Alessandro Cristofori
Informatica umanistica e obiettivi didattici

Il problema della definizione dell'Informatica umanistica come disciplina autonoma ha suscitato negli ultimi anni un vivace dibattito a livello internazionale, incentrato in particolare, come era ovvio, sull'individuazione del campo d'indagine e degli oggetti fondamentali d'interesse della nuova scienza, oltre che sull'individuazione delle sue specificità metodologiche, sui rapporti con le altre discipline umanistiche e sulle forme organizzative di cui l'Informatica umanistica dovrebbe dotarsi[1].

Sull'opportunità di dare all'Informatica umanistica uno statuto autonomo il consenso pare ormai acquisito, almeno tra la maggioranza di coloro che professano tali studi; altro problema è quello, tutto italiano, del settore scientifico disciplinare in cui inquadrare il personale docente che nell'Università si occupa di Informatica umanistica[2]. È tuttavia sui contenuti della disciplina che permangono ancora significative divergenze.

Tali divergenze peraltro trovano facile spiegazione, anche a prescindere dal fatto che la definizione di una nuova disciplina con statuto autonomo è sempre frutto di un processo storico, alla cui radice vi sono cause diverse e complesse[3]: in primo luogo dobbiamo ricordare che gli studiosi di Informatica umanistica, in particolare nel nostro paese, non nascono tali, ma arrivano ad esserlo partendo da formazioni assai diverse (studi di logica, filosofia, linguistica, letteratura classica o moderna, storia, etc.)[4]; il loro punto di approdo, dunque il concetto stesso di Informatica umanistica di cui sono portatori, non può non essere in qualche misura influenzato dai diversi percorsi che hanno compiuto.

In seconda istanza si deve riconoscere che l'Informatica umanistica è un settore dai contenuti in rapida evoluzione, in conseguenza della diffusione di nuove tecnologie e dell'aprirsi di nuove prospettive di applicazione di strumenti informatici e telematici alle materie umanistiche: basti pensare a come la prepotente affermazione della rete Internet da dieci anni a questa parte abbia mutato il volto delle applicazioni informatiche ai nostri studi, contribuendo tra l'altro ad avvicinare all'uso del computer molti umanisti in precedenza diffidenti, o al massimo indifferenti, nei confronti di queste macchine; l'introduzione dell'Extensible Markup Language (XML) in molti progetti di codifica dei testi potrebbe avere conseguenze altrettanto profonde, se non tanto clamorose. È chiaro che le diversità nella definizione dell'oggetto d'indagine dell'Informatica umanistica riflettono in parte differenze di sensibilità nei confronti delle nuove prospettive che si aprono nella disciplina.

In ragione di tali oscillazioni riguardo agli specifici contenuti dell'Informatica umanistica, a mio avviso non appare inutile ragionare sugli obiettivi di apprendimento generali ai quali la nuova disciplina dovrebbe puntare, in altre parole sulle conoscenze, le capacità e i comportamenti che riteniamo debbano aver acquisito gli studenti che escono con successo da un corso di Informatica umanistica. In ciò credo di essere confortato dal legame profondo che storicamente esiste tra la definizione di un nuovo settore disciplinare autonomo e il suo insegnamento: in fondo il termine disciplina viene dal latino disco, "apprendo", si può dunque affermare che una disciplina è anche e soprattutto un oggetto di apprendimento. La definizione di Geoffrey Rockwell, secondo il quale una disciplina nasce quando un settore di studi assume il controllo dei mezzi grazie ai quali può riprodursi, in particolare assume la capacità di produrre discepoli, studenti, mi pare a questo proposito di insuperata efficacia, anche se il suo linguaggio, evocante vecchie forme interpretative che si credevano ormai superate dalla storia, dispiacerà forse al Ministero dell'Istruzione e dell'Università[5].

È naturalmente necessario chiarire cosa si intende col termine generico di "corso" e distinguere con chiarezza gli obiettivi che si deve prefiggere un curriculum incentrato sull'Informatica umanistica, come le classi di laurea triennale e specialistica previste dall'attuale ordinamento dell'Università italiana, da quelli cui può mirare un modulo d'insegnamento in Informatica umanistica inserito in un diverso curriculum umanistico (studi storici, letterari, filosofici, archeologici, linguistici, relativi alla filologia classica o alle scienze dei beni culturali).

Il primo ovvio obiettivo che viene alla mente per un Corso di Laurea in Informatica umanistica è quello di formare persone in grado di far avanzare la ricerca nel settore disciplinare e un giorno, a loro volta, in grado di trasmetterne i contenuti e i metodi alle future generazioni, a meno che non si intenda lasciare ancora, come avviene oggi, la riflessione, la ricerca e la didattica dell'Informatica umanistica a studiosi che hanno una formazione di filosofi, storici, filologi e logici[6].

La creazione di una classe delle Lauree specialistiche in Informatica umanistica rappresenta indubbiamente un passo fondamentale per il raggiungimento di questo obiettivo, in particolare se il percorso formativo dei giovani studiosi che usciranno presto da tali corsi potrà completarsi in un dottorato di ricerca.

La tabella ministeriale relativa a questa classe delle Lauree specialistiche suggerisce altri obiettivi che è opportuno considerare con attenzione:

  • Possedere gli strumenti teorici e metodologici relativi al trattamento informatico dei testi, delle immagini e del suono nell'ambito delle attività di carattere umanistico.
  • Essere capaci di impostare e realizzare banche dati e sistemi di gestione negli ambiti specifici di competenza e di conoscere gli elementi della loro regolazione giuridica.
  • Essere in grado di utilizzare pienamente i principali strumenti della comunicazione telematica negli ambiti specifici di competenza.

Viene da osservare che la tabella insiste sugli aspetti teorici e metodologici solo per quanto concerne il trattamento informatico della documentazione (sebbene sia significativo che immagini e suoni siano ricordati sullo stesso piano dei testi), mentre per quanto concerne gli oggetti digitali e le forme della comunicazione telematica l'accento sembra essere posto soprattutto sugli aspetti pratici e strumentali. Questi ultimi ambiti richiedono tuttavia a mio parere altrettanta riflessione teorica e metodologica, soprattutto se si considera che gli obiettivi formativi qualificanti sopra enunciati dovrebbero soddisfare l'esigenza, esplicitata nella tabella stessa, di fornire laureati che "potranno esercitare funzioni di elevata responsabilità in attività connesse ai settori dei servizi e dell'industria culturale . (editoria elettronica specializzata, sistemazione e presentazione di beni culturali, attività culturali)". I laureati della classe specialistica, in sintesi, dovrebbero dunque assolvere alla delicata funzione di intermediari tra il nostro patrimonio culturale e un pubblico che non è necessariamente limitato agli specialisti, ma abbraccia anche le persone colte in genere.

Credo che ad ognuno possano venire alla mente esempi della mediocrità di molti CD-ROM o siti Internet dedicati al patrimonio culturale, una mediocrità che non nasce soltanto da difetti di conoscenza dei contenuti specifici, ma spesso anche da una mancata riflessione sulle implicazioni della comunicazione in formato digitale. Ciò invita a sottolineare la necessità di una solidissima preparazione teorica e metodologica di chi sarà chiamato ad esercitare un ruolo, che si vuole di "elevata responsabilità", in questo settore di importanza strategica.

Definiti gli obiettivi di apprendimento, diviene naturalmente necessario comprendere attrraverso quale strutturazione del corso di studio essi possano essere conseguiti nel modo più efficace ed appropriato. Il tema è tuttora oggetto di un dibattito serrato nel quale non vorrei addentrarmi; mi limito perciò a ricordare le due diverse prospettive che mi sembrano aprirsi per la Classe delle Lauree Specialistiche in Informatica per le Discipline Umanistiche: la prima, su di una solida competenza negli aspetti soprattutto teorici dell'Informatica, con particolare riguardo alle loro implicazioni per gli studi umanistici in genere, intende innestare la conoscenza approfondita di almeno uno dei diversi ambiti disciplinari caratterizzanti che rientrano nella sfera delle scienze umanistiche (aree delle Letterature moderne, delle Lingue e letterature classiche, Lingue moderne, Discipline storico-artistiche, Storia, Archeologia, Discipline della musica e dello spettacolo, Orientalistica)[7]. Una seconda possibilità, tenendo ferma la base delle competenze informatiche, è quella di sviluppare un più ampio spettro di conoscenze relative soprattutto alle metodologie delle diverse discipline umanistiche, piuttosto che ai loro contenuti[8].

La scelta tra le due diverse opzioni, entrambe le quali mi sembrano avere punti di forza a loro favore, credo dipenderà, oltre che da differenti impostazioni teoriche, anche dalle situazioni contingenti in cui i nuovi corsi specialistici si troveranno ad operare, soprattutto in ragione delle risorse umane e materiali a disposizione e delle competenze acquisite dagli studenti nei diversi corsi di studio triennali di provenienza. Del resto mi pare che l'esistenza di un'offerta formativa differenziata nei diversi Atenei italiani possa costituire un'opportunità più che un limite.

Altri devono essere gli obiettivi di apprendimento di un modulo di insegnamento di Informatica umanistica. È proprio su questo problema che vorrei soffermarmi nella seconda parte di questa breve riflessione.

La volontà di focalizzare particolarmente questo problema nasce anche dalla speranza che l'indebita invasione di campo da parte di chi non è un cultore degli studi di Informatica umanistica, ma uno storico dell'antichità che da una quindicina d'anni pesta senza troppi scrupoli la tastiera del suo Mac, possa essere giudicata con maggiore indulgenza. Ma non vi è solo questo: ritengo infatti che il problema del ruolo dell'Humanities Computing in altri corsi di studi sia ineludibile e di importanza strategica per l'affermazione stessa della disciplina. Nonostante sia previdibile ed auspicabile un buon successo dei neonati corsi di laurea specialistica in Informatica umanistica, credo sia ragionevole ritenere che il numero maggiore di studenti della disciplina verranno da altri percorsi di studi: l'esempio della Facoltà umanistica che meglio conosco, la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna, è forse illuminante. I corsi di laurea in Lettere, Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo, Filosofia, Scienze antropologiche, Storia, Storia, culture e civiltà orientali che afferiscono a quella Facoltà hanno infatti deciso di inserire nel loro piano di studi un insegnamento di Informatica per le scienze umane, con l'effetto di moltiplicare le potenziali cattedre della disciplina, un elemento di peso non trascurabile in prospettiva futura[9].

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Note

Questo contributo riprende, con alcuni adattamenti, la relazione presentata al convegno L'Informatica umanistica oggi: lo statuto e gli strumenti nella ricerca e nella didattica, tenutosi a Verona dal 28 febbraio al 1 marzo 2003.

[1] I temi del dibattito sopra esposti sono stati lucidamente individuati da G. Roncaglia, Informatica umanistica: le ragioni di una disciplina, "Intersezioni», 3 (dicembre 2002), pp. 353-376 partic. § 2; il medesimo contributo è disponibile anche in: "Merzweb", s.d., [visitato l'11 dicembre 2004].

[2] Cfr., tra i numerosi interventi su questo problema, D. Buzzetti, L'informatica umanistica come disciplina teorica, in: "Griselda on line", s.d. [visitato l'11 dicembre 2004].; F. Ciotti, L'informatica umanistica in Italia: luci e ombre, in: "Griselda on line", s.d., [visitato l'11 dicembre 2004] e soprattutto T. Orlandi, Proposta: Informatica applicata alle discipline umanistiche (ovvero: Informatica umanistica), ibid., s.d., [visitato l'11 dicembre 2004].

[3] Così giustamente J.C. Meister, "Think Big": Disziplinarität als wissenschaftstheoretische Benchmark der Computerphilologie, "Jahrbuch für Computerphilologie", 4 (2002), [visitato l'11 dicembre 2004].

[4] Cfr. T. Numerico, A. Vespignani (eds.), Informatica per le Scienze Umanistiche, Bologna, Il Mulino, 2003, pp. 10-11.

[5] G. Rockwell, Is Humanities Computing an Academic Discipline?, "Is Humanities Computing an Academic Discipline?", novembre 1999.

[6] Rischio a ragione evocato da D. Buzzetti, L'informatica umanistica come disciplina teorica, in: "Griselda on line", s.d.

[7] Era questa sostanzialmente l'impostazione della laurea specialistica in Informatica per le Scienze umanistiche dell'Università Ca' Foscari di Venezia, almeno nelle sue linee programmatiche, cf. P. Mastandrea, memorandum per il CUN , in: "Griselda on line", 3 giugno 2002, [visitato l'11 dicembre 2004]. Nella sua realizzazione, l'approccio sembra essere stato in qualche misura corretto, forse in ragione dell'eterogenea provenienza degli studenti, che possono accedere alla laurea specialistica da ben 22 corsi di laurea triennali, cf. Piani di studio e articolazione dei crediti, in: "Corso di Laurea Specialistica Informatica per le Discipline Umanistiche - Università degli Studi di Venezia", s.d., [visitato il 13 dicembre 2004]. Anche il corso di laurea specialistica in Informatica per le discipline umanistiche dell'Università di Firenze prevede che il laureato, oltre ad avere una solida formazione umanistica di base, possieda una competenza specifica in uno degli ambiti disciplinari dei saperi umanistici, obiettivo al quale è finalizzata l'articolazione del corso in 6 curricula: Linguistico-Letterario, Storico, Classico, Orientalistico, Archivistico, Storico-artistico-musicale, cfr. Università degli Studi di Firenze. Facoltà di Lettere e Filosofia. Laurea specialistica 24/s: Informatica per le discipline umanistiche, s.d., [visitato il 13 dicembre 2004].

[8] Questo mi pare essere l'orientamento del corso di laurea in Informatica per la comunicazione del patrimonio culturale dell'Università di Palermo, che comprende uno spettro piuttosto ampio di attività pertinenti ai settori scientifico-disciplinari delle letterature, delle filologie e delle arti (peraltro con esplicita esclusione dell'ambito antichistico). Il corso, inserito nelle attività della Facoltà di Scienze della Formazione, punta soprattutto a formare laureati in grado di valorizzare il patrimonio culturale attraverso l'impiego dei nuovi media; coerentemente il corso di laurea triennale che consente l'accesso alla laurea specialistica senza debiti formativi è stato individuato nella classe di Discipline della comunicazione, cfr. Università degli studi di Palermo. Facoltà di Scienze della Formazione. Corso di Laurea Specialistica "Informatica per la comunicazione del patrimonio culturale", 2003, [visitato il 13 dicembre 2004].

[9] Il quadro riflette il Manifesto degli studi. Lauree triennali per l'anno accademico 2004/2005. Nel corso di laurea in DAMS l'Informatica per le scienze umane è incluso nel curriculum Arte; nel corso di laurea in Storia l'insegnamento è invece presente con la denominazione di Informatica per le scienze storiche.


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