Fabio Lelli
Dirk Kaesler, Max
Weber, Bologna, Il Mulino,
2004, pp. 318 |
L’importante guida di Kaesler alla
vita e alle opere di Max Weber si segnala
innanzitutto per la sua accuratezza e il
suo livello di dettaglio. Dopo un non avaro
capitolo sulla vita dello studioso, Kaesler
si sofferma su tutte le sue opere, esponendo
di ogni lavoro gli intenti, il contenuto
e la struttura argomentativa. Gran parte
dei capitoli sono dedicati a questa minuziosa
esposizione che può talvolta risultare
pedante, ma che ben si integra con l’intento
primario dell’autore.
Non si tratta qui, come ben chiarito nella
Prefazione, di ripresentare l’immagine
convenzionale e distorta di un Weber come
principalmente metodologo delle scienze umane.
Non è possibile infatti separare nel
suo scrupoloso lavoro il contenuto dal metodo,
tanto che egli stesso non si dedicò mai
a lavori unicamente ed espressamente metodologici.
Solo all’interno dei suoi studi empirici,
che hanno anche contribuito ad inserire strumenti
come i questionari, il campionamento e i
calcoli statistici nella ricerca sociologica,
si sono sviluppati e sono stati trattati
i concetti più celebri della sua metodologia
quali il «comprendere» e il «tipo
ideale».
Non per questo vengono minimizzati i rapporti
di Weber con il dibattito filosofico-epistemologico
che in quegli anni aveva protagonisti come
Simmel, Dilthey, Neurath, Windelband e Rickert.
In tal modo il testo di Kaesler non cade
in nessuna semplificazione e riesce invece
a sottolineare le ambiguità, i mutamenti
e l’interna dialettica della riflessione
di Weber.
Questo approccio rende il confronto con le
analisi storiche compiute dal grande sociologo
molto più sereno. Si tratta di un
aspetto che a Kaesler sta molto a cuore chiarire.
Weber non assegna al suo apparato concettuale
una qualche «essenza storica»,
non pensa, ad esempio, di cogliere attraverso
i «tipi ideali» il reale andamento
della storia al di là dei suoi «accidenti»,
come in una lettura forzatamente hegeliana,
ma è invece ben conscio del loro ruolo
puramente euristico.
È
alla luce di questa considerazione che va
intesa anche la sua sociologia «comprendente».
Alla base della società e dei suoi
mutamenti c’è sempre il singolo
con le sue azioni e il senso che attribuisce
loro. Lo studioso deve adottare anche il «tipo
ideale» della condotta puramente razionale
per comprendere il senso delle azioni sociali
dei singoli e poi dei gruppi, ma ciò non
significa relegare in secondo piano tutti
gli aspetti non razionali della condotta
umana, che invece giocano un ruolo assolutamente
essenziale. Tuttavia, allo stesso tempo,
riconoscere l’importanza di questi
ultimi non deve portare a rifiutare ogni
possibile schema interpretativo, rinunciando
quindi ad un approccio scientifico allo studio
della società: «Weber vuole
soprattutto correggere quegli storici che
pensano che la varietà e il costante
mutamento degli oggetti storici non permettano
di adoperare concetti stabili e precisi.
Proprio perché condivide la visione
della realtà come “caos” disordinato
[privo di una banale e dogmatica “filosofia
della storia”], sostiene con vigore
ancora maggiore la richiesta di concetti “precisi”».
In conclusione, il testo di Kaesler è un’ottima
ed equilibrata introduzione alla figura di
Weber. In appendice è presente anche
un’accurata bibliografia delle opere
del sociologo, che riporta anche la traduzione
italiana ove presente. Si sente tuttavia
la mancanza di un indice degli argomenti,
estremamente utile ad un testo come questo,
costruito sulla cronologia delle opere.
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