Sara Galli
Mauro
Canali, Le spie del regime, Bologna,
il Mulino, 2004, pp. 863 |
Frutto di un enorme lavoro
di scavo tra le carte della Direzione generale
di pubblica
sicurezza, il volume ripercorre la storia,
le finalità e i meccanismi di funzionamento
della Polizia politica fascista: un organismo
che dovette la sua efficacia all'operato
di una miriade di fiduciari, il cui ruolo
si pone al centro dell'indagine. Adottando
una prospettiva di lungo periodo, l'a. delinea
i tentativi compiuti sia dai governi liberali
sia dal fascismo, nei primi anni dopo la
presa del potere, per costituire una struttura
diretta a sedare le attività sovversive.
Le riforme, pur dimostrando l'importanza
assunta da quel servizio, si rivelarono insufficienti,
trovando spesso un ostacolo nei problemi
di bilancio. La svolta, naturalmente, fu
segnata dal varo delle "leggi fascistissime",
la cui attuazione esigeva il supporto di
un apparato per la repressione delle iniziative
politiche divenute clandestine. Partendo
da questa cesura, Canali segue il progressivo
definirsi di tale organismo, creato dapprima
per la sorveglianza e la repressione degli
antifascisti, fino alla fine della seconda
guerra mondiale. Ne scaturisce l'immagine
di una macchina efficiente e ramificata che,
grazie alle risorse finanziarie di cui disponeva,
poté reclutare e gestire migliaia di fiduciari:
un esercito che, secondo la chiave interpretativa
qui proposta, si configura come asse portante
della struttura.
L'a. rintraccia le reti fiduciarie attive
in Italia e all'estero soffermandosi sulle
figure dei responsabili e descrivendo le
azioni che, grazie al lavoro di infiltrazione,
riuscirono a bloccare la ripresa di attività antifasciste.
La funzione della Polizia politica subì un
importante mutamento quando entrò in piena
operatività l'Ovra che, preposta alla lotta
contro i comunisti, svolse un ruolo esecutivo
sul territorio. L'apparato dell'Ovra viene
analizzato attentamente, rilevandone i cambiamenti
che, ritenuta vinta la battaglia contro il
Partito comunista, ne fecero uno "strumento
di deterrenza" diretto soprattutto contro
gli oppositori interni al regime.
Tramite vicende emblematiche
dello spionaggio politico, Canali restituisce,
pagina dopo
pagina, i tratti di un universo in cui le
miserie e le tragedie di una moltitudine
di uomini e donne rappresentavano il terreno
d'azione ideale per Polizia politica e Ovra.
Varie manifestazioni di violenza emergono
sia dalle procedure di reclutamento dei fiduciari,
sia dalle modalità della loro gestione. Benché raramente
le carte di Polizia documentino su eventuali
sevizie inflitte agli arrestati, l'a. getta
luce su fatti di eclatante brutalità, ai
quali fa da sfondo un panorama tanto ambiguo
quanto inquietante.
L'opera della Polizia politica conobbe altre
modifiche negli anni del conflitto bellico,
per adeguarsi prima ai dettami del governo
badogliano, poi a quelli della Repubblica
di Salò. Questo periodo controverso fu caratterizzato
dalla preoccupazione di parecchi funzionari
per gli esiti del dopoguerra. Liberata la
capitale, infatti, il processo di defascistizzazione,
inaugurato con l'istituzione dell'Alto commissario
per la punizione dei delitti e degli illeciti
del fascismo, minacciò di colpire un grosso
numero di uomini al servizio della Pubblica
Sicurezza. Tale azione fu bloccata sia dalla
Commissione di Controllo Alleata, che temeva
lo smembramento dell'impianto amministrativo,
sia, a guerra finita, dalla difficoltà di
rinviare a giudizio gli appartenenti a un
corpo dello Stato.
In un contesto segnato
da polemiche e incertezze, del quale l'a. ci offre uno spaccato incisivo,
si decise di pubblicare sulla «Gazzetta Ufficiale» i
nomi dei fiduciari della Polizia politica
e dell'Ovra. Nel luglio 1946 venne edita
una prima lista di 620 nomi, alla quale avrebbero
dovuto seguirne altre. Si diede così vita
a una commissione incaricata di redigere
l'elenco dei confidenti delle dieci zone
Ovra. Canali pubblica l'elenco - che non è mai
stato reso noto - in appendice al volume,
con rilevanti integrazioni. L'appendice riporta
anche la lista dei fiduciari diretti del
Ministero dell'Interno; la composizione dei
gruppi di subfiduciari; l'elenco dei fiduciari
delle 11 zone Ovra e dei fiduciari e confidenti
degli Uffici politici delle questure. Uno
strumento che arricchisce questa importante
analisi sull'intreccio tra il fenomeno della
delazione e la repressione politica.
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