Davide Arecco
Antonio
Clericuzio, La macchina del mondo. Teorie
e pratiche scientifiche dal Rinascimento
a Newton, Roma, Carocci, 2005, pp.
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Il sorgere e l'affermarsi della scienza
moderna è, da sempre, uno degli argomenti
più intriganti nella storia della cultura
europea. Questo libro di Antonio Clericuzio - Frances
A. Yates Fellow del Warburg Institute
di Londra e docente di storia della scienza
all'Università di Cassino - si concentra
soprattutto sul Cinquecento e Seicento. In
quell'epoca, infatti, ebbero luogo trasformazioni
radicali. L'Autore individua quattro coordinate
di fondo: la riscoperta dei classici avvenuta
durante l'Umanesimo, le esplorazioni e scoperte
geografiche, la Riforma protestante (cui
replicò il cattolicesimo tridentino) e la
nascita dello Stato moderno (in particolare
la monarchia assoluta di Francia). Pertanto,
idee ed esperimenti scientifici vengono riletti
da Clericuzio entro la storia politico-sociale
e religiosa dell'Europa, oltrepassando con
decisione la vecchia interpretazione volta
ad individuare nella nascita della scienza
moderna una sorta di marcia trionfale dell'uomo
lungo la strada della verità e razionalità.
Al contrario, il fine principale di questo
volume è quello di mostrare come non vi sia
mai stato un processo lineare di sviluppo
scientifico, basato su un unico metodo ed
un'unica visione della natura, ma che il
percorso storico delle diverse scienze (arti
meccaniche, astronomia, matematica, cartografia,
storia naturale, chimica, mineralogia, fisica,
ottica, medicina e biologia) fu quanto mai
tortuoso e complesso, oltre che profondamente
condizionato da diversi fattori - non escluse
teorie metafisiche e religiose - per quanto
queste ultime potrebbero oggi apparire incompatibili
con il mondo rigoroso della ricerca scientifica.
Inoltre, una particolare attenzione è posta
dall'Autore alla ricostruzione, davvero esauriente,
delle relazioni storiche tra scienza e religione,
tra retaggio magico e vocazione dimostrativo-sperimentale,
così come a quei luoghi e a quelle forme
di trasmissione del sapere che seppero veicolare
il nuovo verbo delle conoscenze, prime tra
tutte le accademie. In tale modo, all'attività di
quanti sono stati -e, per certi versi a ragione,
vengono ancora presentati- come gli 'eroi' della
nuova scienza di età moderna, Clericuzio
affianca, qui non senza coraggio, i contributi,
spesso dimenticati, di figure assai meno
conosciute ai non specialisti del settore,
i quali, tuttavia, hanno fatto la loro parte
nel comporre il quadro delle scienze tra
XVI e XVII secolo. E' questo, a mio avviso,
il pregio principale del libro, che finisce,
così, per superare l'esigenza strettamente
manualistica, che lo deve avere motivato,
per collocarsi - in maniera, ritengo, più che
riuscita - su un gradino superiore.
La macchina del mondo,
quindi, si presenta come opera di sintesi
e di approfondimento
insieme. I capitoli (forse) migliori sono
quelli dedicati alla filosofia corpuscolare
del Seicento inglese (qui troneggia, ovviamente,
Boyle) ed al passaggio dall'alchimia alla
iatrochimica, nell'ultimo scorcio dell'epoca
barocca. Il libro, infine, è suddiviso per
temi e non per grandi nomi, come invece solitamente
accade in questo tipo di pubblicazioni. Il
segno di una consapevolezza metodologica
che ci auguriamo venga presto raggiunta da
una fetta sempre più ampia di storiografia.
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