Dossier numero
2-2006
Nate all'interno della
riflessione sulla nascita dello Stato
moderno e debitrici in larga misura
di una concezione eurocentrica, che
assegnava al vecchio continente e
all'Occidente il compito di definire
i modelli di riferimento attraverso
i quali misurare e comprendere gli
'altri mondi', le categorie interpretative
articolate sull'asse spaziale centro-periferia
hanno costituito un fondamentale
strumento per lo sviluppo delle conoscenze
nel campo della storia e delle scienze
sociali
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Alfredo
Boscolo
Al
centro della nazione polacca.
Aspetti politico-simbolici della ricostruzione
di Varsavia dopo la seconda guerra mondiale
Nell’Europa devastata dalla seconda
guerra mondiale la ricostruzione di Varsavia
dovette confrontarsi con enormi difficoltà
tecniche, data la distruzione pressochè
totale di gran parte dell’edificato
urbano.
I concetti di centro
e periferia hanno assunto un'importanza
fondamentale nell'organizzazione del
sapere delle scienze umane e sociali.
Pur con declinazioni specifiche, l'utilizzo
dello schema binario centro-periferia
ha esercitato una funzione normativa
nella costruzione della conoscenza,
individuando degli assi privilegiati
di organizzazione delle esperienze
sociali, delle formazioni culturali,
degli interessi politici e del funzionamento
delle istituzioni. In questo schema
i centri avrebbero definito
degli standard tipologici in funzione
dei quali sono state analizzate esperienze
"residuali", "dissonanti", "eterogenee",
"delocalizzate" definite appunto periferie.
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A partire dagli anni
'60 del Novecento il binomio centro-periferia
è stato al centro del dibattito
nella storia delle istituzioni scientifiche
e nelle analisi dei sociologi della
scienza. In questo saggio si dà
una lettura della vicenda delle accademie
italiane, dall'età del riformismo
illuminato
al "riordino" operato dal
fascismo, attraverso i grandi snodi
rappresentati
dalla dominazione francese, dall'ascesa
della monarchia amministrativa,
dalla nascita e dall'evoluzione istituzionale
dello Stato unitario. |
Lo scorso 21 settembre
John
Robert McNeill ha tenuto a Bologna
una lezione magistrale sulla Storia
mondiale dell’ambiente dal 1900.
Svolta nell’ambito dell’iniziativa
“Storia e ambiente”, la
lezione era incentrata sul tema della
crisi ecologica innescata dall’inquinamento:
tema che McNeill aveva affrontato
in Something
new under the sun, il saggio
che gli è valso nel 2000 il
premio della World
History Association. |
La mancata elaborazione
al centro, lungo tutti gli anni del
conflitto, di un vero piano che, sia
a livello nazionale che locale, fornisse
indicazioni chiare nella gestione
di un fenomeno che il regime fascista
sapeva essere assai probabile scaricò
il problema dello sfollamento sulle
spalle delle
prefetture e soprattutto dei comuni,
dando a questi, non normativamente
ma
di fatto, una centralità e
un'autonomia sorprendenti all'interno
di un regime autoritario in guerra.
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La politica di modernizzazione
ha cambiato il ruolo dell’Irlanda
nell’economia globale, riflettendo
agli occhi di molti il superamento
dello status coloniale e la transizione
dalla periferia al centro della produzione
capitalistica mondiale. In questo
contesto, è necessario prendere
le distanze da un’analisi del
passato irlandese che vede lo sviluppo
dell’isola in maniera a-contestuale,
e muovere verso una più analitica
geografia dello sviluppo che tenga
conto della dialettica tra la cornice
del sistema globale e le trasformazioni
locali. Se l’Irlanda è
comunemente dipinta come costituente
una regione periferica all’interno
del contesto britannico, europeo e
atlantico, questa «perifericità»
economica non può essere vista
come meramente geografica, determinata
dalla marginalità rispetto
ad una economia europea in cui la
prosperità ed il dinamismo
sono concentrati nella regione centrale
definita «triangolo d’oro».
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Le recenti rivolte giovanili
nelle banlieue francesi hanno
riacceso il dibattito sui problemi
delle periferie urbane e messo in
luce la condizione di disagio sociale
che spesso le caratterizza. Nel caso
francese lo stato marginale in cui
vivono gli abitanti delle periferie
si è rivelato insopportabile
soprattutto per i più giovani,
delusi dalla mancata corrispondenza
fra il mito del progresso nutrito
dalla città contemporanea e
le occasioni quotidiane per realizzarlo.
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Maria
Teresa Guerrini
La
pratica del viaggio di istruzione verso
i principali centri universitari italiani
nel Cinquecento
Nell’ambito di un tema di ricerca
come quello del viaggio d’istruzione,
fino ad ora studiato in una prospettiva
letteraria e in funzione di un’analisi
legata alla mera storia dell’educazione
e delle università, la categoria
interpretativa “centro-periferia”
costituisce un inedito punto di osservazione
per lo sviluppo del problema in un’ottica
spaziale che, come vedremo, non rimase fissa
nel corso dei secoli bensì presenta
aspetti di mutamento coerenti all’evoluzione
delle istituzioni educative che agirono
da centri di attrazione per tutto il Medio
Evo e per buona parte dell’età
moderna.
E' lecito includere
l'esperienza politica francese in
un dossier dedicato a scardinare l'asse
spaziale centro - periferie? In apparenza,
la risposta dovrebbe essere negativa.
Senza neanche bisogno di scomodare
le note tesi tocquevilliane circa
la continuitą di un potere statale,
che dall'antico regime alla monarchia
di Luglio, ha ridotto l'intera societą
civile nello spettro di un'esangue
periferia, č sufficiente menzionare
le modalitą specifiche di apprendistato
della modernitą politica da parte
della Francia per ricordare come la
centralizzazione amministrativa, sanzionata
nell'anno VIII, non sia altro che
un epifenomeno di una centralizzazione
politica iscritta nel progetto del
1789. |
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