene
cittadina. Se, da un lato, il cimitero si
trovava già al di fuori delle mura
nel 1773, diversi anni prima quindi dell’editto
napoleonico di Saint Cloud del 1804, dall’altro
vi era una densità abitativa notevole,
e gli abitanti vivevano a stretto contatto
con animali, fogne a cielo aperto, fucine
e botteghe pericolose per la sicurezza;
oltre a ciò, se da una parte fino
alla fine dell’Ottocento veniva proclamata
la bontà delle acque provenienti
dai diversi pozzi cittadini, dall’altra
vi erano cicli costanti di malattie stagionali
che colpivano specialmente i bambini, portando
la mortalità infantile a divenire
causa comune di decesso ancora all’inizio
del Novecento [2].
Questo studio, che fa parte
di un più ampio progetto di ricerca
[3],
prende in esame alcuni aspetti dell’evoluzione
urbanistica ed igienica di Modena dall’ingresso
di Napoleone in Italia fino all’entrata
dello Stato italiano nel Primo Conflitto
Mondiale; tali aspetti non solo sono stati
indagati approfonditamente, ma sono anche
stati integrati nel contesto storico degli
avvenimenti cittadini. Il tema dell’evoluzione
igienica della città ha rappresentato
un fattore determinante per potere comprendere
le modalità e le tappe di trasformazione
di Modena in una “città moderna”.
A fronte di una ricerca storica approfondita
e svolta attraverso un lavoro d’archivio
intenso e costante, la parte informatica
del progetto di ricerca ha affiancato e,
in un certo senso, condizionato il resto
dello studio più generale sulle fonti
e sulla bibliografia. Lo scopo era di fare
in modo che quest’ultima sezione aggiungesse
elementi e spunti al progetto e non fosse
una semplice conversione di dati dalla carta
al computer; tale prospettiva ha determinato
l’esigenza di ricercare dati con riferimenti
storici precisi in modo da poterli trasferire
agevolmente su supporto informatico.
I dati
non risultavano in generale omogenei e logici,
provenendo da fonti discorsive o bibliografiche,
pertanto è stato necessario effettuare
un censimento verificando quali elementi
potessero essere utili alla costruzione
di un modello informatico. Il fattore discriminante
è stato innanzi tutto l’identificazione
degli obiettivi della parte informatica
della ricerca: vale a dire riconoscere le
tappe dei cambiamenti avvenuti a Modena
nel corso del tempo ed individuare quegli
elementi che ne avevano condizionato negativamente
l’igiene e la sicurezza.
Seconda fase della ricerca
è stata la sistemazione di questi
elementi in un database.
Il database per la ricerca è
stato progettato ed implementato anche in
vista della sua utilità allo studio:
doveva essere facile da gestire e nello
stesso tempo fedele alla forma delle fonti
originali. La previsione di dovere unire
i dati ad un Sistema Informativo Geografico
ha condizionato la scelta del programma
da impiegare, Microsoft Access, che ha il
pregio di essere molto comune e compatibile
con molti altri sistemi, fra cui il GIS.
Una volta creata la struttura
del database è stato possibile
fare le prime
analisi dei dati e vedere le proporzioni
numeriche fra dati che presentavano elementi
non condizionanti l’igiene e dati
che al contrario risultavano mettere a repentaglio
la sicurezza cittadina. Interessante è
stato rilevare come i numeri di queste evidenze
dimostrassero che Modena è stata
una città tutto sommato salubre e
sicura; questo fatto, pertanto, ha rappresentato
un ulteriore incentivo ad analizzare gli
stessi elementi sotto un’altra prospettiva
con lo studio applicato della cartografia
digitale.
La terza e ultima fase della
ricerca è consistita nel collegamento
dei dati presenti nel database
alle mappe georeferenziate fornite dal Comune
di Modena, utilizzando il programma di gestione
della cartografia informatizzata Arcview
[4].
I dati geografici attuali sono stati impiegati
come riferimento territoriale di base e
su di essi sono stati applicati i dati storici
tramite temi puntiformi, lineari o poligonali.
È stata scelta questa seconda possibilità
visto il grande numero di informazioni storiche
che si potevano ricreare in maniera efficace
e riconoscibile attraverso simboli e tematismi
sulla struttura della città. I dati
cartografici di base consistevano in una
serie di tematismi (o shapefiles)
relativi alle caratteristiche fisiche e
di insediamento del territorio comunale;
essi risultavano orientati verso Nord e
posizionati in rapporto a coordinate (x,y).
Fra i diversi shapefiles è
stato privilegiato quello relativo alle
particelle catastali e quello dei numeri
civici delle abitazioni nel Comune; il primo
in particolare è risultato un’ottima
base cartografica su cui poi applicare i
nuovi elementi, visto che su di esso si
possono individuare non solo la composizione
e la forma delle vie e degli edifici cittadini,
ma anche il vecchio perimetro della città
[5].
Sono state create tre mappe
di base che rispecchiassero la divisione
delle tre tabelle del database:
la prima mappa evidenzia le posizioni dei
pozzi analizzati da Antonio Cuoghi Costantini
nel 1879 sulle particelle catastali, la
seconda esegue la stessa operazione per
i commerci modenesi dal 1911 al 1917 e la
terza fa risaltare sulla mappa catastale
tutti gli elementi che hanno condizionato
l’igiene e l’evoluzione urbanistica
della città nel periodo coperto dalla
ricerca. Nella prima e nella seconda mappa
i dati da collegare presentavano un indirizzo
preciso, mentre nella terza vi era una situazione
“mista”: erano presenti sia
elementi con indirizzo determinato (i pozzi
con acqua impura, i commerci condizionanti
l’igiene riferiti al 1807, alle liste
degli elettori della Camera di Commercio
del 1888 e 1891 e quelli per il periodo
dal 1911 al 1917), che dati che si potevano
collocare presso un edificio particolare
o su di una certa area della città.
C’era la possibilità
di collegare direttamente alla tabella di
database relativa allo shapefile
dei numeri civici la tipologia di dati a
indirizzo preciso, sfruttando quella possibilità
che offre Arcview di unire direttamente
le informazioni fra i campi di due tabelle
di database. In questo caso i records
provenivano da documenti storici che non
rispondevano sempre a quelle caratteristiche
di omogeneità che li potevano rendere
immediatamente collegabili ad una tabella
creata per altri scopi come quella dei numeri
civici; è stato quindi necessario
operare diverse modifiche
ragionate ai dati di partenza.
In seguito al posizionamento
di tutti gli elementi si sono elaborate
alcune analisi confrontando la collocazione
degli elementi per gruppi. Queste analisi
hanno portato ad una conferma ed anche a
un approfondimento delle tematiche storiche
trattate precedentemente, permettendo così
di ragionare sui vari punti della ricerca.
Ad esempio, se si considera
il tema delle acque ed in particolare quello
dei pozzi, dalla Figura
1, che rappresenta la veduta complessiva
della prima mappa di GIS, si può
vedere la distribuzione complessiva dei
pozzi in città nel 1879 e si può
notare come essi fossero presenti soprattutto
nella parte Sud della città e in
quelle strade annesse alla via Emilia ed
alle strade principali che conducevano all’ex
Palazzo Ducale nella zona a Nord. È
interessante notare anche la distribuzione
dei pozzi in prossimità di quelle
vie della parte meridionale denominate Canal
Chiaro, Canalino, Canal Grande che indicavano
il passaggio di un canale vicino; queste
aree risultavano così servite non
solo dagli scoli per il deflusso delle acque
e dei rifiuti domestici, ma anche dai mezzi
di approvvigionamento per l’acqua
potabile. La zona a Nord della città
risulta quasi priva di pozzi, soprattutto
nell’area più settentrionale,
anche se bisogna tenere presente la possibilità
che lo studio di Antonio Cuoghi Costantini
non sia riuscito a registrare la presenza
e le caratteristiche di tutti i pozzi di
Modena. In ogni modo risulta interessante
rilevare la minore presenza di dati in questa
parte “nuova” della città,
denominata anche rione di terranova
o addizione erculea di Modena (dal
nome del Duca Estense Ercole II che volle
questo ampliamento del perimetro della città
nel XVI secolo [6]);
questo fattore può essere indicativo
di una bassa densità abitativa di
questo settore meno antico della città.
Sempre nell’ambito dei
pozzi, se si confronta la Figura 1
con la Figura
2, si può riscontrare anche
visivamente la diminuzione del numero di
dati avvenuta selezionando i records
che hanno condizionato l’igiene cittadina;
gli elementi in evidenza in giallo nella
Figura 2 riguardano infatti i pozzi
che riportano un giudizio della qualità
dell’acqua impura, molto
impura e impurissima collocati
sulla terza mappa in Arcview. Il
numero dei pozzi con acqua pura risulta
notevolmente superiore, come si può
verificare anche tramite una query (Figura
3), evidenziandoli sui pozzi totali
nella prima mappa.
Risulta interessante analizzare
anche alcune zone di addensamento dei pozzi
con acque non pure presenti nella Figura
2. Guardando la parte a Sud-Est della
città si può vedere come questi
si concentrassero nella zona nei pressi
delle vie Gallucci, Rua Pioppa e Corso Adriano.
Si può trovare una conferma dell’insalubrità
di questa area se si confronta questo dato,
riferito alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento,
con la motivazione che aveva spinto gli
Amministratori della città a voler
creare un parco all’inglese al posto
delle mura abbattute tra il Teatro Storchi
e il Baluardo S. Pietro: i Consiglieri volevano
creare uno spazio verde annesso a queste
vie perché i bambini che le abitavano
potessero respirare aria meno malsana giocando
e sostando nel parco attiguo [7].
Un altro riscontro dei risultati
dello studio storico effettuato in precedenza
veniva fornito anche dalla visualizzazione
del rapporto fra le zone di espansione cittadina
fra fine Ottocento ed i primi venti anni
del Novecento e il posizionamento delle
nuove attività industriali in questo
periodo. Nelle nuove aree si era effettivamente
sviluppato un certo numero di attività
commerciali e industriali (Figura 4
). A volte le aree di espansione
hanno incluso attività preesistenti,
quali ad esempio la fabbrica di lavorazione
del legname a Sud della città, ma
più spesso esse sono diventate il
luogo preferenziale d’impianto di
nuove iniziative commerciali, come il mercato
di suini grassi in via Paolo Ferrari, la
centrale elettrica, il cotonificio, la fabbrica
della concia delle pelli e la fabbrica di
utensili in acciaio. Si può notare
che, mentre le diverse attività artigianali
e botteghe rappresentate dai dati della
Camera di Commercio per i commerci dal 1911
al 1918, segnalati in giallo, si sono diffuse
in più direzioni e anche al di fuori
delle aree di espansione, gli stabilimenti
industriali di grosse dimensioni sono stati
impiantati generalmente nell’area
a Nord della città.
Un altro punto di vista interessante
rispetto al tema della sicurezza può
essere considerare la distribuzione di alcuni
elementi che avevano dei rapporti stretti
con la presenza degli animali in città
rispetto al nucleo centrale cittadino: le
stalle, il canile, i macelli ed i mercati
di bestiame (Figura 5). La distribuzione
di questi elementi tende ad escludere la
parte di Modena a Sud- Est della via Emilia,
concentrando queste presenze di animali
soprattutto verso la parte Ovest della città,
ove si trovano sia il canile, che i mercati
dei suini, dei bovini e dei vitelli. Oltre
a ciò, nella seconda metà
dell’Ottocento, questa concentrazione
di presenze di animali sembra avere preferito
l’area a Nord della città,
spostando il macello nell’edificio
presso il Pallamaglio, nel 1848, ed inaugurando
il mercato per suini grassi in via Paolo
Ferrari.
Ho presentato solamente alcuni
esempi degli studi effettuati nel corso
del lavoro, ma essi risultano già
significativi e indicano quanto sia importante
la possibilità fornita da Arcview
di incrociare elementi di diversa provenienza,
i quali hanno condizionato l’igiene
della città, per aggiungere nuove
prospettive nel campo della ricerca in storia
delle città. Il fatto che si renda
necessario il confronto fra più tipologie
di dati per potere determinare giudizi sullo
stato o sull’evoluzione di Modena
dimostra che effettivamente i concetti di
“cambiamento urbanistico”, “igiene”
e “sicurezza” sono costituiti
da una molteplicità di fattori. La
possibilità, derivata dall’uso
del programma informatico, di incrociare
i dati e le analisi riguardanti diversi
dei temi affrontati nella parte storica
ha permesso di fornire un’immagine
complessiva della città in particolare
relativamente alla sua evoluzione urbanistica
ed igienica: Modena diviene contesto in
cui i cambiamenti nel tempo risultano dall’intreccio
e dal concorso di una molteplicità
di fattori interni.
Questo articolo si
cita: F. Zaffe, Il Geographical
Information System e la storia delle città.
Il risanamento igienico di Modena nell'Ottocento:
un case study, «Storicamente»,
2 (2006), http://www.storicamente.org/strumenti/zaffe.htm
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