Ilaria Hoppe
Patrizia
Castelli, L'estetica del Rinascimento,
Bologna, Il Mulino, 2005, pp.262
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La collana, ormai quasi completa,
del Lessico dell’estetica
curata da Remo Bodei per la casa editrice
Il Mulino espone, in edizioni tascabili
economiche, un panorama dell’estetica
molto più informativo di quanto solitamente
non faccia un normale dizionario. Il lessico
è costituito, infatti, da tre sezioni
che introducono alle varie discipline artistiche
e alla storia dell’estetica, dall’antichità
fino al Novecento, attraverso singoli volumi
per parole-chiave, nel caso in esame di
particolare interesse ‘architettura’
e ‘cinema’. Non solo la considerazione
delle diverse discipline artistiche, ma
anche l’elenco degli autori di vari
indirizzi scientifici evidenzia l’approccio
interdisciplinare dell’impresa che
porta oltre i confini della filosofia in
senso stretto. Questo vale anche per il
volume in questione di Patrizia Castelli,
la quale come storica dell’arte introduce
all’estetica del Rinascimento o, se
si vuol essere più precisi, alla
teoria artistica e alla teoria della bellezza
dell’epoca, dato che la disciplina
si distinse come discorso filosofico autonomo
solo nel Settecento.
Il volume è suddiviso in due parti.
La prima offre una visione generale dei
principi estetici del Rinascimento, approfondendo
quelli di maggior rilievo nelle discussioni
tra l’inizio del Quattrocento e la
fine del Cinquecento, come i concetti della
mímesis e dell’ékphrasis,
la loro storia antica e la ricezione rinascimentale.
La seconda parte del volume segue diversi
sentieri estetici che sembrano
dirigersi al di fuori della disciplina classica,
come le rappresentazioni e le semantiche
delle rovine e del paesaggio, del linguaggio
e della grafica, del comportamento o dell'estetica
del male, come i mostri, tradotte dall'antichità.
L’attenzione dedicata dalle voci coeve
a questi aspetti evidenzia come tutti –
e certamente se ne potrebbero aggiungere
altri, come si deduce dal prologo che descrive
un accampamento militare di Enea Silvio
Piccolomini – confluivano nel discorso
sulla bellezza nel Rinascimento. Ogni tema
è presentato con riferimento agli
autori più importanti del tempo,
alla tradizione antica e agli sviluppi medievali,
non a discapito però dello stile
sintetico e discorsivo che caratterizza
tutto il testo. Il volume è corredato
inoltre da annotazioni, da una bibliografia
e da un indice analitico, che forniscono
nel loro insieme non solo indicazioni riguardanti
le fonti originali e la letteratura secondaria
rilevante, ma anche cenni ai dibattiti correnti
in materia. La presentazione sintetica del
tema e dei vari concetti costituisce un’utile
introduzione alle fonti, alle discussioni
dell’epoca e a quelle contemporanee.
Il volume offre così possibilità
di rapida informazione ed ausilio per ricerche
più approfondite.
L’ampio approccio interdisciplinare,
abbracciando fenomeni culturali in senso
lato, è quanto mai appropriato specialmente
per il periodo rinascimentale nel quale
i diversi autori non solo provenivano da
formazioni diverse – anche artisti
come Leonardo da Vinci aprirono nuovi orizzonti
teorici – ma ambivano ad una cultura
universale, quella dell’Umanesimo,
a cui era estranea la differenziazione delle
discipline moderne. Di tale cultura parlano
le varie fonti raccolte dall’autrice
che, per inquadrare questo fenomeno intellettuale,
non si è limitata a consultare la
trattatistica del tempo, ma cita lettere,
poesie, descrizioni di viaggi od opere d’arte
che “denunciano quel rapporto costante
che esiste tra l’arte nella sua espressione
concreta e i molteplici aspetti della bellezza
all’interno dell’attività
intellettuale” (p. 11).
Forse i primi ad illustrare questo rapporto
nelle scienze moderne tra storia dell’arte,
filosofia ed altre discipline ancora, sono
stati gli studiosi della cosiddetta scuola
di Warburg. I loro studi costituiscono tuttora
il riferimento fondamentale per l’argomento
come si deduce dalle annotazioni del testo.
Lo scambio tra Panofsky e Cassirer, le ricerche
di Saxl, Gombrich ed altri contribuirono
ad affermare la pratica delle Kulturwissenschaften.
Essi analizzarono le varie connessioni tra
arte e bellezza ampliando la nostra concezione
del Rinascimento italiano e della sua cultura
umanistica. Utili sono, in questo senso,
i brevi accenni di Castelli alle opere d’arte
che presentano una traduzione pratica delle
teorie del tempo o, viceversa, hanno costituito
il punto di partenza per le riflessioni
successive. L’attenzione dell’autrice
si rivolge, inoltre, sul primo fulcro di
queste attività, ovvero Firenze dove
lo scambio tra teorici ed artisti si rese
nel Quattrocento più prolifico e
vivo che altrove, grazie ai circoli di conversazione
e alle accademie, che la famiglia dei Medici
contribuì a promuovere. Da questo
punto di vista, il volume di Patrizia Castelli
è molto utile agli storici della
cultura della prima età moderna,
soprattutto per la capacità di infrangere
i confini disciplinari.
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