Stefania Gondolini
Norbert
Frei, Carriere. Le élite
di Hitler dopo il 1945, Torino, Bollati
Boringhieri, 2003, pp. 297 |
Nel 2002 Norbert Frei, professore di storia
moderna e contemporanea alla Ruhr-Universität
di Bochum, fu il consulente scientifico di
un documentario televisivo sulle élites
funzionali tedesche (medici, giuristi, imprenditori,
giornalisti ed ufficiali dell’esercito)
che avevano contribuito con le loro capacità,
il loro talento e le loro competenze all’ascesa
del regime nazista e che fecero carriera
dopo di esso. Secondo l’autore, furono
infatti le élites funzionali del periodo
hitleriano che attuarono in misura decisiva
il «Progetto Repubblica Federale» fino
agli anni Settanta inoltrati. Per una rapida
stabilizzazione politica i nuovi governanti
della Germania Federale avevano puntato sull’amnistia
e sull’integrazione, liberando i criminali
di guerra, amnistiando numerosi nazisti e
soprattutto garantendo, con le leggi del
1949 e del 1954, la riabilitazione e il “reinserimento” di
molti funzionari statali licenziati durante
la prima fase del processo di denazificazione,
assicurandosi in tal modo la loro fedeltà.
Nel 1945 molti di coloro che avevano ricoperto
incarichi di rilievo avevano infatti dovuto
rendere conto, nei processi allestiti dagli
alleati, delle loro responsabilità e
connivenze in relazione ai crimini commessi
durante il nazismo. Ciononostante, un numero
consistente tra gli appartenenti alle élites
funzionali ebbe una seconda opportunità,
soprattutto nella Repubblica Federale; questo
avvenne in misura minore nella RDT, dove,
al contrario, durante la guerra fredda vennero
divulgati documenti che inchiodavano al loro
passato molti membri delle élites
vecchie e nuove.
L’unica componente delle classi dirigenti
tedesche che non ebbe nessun futuro dopo
il 1945 fu quella politica, colpita dai processi
alleati, dai suicidi e dall’epurazione,
mentre così non fu per le altre élites
funzionali dell’ex regime. I rappresentanti
dei medici, ad esempio, continuarono ad operare
con successo anche durante la denazificazione,
ottenendo che - fino ai procedimenti del
1946 - il divieto di esercitare la professione
venisse emesso solo nel caso di accuse di
gravità superiore alla semplice appartenenza
alla NSDAP. In sostanza, la categoria medica
delegò le proprie responsabilità ad
un esiguo numero di medici criminali, ignorando
l’esistenza dell’apparato che
aveva permesso quei crimini.
Tuttavia, come sottolinea Frei, in nessun
settore il dilemma tra l’imperativo
dell’epurazione politica e quello di
una rapida normalizzazione fu più netto
che in campo economico, dove la continuità venne
ripristinata assai rapidamente e in misura
ampia. La continuità nelle istituzioni
economiche non si limitò infatti ai
casi di imprenditori compromessi, ma anche
a quelli di diversi nazisti “convinti” i
quali, non potendo riprendere la loro carriera
in ambito politico o amministrativo, vennero
reimpiegati in aziende ed imprese private
e pubbliche. Se l’economia fu l’ambito
nel quale la continuità venne ripristinata
più velocemente, nel caso dei militari
il processo fu, all’opposto, il più lungo:
in questo caso i rappresentanti dei vertici
militari superstiti furono duramente puniti
a Norimberga, ma la Wehrmacht evitò una
condanna per motivi giuridici di ordine pratico,
fattore che contribuì a diffondere
nell’opinione pubblica la convinzione
di un suo utilizzo indebito e di una sua
fondamentale “innocenza”. Ancora
più gravido di conseguenze per l’ordine
normativo e per la morale politica della
nascente democrazia doveva rivelarsi il processo
che portò alla risoluzione del nodo
relativo alla Giustizia, processo già ampiamente
concluso prima della fondazione della Repubblica
Federale: già nel 1946 molti giuristi
nazisti erano infatti rientrati in possesso
della loro carica. Tuttavia, se nelle zone
occidentali già verso la fine del
periodo dell’occupazione la stragrande
maggioranza del vecchio personale giudiziario
era di nuovo in carica, nella zona orientale
invece, tramite i “giudici popolari”,
formati da corsi accelerati, aveva avuto
luogo un ricambio delle élite pressoché completo
per questo settore. Un’ultima considerazione
riguarda i rappresentanti della stampa: in
un primo tempo i responsabili dell’epurazione
operarono nei loro confronti una accurata
selezione, ma una volta concluso questo processo,
chi aveva svolto una “semplice” attività giornalistica
non dovette rispondere ai tribunali per la
denazificazione, né temere di vedersi
proibire la professione. Di conseguenza,
dal 1946-47 la stragrande maggioranza dei
giornalisti tedeschi poté tornare
al lavoro.
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