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Donne ed eredità genetica

Illustrazioni dell'articolo La donna depositaria dei caratteri della razza,  in "La difesa della Razza", a. II n. 4, 20 settembre 1938

Esamina l'immagine
1. Osservando le tre immagini, esamina quale semplice espediente grafico avrebbe dovuto dimostrare l'evidenza di un'ereditarietà genetica fra gli antichi romani e i moderni italiani.
2. Perché a tuo giudizio vennero scelte proprio le donne per illustrare il presunto legame genetico sostenuto dall'articolo?

Analisi iconografica
Per la propaganda del regime, dopo aver realizzato l'ardito collegamento tra l'ideale del disciplinato e virtuoso antico romano e il nuovo uomo fascista, il passo seguente fu trasformare questa connessione  “spirituale” e “culturale” in una discendenza genetica di tipo razziale.
Scienziati e intellettuali furono mobilitati per istituire e diffondere la concezione di una parentela biologica, la quale, come illustrano le immagini, sarebbe stata comprovata dalla “evidente”  somiglianza fisionomica fra i visi delle statue greco-romane e quelli delle donne italiane. La scelta di fotografie somiglianti alle statue e collegate ad esse da frecce o semplici accostamenti avrebbe dovuto fungere da immediata constatazione delle tesi contenute negli articoli pseudoscientifici.
L'utilizzo di figure femminili rispondeva al tentativo di dimostrare il collegamento razziale attraverso l'eredità genetica che la madre (definita “depositaria dei caratteri della razza”) trasmette ai figli.

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Introduzione

Letture di approfondimento
e bibliografia

Le immagini

1. La distinzione razziale
2. Razzismo e caratteri fisionomici
3. Romanità e "razza italica"
4. Donne ed eredità genetica
5. Romanità e antisemitismo
6. I meticci e l'ibridismo
7. Razzismo e violenza sessuale

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