Silvia Sebastiani
Vincenzo Ferrone, La società giusta
ed equa. Repubblicanesimo e diritti dell'uomo
in Gaetano Filangieri, Roma-Bari, Laterza,
2003, pp. 368
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«Che cosa significa la politica
per gli uomini del tardo Illuminismo?» Se
ne ha una concezione autonoma? Esistono pratiche,
rappresentazioni e discorsi specifici di
essa, che la distinguano dalle pratiche,
rappresentazioni e discorsi dell'epoca rivoluzionaria?
Che peso ha in Italia il linguaggio dei "diritti
dell'uomo", nel periodo che va dalla Rivoluzione
americana alla Rivoluzione francese? Qual è il
contributo dell'Illuminismo italiano all'Illuminismo
europeo?
A queste
domande cruciali per la nascita della modernità cerca
di dare risposta La società giusta ed
equa,
che si apre con una premessa significativamente
volta a riscoprire «le radici illuministiche
della cultura democratica e repubblicana
dell'Italia contemporanea». In questo senso,
Vincenzo Ferrone riprende e sviluppa i motivi
ideali che avevano ispirato la Postfazione a L'Illuminismo.
Dizionario storico (Bari, Laterza, 1997),
da lui curato insieme a Daniel Roche, dove
i Lumi emergevano come un «complesso sistema
culturale» in rottura con il passato. Nella
difesa del «progetto illuminista», l'ingiunzione
kantiana del sapere aude viene nuovamente
proposta quale mezzo indispensabile a ripensare «criticamente
e coraggiosamente il presente», contro il
nichilismo post-moderno e contro ogni forma
di fondamentalismo, religioso o politico.
Rielaborando e reinterpretando,
in termini nuovi e talvolta divergenti, temi
che ha affrontato quindici anni fa ne I
profeti dell'Illuminismo (Bari, Laterza,
1989), Ferrone costruisce l'argomentazione
della Società giusta ed equa su concetti
forti e parole chiave, quali il «linguaggio
dei diritti», il «repubblicanesimo», il «costituzionalismo».
Al centro della narrazione e suo filo conduttore è la Scienza
della Legislazione di Gaetano Filangieri
(1780-87), opera fondamentale dei Lumi italiani
che porta «il giusnaturalismo europeo al
suo massimo grado di sviluppo teorico» (p.
VII), e ha oggi finalmente la sua edizione
critica, diretta dallo stesso Ferrone (La
scienza della legislazione, voll. 7,
Centro di studi sull'Illuminismo europeo "G.
Stiffoni", Venezia, 2003-04).
Esplicito bersaglio polemico
della Società giusta ed equa è la
tradizione storiografica di derivazione crociana,
che ha condannato i patrioti napoletani al
ruolo di semplici «comparse», a personaggi
marginali per l'«identità storica italiana»: «grandi
idealisti e cattivi politici», secondo la
fortunata ma fuorviante espressione dello
stesso Croce. Al contrario, i caratteri originali
del tardo Illuminismo italiano ed europeo
prendono forma nella nuova "scienza" filangieriana,
e si propongono come una via alternativa
(e ora anche vincente) alla modernità, rispetto
a quella rappresentata dall'esito rivoluzionario
del 1789. Spezzato il legame tra idee dei
Lumi e Rivoluzione in Francia, a emergere
sono, piuttosto, il linguaggio dei diritti
e l'esperienza della Rivoluzione in America.
Non a caso, nella trama narrativa di Ferrone,
Filangieri è contrapposto a Francescantonio
Grimaldi, nemico dichiarato del nascente
mondo americano e teorico dell'«ineguaglianza».
La società giusta
ed equa presenta
una struttura bipartita. Nella prima sezione
i temi principali dell'opera filangieriana
sono analizzati e riportati, secondo le priorità della
storia culturale, al contesto massonico,
e quindi alla dimensione in cui si articola
la sfera pubblica napoletana. Movendo dalla
critica al regime feudale, arbitrario e anti-economico,
e dal rifiuto della polarizzazione delle
ricchezze nelle mani di pochi, si mostra
come La Scienza della Legislazione delinei
una nuova politica "morale" ex parte civium,
che prende a modello il diritto della Roma
repubblicana, e si oppone tanto al costituzionalismo
cetuale di Montesquieu, quanto al repubblicanesimo
classico di Rousseau. La seconda sezione
si focalizza, invece, sulla fortuna di Filangieri,
sulla sua influenza, sul progetto costituzionale
di Mario Pagano e sulla tradizione democratica
europea di inizio Ottocento, attraverso le
critiche articolate di Vincenzo Cuoco e Benjamin
Constant. È questa - sottolinea Ferrone - «un'eredità difficile».
Il quadro
ideologico che sta dietro a tale interpretazione
dell'Illuminismo è riconosciuto
apertamente dall'autore, quando fa riferimento
alla frattura epocale rappresentata dalla
caduta del muro di Berlino. Ponendosi all'interno
di quel rinnovamento degli studi che, di
fronte al fallimento dello statalismo della 'vecchia
sinistra', ha riscoperto concetti come quello
di «società civile», Ferrone individua «accanto
al Settecento delle riforme, così caro a
Franco Venturi, un altro e non meno importante
Settecento dei diritti dell'uomo, del costituzionalismo,
del patriottismo repubblicano, della creazione
della sfera pubblica, delle pratiche culturali
e dei linguaggi della modernità. Un Settecento
che vide l'Illuminismo italiano direttamente
coinvolto nella nascita della coscienza democratica
europea» (pp. XIV-XV).
Ferrone
propone, così, una
lettura innovativa del sistema culturale
dei Lumi italiani, basata su una definizione
molto ampia dei concetti di repubblicanesimo
e costituzionalismo, che dovrà essere vagliata
e verificata negli studi futuri |