| Sara Galli
Elisa
Signori (a cura di), Frammenti
di vita e d’esilio. Giulia Bondanini,
una scelta antifascista (1926-1955),
Zurigo, L’Avvenire dei Lavoratori,
2006, pp. 172
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Tramite una serie di documenti inediti
che attraversano gli anni compresi tra il
1926 e il 1955, il volume consente di gettare
luce su parte dell’itinerario di un’antifascista
poco studiata, Giulia Bondanini, moglie
del noto repubblicano Fernando Schiavetti.
Come sottolinea Signori nell’introduzione
alle fonti, dell’impegno politico
e civile di Giulia, dispiegato specialmente
in esilio, sono rimaste poche tracce. Declinatosi
in una serie di attività organizzate
spesso in ambito familiare, il ruolo di
Bondanini ha finito infatti per essere appiattito
su quello del coniuge, perdendo il carattere
individuale che lo definiva.
Sia gli apparati politici, sia l’occhio
scrutatore della Polizia fascista sottovalutarono
l’importanza ma anche il carattere
eversivo delle iniziative che molte antifasciste,
ora singolarmente ora collettivamente, avviarono,
donando al mondo dei fuoriusciti solidità
e contenuti. Fu questo il caso di Giulia
Bondanini, la cui azione, caratterizzata
da una scarsa visibilità, fu improntata
al rifiuto del fascismo e all’elaborazione
di una progettualità politica destinata,
nel secondo dopoguerra, a trovare proficui
agganci. Per tale motivo, ricostruire questo
e altri percorsi femminili richiede l’utilizzo
di scritture private, le sole in grado di
dare voce a esperienze che non rientravano
negli schemi politici tradizionali.
Divisi per periodi che corrispondono a
fasi cruciali della vita di Giulia, i documenti
editi sono per lo più composti da
corrispondenze familiari: lettere che i
coniugi Schiavetti si scrissero allorché
furono costretti a separarsi, scambi epistolari
con i parenti rimasti in Italia, ma anche
missive dirette alle figlie restate in Svizzera
quando, nel 1945, gli Schiavetti rientravano
nel loro paese. Fonti che, aggiunte a diverse
lettere di amici antifascisti, consentono
di ricomporre un quadro dove, pur risultando
prevalente la dimensione affettiva, il tema
della politica spicca come filo conduttore.
Specie laddove le strutture politiche erano
più labili, l’esilio rafforzò
i vincoli familiari e amicali, creando delle
trame di rapporti fondate sulla condivisione
di scelte politiche e esistenziali. Ambiti
privati nei quali le donne trovarono spesso
più agevole esprimersi, organizzando
attività delle quali è difficile
trovare menzione.
Di un certo interesse sono poi alcuni scritti
politici di Giulia dei primi anni Cinquanta,
che la videro attiva in seno all’UDI,
della quale fu portavoce a Zurigo, nell’ambito
dell’assistenza all’infanzia
colpita dalla guerra. Fonti preziose, che,
oltre a restituire il senso di un mandato
civile e sociale, fanno emergere una serie
di competenze acquisite in esilio. Maestra
di professione, Giulia si interessò
di questioni pedagogiche anche nell’emigrazione,
dando vita a Zurigo, assieme al marito,
alla Scuola Libera Italiana, espressione
di un progetto educativo teso a coltivare
nei figli degli immigrati italiani un’identità
nazionale slegata rispetto a quella coltivata
dal Regime mussoliniano. Una “missione
di incivilimento” ritenuta fondamentale
in un paese uscito dal ventennio fascista
e dalla guerra.
Illuminando il percorso di questa figura,
il volume restituisce lo spaccato di un
universo antifascista, le cui dinamiche
possono essere comprese appieno solo adottando
uno sguardo attento ai diversi soggetti
che ne furono protagonisti. Una prospettiva
perseguibile valorizzando le fonti di carattere
personale, indispensabile integrazione ai
documenti politici, ma anche i singoli percorsi
biografici.
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