Chiara Santini
Vincent
Maroteaux, Jacques de Givry, Versailles.
Le Grand Parc, Les Loges-en-Josas,
JDG Publications, 2004, pp. 240 |
Questa è un'opera innovativa perché mette
al centro della narrazione il presente, piuttosto
che il passato di Versailles. I due autori,
che nell'ambito dei rispettivi campi disciplinari - Maroteaux è stato conservateur alle
Archives Nationales, Givry è un esperto di
paesaggio - hanno già fornito importanti
contributi agli studi su Versailles, concentrano
la loro attenzione sulla grande riserva di
caccia, chiamata nel XVIII secolo Grand
Parc, che circondava come una cintura
verde il palazzo reale e il suo giardino.
Ai loro occhi la reggia costruita da Luigi
XIV nella seconda metà del XVII secolo è prima
di tutto un sistema territoriale complesso,
connubio riuscito fra un castello, una città e
un giardino che organizza all'interno dei
suoi tracciati regolati tutta la regione
circostante.
Gli autori ripercorrono
le tappe salienti della storia del parco
di Versailles e individuano
sul territorio le tracce che ancora testimoniano
l'esistenza dell'immensa riserva. Di fronte
alla rapida urbanizzazione che negli ultimi
trent'anni ha interessato il territorio a
sud-ovest di Parigi, al mutamento di culture
e tecniche agricole e alla presentazione
di vari progetti di investimento immobiliare,
essi rivendicano la necessità di «tutelare
e trasmettere alle generazioni future un
patrimonio paesaggistico considerato come
una delle meraviglie del mondo e di permettere
ai suoi abitanti di fruire pienamente dei
vantaggi offerti dal fatto di vivere in un
ambiente che conserva ancora, in maniera
sorprendente, il suo aspetto rurale e le
vestigia di una storia lontana» (p. 7). La
messa in opera di una grande campagna di
restauro dei giardini (1990) e la classificazione
della valle della Bièvre e della piana di
Versailles fra i siti d'interesse storico
(2000), rendono infatti particolarmente urgente
una riflessione comune che produca progetti
concreti per la tutela di queste terre fortemente
segnate dalla presenza della riserva reale.
Alla luce di tale proposito
il libro si divide in tre parti che mettono
in luce la
storia passata e presente del parco e abbozzano
proposte operative per il futuro. La narrazione
si articola attorno ad un ricco apparato
iconografico, all'interno del quale si segnalano
le suggestive fotografie di Givry che costituiscono
la sezione centrale dell'opera. La raccolta
di documenti cartografici, che copre un lungo
arco temporale (dal 1662 a oggi), si configura
inoltre come uno strumento fondamentale non
solo per la ricostruzione storica del territorio,
ma anche per delinearne i futuri interventi
di tutela.
Nella prima sezione Maroteaux
affronta le tappe dell'«ostinata conquista» (p. 29) che
portò Luigi XIV a trasformare un modesto
casino di caccia in una proprietà di circa
10.000 ettari all'interno della quale il Grand
Parc, con i suoi 8.600 ettari di boschi,
giardini e fattorie, aveva una predominanza
spaziale assoluta. Organizzata sulla base
delle esigenze della caccia - molti terreni
furono destinati all'allevamento della selvaggina
o attraversati dai viali destinati agli equipaggi
del re - la riserva fu più di ogni altro
luogo del regno «lo spazio del re» (p. 79):
Luigi XIV vi era presente come sovrano, come
signore feudale e, avendo acquisito più di
due terzi delle terre, come proprietario
terriero. Le comunità rurali, chiuse all'interno
delle mura del domaine, dovettero
ridurre le loro attività economiche. Le vie
di commercio che, passando per Versailles,
collegavano la Normandia a Parigi, furono
interrotte. Durante la Rivoluzione, la proprietà reale,
esclusi il castello e il giardino, fu lottizzata
e messa all'asta. A nulla valsero i tentativi
di Napoleone e di Luigi XVIII per ricostituire
l'insieme: le campagne di acquisizione riuscirono
a ricomporne "solo" 1.500 ettari.
Nella seconda parte Givry individua sul
territorio della piana di Versailles le tracce
ancora visibili della presenza della monarchia.
Novanta fotografie documentano la sopravvivenza
di parte delle mura di recinzione, dei canali,
degli stagni-serbatoio del sistema idraulico
e dei tracciati dei viali.
L'ultima parte presenta tre saggi che, analizzando
lo stato attuale del patrimonio paesaggistico
di Versailles, individuano gli strumenti
per garantirne la tutela e i possibili scenari
operativi. Particolarmente rilevante è il
contributo di Y. Perillon, inspecteur
des Sites, che illustra i termini della
futura gestione - e riqualificazione - delle
terre classificate come sito storico e i
progetti elaborati dall'Ecole du Paysage
per riorganizzare, «in un ottica globale» l'antica
proprietà reale.
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