Enrica
Cavina
Emma
Scaramuzza, La santa e la spudorata.
Alessandrina Ravizza e Sibilla Aleramo.
Amicizia, politica e scrittura,
Napoli, Liguori Editore, 2004, pp.
295.
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Risultato di una rigorosa analisi di fonti
quali lettere inedite, diari, taccuini e
soprattutto del fitto carteggio intercorso
dal 1898 al 1915 tra Alessandrina Massini
(1846-1915) - «la santa» Ravizza
- e Rina Faccio (1876-1960) - «la
spudorata» Sibilla Aleramo -, il volume
propone, attraverso la storia di questa
singolare amicizia, intrecciata alla politica
e alla scrittura, una serie di incontri
significativi con quell’intellettualità
femminile italiana che tra Otto e Novecento
elesse Milano quale centro nevralgico.
L’autrice Emma Scaramuzza, ricercatrice
di Storia contemporanea presso l’Università
Statale di Studi di Milano, nell’analizzare
in parallelo le biografie delle due donne,
si concentra sulla natura complessa del
loro legame amicale dimostrando come sia
per esse riduttiva la connotazione di esempi
antitetici del femminile nella storia del
femminismo italiano.
È infatti questo intenso rapporto
che stimola l’autrice a porsi nuovi
interrogativi capaci di sondare a fondo
le loro personalità e con esse l’ambiente,
il clima, la rete di nessi entro i quali
l’amicizia andò alimentandosi.
La scelta metodologica di compiere un’analisi
«di relazione» consente all’autrice
non solo di osservare sotto una nuova luce
la filantropa Ravizza e la scrittrice Aleramo,
ma anche di far emergere vari aspetti del
passaggio esperienziale tra generazioni
differenti di quelle donne «nuove»
che sono state percepite come antesignane
della rivoluzione femminista degli anni
Settanta: un contributo insomma alla ricostruzione
di una «genealogia intellettuale femminile»
che è ancora da compiere.
Frequenti sono gli incontri con numerose
e importanti “interlocutrici”
che, proprio attraverso la relazione amicale,
mostrano aspetti personali inediti. Sono
donne di diverse epoche, differenti per
provenienza sociale, interessi, impegno,
tutte però accomunate da un progetto
di scoperta di sé e quindi di libertà
femminile oltre che di rinnovamento sociale.
Alessandrina Ravizza e Sibilla Aleramo restano
sì le protagoniste di questa rigorosa
e contemporaneamente coinvolgente ricostruzione,
ma è proprio la loro “amicizia”
che ci “presenta” altre donne
quali: Anna Kuliscioff, Giacinta Pezzana,
Ersilia Majno, Maria Montessori, Linda Malnati,
Eleonora Duse.
La santa e la spudorata è dunque
un libro che consente molti “incontri”
e che permette, alla luce della Storia,
ampie riflessioni sull’amicizia tra
donne, sulla sua valenza politica; sul rapporto
tra la dimensione privata del vivere e quella
pubblica; sui significati di una corrispondenza
epistolare praticata come luogo dell’affermazione
e dell’espressione di sé e
pertanto di una scrittura sessuata; sulla
proposta di alternative sociali che sono
contemporaneamente denunce della politica
al maschile; sull’«inganno dell’uguaglianza»
che «in cambio di diritti uguali,
pretese dalle donne emancipate o in via
di emancipazione che fingessero di non avere
un corpo di donna» (pp. 279-280).
Molte altre sono le riflessioni a cui ci
induce l’autrice tramite il “racconto”
di questa amicizia che, in ultimo, mostra
come, lo studio delle soggettività,
dei vissuti femminili e dei loro intrecciarsi
permetta di costruire una Storia delle donne
in cui l’alternarsi di oblii e memorie,
di vuoti e pieni di conoscenza non dà
adito alla frammentarietà quanto
piuttosto costituisce «la base di
un flusso di vita-storia che pulsa con un
ritmo intermittente, come il respiro, o
come un filo di luce elettrica che si spegne
e poi si illumina. Nella storia delle donne
– secondo l’autrice –
questi fili sono le relazioni tra donne,
fili ininterrotti, anche quando le connessioni
non sono evidenti» (pp. 282-283).
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