Storicamente. Laboratorio di storia

Dibattiti

L’Inquisizione e il suo Dizionario. Un mito e uno strumento demitizzante

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Nel film Sliding doors il personaggio principale (John Hannah) attaccava discorso con la protagonista, impersonata da Gwineth Paltrow, ripetendole una battuta dei comici inglesi Monty Python, «Nobody expects the Spanish Inquisition» («Nessuno si aspetta l’Inquisizione spagnola»). Non credo che esistano molti eventi o istituzioni della storia universale in grado di divenire il nocciolo di una battuta comica – una battuta ripresa in un film di successo, per di più – una battuta che inoltre sottintende una interpretazione divenuta una leggenda: la terribilità dell’Inquisizione.

È questo un piccolo indizio che ci permette di cogliere come l’Inquisizione – quella spagnola insieme alle altre, la medievale, la romana, la portoghese – sia giunta a rappresentare una costruzione mentale ben definita e comunemente diffusa, oltre che, s’intende, una ben precisa realtà storica. Una realtà storica che ha avuto una capacità di espansione globale in senso proprio, avendo coperto vaste aree del continente europeo e dell’America centrale e meridionale, e avendo raggiunto anche, sia pure per ambiti ristretti, l’Africa (nelle Canarie e nelle Azzorre) e l’Asia (a Goa). In un momento in cui la ricerca storica si pone il problema di guardare al passato scegliendo punti di vista che concernano il globo terrestre nella sua interezza, l’Inquisizione nelle sue variabili appare dunque un oggetto di studio fondamentale anche sotto questo aspetto.

Oggetto in passato di una «leggenda nera» – quella a cui alludeva la battuta dei Monty Python – l’Inquisizione ha corso il rischio di acquisire, come ha scritto Elena Brambilla, una sua «leggenda rosa», al momento in cui le corrette osservazioni di John Tedeschi sulla sostanziale regolarità della procedura seguita dall’istituzione romana sono state scorporate dall’indispensabile sottolineatura delle sue finalità totalmente repressive, volte a perseguire in grande prevalenza reati di opinione, utilizzando, seppure in misura minore di quanto si sia potuto credere in passato, i roghi, le condanne dure, la tortura. L’apertura dell’archivio centrale dell’Inquisizione romana (ora della Congregazione per la Dottrina della Fede) e la conseguente massa di materiale offerto agli studiosi hanno costituito il motivo per l’ampliarsi ulteriore di un settore di ricerca già molto fortunato e dei dibattiti intorno al suo oggetto.

È a questa serie di dati di fatto – la rilevanza obbiettiva del tema, la fortuna che esso ha attualmente, in particolare presso gli studiosi italiani, e infine la sua ‘popolarità’ – che si deve l’impresa di un Dizionario storico ad esso dedicato, animata in primo luogo da Adriano Prosperi che ne è stato l’ideatore, con la collaborazione soprattutto di John Tedeschi e, per la parte redazionale, di Vincenzo Lavenia, con l’ausilio di un gruppo di collaboratori (Matteo Al Kalak, Adelisa Malena, Giuseppe Marcocci, Francesco Mores, Michele Olivari, Stefania Pastore). L’intento, per utilizzare le parole di Prosperi, era quello di «fornire in forma di dizionario uno strumento di informazione ricco ed esauriente dedicato alla storia dei tribunali ecclesiastici dell’Inquisizione operanti sulla base di una delega papale, dalle origini all’abolizione (quando vi è stata)», e quindi offrendo «informazioni su donne, uomini, istituzioni, luoghi, tempi, idee e tecniche che regolarono lo svolgimento delle indagini e dei processi», e inoltre, ovviamente, segnalando «nomi e vicende degli inquisiti» [2010b, V].

Si trattava, come è chiaro, di una impresa estremamente impegnativa, e i risultati sono eloquenti in proposito. Basta prendere in esame qualche cifra per rendersene conto: ci troviamo di fronte a tre volumi di oltre 1700 pagine complessive di grande formato, stampati su due fittissime colonne, e comprendenti circa 1400 voci compilate da quasi 350 collaboratori (è una valutazione a spanne). Il quarto volume, che può essere considerato la chiave di tutta l’impresa, comprende 340 pagine di bibliografia (o meglio, dell’elenco dei libri e articoli citati) e 120 di indici dei nomi e dei luoghi. L’utilità di quest’ultimo volume è basilare: spesso è proprio ricorrendo all’indice dei nomi che si riesce a recuperare notizie su un personaggio a cui non è stata dedicata una voce. Un altro strumento adeguato in proposito è dato, in calce ad ogni singola voce, dal richiamo ad altre che possono essere utilizzate per completare o accrescere le conoscenze sull’argomento sul quale si cercano informazioni. Ne emerge anche, in alcuni casi, una varietà di interpretazioni e di letture che ci rassicura sull’assenza, certamente positiva, di un “marchio di fabbrica” ideologico che avrebbe di per sé inficiato la qualità dello strumento. Infine, ai quattro volumi si aggiunge un bel fascicolo iconografico: particolarmente interessanti e nuove le fotografie che illustrano la sala del convento di San Domenico in cui risiedeva il Sant’Uffizio di Bologna e gli affreschi che la ornano.

Ci sono diverse domande alle quali si può tentare di rispondere a proposito di questo dizionario nel tentativo di valutarne il pregio e l’utilità. La prima e più ingenua è: contiene tutto quanto teoricamente potrebbe contenere su Inquisizione, inquisiti, inquisitori? Una risposta la dà Adriano Prosperi nella presentazione: «un dizionario storico non è la sistemazione ne varietur dello scibile ma è l’occasione di guardare al cammino percorso e trarne orientamenti e informazioni per procedere più speditamente e raggiungere livelli di conoscenza più ricchi e completi» [2010b, VII]. In effetti l’ambito di ricerca in questione è in piena e continua espansione, e le voci, almeno alcune, sono state scritte ormai da qualche tempo, e quindi probabilmente il loro aggiornamento non è totale, o almeno ben presto non lo sarà più; ma questo vale per ogni enciclopedia, e in ogni caso qui troviamo sicuramente molto e in qualche caso moltissimo. Piuttosto: a un’opera del genere si chiede innanzitutto che la predisposizione dell’elenco delle voci sia fatta correttamente, usando cioè criteri uniformi; che la stessa uniformità di criteri (ampiezza, approfondimento) sia utilizzata nella stesura di voci analoghe; che la qualità scientifica sia garantita. Quest’ultima richiesta, sia pure con qualche inevitabile differenza di livello, è senz’altro costantemente rispettata. Non altrettanto però si può dire a proposito delle prime due. Mancano voci che francamente ci si potrebbe aspettare di trovare, come per esempio Benedetto corazzaro o Saccardino: per ritrovare informazioni su quest’ultimo dobbiamo ricorrere all’ampia voce di John Tedeschi su Campeggi, Ridolfo [2010] e, più brevemente, a quella Bologna di Guido Dall’Olio [2010], alle quali si può arrivare grazie all’indice dei nomi, che in questo e altri casi svela la sua preziosità. Neppure lì, invece, incontriamo il Corazzaro, che pure fu protagonista con i suoi discepoli di una delle più singolari esperienze profetiche dell’Italia del Cinquecento, nota grazie ai processi inquisitoriali contro di essi; come pure non troviamo alcuna menzione di san Giuseppe da Copertino, che avrebbe meritato anch’egli di essere almeno citato, per l’attenzione a lui dedicata dall’Inquisizione a causa dei fenomeni soprannaturali che gli venivano attribuiti (estasi, levitazione), e che ne fanno il perfetto corrispettivo secentesco di padre Pio da Pietrelcina. Manca la voce Lotto, mentre una lunga e non convincente voce è dedicata al Pontormo [Damianaki 2010; cfr. Firpo 1997]. La voce Bergamo è molto breve [cfr. Firpo 2006], coprendo poco più di un terzo di colonna, mentre a Brescia sono dedicate due colonne, a Bologna tre, a Venezia cinque abbondanti. Mancano voci che avrebbero potuto essere scritte su uomini del modernismo italiano, come Salvatore Minocchi o Brizio Casciola, mentre una bella e ampia voce è dedicata a Giovanni Semeria [Gentili 2010]. In generale, occorre dire che l’ambito cronologico che ha ricevuto maggiore attenzione è stata l’età moderna, come del resto è comprensibile; peraltro lascia perplessi la limitata attenzione dedicata ad un movimento, come il modernismo, che fu soggetto da parte del Sant’Uffizio ad un controllo continuo e ad una repressione che può dirsi feroce, e la cui voce copre poco più di tre colonne. Agostino Borromeo nella voce Congregazione del Sant’Uffizio osserva che l’attività di questa istituzione nel XX secolo è conosciuta poco e male, ma questa è una affermazione che il recente volume di Guido Verucci [2010a] – che non troviamo citato in bibliografia – rende senz’altro meno valida. E certo ai modernisti non fu inflitto né il rogo né il carcere né la tortura, ma la congregazione inquisitoriale agì nei loro riguardi con tutta la durezza a sua disposizione, e la sua azione in quest’ambito è stata ampiamente studiata. Dispiace perciò che alla voce Buonaiuti siano dedicate solo due colonne (e con qualche imprecisione: l’art. 5 del Concordato del 1929 di per sé non prevedeva, come si legge qui, la retroattività del principio che vietava la presenza in uffici pubblici a sacerdoti irretiti da censura; Buonaiuti era stato scomunicato già nel 1924 e non nel 1926, data alla quale fu dichiarato «vitando» [Cerrato 2010]). Ampie e accurate voci sono invece dedicate a Giovanni Gentile [Verucci 2010b] e Pio X [Pagano 2010]. Manca una voce Roncalli, mentre in quella dedicata a Giovanni Paolo II [Melloni 2010] troviamo notizie sul fascicolo inquisitoriale dedicato al futuro Giovanni XXIII (che dunque ne avrebbe meritata una; a quanto risulta, divenuto papa si sarebbe fatto mostrare il fascicolo in questione, ritrovandovi anche, con sua meraviglia, una cartolina ricevuta in gioventù da un amico modernista, che aveva gettato dopo averla letta e stracciata). Naturalmente il paziente passaggio da una voce all’altra consente di superare in parte queste carenze, che tuttavia dispiacciono in un’opera così impegnativa e meritoria. Inoltre sbilanciamenti che avrebbero potuto essere corretti si trovano in voci strettamente analoghe: c’è un rapporto nettamente squilibrato fra le quattro colonne dedicate a Storiografia: Inquisizione romana, peraltro a mio parere del tutto adeguate, e le venti della voce analoga dedicata all’Inquisizione portoghese [Prosperi 2010c, Marcocci 2010].

Vi sono invece ambiti coperti in maniera del tutto soddisfacente ed equilibrata. Ho scelto di controllare almeno alcune delle voci dedicate all’«affettata santità», cioè le voci generali Finzione di santità [Schutte 2010a], Diari di coscienza [Bottoni 2010a], e Quietismo [Malena 2010a], tutte di ampiezza ragionevole ma egualmente ricche di informazioni e di ampio respiro, e quelle specifiche Di Marco, Giulia [Malena 2010b], Fabbroni, Francesca [Malena 2010c], Ferrazzi, Cecilia [Schutte 2010b], Fiascaris, Marta [Paolin 2010], Gambona, Lucia [Vismara 2010], Janis, Maria [Schutte 2010c], Mellini, Angela [Bottoni 2010b], Negri, Paola Antonia [Bacchiddu 2010], Ronconi, Maria Teresa [Fontana 2010a], Rossi, Caterina [Schutte 2010d], Scorza, Maria Simonetta [Fontana 2010b]. Tutte queste voci, prese una per una e nel loro insieme, consentono sicuramente a chi voglia avere una prima ma solida informazione sul fenomeno di acquisirla, e di raggiungere le indicazioni necessarie per approfondirla e completarla. Peccato solo l’assenza di una voce dedicata ad Alfonsina Rispoli, il personaggio al quale per primo è stata dedicata una ricerca all’interno di questa problematica da Giovanni Romeo [1977-1978].

Di grande interesse anche altre voci generali (per esempio Aborto, Battesimo, Benevento, Bigamia, Cinema, Confessione nelle sue suddivisioni, Contraccezione, Denuncia…). Ma l’elenco come è chiaro potrebbe continuare, e come è pure chiaro le verifiche di cui si dà conto in queste pagine sono state del tutto occasionali e parziali: altri potranno cogliere meglio altri punti di eccellenza o altre settoriali carenze. Vorrei concludere confermando l’apprezzamento per uno strumento indubbiamente meritorio e frutto di un grande sforzo culturale collettivo, pur nelle manchevolezze e negli squilibri che mi è sembrato giusto rilevare. Chi si occupa di questi temi non potrà fare a meno di prendere in mano questi volumi – a cominciare dall’ultimo.

Bibliografia

Bacchiddu R. 2010, s.v. Negri, Paola Antonia, in Prosperi 2010a, II: 1110-1111.

Bottoni E. 2010a, s.v. Diari di coscienza, in Prosperi 2010a, I: 475-477.

- 2010b, s.v. Mellini, Angela, in Prosperi 2010a, II: 1017-1018.

Cerrato R. 2010, s.v. Buonaiuti, Ernesto, in Prosperi 2010a, I: 235-236.

Dall’Olio G. 2010, s.v. Bologna, in Prosperi 2010a, I: 211-213.

Damianaki C. 2010, s.v. Pontormo, il (Jacopo Carucci, detto), in Prosperi 2010a, III: 1234-1238.

Firpo M. 1997, Gli affreschi di Pontormo a San Lorenzo: eresia, politica e cultura nella Firenze di Cosimo 1, Torino: Einaudi.

- 2006, Vittore Soranzo vescovo ed eretico: riforma della Chiesa e inquisizione nell'Italia del Cinquecento, Roma-Bari: Laterza.

Fontana P. 2010a, s.v. Ronconi, Maria Teresa, in Prosperi 2010a, III: 1340-1341.

- 2010b, s.v. Scorza, Maria Simonetta, in Prosperi 2010a, III: 1400-1401.

Gentili A. 2010, s.v. Semeria, Giovanni, in Prosperi 2010a, III: 1409-1411.

Malena A. 2010a, s.v. Quietismo, in Prosperi 2010a, III: 1288-1294.

- 2010b, s.v. Di Marco, Giulia, in Prosperi 2010a, I: 482-484.

- 2010 c, s.v. Fabbroni, Francesca, in Prosperi 2010a, II: 571.

Marcocci G. 2010, s.v. Storiografia: Inquisizione portoghese, in Prosperi 2010a, III: 1492-1501.

Melloni 2010, s.v. Giovanni Paolo II, papa (Karol Wojtyla), in Prosperi 2010a, II: 704-708.

Pagano S. 2010, s.v. Pio X, papa (Giuseppe Melchiorre Sarto), in Prosperi 2010a, III: 1218-1220.

Paolin G. 2010, s.v. Fiascaris, Marta, in Prosperi 2010a, II: 593-594.

Prosperi A. 2010a (dir., con Lavenia V.-Tedeschi J.), Dizionario storico dell’Inquisizione, 4 voll. più un inserto iconografico, Pisa: Edizioni della Normale.

- 2010b, Presentazione, in Prosperi 2010a, I: III-VII.

- 2010c, s.v. Storiografia: Inquisizione romana, in Prosperi 2010a, III: 1501-1503.

Romeo G. 1977-1978, Una “simulatrice di santità” a Napoli nel '500: Alfonsina Rispoli, «Campania sacra», (8-9): 162-218.

Schutte A. Jacobson 2010a, s.v. Finzione di santità, in Prosperi 2010a, II: 601-605.

- 2010b, s.v. Ferrazzi, Cecilia, in Prosperi 2010a, II: 589.

- 2010c, s.v. Janis, Maria, in Prosperi 2010a, II: 857-858.

- 2010d, s.v. Rossi, Caterina, in Prosperi 2010a, III: 1347.

Tedeschi J.A. 2010, s.v. Campeggi, Ridolfo, in Prosperi 2010a, I: 253-254.

Verucci G. 2010a, L’eresia del Novecento. La Chiesa e la repressione del modernismo in Italia, Torino: Einaudi.

- 2010b, s.v. Gentile, Giovanni, in Prosperi 2010a, II: 649-653.

Vismara P. 2010, s.v. Gambona, Lucia, in Prosperi 2010a, II: 643.