Elena Rambaldi
Paolo
Bertella Farnetti, Gli Stati Uniti
e l’Unità europea
1940-1950. Percorsi di un’idea, Milano,
Franco Angeli, 2004, pp. 304 |
In questo volume Paolo Bertella
Farnetti affronta il tema del processo di
integrazione
europea esaminando parallelamente il percorso
che vide gli Stati Uniti abbandonare il tradizionale
isolazionismo per farsi promotori di quella
che per loro fu un’importantissima
svolta politica. Con l’intensificarsi
della guerra fredda, infatti, i responsabili
del Dipartimento di Stato americano cominciarono
a preoccuparsi in primo luogo di costruire
un’Europa occidentale economicamente,
politicamente e socialmente solida, in grado
di contrapporsi efficacemente ai sovietici.
Da questa svolta, come sottolinea puntualmente
l’autore, nacquero le direttive principali
della politica americana in Europa negli
anni ’40-50: il Piano Marshall, nonché tutta
una serie di interventi da parte di personaggi
di primo piano del panorama politico statunitense
(come Kennan, Fullbright, John Foster Dulles)
tesi a fare sì che i governi europei
si organizzassero secondo il modello federale
USA, tanto che ad un certo punto sembrò che
l’idea di federazione europea fosse
divenuta più cara agli Stati Uniti
che alla stessa Europa. Da qui arrivò anche
la spinta che portò Schumann ad ideare
il piano originatore della CECA, primo passo
concreto verso la realizzazione di una federazione
europea. Grande merito va all’autore
per avere saputo individuare attraverso gli
archivi di alcuni “padri fondatori” dell’Unione
le tappe fondamentali del percorso storico
esaminato e, soprattutto, per avere sottolineato
a dovere il ruolo cruciale - in gran parte
dimenticato o comunque sottovalutato - del
lavoro pionieristico svolto da Richard Coudenhove-Kalergi,
fondatore del movimento federalista di Paneuropa.
Il conte Coudenhove-Kalergi, personaggio
decisamente cosmopolita, figlio di un diplomatico
dell’ex impero austro ungarico, sin
dalla fine della Grande Guerra aveva deciso
di dedicare tutta la sua vita alla creazione
degli «Stati Uniti d’Europa»;
qualche anno più tardi pubblicò a
Vienna un saggio [Paneuropa, 1923] dove esprimeva
le linee fondamentali del suo pensiero. Pur
essendo allora il suo un progetto sostanzialmente
utopico, il conte ebbe il merito di perseguire
i suoi intenti con grande determinazione,
riuscendo da un lato ad interessare alle
sue idee alcuni fra i più importanti
personaggi politici del periodo fra cui,
uno su tutti, Winston Churchill (il quale
ebbe con lui una fitta corrispondenza e in
più occasioni lo sostenne pubblicamente:
ad esempio, con il discorso radiofonico tenuto
dal premier inglese durante il Congresso
di Paneuropa di New York, svoltosi in pieno
conflitto mondiale); d’altro lato,
si premurò - tramite frequenti viaggi
negli Stati Uniti - di “evangelizzare” gli
americani per convincerli a diventare i “campioni” del
federalismo europeo, attraverso una attività frenetica
fatta di conferenze, convegni ed incontri
con personaggi della politica e della cultura
statunitensi, che tuttavia comincerà a
dare i suoi frutti soltanto dopo la fine
della seconda guerra mondiale. L’eredità di
pensiero del conte non sarebbe andata perduta,
ma la figura di Kalergi, come ha notato l’autore,
venne eclissata da altri, nonostante egli
sia stato il primo a ricevere il Premio «Carlomagno» per
il suo impegno nel promuovere l’unità europea
ed appartenga senza dubbio di diritto alla
schiera dei “padri” spirituali
dell’Europa attuale.
|