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Emanuele Frixa 1
La stampa, l’Europa, l’infographics
Prime riflessioni di studio
Dinamiche dello sviluppo, dinamiche del territorio
Atti della Summer School del Dottorato "Storia e geografia d'Europa. Spazi, Linguaggi, Istituzioni e Soggetti in Età' Moderna e Contemporanea",
Bologna, 1-2 luglio 2009
The meaningful visual form,
perceptible in the minimum
instant of vision, will be called image. Jacques Bertin
La costruzione
di un discorso che si occupi di ricostruire l'immagine dell'Europa a ventisette
a partire dalla sua fonte infografica[2] e
utilizzando come principali testi di analisi quelli riconducibili alle più
importanti testate giornalistiche nazionali e al labirinto di siti web fruibili
dal portale “Europa”, comporta necessariamente una riflessione sul rapporto tra
immagine geografica e territorio.
Una preliminare
motivazione del bisogno di indagare in maniera sistematica tali fonti
mettendole in relazione a un più ampio progetto di costruzione dell'Europa a
partire dalle sue immagini, va rintracciato in quella che David Morely ricorda
essere la «morte della geografia» causata dalle nuove tecnologie della comunicazione
e dalla fine del rapporto causale fra ciò che si vede e il funzionamento del
mondo. In realtà il sociologo inglese proprio a partire da questa
consapevolezza riformula il discorso – soprattutto in riferimento all'ambito
mediatico – nei termini di una Geografia del nuovo, sostenendo
l'esistenza di una geografia del postmoderno ormai deterritorializzata e che
egli definisce come «geografia secondaria» o «geografia ombra» spostando
l'attenzione dallo spazio fisico al ciberspazio [Morley, 2007: 201].
La visione di
Morley può sembrare un po' forzata se non ricondotta alla forma di una
provocazione in grado di formulare alcuni interrogativi sul modo di pensare e
ripensare le modalità della rappresentazione geografica e dei suoi effetti. Per
questo motivo si è deciso di utilizzare come testi di riferimento quelle
immagini di natura cartografica che proprio a partire dallo sviluppo dei
sistemi grafici e delle tecniche della comunicazione si sono diffuse come
strumenti della conoscenza dello spazio producendo effetti sia in ambito
culturale che politico. È infatti anche attraverso le immagini prodotte e
utilizzate dalla stampa che si costruiscono quelle “comunità immaginate” già
descritte da Anderson [2000], ed è spesso sulla base di immagini di natura infografica
che decisioni politico-strategiche vengono adottate in ambito europeo. Su
questa linea va ricostruito il discorso di riterritorializzazione attraverso le
immagini dell'Europa, per tornare dalla “geografia dell'immateriale” – dei
testi e delle figure – alla geografia delle “cose” e del territorio. È secondo
questa prospettiva che si dovrebbe pensare all'Europa come a «una regione
mediata, come a un sito politico strategico che esiste nella testa dei
cittadini senza dei confini definiti ma che possiede un forte peso politico ed
economico» [Salovaara-Moring, 2006: 112].
Per impostare
una tale prospettiva di ricerca è necessario soffermarsi su quelle che saranno
le principali coordinate di lettura dell'infographics all'interno dei testi di
riferimento. Uno dei lavori più recenti e completi sull'analisi delle grafiche
di un giornale quotidiano si deve a Jennifer George-Palilonis che nel suo A
Pratical Guide to Graphics Reporting fornisce un'esauriente descrizione di
tutte le forme grafiche utilizzate dalla stampa, dal web e dalla televisione,
dedicando un intero capitolo alla “cartografia per i giornalisti”. E infatti
proprio le mappe infografiche sono la tipologia più comune di grafica
informativa utilizzata dalla stampa e da altri media, quella attraverso cui è
possibile ricostruire un discorso sulla costruzione del territorio a partire
dalle sue rappresentazioni.
A fornirci la
cifra dell'importanza e della potenza della comunicazione visiva interviene il
teorico di design dell'informazione Eric Meyer secondo cui la nostra mente
«processa e archivia i simboli grafici più facilmente rispetto alla decodifica
di un testo verbale», e aggiunge che «l'oggetto principale di una grafica
dovrebbe essere capito anche se il lettore non fosse a conoscenza di quello specifico
linguaggio grafico» [Meyer, 1997, 53]. La grafica però costituisce solo il
punto di arrivo o il risultato di un determinato processo comunicativo e non
basta dunque elencare le forme e i significati attraverso cui le immagini si
manifestano. Bisogna allora in primo luogo soffermarsi sugli spazi che
contengono questi testi visivi e prima di arrivare a una descrizione degli
elementi dell'infographics ideare una vera e propria geografia dello spazio
informativo che li contiene.
Il giornale
quotidiano, in primo luogo, e la pagina in cui viene riportata la notizia sono
gli spazi che per primi devono essere scomposti partendo da quelle che sono le
attuali tendenze di trasformazione all'interno del giornalismo della carta
stampata. Fenomeni come la “tabloidizzazione” [Campbell, 2004: 21], ad esempio,
hanno ridisegnato i formati della stampa di qualità europea[3],
riducendo la misura del quotidiano e rendendo i contenuti editoriali sempre più
snelli e velocemente fruibili[4].
Un ulteriore e importante aspetto da prendere in considerazione è quello
relativo alla raccolta pubblicitaria per esplicitare il nesso e l'influenza tra
le forme di questa e il contenuto editoriale delle notizie. Una simile forma di
cortocircuito tra le forme dell'informazione e quelle della pubblicità può
avvenire principalmente in due modi: producendo in primis degli effetti
negativi sulla varietà delle notizie e in secondo luogo «con l'influenza da
parte delle forme pubblicitarie sul contenuto editoriale delle notizie tra le
quali vengono inserite» [Ibidem: 59].
Queste
considerazioni, servono da sfondo alla successiva organizzazione dello spazio
all'interno del quale si colloca l'infographics; organizzazione dello spazio
che può partire dalla descrizione di alcuni elementi di rilevanza che
forniscono delle ulteriori specificazioni di senso rispetto alle informazioni
del testo. Per far questo si considerino i tre dispositivi di presentazione
richiamati da Louis Marin per la rappresentazione pittorica: lo sfondo, il
piano e la cornice. Questi tre dispositivi costituiscono infatti
«l'inquadramento generale della rappresentazione o la sua chiusura» [Marin,
2001: 128] e in particolar modo lo sfondo e la cornice possono essere adottati
per fornire una topologia dell'infografica prima di arrivare alla specifica
analisi dei suoi elementi interni.
«Supporto
materiale e superficie di iscrizione e di figurazione attraverso cui ogni forma
si manifesta allo sguardo, lo sfondo si presenta nelle sue relazioni con le
figure e nel suo significato referenziale» [Marin, 2001: 198]; se ci riferiamo
all’intera pagina di un giornale quotidiano lo sfondo coincide non tanto con il
supporto materico della carta bianca quanto con la griglia definita gabbia «che
costituisce la struttura di base, l’impianto di fondo per la grafica in cui
l’elemento portante è il numero delle colonne» [Calabrese, Violi, 1980: 32].
Anche lo sfondo dell’infografica rispetta evidentemente dei criteri topologici
per l’organizzazione degli elementi in funzione delle priorità comunicative e
dei criteri adottati dalla redazione del giornale. Insieme allo sfondo «la
cornice come orlo e bordo, frontiera e limite [...] pone la rappresentazione
come presenza esclusiva [...] è un dittico, un dimostrativo iconico: 'questo'»
[Marin, 2001: 199-202]. Anche in tal caso ci troviamo in presenza di un
dispositivo grafico significante più che di un elemento oggettivamente
analizzabile; ed è importante prendere in considerazione l’uso di questo
dispositivo della cornice, la sua presenza più o meno definita nella specificazione
dell’infografica rispetto al resto della pagina informativa. L’occorrenza o
meno di una linea di demarcazione (che può essere singola, sottile, doppia o
anche assente) dell’infographics ha l’importante compito di racchiudere,
delimitare, contenere, indicare e mettere in evidenza ciò che il testo
infografico vuole comunicare.
Analizzato lo
spazio rappresentato si può allora passare all'interno del testo e provare a
definire quelle che sono sue le principali componenti. Senza entrare in questa
sede nello specifico delle riflessioni teoriche riguardo alla selezione delle
informazioni per quanto concerne la rappresentazione cartografica, si può
riprendere l'espressione “map fat”, per indicare tutte quelle
informazioni meno rilevanti che vengono espunte dalla mappa di riferimento in
modo che il giornalista grafico possa riferire gli elementi selezionati
solamente a un evento specifico, evitando forme di ridondanza o
sovrapposizione. Proprio questo in definitiva è il compito di chi si occupa di
costruire un'infografica, e cioè di «fornire tutta l'informazione necessaria
nella porzione di spazio più piccola, nel modo meno complesso da un punto di
vista visivo e testuale» [George-Palilonis, 2006 : 102].
Seguendo la
schematizzazione della Palilonis si possono elencare una serie di mappe
infografiche da prendere come riferimento per la successiva descrizione degli
elementi interni: le mappe di localizzazione; le mappe geologiche e le mappe statistiche (che a loro volta includono quelle tematiche).
Tra queste, e in modo trasversale, la rappresentazione può assumere una forma passiva, che mostra generalmente poco più di una localizzazione, e una forma attiva,
che definisce invece uno spostamento o una progressione[5].
Senza dilungarsi in questa sede sulla descrizione e le caratteristiche di
queste diverse tipologie appena citate bisogna invece necessariamente
focalizzare l'attenzione su quelli che sono gli elementi imprescindibili di cui
la mappa infografica si compone e cioè la scala, la legenda, il titolo, la
fonte e l'orientamento. A questi vanno poi aggiunti altri elementi di rilevanza
come le didascalie, i punti di attenzione, le coordinate di riferimento e “la
messa a fuoco”, per completare tutte quelle parti significative per l'analisi
di questo tipo d'immagine[6].
Saranno queste caratteristiche a dover essere analizzate sull'ampio corpus di
immagini provenienti dalla carta stampata e dal portale “Europa” in modo da
poter in seguito avere una base importante di dati relativi alle
rappresentazioni e poter formulare un discorso di carattere più generale
sull'immagine dell'Europa veicolata dall'infographics.
Definite fin qui
le caratteristiche tecnico-grafiche che interesseranno l'analisi dei testi, sì
può cominciare a contestualizzare il discorso sul rapporto tra media – della
carta stampata in questo caso – e la rappresentazione dell'Europa, facendo
riferimento ad alcuni studi che si occupano in maniera sempre più diffusa e
sistematica di analizzare la stampa di qualità[7],
in relazione al soggetto politico europeo e all'opinione pubblica. E infatti se
si tralascia la comunicazione diretta dei siti internet dei vari organi e
agenzie europee[8],
la stampa di qualità risulta «avere un ruolo attivo come principale mediatore
della comunicazione politica europea» [Trenz, 2007: 89]. Proprio nello studio
di Trenz si attribuisce alla stampa la capacità di porsi quale precursore
dell'integrazione europea, attraverso la promozione della
costituzionalizzazione dell'UE [Ibidem: 90]. Questo significa che alcuni
giornali hanno inglobato una vera e propria tendenza di supporto e promozione
dei “frame” europei rispetto all'impulso maggiormente conservatore
dell'opinione pubblica dei singoli paesi con risultato quello di una costante
mediazione tra prospettive d'integrazione di lungo periodo e interessi legati
alle località territoriali.
In questo
contesto s'inserisce uno studio accurato del sociologo spagnolo Medrano sulle
tendenze all'integrazione europea nella stampa di qualità in Germania, Spagna e
Regno Unito. Mendrano descrive come le visioni dell'integrazione europea
elaborate dai normali cittadini e dalle élite differiscano tra i vari paesi
perché riflettono preoccupazioni che sono radicate nelle diverse storie e
culture dei vari stati; questo fa emergere un modello flessibile, e forse per
questo ancora più stabile, d'integrazione. Egli riesce infatti a mostrare come
“i frame” che distinguono le popolazioni di quei paesi non si riferiscono
direttamente a conseguenze dirette e osservabili dell'integrazione europea per
la vita dei cittadini, ma piuttosto rappresentano aspettative di lungo periodo
dell'impatto dell'integrazione tra i paesi europei sulle singole collettività
nazionali [Medrano, 2003: 106-107].
L'operato della
stampa si pone allora come il motore di una prospettiva piuttosto che come
l'analisi di uno stato, come l'indice di un possibile traguardo a cui dover
tendere facendosi promotore dell'unità europea a partire dalla diversità e dal
conflitto [Trenz, 2007: 105]. Questo rafforza la descrizione dell’Unione
Europea fatta da Berglud, Duvold, Ekman, Schymik, come “regime ibrido” lontana
dall'essere uno Stato ma non riconducibile a una qualche mera forma di scambio
tra governi; una sorta di cantiere politico in grado di sfidare le normali
forme di classificazione statale [2009: 5]. È secondo questa prospettiva che
può essere sviluppata l'analisi delle immagini infografiche dell'Europa sulla
stampa nazionale e rispetto ai temi dell'ampliamento dell'Unione, chiarendo di
volta in volta a quale prospettiva culturale e territoriale le singole
rappresentazioni rimandano, e costituendo in tal modo un corpus omogeneo da cui
poter partire per tornare dalle forme della carta e del testo a quelle del
territorio.
Ad affiancare il
discorso sulla funzione della stampa di qualità nella costruzione dell'Europa a
ventisette interviene un filone di studi che si è andato affermando negli
ultimi anni in ambito accademico, ponendosi proprio nei termini di una
ricostruzione del potere delle immagini – e della loro valenza politica –
rispetto a un tema specifico: quello della pianificazione dello spazio europeo.
L'importanza di
questi studi dipende dal fatto di poter basare una futura ricerca su un modello
di analisi già consolidato e che soprattutto nei paesi dell'Europa continentale
e scandinava trova un seguito rilevante. Come infatti si è visto per le
tendenze all'integrazione espresse dalla stampa di qualità anche le immagini
geografiche vengono comprese come «elementi di un discorso transnazionale
emergente di politica spaziale». Si è anzi evidenziato come «le
rappresentazioni dello spazio europeo attraverso le immagini abbiano avuto un
ruolo nella costruzione e nella riproduzione dei discorsi politici riguardanti
lo spazio europeo» [Jensen & Richardson, 2003: 2] e come «la concettualizzazione
del territorio attraverso le immagini spaziali sia ormai parte integrante della
pianificazione spaziale» [Dühr, 2007: 1].
Tali riferimenti
conferiscono un'importante valenza alla comunicazione infografica ormai
indispensabile per la produzione dei documenti ufficiali dell'Unione che
vengono poi utilizzai come fonte legislativa e applicati come norme nei singoli
paesi. Si pensi soltanto, a titolo di esempio, a come alcune metafore visive
abbiano di fatto caratterizzato l'organizzazione delle politiche comunitarie,
individuando delle zone centrali rispetto ad aree secondarie. L'immagine della
“Blue Banana”,
coniata nel 1989 da Brunet per l'Agenzia di pianificazione spaziale francese
(DATAR) e che descrive la porzione di Europa che va dal sud-est
dell'Inghilterra fino al nord Italia, è forse la prima e più fortunata di
queste metafore. In risposta alla alla “Blue Banana” è stata sviluppata in
Germania [Kunzmann, Wegener, 1991: 282-291] una visione alternativa conosciuta come
“European Bunch of grapes” (o grappolo europeo) che propone un'idea
policentrica di Europa evitando così quella frattura tra centro e periferia che
costituiva il limite principale del modello di Brunet[9].
Nel contesto fin
qui descritto il testo si pone nella produzione delle immagini relative
all'Europa non più come una mera rappresentazione realistica dello spazio –
com'era accaduto per tutta la cartografia moderna devota, almeno apparentemente
all'oggettività della rappresentazione – ma si pone per la prima volta e in
maniera deliberata e riconoscibile come un «dispositivo retorico in grado di
riprodurre un discorso politico in una nuova forma di rappresentazione
spaziale» [Jensen Ole B., Richardson T., 2004: 119]. È a partire da questi
presupposti teorici che diventa possibile affrontare in maniera critica alcune
tematiche relative alla rappresentazione dell'Europa come ad esempio la
formazione dell'Unione a ventisette e lo spostamento fisico-geografico nonché
culturale dei suoi confini, cambiamenti corredati da un'ampia produzione
infografica che finisce non soltanto con il descrivere ma anche con il
costruire delle “visioni” comuni del territorio dell'Unione. Le frontiere a sud
e a est dell'Europa, fa notare ad esempio Drevert, si sono sempre modificate
con la progressiva estensione della democrazia; ma si può oggi utilizzare
ancora questo criterio? [Drevert, 2007: 157]. Esistono dei confini insuperabili
nella costruzione politica della nuova Europa e come vengono rappresentati?
Dato ormai per assodato che i concetti di pianificazione spaziale siano
espressi in due linguaggi complementari – quello del testo verbale e quello del
testo visivo delle immagini spaziali e infografiche [Zonneveld 2007: 194], come
va costruita una grammatica per lo studio di tali immagini rispetto alle
numerose produzioni mediatiche della carta stampata e dei documenti prodotti
dai vari organismi europei?
È allora
necessario e possibile operare una critica delle immagini infografiche
dell'Europa in modo da fornire attraverso un ampio caso di studio un modello di
analisi più generale applicabile all'infographics di matrice cartografica,
testo ormai indispensabile per la descrizione dei temi del territorio
all'interno dei media contemporanei.
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