Carla Salvaterra
Nuovi
modelli di insegnamento universitario
|
In
che misura l'attività di ricerca condotta nelle diverse
università, i suoi contenuti, i suoi metodi,
sono visibili da parte degli studenti? In
che modo siamo in grado di far sì che la
natura scientifica degli studi di storia
fornisca un profilo professionale a livello
del primo ciclo di studi universitari? Quali
sono le competenze che lo studio scientifico
della storia offre a chi lo intraprende e
quali sono i metodi e i contenuti più adeguati
per garantirne il raggiungimento?
Molti
di questi quesiti, pur con le debite differenze,
sono
alla base delle riflessioni condotte su alcuni
aspetti introdotti nell'università italiana
dalla riforma del 1999 e più in generale
in Europa dal cosiddetto "processo di Bologna",
in particolare sulla compatibilità dei curricula
grazie a un sistema in tre cicli e all'adozione
del sistema di crediti didattici, sulla mobilità degli
studenti e dei laureati, sull'educazione
continua, sulla cooperazione europea per
l'assicurazione di qualità, e sull'attrattività dello
spazio dell'educazione superiore in Europea
e quindi sull'occupabilità dei laureati e
la relazione tra Università e mondo del lavoro.
Non
intendo qui soffermarmi sui diversi esiti
che i corsi
di laurea della classe in "scienze storiche" hanno
avuto in Italia, anche se non mi risulta
che esista un'analisi comparata su scala
generale: dopo i primi tentativi sorti all'avvio
della riforma non ci sono infatti state occasioni
di confronto e dibattito che portassero a
un'analisi estesa e a documenti comuni, così come
a un raffronto complessivo, se non limitatamente
alle singole consulte o coordinamenti di
specifici settori scientifico disciplinari.
Una
dimensione su cui è possibile confrontarsi con maggiore
disponibilità di documentazione è invece
l'esperienza di confronto a livello europeo.
Nell'ambito del
progetto Tuning educational structures
in Europe <University of Deusto, Bilbao
(Spain): www.relint.deusto.es/TuningProject/index.htm University
of Groningen (The Netherlands): www.let.rug.nl/TuningProject/index.htm> si è operato
infatti per la costruzione di un modello
utile alla verifica della compatibilità dei
curricula, il dialogo con il mondo del lavoro,
il confronto sulle metodologie didattiche.
All'interno della rete tematica Erasmus di
Storia CLIOHnet,
che ha collaborato in stretta sinergia con Tuning, si è inoltre
lavorato a progetti specifici per costruire
anche contenuti cioè materiali e moduli didattici
frutto del lavoro congiunto di storici provenienti
da tradizioni storiografiche, interessi,
specialità, contesti di organizzazione didattica
diversi.
Tali
moduli e materiali sono stati progettati
partendo
dal presupposto che il confronto tra le diversità possa
costituire un patrimonio prezioso di innovazione,
sia per trasmettere una conoscenza storica
critica e consapevole del ruolo che le urgenze,
le sensibilità, il contesto storico presente
hanno sullo studio del passato, sia per fornire
strumenti critici di lettura del presente
e rispetto dei punti di vista che hanno origine
da diversi contesti nazionali o culturali.
Il progetto Tuning si è svolto
in due fasi: la prima nel 2001-2002, la seconda
nel 2003-2004 ed ha coinvolto in una prima
fase sette aree disciplinari: economia, chimica,
matematica, fisica, scienze della formazione,
scienze della terra, storia, e, nella seconda
fase altre due aree, la prima, studi europei,
a carattere "interdisciplinare" e
la seconda, infermieristica, con sbocco professionale
regolato.
Il
progetto è stato
articolato su 5 linee, sulle quali hanno
lavorato parallelamente tutte le aree disciplinari,
all'interno delle quali erano rappresentate
una università per paese dell'Unione e per
la seconda fase, almeno una università tra
quelle dei paesi che hanno aderito all'Unione
dal 2004.
I gruppi di lavoro
hanno dunque prodotto:
1. Una consultazione
di laureati ed esponenti del mondo del lavoro
in tutta Europa riguardo al ruolo ed al significato
delle competenze generiche o trasversali ,
cioè delle abilità comuni ad ogni corso
di studio universitario e una analisi dei
risultati.
2. La identificazione
preliminare delle competenze specifiche in
sette aree disciplinari di studio (conoscenze
specifiche nel senso di "conoscenze teoriche
e capacità pratiche ed operative di applicare
quanto appreso").
3.
L'affinamento
dello European Credit Transfer System (ECTS)
in un sistema pan-europeo per l'accumulo
dei crediti, basato sui risultati di apprendimento.
4. Documenti
di analisi per ciascuna area disciplinare
della complessa relazione tra competenze,
sistemi di insegnamento, apprendimento e
valutazione dei risultati.
5.
Documenti di analisi preliminare dei sistemi
di assicurazione
della qualità nella didattica e proposte
di metodologie transnazionali per la costruzione
di sistemi didattici di qualità.
Il
progetto ha
mostrato che la 'sintonizzazione' delle
lauree in un sistema articolato in due cicli
(i curricula con lauree di primo e secondo
livello, per usare la terminologia italiana) è possibile
se i titoli accademici finali sono messi
a confronto in termini di obiettivi didattici
e competenze e sono sostenuti da un sistema
integrato a livello europeo di accumulo dei
crediti didattici, costruito sulla base del
sistema esistente di trasferimento dei crediti,
ovvero l'ECTS.
Si
presentano qui i principali risultati del
gruppo di
lavoro del settore disciplinare di storia,
confrontando alcuni temi con quelli elaborati
da altre aree disciplinari. Nel corso del
progetto è infatti risultato chiaro che il
confronto costante tra le diverse discipline
poteva essere altrettanto fruttuoso che quello
di tradizioni nazionali diverse all'interno
della stessa area. Il documento completo,
elaborato dal gruppo di lavoro, è pubblicato
nella relazione finale della I fase, ed è offerto
alle Università europee e a tutti coloro
che sono interessati alla formazione universitaria
degli "storici" come strumento
di dibattito e di riflessione.
Dividerò le
mie considerazioni in due ambiti, quello
del
confronto tra discipline e quella del dibattito
all'interno del gruppo di lavoro tra storici
di diversa formazione e attivi in vari contesti
universitari europei.
Confronto
trasversale tra discipline
Premetto
che il punto di partenza e il contesto
in cui
il progetto si è svolto sono senza dubbio
stati privilegiati e ne hanno determinato
in grande misura il successo, in quanto tutto
il processo è stato condotto in autonomia,
coordinato e guidato dalle Università, senza
l'imposizione di un obiettivo da raggiungere
da parte di forze esterne, cioè della Commissione
o delle autorità politiche nazionali o Europee.
Se
infatti l'evoluzione delle strutture universitarie è in
questa fase largamente determinata in Europa
a livello
governativo, talvolta con una opposizione
anche forte del mondo universitario, il progetto Tuning è stato
invece impostato in modo da fornire alle
università la possibilità di valutare fino
a che punto la convergenza fosse possibile,
auspicabile e soprattutto attraverso quali
strumenti si poteva immaginare una 'sintonizzazione'
decentrata, pensata e progettata dall'interno
delle singole discipline, attraverso una
larga consultazione con l'esterno.
Ci
si è dunque
chiesti se esiste o se è possibile pensare
a un metodo per definire in situazioni accademiche
profondamente diverse e in realtà sociali,
economiche e culturali lontane - Europee
in una prima fase, oggi già oltre l'Europa - un
profilo condivisibile di un laureato e professionista,
cioè ad esempio di definire negli stessi
termini chi è e che cosa fa un chimico, un matematico,
un geologo, un economista, uno storico.
Ci
si è anche
chiesti se il processo e le difficoltà nel
raggiungere la definizione di un profilo
professionale e soprattutto culturale sono
le stesse che si parli di matematica o di
storia, di economia o di geologia, discutendo
in un clima di profondo rispetto reciproco
e attenzione per i tratti originali e propri
di ciacuna area scientifica.
È immaginabile
definire un corpus comune e condiviso
di conoscenze, di metodi, di sensibilità che
sono ritenute unanimemente valide e pertinenti? È davvero
possibile raggiungere gli stessi fini insegnando
in modi diversi, apprendendo contenuti difformi?
E a quali condizioni può essere raggiunto
questo obiettivo?
Queste
domande rappresentano il punto di svolta
dell'evoluzione
dei sistemi universitari in Europa, perché sono
lo snodo in cui si gioca la sfida dell'Unione
Europea di conciliare diversità e compatibilità.
Affinché si possa realizzare uno spazio comune
dell'istruzione superiore in Europa che rispetti
autonomia e diversità è necessario che le
differenze rimangano nei contenuti e nei
metodi ma che convergano verso obiettivi
comuni, riconosciuti e condivisi universalmente.
In
un processo di tale genere sono certo potenti
le forze
centrifughe o quelle, al contario, normalizzanti,
sarebbe più immediato cioè leggere la realtà attraverso
la lente della propria esperienza di formazione
personale e la propria quotidiana pratica
didattica oppure, rispettivamente, costruire
un ideale modello astratto e semplificante.
La
via scelta è invece
stata quella di costruire un metodo di lettura
che tenga conto dei diversi punti di vista,
dia conto della complessità del reale e ne
valorizzi la ricchezza. Solo questa terza
via può infatti costruire per le università europee
uno strumento di comunicazione efficace tra
loro e con l'esterno, in una dialettica dinamica
aperta al dialogo con altri paesi e tradizioni.
Il
lavoro comune di gruppi appartenenti a
discipline differenti
ha consentito inoltre la costruzione di una
metodologia di lavoro trasversale alle discipline,
che ha permesso di affrontare lo stesso problema
secondo le esigenze di ambiti disciplinari
dissimili.
La definizione
di un core curriculum cioè un nucleo
curriculare comune, così come la considerazione
dei dati provenienti dalla consultazione
di datori di lavoro e laureati ha assunto
significati molto diversi nelle singole discipline:
ciascuno ha seguito un proprio metodo di
lavoro per confrontare contenuti di insegnamento,
competenze fornite, percezione esterna dell'importanza
degli obiettivi della formazione universitaria
e della loro realizzazione.
Ad
esempio per quanto riguarda le discipline
scientifiche,
come anche per l'economia, è stato possibile
definire con un buon accordo il numero o
la percentuale di crediti che devono essere
assegnati a singoli ambiti e legare in modo
preciso l'acquisizione di competenze e conoscenze
specifiche allo studio e all'apprendimento
di un particolare aspetto delle scienze esatte.
Per
la storia questo non è stato possibile né è stato ritenuto
opportuno. In particolare nel nostro settore è apparso
subito fondamentale piuttosto che la distribuzione
quantitativa dei contenuti l'aspetto della
relazione della storia con altre discipline
umanistiche.
Più specificamente
se dunque core curriculum può essere
inteso come riferito a quei risultati di
apprendimento nel campo della storia,
che gli studenti hanno raggiunto per ricevere
una laurea in storia, non è possibile prescindere
dal fatto che tale core curriculum è comunque
sempre in stretta relazione con altri settori
e che in alcuni paesi non esiste laurea in
storia se non affiancata a un'altra disciplina
con pari importanza.
Per
l'area disciplinare di storia è dunque ugualmente importante,
se non addirittura più importante una seconda
definizione di core curriculum: le
conoscenze di base, le abilità e le attitudini
critiche alle quali qualsiasi studente segua
un corso di storia dovrebbe poter accedere
e fare proprie. Questo dipende dal fatto
che la storia è molto spesso parte di una
formazione di carattere generale, può avere
un numero anche limitato di crediti, può riguardare
temi, epoche, ambiti diversi, ma ciò nonostante
conserva alcune caratteristiche fondamentali
che la caratterizzano come disciplina scientifica
che possono essere identificate e condivise.
Gli
elementi che sono stati identificati come
indispensabili
punti di riferimento di qualisiasi forma
di insegnamento della storia a livello universitario
e che dovrebbero trasmettere e sviluppare
una prospettiva storica sulla realtà sono
dunque i seguenti:
1.
Una visione critica del passato umano e
la comprensione
che il passato condiziona il nostro presente
e il futuro e la nostra percezione di entrambi.
2. La comprensione
e il rispetto di punti di vista determinati
da diversi background storici.
3. Un'idea generale
del quadro diacronico dei maggiori periodi
storici o degli eventi.
4.
Un contatto diretto con l'attività propria dello storico,
cioè il contatto con fonti originali e testi
prodotti dalla ricerca storiografica professionale,
sebbene in un contesto circoscritto.
Sulla
base di questi elementi sono dunque stati
costruiti i punti di riferimento più dettagliati
e sono stati definiti i livelli di raggiungimento
di conoscenze e abilità per il primo e il
secondo ciclo, secondo lo schema che è illustrato
nei due allegati alla relazione finale del
gruppo disciplinare di storia, pubblicata
nel volume Tuning Educational Structures
in Europe. Final Report. Pilot Project -
Phase 1, ed. J. González e R.Wagenaar,
University of Deusto - University of Groningen
2003[1].
Il
secondo aspetto significativo del lavoro
condotto in parallelo
tra diverse discipline è stata la relazione
con l'esterno: accanto alla definizione delle
competenze disciplinari specifiche, avvenuta
soprattutto attraverso il lavoro di confronto
dei diversi corsi di laurea e di una ampia
consultazione di docenti universitari di
tutti i paesi d'Europa, è stata anche svolta
una consultazione dei laureati e del mondo
del lavoro per comprendere quale sia la loro
percezione riguardo al profilo culturale,
alla professionalità, in particolare alle
abilità e capacità raggiunte e alla rispettiva
rilevanza nell'ambito lavorativo in cui i
laureati svolgono la propria attività.
Tale
consultazione, che è avvenuta in modo parallelo e sulla
base di una lista di competenze generiche
comune a tutte le discipline, ha mostrato
delle caratteristiche significative riguardo
alla impiegabilità e professionalità dei
laureati in storia. Tra tutte le discipline
considerate dal progetto la storia infatti è quella
in cui è maggiore la percentuale dei laureati
che svolgono attività non direttamente connesse
con il proprio curriculum universitario,
ma allo stesso tempo dimostrano un grado
di soddisfazione molto elevato per gli studi
compiuti. Questa correlazione, apparentemente
contraddittoria, è probabilmente dovuta anche
al fatto che molti laureati in storia continuano
a svolgere la professione iniziata durante
o prima di iscriversi all'università e che
dunque hanno intrapreso gli studi di storia
spinti da motivazioni diverse rispetto a
una prospettiva specifica di impiego. Tale
tendenza è peraltro confermata anche da studi
condotti a livello nazionale nell'ambito
delle indagini di Almalaurea.
Esiste
quindi una consistente richiesta di formazione
che
non è legata a profili professionali in senso
stretto e prospettive di impiego ma che è dettata
da una urgenza personale di più approfondita
comprensione critica della realtà, curiosità intellettuale,
sviluppo culturale, impegno civico, elementi
che valutazioni orientate a rispondere o
corrispondere alle necessità del sistema
socio-economico non sono ancora in grado
di considerare con la dovuta attenzione.
Si
tratta di un questione centrale legata
alla natura
stessa delle discipline umanistiche, per
le quali i criteri di produttività (quanti
laureati sono effettivamente impiegati e
svolgono un'attività legata ai propri studi),
oppure di valore economico (vi è infatti
la possibilità di considerare, tra gli altri
indicatori della qualità dei corsi di laurea,
il calcolo del reddito dei laureati a un
certo numero di anni dalla laurea), non sono
probabilmente tra i più corretti per la valutazione,
quanto ad esempio la considerazione congiunta
di impiegabilità e grado di soddisfazione
riguardo alle competenze acquisite.
Pare
infatti incongruo che, a fronte di un mercato
del
lavoro che richiede sempre di più figure
flessibili e pronte ad assumere ruoli diversi,
ci si rifaccia a modelli che rispondono alle
esigenze di un sistema economico statico
e alle istituzioni educative superiori si
chieda di disegnare curricula per profili
professionali e ruoli rigidamente definiti.
Da
questo punto di vista è quindi necessario rivendicare
la capacità propria della storia e le altre
scienze umane di fornire, grazie alle attività scientifiche
specifiche del loro campo, competenze utilizzabili
in vari ambiti lavorativi e soddisfazione
generale per la formazione ricevuta, considerando
tutte le dimensioni della qualità della vita
personale e sociale e non solo quella occupazionale.
Quest'ultima rappresenta infatti un ambito
rilevante degli obiettivi di formazione,
che non può tuttavia rimanere l'unico.
Gli
aspetti transdisciplinari hanno dunque
messo in luce diversi criteri
di cui tenere conto e differenti aspetti
da valorizzare nella costruzione di metodologie
di progettazione dei curricula, di confronto
tra corsi di laurea, di valutazione della
qualità, di creazione di obiettivi comuni
trans-nazionali per ciascuna disciplina.
Dibattito
all'interno del gruppo di lavoro tra storici
di diversa formazione
Ma
anche il dibattito tra i rappresentanti
delle 16 università europee
che hanno partecipato al progetto Tuning e
dei colleghi delle più di 70 Università della rete
CLIOHnet coinvolte
nel confronto, ha portato importanti elementi
alla comprensione delle prospettive di innovazione.
La
storia, come altre discipline umanistiche,
costituisce
essenzialmente una riflessione dell'uomo
su se stesso. Data questa natura, ne consegue
che nella riflessione storiografica il mutamento
di prospettiva, ove si guardi al di là dei
confini nazionali, nasce da una duplice diversità:
diversità certo dell'oggetto indagato, ma
diversità anche del soggetto, lo storico,
che la osserva.
Per
questo motivo il confronto delle diverse
strutture didattiche,
dei contenuti e delle metodologie è stato
particolarmente importante e fruttuoso. Per
le discipline storiche non è solo possibile
individuare obiettivi comuni da raggiungere
attraverso contenuti, metodologie e strutture
diverse, ma è anche essenziale che le ragioni
delle diversità siano comprese e condivise.
Una parte importante della mentalità e conoscenza
storica risiede infatti non solo negli strumenti
di analisi critica, ma anche nella capacità di
riconoscere che la storia non è tanto un corpus definito
di conoscenze acquisibili in modo incrementale,
quanto piuttosto una prospettiva e una pratica,
che ha essa stessa una sua storia, fatta
di selezione di temi, di eventi, di aree
di interesse, e che è determinata dal contesto
politico e culturale in cui è stata elaborata.
Di
qui è nata
l'esigenza di sviluppare, accanto a una piattaforma
condivisa di dialogo, come i punti di riferimento
comuni, l'analisi della relazione tra metodologie
didattiche e abilità trasversali e specifiche
disciplinari, anche materiali e moduli didattici
per favorire la comprensione, anche minima
della dimensione plurale della storia.
Attività integrate
della rete CLIOHnet
I
materiali e le attività suggerite si possono
trovare nel sito web di CLIOHnet,
alla voce CLIOH/CLIOH-DISS.
Qui sono a disposizione proposte di moduli "CORE",
cioè una sorta di nucleo minimo di conoscenza
della dimensione storica della realtà europea,
e proposte per moduli COMPASS, cioè di corsi
che offrano una conoscenza storica di base
a studenti che si apprestano a svolgere un
periodo di studio in un altro paese europeo.
Il sito è naturalmente aperto non solo per
attingere materiali e proposte, ma anche
per chi volesse proporre unità didattiche
realizzate secondo le linee guida consigliate
e utilizzando i materiali a disposizione
nel sito, in primis i testi in formato
PDF pubblicati nei nove volumi tematici,
frutto della attività svolta in corsi intensivi
con partecipazione di studenti e docenti
di varie università europee.
La rete CLIOHnet ha
inoltre progettato altre attività per sostenere
il processo di innovazione e di alleanza
tra la storia come disciplina scientifica,
la storia insegnata e più in generale la
diffusione di una mentalità storica criticamente
fondata nella società civile. Attraverso
eventi a livello nazionale, conferenze internazionali
di studenti, produzione di materiali e attraverso
la partecipazione a progetti in aree strategiche
come quella dell'insegnamento a distanza,
dell'allargamento della rete alla Russia,
alla Turchia, all'Asia centrale e al Mediterraneo,
dell'elaborazione di un progetto Tuning per
l'America Latina, la rete CLIOHnet intende
proseguire nell'opera di diffusione dei risultati
raggiunti e di consolidamento delle metodologie
sviluppate.
L'idea dell'alleanza
e della collaborazione tra ricerca e didattica
come potente strumento di innovazione ha
dato origine ad altri due progetti in cui
la Rete CLIOHnet sarà impegnata nel
corso del 2005. The
European Archipelago of Humanistic Thematic
Networks ha
lo scopo di costruire e consolidare le relazioni
tra discipline umanistiche. I coordinamenti
europei esistenti collaboreranno per la creazione
di una organizzazione delle reti tematiche
di ambito umanistico che dia fondamento concettuale
e visibilità alla rilevanza che le scienze
umane hanno nell'ambito della ricerca e della
formazione. Exogamie invece intende
coinvolgere più efficacemente gli studenti
nella progettazione stessa delle attività del
network; questo progetto inoltre punta ad
identificare le aree di conoscenza in cui
le università hanno accumulato una consolidata
tradizione di studi e un patrimonio di sapere
ed esperienza, di risorse e strutture alle
quali è talvolta difficile dare rilevanza
nella riformulazione dei curricula. Allo
stesso tempo, accanto all'identificazione
delle aree a rischio di indebolimento o scomparsa,
si prevede di rilevare quali sono, all'opposto,
i settori in cui la storiografia definisce
nuovi problemi, nuovi interessi, i campi
in cui emerge conoscenza innovativa, in modo
da favorirne il più possibile il riflesso
sulla didattica.
Per concludere
credo che sia utile richiamare tre punti
essenziali che ho cercato di sviluppare nella
relazione:
-
una maggiore trasparenza e una migliore
leggibilità dei
contenuti, degli obiettivi e delle metodologie
della didattica dei curricula universitari
può contribuire a mostrare la differenza
di prospettive nella ricerca e nell'insegnamento
della storia e accrescere la consapevolezza
del valore di tale differenza.
- è necessaria
una maggiore collaborazione tra le discipline
e in particolare tra le discipline umanistiche
nel contesto internazionale per dare forza
e visibilità al ruolo delle scienze umane
nella società - sia nell'ambito civile che
in quello economico e politico - e all'importanza
della ricerca scientifica in ambito umanistico.
-
l'attività di
collaborazione svolta all'interno della rete
tematica di storia ha dimostrato che il confronto
storiografico e la formazione critica scientifica
non sono funzionali soltanto alla creazione
di competenze e abilità da esercitare in
ruoli professionali, ma sono anche uno strumento
importante per costruire consapevolezza
e favorire, attraverso la comprensione profonda
delle tradizioni storiografiche, la coscienza
e l'esperienza di come si sono formate idee
e identità: tale confronto è quindi indispensabile
per creare le basi di un concetto di cittadinanza
fondato sul rispetto reciproco. Versione
stampabile
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