Clizia Magoni
Hans
Bots, Françoise Waquet, La Repubblica
delle lettere, Bologna, il Mulino,
2005, 271 pp. |
Il libro di Hans Bots
e Françoise Waquet
si propone di descrivere la comunità dei
letterati, la respublica litteraria,
all'interno dello spazio europeo nel periodo
compreso fra il Rinascimento e l'Illuminismo.
Ne risulta un'indagine sull'Europa dell'età moderna
da cui emerge come il mondo dei dotti costruì progressivamente
una rappresentazione di sé fortemente unitaria
e in perenne tensione tra realtà e ideale.
I primi tre capitoli tentano di definire
rispettivamente le molteplici valenze semantiche,
i limiti diacronici e i confini spaziali
della Repubblica delle lettere.
Apparsa per la prima
volta, pare, all'inizio
del '400, nella forma latina Respublica
litteraria, la locuzione si affermò a
partire dal '500, anche nelle lingue volgari,
per indicare principalmente due significati:
da una parte gli studiosi, i cultori del
sapere, dall'altra la comunità dei dotti
nel suo insieme. È solo verso la fine del '600
che la Repubblica delle lettere divenne oggetto
di riflessioni delle quali si impadronirono
anche i dizionari. Prendendo a prestito spesso
il linguaggio della politica, la Repubblica
delle lettere fu vista come un organismo
dotato di proprie leggi, che, in contrasto
con la configurazione politica europea, frazionata
in stati nazionali, e in conseguenza delle
divisioni religiose, rivendicava caratteri
di universalità e praticava «al suo interno
un ecumenismo che includeva tra i suoi fondamenti
il riconoscimento di un principio supremo:
il sapere» (pp. 48-9). Tale visione del mondo
era il riflesso in ambito politico-religioso
dell'aspirazione umanistica ad una conoscenza
che abbracciasse tutti i campi dello scibile.
Essa non venne meno neppure quando, nella
seconda metà del '600, i dotti presero coscienza
dei limiti dell'enciclopedismo e della necessità di
una specializzazione nei diversi ambiti del
sapere.
Se la Repubblica delle
lettere postulava l'universalità, il suo spazio, a detta dei
suoi stessi cittadini appariva molto meno
esteso, limitato di fatto all'Europa occidentale.
Tale territorio si presentava organizzato
attorno a un certo numero di poli che variarono
nel periodo considerato a causa delle guerre,
delle divisioni religiose e dell'intervento
statale nel campo del sapere.
I cittadini di questa
repubblica, oggetto di trattazione del
quarto capitolo, erano
per loro stessa definizione, tutti coloro
che coltivassero il sapere. Sebbene la Repubblica
delle lettere fosse presentata come una società di
eguali, i dotti riconoscevano all'interno
della loro comunità, percepita comunque come
elitaria, l'esistenza di letterati di rango
elevato e letterati di rango inferiore. La
comunicazione delle conoscenze rappresentava
il «più gradito dei doveri» per un cittadino
della Repubblica delle lettere. Tale «commercio» avveniva
secondo dinamiche molteplici, prese in esame
nel quinto capitolo, come i carteggi epistolari,
dalla seconda metà del XVII secolo, i periodici
eruditi, e, in misura limitata a causa dei
costi, i viaggi. A partire dalla fine del '400,
il mezzo principale di comunicazione fu tuttavia
il libro a stampa che, pur non portando alla
scomparsa della circolazione dei manoscritti
e della consuetudine della dotta conversazione,
si impose come «l'attributo per eccellenza
del mondo erudito». Luoghi privilegiati per
la trasmissione del sapere furono le università,
le botteghe dei grandi librai, specialmente
quelli olandesi, le biblioteche pubbliche
e private, le accademie.
I generi letterari (sesto
ed ultimo capitolo) nei quali prese forma
l'identità della Repubblica
delle lettere furono le opere complete, o opera
omnia, le biografie degli studiosi e
i racconti di viaggio. A questi si devono
aggiungere i periodici, le bibliografie e
i cataloghi delle biblioteche e delle collezioni,
indispensabili strumenti di lavoro nati in
risposta all'esigenza di padroneggiare una
massa sempre crescente di pubblicazioni.
Le opere erudite non prescindettero da fattori
di ordine tecnico ed economico legati all'evoluzione
della produzione del libro a stampa. I dotti,
preoccupati di far circolare i loro scritti,
dovettero spesso scontrarsi con la riluttanza
e la poca cura degli stampatori-librai a
stampare opere difficili da vendere. In molti
casi, gli studiosi dovettero contribuire
finanziariamente alla pubblicazione delle
loro opere ed occuparsi anche della distribuzione,
sia per assicurarne la diffusione, sia per
rientrare delle spese affrontate. La Repubblica
delle lettere esce in traduzione italiana
a distanza di otto anni dalla sua pubblicazione
in Francia. Rispetto all'edizione originale,
l'apparato bibliografico è arricchito di
una rubrica dedicata alla Repubblica delle
lettere e l'Italia.
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