Karin Pallaver
Jeremy Prestholdt, Domesticating the World. African Consumerism and the Genealogies of Globalization, Berkeley and Los Angeles,University of California Press, 2008, pp. 273

L’analisi storica del processo di globalizzazione ha, troppo spesso, sottovalutato il concetto di mutualità implicito negli scambi economici e culturali tra diverse aree del mondo, in particolare in riferimento a realtà storiche considerate marginali, come l’Africa. Attraverso l’analisi del caso dell’Africa orientale, Domesticating the World ha lo scopo di rivisitare il concetto di globalizzazione, contestando l’idea di un processo che dal centro, ovvero l’Europa, si è esteso alla periferia, ossia il continente africano. Per farlo prende in considerazione l’importanza della domanda dei consumatori africani nel plasmare processi di interazione globale, nel corso di un secolo, il XIX, durante il quale l’affermarsi in Europa della distinzione tra moderno e non, ha posto in ombra, dal punto di vista dell’analisi storica, il ruolo dell’iniziativa di popolazioni considerate non moderne e quindi marginali. C’è un interrogativo al quale non è ancora stata data una risposta esaustiva: cosa cercavano gli africani negli scambi commerciali precoloniali? Se gli schiavi e le altre merci africane venivano acquistati con prodotti europei ed americani, diviene fondamentale chiedersi perché le merci di importazione erano così importanti per gli africani, non limitandosi all’aspetto economico, ma prestando attenzione anche al valore sociale e culturale che questi prodotti acquisivano una volta importati.
Nel primo capitolo il consumo di merci inglesi da parte degli abitanti di Mutsamudu, Isole Comore, viene individuato come un richiamo all’affinità e quindi un modo per gli abitanti locali di influenzare la percezione che gli inglesi potevano avere del luogo e della sua gente; un esempio, per l’a., di come nell’ambito delle relazioni globali la parte più debole tenti di influenzare quella più potente attraverso la rappresentazione del se che deriva dalle merci di consumo. In The Social Logics of Need, l’a. propone un’analisi delle logiche sociali che stanno alla base dello sviluppo della domanda dei consumatori, attraverso lo studio del caso di Mombasa ove, a metà ’800, la rappresentazione pubblica del se avveniva anche tramite l’acquisizione di certi tipi di merci, in particolare di provenienza straniera. Nel terzo capitolo viene evidenziato il ruolo dei consumatori africani nel plasmare lo sviluppo e la produzione delle industrie tessili di Salem, in Massachussets, e Bombay, in India. In Cosmopolitanism and Cultural Domestication, l’a. ci propone un’analisi di come le merci importate a Zanzibar assumessero un significato al di là dell’uso quotidiano che ne veniva fatto, divenendo simboli per dimostrare il proprio legame con l’«altrove». Symbolic Subjection and Social Rebirth evidenzia come gli schiavi a Zanzibar venissero usati dai propri padroni come simbolo di potere e status, ma anche come gli schiavi stessi  adottassero diverse strategie per proiettare immagini di sé nell’ambito dei ristretti spazi dell’assoggettamento. In Picturesque Contradictions, infine, vediamo come l’interpretazione che gli europei davano degli africani attraverso l’osservazione della loro vita materiale e dell’utilizzo che facevano delle merci importate contribuì a creare quel bagaglio di informazioni e preconcetti con il quale gli europei giunsero in Africa per colonizzarla.
Quello che l’a., con un linguaggio molto incisivo e dovizia di particolari, vuole dimostrare è che il mondo globalizzato di oggi ha una miriade di antecedenti nella storia, dai quali emergono rapporti caratterizzati anche dalla reciprocità e non solo dall’assoggettamento. Un lavoro che indubbiamente immette linfa vitale negli studi africanisti, dandoci una visione dell’Africa come parte costituente del processo di globalizzazione nel periodo precedente all’era coloniale, durante il quale gli africani determinano, anche se ancora per poco, i loro termini di partecipazione all’economia mondo.

 
 
Data di pubblicazione
2 dicembre 2008

Università degli Studi di Bologna e ArchetipoLibri
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