| Maria Pia Casalena
Angela
Russo, «Nel desiderio delle
tue care nuove». Scritture private
e relazioni di genere nell’Ottocento
risorgimentale, Milano, Franco
Angeli, 2006, pp. 173
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Il volume affronta aspetti
fondamentali del rapporto fra costruzione
della nazione ed elaborazione delle identità
di genere durante l’età
delle rivoluzioni e nell’ambito
della società liberal-borghese, nonché
le problematiche riguardanti l’«invisibilità»
delle scritture femminili e la ‘riscoperta’
degli epistolari quali fonti per la storia
della soggettività.
Oggetto dell’analisi, e protagonisti
di vicende ricostruite con grande abilità
narrativa, sono i componenti della famiglia
Ricciardi.
Giuseppe Ricciardi (1808-1882) è
noto soprattutto come fondatore, nel 1832,
de «Il Progresso», l’organo
del liberalismo meridionale. Ma alla rivista
egli dedicò in realtà alcuni
mesi mesi, dato che nel 1833 lasciò
Napoli, e che poco dopo fu condannato all’esilio
e si portò in Francia. Repubblicano
e anticlericale, si conquistò una
fama di ribelle ed eccentrico
che non ne facilitò l’integrazione
nell’establishment post-unitario.
Come giornalista, drammaturgo e scrittore
‘educativo’, perorò negli
anni ’60-70 la riforma del diritto
di famiglia e delle scuole femminili. Nel
1869 fu promotore dell’Anticoncilio,
la riunione di liberi pensatori celebrata
a Napoli in opposizione alle deliberazioni
romane di Pio IX.
Nella febbrile attività di Ricciardi
Russo individua l’espressione di una
«mascolinità tenera»,
che viene indaga attraverso i carteggi conservati
presso la Biblioteca Nazionale di Napoli.
Nelle lettere, Ricciardi trattava soprattutto
degli affetti, dell’educazione delle
donne, del patriottismo. Erano i valori
appresi dalla madre Luisa Granito, che nel
1799 aveva attivamente sostenuto la Repubblica
“giacobina” e che in seguito
aveva molto curato la formazione dei figli.
Pochi anni dopo la sua morte, Giuseppe fu
costretto all’esilio: in quel frangente,
divenne essenziale il rapporto con la sorella
Elisabetta, sua “procuratrice”
presso i tribunali partenopei.
L’esule si lamentava dei modi spicci
che riscontrava nelle lettere di Elisabetta;
pativa la deferenza da lei ostentata nei
confronti delle dispotiche autorità;
non si rassegnava al suo conformismo religioso.
Poco espansiva, Elisabetta curava però
con diligenza il patrimonio compromesso
dalle disavventure giudiziarie, e si sforzava
di partecipare alla formazione delle due
figlie di Giuseppe che crescevano fuor d’Italia.
Se Elisabetta era una «tiranna amorosa»
(p. 70), l’altra sorella, Irene, era
una creatura fragile. Russo evince una mutazione
di registri e di priorità: sebbene
Irene fosse un’ardente liberale, nelle
lettere Giuseppe si preoccupava soprattutto
delle sue condizioni di salute, delle sue
amicizie, del suo matrimonio. Il fratello,
in questo caso, lasciava decisamente sullo
sfondo il politico.
Nell’ultima parte del volume, l’a.
analizza alcuni carteggi intrattenuti con
donne estranee all’ambito familiare.
Dopo il rimpatrio, Ricciardi era raggiunto
da moltissime donne, che gli scrivevano
per assicurargli solidarietà, ringraziarlo
delle crociate “femministe”,
sottoporgli progetti e chiedergli ‘consulenze’
letterarie.
Una delle figure più interessanti
è quella di Giulia Caracciolo. La
contessa napoletana, amica e seguace di
Garibaldi, “maestra” di logge
massoniche femminili, presiedette nel 1867
il comitato di sostegno alla proposta di
legge di Morelli e nel 1869 finì
in carcere per «cospirazione».
Nelle lettere a Ricciardi, si dilungò
sul proprio itinerario, e sulle amare considerazioni
circa la condizione femminile suscitate
in lei, non da ultimo, da un travagliato
divorzio.
L’accuratissima esplorazione del fondo
Ricciardi ha portato alla luce altri rapporti,
altre figure, altre soggettività.
Alle lettere di Ricciardi, si affiancano
quelle scambiate tra Irene e la celebre
poetessa Giuseppina Guacci Nobile. Dopo
averle analizzate con finezza, Russo rileva
i tratti caratterizzanti di questa intensa
amicizia che infine ascrive, rifacendosi
alla definizione di M. Meriggi, alla categoria
dei legami «devianti rispetto al gender».
In conclusione, questo studio aggiunge un
tassello notevole alla letteratura - italiana
e internazionale - che negli ultimi anni
ha iniziato a svelare la magmatica e complessa
realtà che si celava sotto le ‘vittoriane’
rigide contrapposizioni tra maschile
e femminile e tra pubblico
e privato.
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