Sara Galli
Carlo
De Maria, Camillo Berneri. Tra
anarchismo e liberalismo, Milano, Angeli,
2004, pp. 205 |
Diviso sostanzialmente
in tre parti, il volume affronta la biografia
di Berneri,
per poi metterne a fuoco il percorso intellettuale
e il pensiero politico. L'utilizzo di una
svariata serie di fonti, accompagnato da
uno sguardo attento al contesto di riferimento,
consente all'autore di affrontare dei nodi
importanti, restituendo complessità sia alla
personalità di Berneri, sia alle sue riflessioni,
colte nella loro evoluzione e all'interno
di un fitto scambio di idee con altre figure
dell'antifascismo.
La descrizione dei luoghi
dove Berneri aveva vissuto, maturando il
proprio «elitarismo
morale e culturale» nonché l'impulso all'azione,
si sofferma soprattutto sul periodo dell'esilio,
in cui egli approdò a una compiuta formazione
politica e intellettuale, testimoniata anche
dalle numerose iniziative editoriali. Anni
durissimi, tormentati da problemi economici,
dalla costante minaccia di espulsione dai
paesi ospiti, e da diverse traversie giudiziarie,
causate in parte dall'attività di fiduciari
della polizia fascista. Una fase che, indagata
attraverso le carte di Pubblica Sicurezza,
permette a De Maria di fare luce sulla progettualità politica
del noto antifascista, tracciando uno spaccato
quanto mai incisivo del fuoriuscitismo.
Contrario ad aderire
a qualsivoglia formazione partitica al
fine di restare «liberamente
critico», Berneri, che sfugge a rigide definizioni,
si trovò spesso isolato o nella condizione
di dialogare solo con personalità altrettanto
sfaccettate, quali Salvemini, Rosselli, Trentin
e Schiavetti. Grazie all'analisi dell'autore,
tali confronti consentono di afferrare la
peculiarità delle riflessioni sviluppate
da un'élite di intellettuali antifascisti,
che faticava a individuare punti di convergenza
per l'avvio di iniziative comuni. Approfondito
tramite numerosi scritti di Berneri, questo
percorso mostra l'evolversi di un pensiero
avverso a ogni tipo dogma e di centralismo
volto a sottrarre libertà all'individuo.
Questioni dalle quali scaturì la proposta
di un federalismo che, idoneo a educare il
cittadino all'autonomia individuale oltre
che alla vita pubblica, negava il senso politico
dello Stato, preservandone la funzione amministrativa.
Il libro ci offre l'immagine di una figura
impegnata in primo luogo a riflettere sulla
rivoluzione e sulla libertà dell'uomo rispetto
allo Stato, che mitigò l'anarchismo con principi
di stampo liberale. Berneri, infatti, difese
una serie di valori che definivano l'individuo,
come la piccola proprietà, la vita privata,
la famiglia e la stessa libertà religiosa.
Corpi intermedi che, in una struttura federale,
avrebbero potuto restituire autonomia alla
società civile.
Punto di svolta e tragico
epilogo di un percorso assai travagliato
fu la guerra di
Spagna che spinse l'antifascista a recarsi
fin dall'estate 1936 a Barcellona, dove divenne
il commissario politico della colonna diretta
da Rosselli. L'impresa giunse presto a termine
a causa dei dissapori sorti tra Giustizia
e Libertà e gli anarchici, che volevano conferire
alla colonna un carattere ideologico preciso.
Deluso da un contesto nel quale buona parte
delle forze politiche aveva accettato di
collaborare con i comunisti, Berneri, come
noto, venne giustiziato nel maggio 1937 con
l'accusa di essere un controrivoluzionario.
Una breve esistenza ripercorsa dall'autore
attraverso un'analisi filologicamente assai
rigorosa dei documenti, che permette di osservare
questo antifascista da una prospettiva nuova
e originale.
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