Maria Pia Casalena
Giuseppe Antonelli, Carla Chiummo,
Massimo Palermo (eds.), La cultura
epistolare nell'Ottocento, Roma,
Bulzoni, 2004, pp. 269 + CD-ROM
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Potrà sembrare singolare che di questa raccolta
di saggi, curata e in gran parte scritta
da italianisti e storici della lingua italiana,
si tratti in questa sede. Tanto più se si
sottolinea da subito che al centro dei contributi
troviamo sondaggi specialistici che richiedono,
per essere pienamente compresi, almeno qualche
solida cognizione di linguistica. Oltre che
costituire un tassello importante per quell'indirizzo
di studi che si è avvalso dell'apporto, tra
gli altri, di L. Spitzer (Lettere di prigionieri
di guerra italiani, 1976), di G. Tellini
([a cura di], Scrivere lettere, 2002)
di Luca Serianni (in Viaggiatori, musicisti,
poeti, 2002) e dello stesso Antonelli
(Tipologia linguistica del genere epistolare
nel primo Ottocento, 2003), il volume
fornisce peraltro indicazioni preziose anche
per chi si avvicina, con lo strumentario
e gli interessi dello storico contemporaneista,
all'analisi di carteggi ed epistolari.
Suddivisa in due sezioni, Attraversamenti e Approfondimenti,
la raccolta presenta nove saggi. I primi
cinque sono dedicati a questioni metodologiche:
dal dibattito sulle "politiche" delle edizioni
digitali (Palermo), alle definizioni della «grammatica
epistolare» ottocentesca (Antonelli); dalle
riflessioni circa l'apporto di queste fonti
alla storia della lingua italiana (Serianni),
alle «suggestioni» e «osservazioni» che dalle
edizioni digitali potranno trarre lo «storico
della cultura e della letteratura» (Chiummo)
e quanti si occupano di «ricerca storica» (Mauro
Moretti). Gli altri saggi approfondiscono i
risultati di sondaggi eseguiti su quattro case-studies,
riguardanti personaggi e ambienti della società risorgimentale
e postunitaria: i Pianciani, madre e figlio
(Danilo Poggiogalli); la suora orsolina Maria
Leonarda, educatrice di ragazze della buona
società romana della Restaurazione (Gianluca
Biasci); alcuni «patrioti siciliani» (Lucia
Raffaelli); Amalia Flarer, moglie di Agostino
Depretis (Maria S. Rati). Le lettere sulle
quali si basano i casi di studio, riversate
nel Corpus Epistolare Ottocentesco Digitale
(CEOD), sono riprodotte con utili strumenti
di 'navigazione' testuale e contestuale nel
CD ROM allegato.
Lasciando a recensori
più competenti in
materia le trattazioni strettamente linguistiche,
qui è bene soffermarsi sui motivi di grande
interesse che il volume riserva a quanti
si occupano dello studio della società ottocentesca.
Gli scavi linguistici
suggeriscono di rimodulare categorie e
approcci in considerazione delle
tante specificità del "medium lettera". Tramite
di comunicazione tra due o più individui
uniti da affetti, interessi, solidarietà di
vario tipo, la lettera va considerata una
tipologia testuale a se stante, per le soluzioni
espressive a cui dà luogo, per l'uso peculiare
della lingua rispetto ad altre scritture
esclusivamente pubbliche o esclusivamente
private, per le strategie individuali attraverso
cui vi si possono intrecciare ordini di discorsi
e registri comunicativi. Allargando la prospettiva
a una storia sociale ampiamente intesa, la
lettera si configura preziosa chiave d'accesso
per lo studio dei confini tra pubblico e
privato, per comprendere l'evoluzione di
rapporti e atteggiamenti, per "misurare" la
percezione che gli scriventi avevano di sé,
del corrispondente e in generale della contemporaneità.
Chiave d'accesso che, in ambito storiografico, è stata
pienamente valorizzata in particolare dalla
storia delle donne, dei rapporti di genere
e della famiglia, come dimostrano i volumi
curati da Betri-Maldini (Dolce dono graditissimo,
2000) e da Guidi (Scritture femminili
e storia, 2004).
Nel saggio su Epistolari on line e ricerca
storica (pp. 81-92), Moretti si sofferma
proprio sulle strategie di utilizzo degli
epistolari indicate per chi compia (anche)
attraverso essi una qualunque ricerca.
Premesso che le edizioni dovranno essere
corredate da un numero non "soffocante" di
marcatori e indicizzazioni decisi a
priori - per non inibire il percorso
dei ricercatori e non dare l'illusione
di letture "definitive" -, si riferisce
di alcuni sondaggi tra i testi del CEOD.
Ricerche di lemmi che, in pochi istanti,
forniscono notizie importanti su temi cari
alla storiografia attuale. Ad es., veniamo
a sapere che Amalia Depretis è stata mediatrice
competente della letteratura straniera
nell'Italia post-risorgimentale, e che
ha dato un contributo notevole benché "invisibile" alla
sprovincializzazione della cultura nazionale.
Oppure, cogliamo inattese sfumature delle
aspettative che certi patrioti siciliani
avevano, a ridosso dell'unificazione, verso
il Piemonte sabaudo e verso Cavour (poco
nominato, anzi assente in un ipotetico
indice dei nomi perché identificato con
l'espressione "il Conte").
Questi e altri esempi
che possono emergere dall'utilizzo del CD-ROM, ci portano a due
considerazioni conclusive. In primo luogo, è auspicabile
che il confronto e la collaborazione tra
storici e linguisti portino a una comprensione
a tutto tondo del genere epistolare, che
ne valorizzi le specificità testuali ma anche
la funzione di filtro - originalissimo, perché sempre
mediato dalla soggettività - del contesto
storico. D'altra parte, sembra chiaro che
ogni disciplina e ambito di ricerca dovrà svolgere
una lettura autonoma dei testi, sottoponendoli
ai propri questionari senza accontentarsi
delle piste, marcature, indicizzazioni approntate
per rispondere ad altre domande, o per garantire
ad ogni testimonianza epistolare una generalizzata
intellegibilità. |