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150° Anniversario Unità d'Italia
Elisa Magnani
Il turismo della memoria e i luoghi dell’Unità d’Italia
(Questo articolo fa parte del Dossier L'Italia in posa. Il 150° e i problemi dell'Unità nazionale tra storiografia e rappresentazione sociale)
Sommario
Memoria e
identità nazionale
Memoria e turismo
La promozione del turismo nei luoghi
dell’Unità d’Italia nel 150° anniversario
Conclusioni: viaggi nei luoghi
dell’Unità d’Italia e buona cittadinanza
Bibliografia
L’Unità d’Italia può essere celebrata da
moderne forme di pellegrinaggio nei luoghi che ne hanno segnato le tappe
storiche e che, facendo parte del patrimonio culturale collettivo del
nostro paese rientrano in una tipologia turistica legata alla fruizione della
memoria, argomento di questo articolo.
Inizialmente viene presentato uno studio
della letteratura esistente in materia di geografia e storia del turismo, di
provenienza prevalentemente anglosassone, che consente di analizzare alcuni
aspetti problematici della relazione tra memoria e turismo, in particolare
rispetto al ruolo di quest’ultimo nel strutturare la memoria collettiva e, da
ultimo, l’identità nazionale di un popolo.
Si cerca poi di contestualizzare sul
territorio italiano questa tipologia turistica, attraverso alcuni eventi che
fanno parte delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e
che promuovono una valorizzazione del patrimonio sia materiale sia immateriale
connesso agli eventi che hanno condotto a questo importante passaggio storico.
Memoria e
identità nazionale
Nella letteratura geografica, uno Stato
viene definito come un’unità politica indipendente che occupa un territorio
delimitato e abitato, sui cui affari interni ed esteri esercita un pieno
potere. Sono quindi tre gli elementi che caratterizzano ogni Stato, la
popolazione, il territorio, incluso entro confini definiti, e il potere, che può
essere esercitato in forme e modi diversi entro quei confini. Parlando di
nazione, invece, si pensa a un gruppo d’individui che condivide un complesso di
elementi culturali, sociali e politici che ne contraddistinguono il percorso
storico e che si manifestano nella volontà politica di appartenere a un
soggetto statale. La storia europea è contrassegnata dalla nascita e dallo
sviluppo di movimenti nazionalistici che hanno portato alla costituzione di
Stati nazionali; non sempre, tuttavia, su uno stesso territorio le rivendicazioni
nazionalistiche hanno fatto riferimento a un unico gruppo etnico o nazionale e
ciò ha innescato la nascita di nuovi movimenti nazionalisti e indipendentisti [Casari,
Corna-Pellegrini, Eva 2003]. A tal proposito è interessante osservare che
all’interno di ogni Stato agiscono forze di natura diversa che promuovono
l’unificazione o perseguono la disgregazione: tra le forze centripete vanno
incluse una tendenza all’accentramento amministrativo che è tipica dello Stato
unitario e le manifestazioni del nazionalismo che passano anche attraverso i
simboli di cui si dirà a breve. Le forze centrifughe, invece, si avvalgono di
processi di decentramento amministrativo che vanno dalla regionalizzazione, al
nazionalismo separatista, fino a manifestazioni di terrorismo.
In questa
sezione si cercherà di individuare quali siano gli aspetti che spingono un
popolo a sentirsi parte di un’unica entità e da dove esso tragga la propria
identità nazionale. Esiste al proposito un’ampia letteratura storiografica,
sociologica, politologica e geografica, ma in questa sede cercheremo di
approfondire più nel dettaglio l’aspetto legato alla memoria collettiva come
fattore di coesione.
Come ricorda Le Goff [1982, 60], «la memoria è un
elemento essenziale di ciò che ormai si usa chiamare l’identità, individuale o
collettiva, la ricerca della quale è una delle attività fondamentali degli
individui e delle società d’oggi, nella febbre e nell’angoscia».
La creazione della memoria collettiva è
un processo attraverso il quale gli eventi e i luoghi storici vengono
recuperati e riproposti quali simboli di un’idea di nazione in cui il popolo
possa riconoscersi: tale memoria si struttura attorno a luoghi, siti e prodotti
che rappresentano il patrimonio storico e culturale di una nazione, quello che
in ambito anglofono viene definito heritage. Esso è costituito sia da
una sfera tangibile, rappresentata da tutti i manufatti di quella cultura,
luoghi, edifici, statue, palazzi, produzioni artistico-letterarie, musei,
pinacoteche ecc., sia da una sfera intangibile, che raccoglie tutte le
espressioni di una popolazione che non producono una realizzazione concreta,
come le conoscenze tradizionali legate al territorio, quali la gastronomia, la
pesca, l’agricoltura e aspetti artistici come canzoni e danze. In questo
patrimonio collettivo è incluso anche un insieme di simboli quali cerimonie e
usi nazionali: bandiere, inni, parate, monete, capitali, giuramenti, musei del
folklore, memoriali di guerra, passaporti, frontiere, ma anche aspetti più leggeri
come i divertimenti e gli sport nazionali, il paesaggio, gli eroi e le eroine nazionali,
le fiabe [Smith 1991].
Questi simboli alimentano un sentimento
di orgoglio nazionale, ricordano a tutti i cittadini le fondamenta simboliche
su cui è costruito il senso di appartenenza nazionale e rendono la nazione
visibile e distinta a ogni suo membro ma anche alle altre nazioni [Park 2010].
Essi contribuiscono quindi a fortificare la sovranità territoriale. E tuttavia
questi simboli, pur veicolando un significato unico per la cultura della
nazione, si aprono a interpretazioni che variano col variare dello sguardo di
chi li fruisce. L’heritage presenta infatti una dimensione
socio-psicologica, che favorisce un’interpretazione della memoria sociale
collettiva basata su significati e sentimenti soggettivi. In tal senso la
riscoperta della storia, non nella forma dei grandi affreschi degli storici, ma
in forme più individuali e personalizzate è un elemento di grande importanza
per la scoperta o riscoperta della propria identità [Meethan 2001].
In merito alla strutturazione della
memoria, Meethan [2001] ripercorre il lavoro di diversi autori che si sono
concentrati sul ruolo della narrazione nell’intessere memorie ed esperienze in
una struttura coerente ma in continuo divenire che consente di strutturare il
sé; in particolare, ciò avviene nella narrazione dei viaggiatori i quali,
strutturando le proprie esperienze di viaggio, creano una narrazione che li
induce a riflettere sulla propria identità [Galani-Moutafi 2000; Meethan 2001].
Questa considerazione conferma quanto
evidenziato da Clifford [2008] sulla natura delle culture, entità mobili e
variabili al cui interno sono presenti valori e norme in continua evoluzione, a
cui contribuiscono il viaggio e le migrazioni. Da ciò, secondo Friedman [1994;
Meethan 2001], emerge che le forme d’identità che presupponevano una non
problematica relazione tra persone, luoghi e nazioni, sono state sostituite
dagli anni ’70 da una ricerca delle radici e dall’emergere d’identità ibride. A
tal proposito è particolarmente interessante il caso di migranti, esuli e
rifugiati che, pur vivendo in luoghi altri, spesso continuano a considerare
“casa” la patria di origine e ad essa guardano con un continuo desiderio di
nostalgia, tanto da desiderare di farvi ritorno dopo la morte
[Meethan 2001].
Questo pensiero si ritrova
fondamentalmente anche in Durkheim che, pur definendo la cultura come un insieme
articolato ma integrato che produce modi di pensare collettivamente condivisi e
pratiche rituali in vari ambiti che si alimentano di simboli, riconosce
tuttavia che questi insiemi, pur essendo coesi, sono anche sottoposti a
processi evolutivi e a modificazioni, ad esempio quando si assiste all’incontro
tra due o più approcci culturali e alle loro manifestazioni simboliche, come
nel caso della presenza di una società multiculturale creata da flussi
migratori.
In quest’ottica
il viaggio diventa sempre più rilevante per fornire agli individui una chiave
di lettura e un’interpretazione della propria identità nazionale e del proprio
passato, mettendo a confronto il presente con le immagini che i luoghi
patrimoniali rimandano, e rinforzando l’identità sociale e culturale del
gruppo.
Memoria e turismo
In questa sezione
ci proponiamo di indagare più approfonditamente la relazione tra turismo,
memoria nazionale e identità degli individui come membri di un gruppo. Il
viaggio verso alcuni luoghi storici iscritti nella memoria collettiva di una
nazione espleta un’importante finalità educativa, contribuendo a mantenere
vitale l’idea di nazione e il senso di appartenenza nazionale, e promuovendo la
riproposizione dell’immaginario nazionale e la connessione con il proprio passato.
Lo confermano McCain e Ray [2003] parlando, ad esempio, della visita a siti di
battaglie e di altri eventi tragici che, a loro avviso, contribuisce a validare
il passato.
Non è infrequente l’associazione di
questa tipologia di turismo a vere e proprie forme di pellegrinaggio e la
visita a questi luoghi sacri fornisce l’occasione per «creare una geografia
morale della nazione» [Smith 1991, 16] che si estende a tutti coloro che li
frequentano. Questo aspetto era già enfatizzato nelle Guide del Touring Club
Italiano “Sui campi di battaglia” pubblicate negli anni ’30 del XX secolo col
fine di promuovere la visita turistica dei luoghi della grande guerra,
proponendo non solo una panoramica degli eventi storici ma anche itinerari per
i turisti della memoria. Ad essi viene rivolta una «esortazione a non dimenticare
le difficoltà immani dell’impresa che fu affrontata e la grandezza e il valore
della vittoria riportata» [TCI 1927, 799]; viene inoltre ricordato come «il
culto delle memorie è indice sicuro del grado di civiltà di un popolo e della
coscienza che esso ha della propria forza» [TCI 1927, 799].
Altri autori, invece, interpretano
questi luoghi come testimoni nazionali di una cultura elevata [Edensor 2002;
Park 2010] che rappresentano una versione ufficiale e autoritaria della storia.
Tuttavia, come più sopra riferito, la visita e l’esistenza stessa dei luoghi
della memoria collettiva non promuovono esclusivamente la versione ufficiale
della storia nazionale, anzi, stimolano tutti i singoli individui alla
riflessione e all’interpretazione personale. Inoltre, risvegliando memorie del
passato, essi producono un senso di conforto e familiarità che fortifica l’attaccamento
emotivo dei cittadini alla propria nazione [Park 2010].
Si può a ragione parlare di
commercializzazione delle emozioni, una strategia di marketing turistico che si
fonda sull’uso della nostalgia come motore del viaggio. A tal proposito
Bartoletti [2010] ricorda che il senso di nostalgia è un prodotto dei
cambiamenti che sono intercorsi nella società postmoderna e che la ricerca di
luoghi del passato soddisfa il bisogno di ristabilire un contatto con un luogo
che può ricreare un senso di appartenenza territoriale o nazionale. La vendita
della nostalgia come prodotto turistico può soddisfare questo desiderio di
“tornare a casa” anche se la stessa Bartoletti ricorda che un vero ritorno non
è mai possibile e che dunque esso avviene solo attraverso la riproposizione se
non ricreazione in chiave mitica dei luoghi del passato nostalgico, che diventano
così luoghi da consumare e in cui svagarsi.
Allo stesso modo, un antropologo
anglosassone [Hall 1990] ricorda come il ritorno delle popolazioni diasporiche alle
perdute patrie delle origini riesca a essere esclusivamente simbolico poiché
quei luoghi non esistono più nella realtà, sono patrie della mente che assumono
solo un valore figurativo e simbolico. Questo concetto corrisponde
fondamentalmente all’idea delle “patrie immaginarie” di Salman Rushdie [1991]
che ricorda quanto sia impossibile recuperare nella realtà le cose che abbiamo
perduto e come, per sopperire a questa carenza, si tenda a creare ricordi
fittizi di patrie appunto fittizie. Il viaggio in questi luoghi, come in quelli
della memoria bellica, non rappresenta pertanto un ritorno reale, quanto una
metafora politica, culturale e spirituale [Mellino, senza data]
Diversi studiosi concordano poi che in
questo tipo di turismo c’è ben poco della storia degli storici [Game 1991] e
che queste attrazioni consentono di ricordare ai visitatori le componenti
principali dell’identità di una nazione, riproposti in una chiave svagata,
legata al divertimento.
E tuttavia ciò rende estremamente
fragili questi siti che, pur espletando un ruolo importante per mantenere o
creare l’identità sia dei locali che dei visitatori, sono anche luoghi di
svago, dove la memoria del passato può andare incontro a distorsioni o abusi
[Todorov 1996].
La memoria stessa è un bene fragile,
esposto a un duplice pericolo: da un lato essa potrebbe andare persa se non
venisse sostenuta con iniziative anche di tipo turistico, dall’altro se venisse
commemorata in modo errato, potrebbe essere compromessa, mercificata o
mistificata.
In generale,
dunque, la commemorazione è centrale per la comunità mnemonica di ogni nazione e
questa è fortemente connessa a luoghi storici e monumenti che, attraverso
un’associazione simbolica con gli eventi passati, contribuiscono a preservare
la memoria di un gruppo [Dunkley, Morgan e Westwood 2010]. Ciò apre però una
questione di grande rilevanza, che Ginzburg [2005, 666] evidenzia molto
chiaramente e che ha a che fare con il modo in cui una nazione riesce a «fare i
conti con il proprio passato, soprattutto quando, come succede spesso, esso
comprende capitoli scabrosi, dolorosi, difficili da accettare».
A tal proposito,
esistono diversi esempi di luoghi turistici legati a episodi tragici del
passato più o meno recente che vengono venduti come mete di thanaturismo o
turismo oscuro o, ancora, turismo della memoria: la creazione di flussi
turistici in questi luoghi è spesso associata alla riaffermazione e al
rafforzamento della propria identità passando per memorie collettive dolorose.
Sebbene questi flussi possano talvolta indurre a pratiche o comportamenti
immorali, Dunkley, Morgan e Westwood [2010] ricordano che in generale
i thanaturisti sono attratti dal desiderio di portare i propri omaggi a
questi luoghi, per compassione o empatia, perseguendo la scoperta del sé, la
ricerca di autenticità, la curiosità, il pellegrinaggio. Ashworth [2004],
invece, identifica cinque tipologie di thanaturisti: quelli attirati da
un sentimento di colpevolezza, che definisce turisti “mea culpa”; quelli
attirati dalla ricerca delle proprie radici; quelli che perseguono finalità
educative; quelli che vogliono visitare luoghi della memoria “prima che vengano
dimenticati” o che sono mossi dall’idea del “mai più un evento simile”; infine
coloro che sono mossi da desideri sado-masochisti, associati alla ricerca di
esperienze pornografiche.
Tuttavia, la promozione in chiave
turistica di questi luoghi deve essere sottoposta ad attentissime valutazioni
per impedire che s’inneschino processi di alterazione che possano andare a
intaccare gli aspetti identitari in cui si riconoscono le comunità che vi
abitano.
Come già ricordato, un’altra tipologia di turismo che interessa i luoghi della memoria
collettiva è quella definita dalla letteratura anglosassone come turismo della
nostalgia, praticato da persone mosse prevalentemente dal desiderio di vedere i
luoghi legati alla propria identità ancestrale e di consumare esperienze
culturali. Russell [2008] ricorda diversi studi che evidenziano come vi siano due tipologie
all’interno di questo settore; da un lato ci sono turisti che rincorrono
esperienze legate al proprio passato diretto, dall’altro quelli che vogliono
visitare siti idealizzati di un passato culturale spesso altrettanto
idealizzato che è giunto fino a loro attraverso libri, film ecc. Per tutti, la
nostalgia gioca un ruolo fondamentale nel perpetuare e rinforzare le proprie
identità.
Va comunque
sottolineato che l’appropriazione della nazionalità fatta dall’industria
turistica si basa solo su alcuni elementi, prevalentemente quelli storici, volti
a offrire un’immagine monotematica della nazione [Walsh 1990; Palmer 1999] che
non ne valorizza tutto il patrimonio culturale. Inoltre, i valori e le norme di
cui i luoghi del patrimonio nazionale si fanno portatori, non sempre sono ancora
condivisibili e vanno pertanto interpretati nell’ottica dell’evoluzione che
hanno conosciuto fino alla società attuale. Altre volte, poi, l’uso di immagini
che non rappresentano la realtà del XXI secolo è funzionale allo stereotipo secondo
cui le società passate erano più felici o che, come recita un adagio popolare,
“si stava meglio quando si stava peggio”.
Le immagini
turistiche sono, evidentemente, un potente mezzo attraverso cui la popolazione
locale può essere identificata e incontrata, anche se talvolta queste immagini
hanno poco a che fare con l’attualità, o con il modo in cui un popolo
percepisce la propria identità nazionale.
Smith [1991] e
Selwyn [1996] hanno evidenziato che la promozione turistica dell’identità
nazionale si basa fortemente sull’uso di miti e di un linguaggio mitologico che
contribuiscono ad alimentare stereotipi nell’immaginazione dei visitatori e
ancora che il marketing turistico utilizza spesso parole come storico,
nostalgia, patrimonio [Ashworth 1994]. La proposizione di simboli dell’identità
nazionale può essere pilotata insomma, non solo attraverso la scelta di immagini
ma anche attraverso l’uso di uno specifico linguaggio. Dann [1996] ricorda a
tal proposito che l’industria turistica affida la promozione di tali luoghi a
una retorica nazionalistica che, sfruttando immagini che richiamano simboli e
significati che si possono ricondurre al patrimonio comune della nazione,
cercano di rispondere alla domanda pregnante “Chi sono io?”. La stessa domanda
può fungere da richiamo anche per turisti internazionali, da un lato portandoli
a riflettere sulla natura del popolo che ha prodotto quel patrimonio,
dall’altro inducendoli a interrogarsi su chi siano loro stessi, in
contrapposizione al popolo che stanno incontrando.
Nel caso
dell’Italia, sembra che la promozione di luoghi della memoria, in particolare
quella legata a luoghi di battaglie e di eventi che hanno contribuito a
costituire l’identità nazionale, non sia particolarmente sviluppata e si limiti
quasi esclusivamente all’offerta didattica per le scuole.
Come si è
accennato più sopra, quasi un secolo fa il Touring Club Italiano si è impegnato
nella realizzazione delle Guide «Sui campi di battaglia, che si presentavano
come un tentativo di porre rimedio al “penoso contrasto fra l’accentuata
organizzazione delle visite ai campi di battaglia che già vige in Francia da
molto tempo e la poca o nessuna preparazione che esse trovarono specialmente
nella parte più orientale del nostro fronte» [TCI 1927, 795].
Bisogna comunque
riconoscere che, da allora, sebbene spesso limitatamente al turismo scolastico,
la visita a luoghi della memoria ha conosciuto sicuramente una crescita:
particolarmente vivo è l’interesse verso i luoghi della memoria della prima e
seconda guerra mondiale, con diverse esperienze locali volte a tutelarli,
ampliarne la conoscenza, promuovere forme di turismo consapevole, come quello
scolastico, e inserirli entro itinerari della memoria italiana.
In merito ai
luoghi dell’unità d’Italia, nel corso del 2010 e 2011 il centocinquantesimo
anniversario di questo evento sta offrendo nuove opportunità di sviluppo e si
sta facendo promotore di vivaci campagne pubblicitarie volte a stimolare la
consapevolezza dell’identità nazionale e del valore della storia attraverso il
recupero, in chiave turistica, dei luoghi. Nella sezione che segue vengono
pertanto presentate alcune riflessioni su questa campagna mediatica e sugli
impatti che questa forma di turismo è in grado di stimolare a livello
territoriale ma anche culturale.
La promozione del turismo nei luoghi
dell’Unità d’Italia nel 150° anniversario
Va anzitutto sottolineato che quando si
parla di luoghi legati alla memoria dell’Unità del nostro paese non possiamo
pensare esclusivamente ai luoghi geografici (come Solferino, Palermo, lo
scoglio di Quarto, Porta Pia, ecc) nei quali sono effettivamente avvenute
battaglie o eventi salienti per il processo di unificazione. Bisogna invece
estendere lo sguardo verso un insieme di luoghi simbolici, che possono essere
letterari o culturali, come il libro Cuore o Pinocchio, e a figure come
Garibaldi o Mazzini [Isnenghi 1997], o ancora il tricolore, l’opera, l’inno e
le canzoni ma anche la toponomastica e i campanili [Isnenghi 1996] che
alimentano comunque, in maniera indiretta, la nostra storia e identità
nazionale. Come ricorda Isnenghi [1996, IX] «chi voglia ricostruire ciò che ha
avuto e ha rilievo nella storia di un popolo non può ragionare solo in termini
di storia politica. Anzi, la memoria è il regno della storia sociale». Come
elementi chiave dell’heritage del nostro paese, quindi anche i luoghi
simbolici qui sopra elencati possono essere inclusi negli itinerari turistici
culturali alla scoperta dell’Italia Unita.
Le celebrazioni del 150° anniversario
dell’Unità d’Italia hanno coinvolto in maniera significativa i luoghi che, come
si è visto, hanno strutturato la memoria nazionale degli Italiani. Soggetti
diversi, dal Governo ai comuni alle associazioni di promozione locale, hanno
promosso nel corso del 2010 diverse iniziative volte a celebrare l’anniversario
di questo evento fondativo per il nostro paese.
In particolare, il progetto “I
luoghi della memoria”, una sorta di pacchetto di eventi celebrativi che fanno
parte del programma commemorativo voluto dalla Presidenza del Consiglio e dal Ministero
per i Beni e le Attività Culturali si propone di promuovere il recupero di
luoghi significativi per il percorso di unità nazionale, attraverso l’apertura
di musei e di altri spazi commemorativi. In tutto, sono stati conteggiati 407 luoghi della
memoria del Risorgimento sia in ambito urbano che rurale, a conferma della vastità
del patrimonio ancora presente nel nostro paese inerente a questo episodio.
Il progetto «tenta di classificare,
descrivere, risistemare dal punto di vista urbanistico, ma anche “arricchire”
di nuovi significati i singoli luoghi della memoria con una segnaletica
modulare ed esplicativa delle informazioni storiche fondamentali». A tal proposito
è stato raccolto un finanziamento di 20 milioni di euro, per la realizzazione
di eventi che, partendo dal recupero della geografia e della storia del
territorio italiano, le propongano al turista, raccontando storie individuali,
spaccati di vita, esempi di personaggi e di avvenimenti.
All’interno di questo megacontenitore
promozionale sono raccolte iniziative locali, che diverse città hanno intrapreso
per valorizzare la parte del proprio patrimonio culturale relativo agli eventi
che hanno condotto all’unificazione dell’Italia. In particolare, Torino si sta
proponendo come il centro di queste iniziative, con la creazione di un progetto
dal titolo Esperienza
Italia, che racchiude una serie di eventi quali mostre, esposizioni,
convegni, spettacoli che si terranno in alcuni luoghi simbolo della storia della
città fino a novembre 2011. È stato anche
predisposto un pacchetto turistico che racchiude tutti questi eventi e che
viene venduto sotto forma di una carta turistica che consente di visitare a costo
agevolato i luoghi della città inseriti nel progetto, realizzata
grazie alla collaborazione
con alcuni istituti bancari e fondazioni torinesi.
L’Enit
ha stimato che “Esperienza Italia” richiamerà nel nostro paese quasi 5 milioni e
mezzo di turisti nel 2011, grazie ad accordi con tour operators stranieri ma
anche con associazioni di italiani all’estero.
“Esperienza Italia” include diversi itinerari culturali alla scoperta dei luoghi risorgimentali nei quali è stata creata l’unità del paese, che coinvolgono non solo la città di Torino ma anche il territorio circostante promuovendo undici itinerari turistico-culturali che valorizzano il patrimonio costruito ma anche quello immateriale, la cultura, la letteratura, ecc.
La creazione e promozione di itinerari
turistici culturali è un fenomeno che si sta diffondendo sempre più e che ha
trovato grande rilevanza nelle politiche culturali dell’Unesco e dell’Unione
Europea. Il concetto che sta alla base degli itinerari culturali è quello di
avvicinare tra loro siti, monumenti e città che in una determinata epoca hanno
condiviso una comune vocazione religiosa, commerciale, militare o artistica
[Patin 2005], e che, nel nostro caso specifico perseguono l’obiettivo di
inserire tali luoghi ma anche le produzioni immateriali ad essi associate, in
un discorso più ampio finalizzato alla promozione dell’identità nazionale.
Un caso interessante di promozione e
recupero del patrimonio immateriale legato all’Unità, è quello promosso da
Caprera, l’isola dove Garibaldi si ritirò una volta finite le sue eroiche
imprese e dove visse per ventisei anni dedicandosi a coltivare e produrre
miele. Grazie al progetto della Regione Sardegna “Garibaldi agricoltore e il
laboratorio della natura”, promosso in particolare dall’Ente parco
dell’Arcipelago della Maddalena in occasione dei 150 anni dall’Unità d’Italia, si
cerca di ripristinare l’ambiente agricolo realizzato da Garibaldi e di aprire
un percorso didattico-scientifico indirizzato sia al turismo scolastico sia, in
senso più ampio, a tutti i turisti culturali che desiderano accostarsi alla
storia dell’eroe dei due mondi, conoscendone anche aspetti più intimi, senza
trascurare l’aspetto della fruizione paesaggistica [Meloni, 2010].
Questi approcci turistici si basano
sulla promozione di aspetti dell’identità della nostra nazione che fanno
fortemente leva sulla memoria storica ma anche collettiva, stimolando non solo
la diffusione della versione ufficiale della storia, ma anche aspetti meno noti
e richiamando comunque alla mente dei visitatori la propria storia personale,
famigliare.
Riprendendo quanto già ricordato più
sopra, un altro elemento importante nella promozione dei luoghi legati alla
memoria nazionale, sono le gite scolastiche e i viaggi di istruzione «che da
sempre rappresentano uno strumento didattico fra i più diffusi e fra i più
apprezzati dagli allievi» [Bagnoli 2009, 65]. Come era già accaduto nel 1960 in occasione del centenario dell’impresa dei Mille e l’anno successivo per il centenario
dell’unità d’Italia [Bagnoli 2009], anche nell’ambito dei festeggiamenti per il
150° anniversario dell’Unità d’Italia, le gite scolastiche sono state
riconosciute quale strumento di grande potenzialità per creare futuri cittadini
consapevoli della storia e dell’identità nazionale.
A tal proposito il Ministero
dell’Istruzione e quello dei Beni Culturali hanno realizzato il progetto “Alla
scoperta del tuo Paese” per favorire la conoscenza della storia e delle culture
locali del nostro paese e stimolare la nascita di gemellaggi fra scuole di
regioni diverse, che dovranno proporre progetti congiunti di viaggi di
istruzione.
In particolare, la città di Marsala, in occasione del 150°
anniversario dello sbarco dei mille, ha promosso un
itinerario culturale di turismo scolastico denominato "I luoghi simbolo dell'unità d'Italia",
in collaborazione con il comune di Genova,
con cui sono stati studiati alcuni percorsi culturali
che hanno coinvolto le scuole delle due cittadine toccate dalla spedizione dei
Mille, alla scoperta degli aspetti paesaggistici, archeologici, storici e
monumentali dei luoghi. Questa iniziativa, che ha avuto grande eco nella stampa
online di settore, si proponeva l’obiettivo di far rivivere la memoria della
spedizione e, inserendosi nella lunga tradizione delle gite scolastiche, di
coniugarne il recupero storico con la scoperta geografico-culturale di un
territorio. Come già
ripetuto, infatti, la memoria non si fonda solo su eventi storici, ma anche sul
recupero del valore paesaggistico e territoriale di un paese. Il progetto ha ottenuto un’ampia
partecipazione, coinvolgendo, tra marzo e maggio 2010, 550 visitatori
provenienti dalla Liguria e 350 studenti e docenti giunti da diverse parti
della Sicilia.
Conclusioni: viaggi nei luoghi
dell’Unità d’Italia e buona cittadinanza
A conclusione di questo percorso nel
turismo della memoria, si può osservare quanto la storia del nostro paese sia
importante non solo per lo sviluppo economico ma anche per la promozione di un
senso identitario e di appartenenza nazionale. L’identità nazionale passa
spesso per simboli quali la bandiera, le istituzioni, il calcio, l’inno e si
tende invece a dimenticare che essa si costruisce soprattutto a partire
dall’educazione, sia intesa come educazione alla buona cittadinanza sia, in
senso più ampio, come accesso a conoscenze approfondite e non stereotipate
sulla nostra storia, geografia, cultura, ecc. In tal senso gioca un ruolo
fondamentale il recupero della memoria del nostro passato e dei simboli attorno
ai quali essa si è strutturata. Come abbiamo avuto modo di osservare nel corso
delle pagine precedenti, il turismo è uno strumento di grande potenzialità per
stimolare tale processo di recupero.
Le politiche della memoria -
come i progetti per la promozione della memoria dell’Unità d’Italia qui
presentati - consentono a una nazione di strutturare le forme di costruzione
della memoria sia pubblica sia privata in connessione ai luoghi del passato
nazionale. In un periodo non solo di crisi economica ma anche e soprattutto di
crisi delle identità, in seguito alla diffusione sempre maggiore e spesso
incontrollata di pratiche globalizzanti, le esperienze che il nostro paese sta
vivendo, in connessione con le celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità
d’Italia, che si inseriscono nei processi di recupero e riproposizione
dell’identità nazionale attraverso la fruizione turistica dei luoghi, sono uno
strumento fondamentale per educare giovani e meno giovani alla buona
cittadinanza, al rispetto per la storia, per le tradizioni e, in breve, per
l’intero territorio nazionale e il suo patrimonio.
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