DIBATTITI
Omicidi rituali. Morte della storia?
A cura di Cristiana
Facchini
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La rassegna che ospitiamo era stata ideata
quando il libro di Toaff, Pasque di
sangue, veniva annunciato, con operazione
mediatica di gran clamore, dal «Corriere
della Sera». Nei giorni successivi
la polemica è divampata, ha scaldato
gli animi, ognuno ha preso posizione non
sempre con cognizione di causa. Qualcuno
è intervenuto in quanto storico di
professione, qualcun altro in veste di rappresentante
di un gruppo religioso, di una minoranza,
e via di seguito. Personalmente non ritengo rilevante l’intervento
del rabbinato italiano, così come
non ritengo rilevante l’intervento
degli esponenti ecclesiastici quando si
toccano temi di carattere religioso. Ma
è anche ingenuo pensare che i rappresentanti
delle diverse religioni non intervengano
su questioni inerenti la loro stessa tradizione,
temi che costituiscono talvolta oggetto
della loro identità e della loro
storia.
Nel frattempo Toaff ha chiesto alla casa
editrice Il Mulino di ritirare il libro
dal commercio. Questa decisione, deplorevole
e deprecabile, non indica tanto, a mio parere,
una minaccia alla libertà di espressione
o di ricerca, quanto piuttosto la complessità
del mestiere dello storico e il suo rapporto
con la divulgazione e mediatizzazione della
narrazione del passato. Il ritiro del libro, che comunque è
avvenuto dopo che ne erano state vendute
qualche migliaia di copie, ha trasformato
un banale libro di storia in oggetto di
desiderio. Ariel Toaff è divenuto,
a detta di alcuni, un martire della “nuova
Inquisizione” regolata dal politically correct. Più grave ci sembra l’eventualità
che a causa del libro possa subire un vero
processo in Israele.
Vorrei menzionare solo alcuni
dati che peraltro sono sotto gli occhi di
tutti. Una nota casa editrice, che da tempo
ha acquisito una solida posizione nell’ambito
delle pubblicazioni scientifiche, propone
un libro che alcuni storici criticano in
modo deciso. Molti si chiedono come ciò
possa avvenire. In genere procedure di peer
review garantiscono della rispondenza di
opere di ricerca agli standard condivisi
dalla professione. Il libro tuttavia è
chiaramente pensato per suscitare scandalo,
altrimenti non avrebbe tanto occupato le
pagine dei giornali e persino gli spazi
televisivi.
Certo ci sarebbe molto da ridire sullo stile
mediatico – urlato - sulla mancanza
di understatement e di professionalità
di questi ultimi anni. Qualcuno grida, qualcun
altro risponde urlando più forte…
Nessuno ascolta.
«Storicamente» ha invitato
alcuni studiosi esperti della materia a
commentare il libro, impiegando i criteri
scientifici di cui abbiamo già detto,
per tentare di offrirne una valutazione
serena.
Ogni recensore (esperto in questo campo
di studi) ha impostato l’analisi del
libro in modo autonomo, avvalendosi delle
proprie competenze e della esperienza di
studioso. Ci sono metodi e strumenti, procedure
di cui anche il più spinto relativismo
culturale non può del tutto ignorare.
Ma di questo si parlerà diffusamente
nelle recensioni.
Invitiamo Ariel Toaff, se
lo riterrà opportuno, a prendere
parte alla discussione.
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