| Dipartimento
di Discipline Storiche dell'Università
di Bologna — IRRE Emilia Romagna
Giovedì 15 marzo 2007
Insegnare
storia mondiale: risorse storiografiche
e risorse didattiche
Seminario di studio
Il Dipartimento di Discipline
Storiche, l’Istituto Regionale Ricerca
Educativa Emilia Romagna e la Redazione
organizzano per i docenti di storia delle
scuole della regione un seminario di studio
per presentare la rivista e avere un confronto
sulle molteplici relazioni possibili tra
storiografia e storia insegnata.
Mercoledì 1 marzo 2006,
dalle 15.30 alle 18.30
Aula del Priore, primo piano
Dipartimento di Discipline Storiche
Piazza San Giovanni in Monte 2
Bologna
Programma:
Flavia Marostica, Apertura dei lavori e senso
dell’incontro
Alberto De Bernardi, La didattica della storia
tra scuola e Università
Redazione di Storicamente, Presentazione della
struttura e dei contenuti della rivista
Dibattito
Materiali preparatori:
Quale Storia? Intervista ad Antonio Brusa
a proposito di didattica,
insegnamento e ricerca storiografica
La storia è di tutti. Nuovi orizzonti
e buone pratiche nell’insegnamento
della storia: un grande convegno a più dimensioni
Flavia
Marostica discute alcuni dei nodi affrontati
nel corso del convegno dedicato a questo tema
che ha avuto luogo lo scorso settembre a Modena.
Anno zero
Testi per
Il Giorno della Memoria
a cura di Cristiana Facchini e Roberta Mazza
letti da
STEFANO
PESCE E BARBARA MAUTINO
Universitą degli
Studi di Bologna
Dipartimento di Discipline Storiche
Piazza San
Giovanni in Monte 2
Aula G. Prodi
Lunedì 30 gennaio, ore 17
“Nero latte dell’alba
lo beviamo la sera
lo beviamo a mezzogiorno e al mattino lo beviamo
la notte
beviamo beviamo”.
Sono i versi scarni del più noto poeta
della Shoà, che ha descritto l’atroce
esperienza della persecuzione nel linguaggio
lirico della poesia. È Celan, ebreo rumeno
che scrive in lingua tedesca, la lingua dei carnefici,
il quale, contro la stentorea affermazione di
Adorno, “…scrivere una poesia dopo
Auschwitz è un atto di barbarie, e ciò avvelena
la stessa consapevolezza del perché è divenuto
impossibile scrivere oggi poesie…”,
sperimenta, con risultati altissimi, la potenzialità del
linguaggio lirico di mettere in essere, di fare
sentire, la Shoà.
Aharon Appelfeld, scrittore
israeliano di origine rumena, sopravvissuto
ai campi, trae
spunto proprio dagli stessi versi della poesia
di Celan, rispondendo ad una domanda rivoltagli
da Philip Roth. Dice, parlando dei sopravvissuti,
dei superstiti, che “il sopravvissuto … ha
ingoiato l’Olocausto tutto intero,
e procede nella vita con l’Olocausto
in tutte le sue membra. Beve il “latte
nero” del poeta Celan, mattino, pomeriggio
e sera. Non ha alcun vantaggio su nessun
altro, ma non ha ancora perduto il suo volto
umano”.
Più ironico e solare, Primo Levi,
scrittore non “professionista”,
autore del capolavoro Se questo è un
uomo, nel suo libro Se non ora quando?, dedicato
agli ebrei dell’Europa orientale, propende
per un percorso narrativo più lieve.
In questo libro, il cui titolo è tratto
da un antico insegnamento rabbinico, Levi
confessa che voleva “raccontare una
storia piena di speranza, a tratti allegra,
benché proiettata su uno scenario
sanguinoso. Volevo combattere un luogo comune
ancora prevalente in Italia: un ebreo è una
persona mite, uno studioso, inadatto alla
guerra, umiliato che ha sopportato secoli
di persecuzione senza mai reagire. Mi sembrava
doveroso rendere omaggio a quegli ebrei che,
in condizioni disperate, trovarono il coraggio
e la capacità di resistere”.
I diversi registri stilistici
e narrativi con cui ebrei e non ebrei hanno
espresso
l’esperienza traumatica del fascismo,
del nazismo, delle persecuzioni e della guerra
vi vengono presentati in un percorso di letture.
Abbiamo deciso di ricordare attraverso i
brani letterari, poesie e lettere, stralci
di testi narrativi, riflessioni teoriche
e filosofiche di coloro che hanno vissuto
questo momento storico. Abbiamo scelto le
parole di autori noti e meno noti, poeti,
scrittori, filosofi, storici, ma anche comuni
cittadini.
La memoria, restituita dai brani che presentiamo,
non passa solo attraverso i versi lirici
che fissano e restituiscono l’esperienza
del trauma e della perdita, ma è fatta
anche delle voci speranzose di coloro che
sono stati perseguitati, per motivi politici,
razziali e religiosi, dai regimi nazi-fascisti.
Voci che invitano ad una riflessione sul
dovere dell’azione e del ricordo, ma
incitano anche alla speranza irrinunciabile
di un mondo migliore.
Questa lettura deve molto
al lavoro di Riccardo Bonavita e in parte
anche a lui è dedicata.
Cristiana Facchini
Roberta Mazza
I testi e le immagini per Il
giorno della Memoria
Riccardo Bonavita
La
Shoah e la poesia del ‘900
Filippo Focardi
La
questione dei processi ai criminali di guerra
tedeschi in Italia: fra punizione frenata,
insabbiamento di Stato, giustizia tardiva
(1943-2005)
|