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Segue
Enrica Cavina
Le
rappresentazioni del fenomeno migratorio
nell'estrema destra italiana
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Con il suo discorso Tilgher
introduce i presenti a una prima alfabetizzazione
politica
secondo le nuove linee guida di AS. Diverso è il
ruolo riservato all'intervento successivo,
quello del ben più estremista Padre Giulio
Tam, sacerdote lefebvreiano, vale a dire
scomunicato poiché assertore del magistero
tradizionale, in vigore al tempo del Concordato
del 1929, poi "rivoluzionato" dal Concilio
Vaticano II. Il suo intervento assume i toni
della predica morale e lo scopo è quello
di indicare le direttive spirituali di AS.
Direttore responsabile della pubblicazione «Documentazione
sulla Rivoluzione nella Chiesa» sostiene: «la
difesa della nostra Civiltà [attraverso le]
sante spedizioni che si chiamavano Crociate» [31];
la dottrina del Concilio di Trento; l'antimondialismo
di Pio XII; l'antiecumenismo; l'ecclesiologia
tradizionale; Roma come centro dell'unità cattolica;
la regalità sociale di Gesù Cristo; la dottrina
sulla struttura non democratica della Chiesa; «la
condanna della libertà religiosa o di coscienza
o di culto, dei principi di libertà, uguaglianza
e fraternità e dei diritti dell'uomo» [32].
Alla domanda sulle motivazioni della sua
candidatura, Tam rispondeva: «mi candido
alle Europee perché contro un Islam forte
serve un cristianesimo ancora più forte» [33]. «Padre
Tam è un religioso politicamente molto attivo:
dice spesso messa a Predappio davanti alla
tomba di Benito Mussolini e nei cimiteri
della Repubblica Sociale ed organizza corsi
di formazione e ritiri per i militanti di
Forza Nuova» [34].
Dalla home page dell'«Ajencia
Patriótica
de Noticias» del marzo 2003 scopriamo che: «El
Padre Giulio María Tam, bien conocido de
los españoles, animó la sobremesa desde la
mesa presidencial con numerosas canciones
fascistas, coreadas por todos con lágrimas
en los ojos, sobre todo la "Giovinezza",
que se cantó en pie, como el "Cara al Sol"» [35].
Nel corso della predica del 18 settembre
anche Tam segue la strategia dell'immediata
individuazione del nemico in relazione al
quale definisce le caratteristiche spirituali
dei propri "fedeli". Il nemico di Tam non è politico
e sociale come quello di Tilgher, ma è ideologico
e spirituale. Si tratta del «laicismo liberale
e [dell'] ateismo marxista» [36]. Per opposizione
le caratteristiche dei sostenitori di AS
sono quelle dell'«uomo integrale che è politico,
che è economico, che è religioso, che è santo,
che è guerriero. Questa è la grande idea.
Mussolini non poteva vivere cent'anni. La
sua idea sì» [37]. Il quadro si completa.
Mussolini non può più essere una guida politica
in quanto spirito, ma proprio perché spirito è ancor
più giuda spirituale. Quando Tam si presenta
come «postulatore della causa di beatificazione
di Benito Mussolini» [38], scoppiano applausi
scroscianti. AS sopperisce all'inconsistenza
della sua identità politica, con un'identità dalla
consistenza spirituale. Il culto di Mussolini
non è funzionale allo sviluppo di un'alternativa
politica ma è ancora un indispensabile collante
all'interno del variegato mondo dell'Estrema
Destra. Il piano irrazionale che questa premessa
consente a Tam di tenere diviene un efficace
presupposto per veicolare affermazioni incoerenti
e illogiche.
Nel commentare le pratiche
politiche della democrazia parla di una
sottomissione al
relativismo contro la verità dell'«assoluto
oggettivo»: «non esiste la verità dall'errore, è il
divino 51% che in parlamento decide ciò che è vero,
ciò che è sbagliato. I nostri figli rideranno» [39].
Padre Tam segue la linea
concettuale di Tilgher spostandola sul
piano "spirituale".
Anche per Tam vige lo stato di guerra:
«io da cappellano vi dico,
pregate, perché certamente
abbiamo bisogno di mettere a fuoco bene i
punti sui quali poi si tratterà di lavorare
nei prossimi anni. Vi esorto: coraggio fratelli,
la battaglia è bella!» [40]
Nell'esplicitare il suo rapporto
di continuità con
i cappellani militari assegnati stabilmente
alle forze armate in base alla Legge n. 417
dell'11 marzo 1926, si propone come prosecutore
di «un'impostazione costantiniana» che Padre
Ernesto Calducci, riferendosi all'esperienza
fascista, [.] ha bollato come ateismo cattolico,
ovvero «forma religiosa in cui non respira
né la coscienza libera né la libera parola
di Dio: tutto è divorato da una retorica
vuota di Vangelo e di ragione». Si tratta
di una teologia che avvalora «la sfiducia
nella coscienza dell'uomo, [.] l'attaccamento
all'istanza autoritaria, [.] l'identificazione
del regno di Dio ed egemonia della Chiesa» [41]
Il rapporto identitario
dunque è di continuità con
il passato. Alle "tre liberazioni" sostenute
da Tilgher verso "un'oppressione" che dura
sessant'anni si aggiunge la difesa delle
radici e al riguardo Tam è certo:
«le radici ci sono, sono nel
nostro programma, radici greche di filosofia,
la verità oggettiva;
radici romane, questa capacità del bene comune,
che era propria del popolo romano, sapersi
sacrificare per un bene superiore contro
l'individualismo protestante liberale che
invece è padre di tutti gli egoismi. Poi
il bene comune è superiore al bene particolare.
E per queste radici cristiane. Per cui le
radici ce le abbiamo» [42].
Attraverso Tam riecheggia
la retorica dell'imperialismo
romano quale unico apportatore di civiltà tra
popolazioni "barbare" [43].
«Dai legionari romani che sono
riusciti a portare civiltà fin nell'Inghilterra,
siamo gli unici, ai marinai di Lepanto, io
lo ripeto,
perché adesso abbiamo solamente gli islamici
buoni, anche se ultimamente abbiamo visto
che gli islamici sono crudeli, ammazzando
anche i bambini nelle scuole. E vedrete quando
saranno tanti, quando saranno forti, non
sono come noi, non fate un trasfert, non
trasferitegli le vostre la vostra carità cristiana,
non sono come noi. L'islamico bacia la mano
che non può tagliare, ma quando la può tagliare.» [44].
E ancora.
«Noi non siamo andati a vedere
come sono loro oggettivamente. Arriverà l'islamico
oggettivo non quello che ci sogniamo noi.
Lui dice: "Io ho sentito le autorità mussulmane
dire: 'noi, con le vostre leggi democratiche,
vi invadiamo e con le nostre vi domineremo'"» [45].
A conclusione del comizio,
Giorgio Vaccaro chiude con un discorso
di 566 battute in
cui reitera un unico concetto attraverso
le frasi: «Alternativa sociale esiste» [46]; «questo è un
discorso concreto, esiste, già c'è»; «questo
già esiste»; «è una realtà»; «è qualche cosa
che già esiste»; «Alternativa sociale è già una
realtà».
Vaccaro definisce il
proprio intervento come: «un tipo di intervento
che serve a rilassare e a sedare tutto
quello che la
richiesta immediata di raccogliere un frutto
prima che sia maturo.» [47] e sente di dover
sottolineare la necessità di «guardare alle
differenze non come qualcosa che ci contrappone
ma qualche cosa che ci migliora» [48]. Qual è dunque
l'elemento che può fungere da minimo comune
denominatore? A nostro avviso il tema dell'immigrazione,
tema che può essere strumentalizzato nel
modo più funzionale alle realtà locali cui
AS si propone.
Nel corso del dibattito
sull'immigrazione,
per esempio, Padre Tam espone il suo pensiero
in merito al fenomeno migratorio deprecando
innanzitutto la legge Bossi-Fini che «d'un
colpo ha legalizzato 700.000 immigrati» [49].
Coerente con la linea
della definizione dei nemici e della loro
collocazione in una
struttura gerarchica, Tam traccia poi alcune
significative distinzioni tra gli immigrati.
Il cappellano è infatti favorevole all'arrivo
in Italia solo di coloro che sono quasi italiani,
come gli argentini, molti dei quali sono
cattolici e discendenti da italiani emigrati.
L'idea di Tam non è originale. Nel Nord-Est
italiano era già stato varato nel dicembre
2001 dalla regione Veneto il "Progetto rientro" rivolto
a «un primo contingente di 204 argentini
di origine italiana. [.] finanziato dallo
Stato e utilizzato da una grande impresa
come la Zanussi-Electrolux» [50]. Si trattava
di «un intervento di grande valore simbolico,
visto che proprio in Sudamerica il Veneto
ha esportato gran parte dei suoi emigrati» [51].
La strategia di AS che
ha per oggetto il fenomeno migratorio sembra
presentare gli
aspetti di un'operazione di marketing politico
basata sulla personalizzazione del razzismo:
a ciascuno il suo stile razzista a seconda
della propria limitata esperienza. E il terreno è fertile
stando ad alcuni risultati dei numerosi studi
[52] dedicati alle migrazioni in Europa e
in Italia. Sciortino e Colombo, in uno studio
sul discorso pubblico italiano relativo all'immigrazione
[53] basato sull'analisi semantica dei principali
settimanali e quotidiani della stampa italiana,
evidenziano come sia a partire dagli anni
Settanta che la stampa inizia ad affermare
l'esistenza di un flusso di lavoratori stranieri
e a diffondere, soprattutto dal 1975, notizie
sui paesi d'origine, sull'area di insediamento
e sul tipo di lavoro degli immigrati. In
questo periodo pressoché inesistenti sono
i riferimenti ad azioni criminali e terroristiche
o ad eventuali interferenze negli affari
interni del paese [54]. Con gli anni Ottanta
le cose cambiano. Paesi quali l'Italia, la
Spagna, il Portogallo e la Grecia, abituati
a percepirsi come paesi di emigranti, diventano
luoghi d'arrivo per consistenti flussi di
persone alla ricerca di occupazione [55],
processi rafforzati dalle politiche restrittive
adottate dai paesi dell'Europa del Nord.
Allo stesso tempo cambiano le dinamiche del
mondo del lavoro. I mercati nazionali si "internazionalizzano" aprendosi «a
nuovi attori economici e [a nuovi settori],
per cui gli immigrati si collocano per lo
più nel terziario, mentre fino agli anni
Settanta la destinazione era la grande industria» [56].
Nel 1981 Barker annuncia,
anticipando una tendenza che si produrrà anche
in Italia, l'esistenza di un «Nuovo Razzismo» [57] che, sostenendo d'essere democratico e
rispettoso, nega innanzitutto di essere
razzismo. Quello
reale, secondo le logiche del Nuovo Razzismo,
esiste solo nell'Estrema Destra. Il Nuovo
Razzismo non basa le proprie pratiche discriminatorie
sulla attribuzione di un'inferiorità biologica
alle minoranze, ma si alimenta delle «differenze» attraverso
cui vengono etichette le minoranze e che
spesso vengono declinate in «devianze». A
dieci anni di distanza la Essed sviluppa
tale concetto individuando il «Razzismo di
tutti i giorni» [58] che si diffonde attraverso
pratiche e discorsi quotidiani, propri del "senso
comune", come ad esempio: "io non ho niente
contro gli immigrati, però.".
Sciortino
e Colombo registrano proprio negli anni
Ottanta
un radicale cambiamento nelle relazioni pubbliche
con l'immigrazione, secondo loro attribuibile
al fatto che quest'ultima diviene oggetto
di controversie politiche, iniziative legislative,
riflessioni accademiche e conflitti sociali.
A partire dalla seconda metà degli anni Ottanta,
l'immigrazione acquista una cruciale importanza
per l'intera vita sociale del paese e alla
fine del decennio il consenso relativo alla
definizione del tema è rotto e le posizioni antirazziste,
assunte negli anni precedenti dalla maggioranza
dei quotidiani, tendono ad indebolirsi considerevolmente
[59].
È con il 1989 che gli
italiani iniziano a percepire i lavoratori
stranieri come una
minaccia. La rottura dell'ordine bipolare,
infatti, concorre in maniera notevole al
cambiamento
nei flussi migratori e, pur influendo sulla
totalità degli stati europei, comporta particolari
effetti per l'Italia in relazione, soprattutto,
alla sua collocazione geografica. Particolarmente
significativo è l'attracco al porto di Bari
del piroscafo albanese Vlora, l'8 agosto
1991, che trasporta profughi scappati al
crollo del regime comunista albanese. Nel
1991, in Italia, scatta l'«emergenza immigrati» e
si innesca, in ambienti diversi, l'associazione «immigrati/invasori».
L'immigrazione diviene una priorità politica,
visto che non è più possibile considerarla
un fenomeno transitorio. Nel primo «Dossier
statistico» della Caritas [60] del
1991 risultano regolarmente residenti 781.000
stranieri,
mentre si stima un numero complessivo di
stranieri pari a 1.144.000. Trattandosi di
un aspetto strutturale del sistema italiano,
inizia a ricevere sostanziali risorse finanziarie
e comunicative. È di questi anni l'uso del
termine «extracomunitario» e il codificarsi
di aggettivi come «clandestino» e «irregolare» a
ciò che di per sé avrebbe già un valore aggettivale
quale il participio passato «immigrato».
La differenza tra straniero e immigrato inizia
ad esse codificata e intensamente rinforzata [61].
Sciortino e Colombo parlano di creazione
di una nozione totalizzante di immigrazione,
sempre più politicizzata e tematizzata all'interno
di aree percepite come conflittuali [62].
Basti pensare che ancor prima di queste date
si era consolidato l'uso del termine «immigrato» anziché il
più appropriato «immigrante», un participio
passato che connota nel tempo senza soluzioni
di continuità il soggetto a cui si rivolge
e che, nel tempo, lo sostituisce, contro
un participio presente che esplicita realisticamente
la natura transitoria di un'azione puntuale
e non quotidiana. La percezione diffusa del
fenomeno migratorio, nel corso degli anni,
si connota in termini sempre più razzistici
allineandosi ai toni del discorso pubblico.
Vari studi [63] di
natura sociologica, linguistica e psicologica,
dall'inizio degli anni Novanta
hanno affrontato l'intricata questione degli
effetti delle rappresentazioni del fenomeno
migratorio mediate dai mezzi di comunicazione
di massa, quali stampa e televisione. Al
di là della peculiarità delle singole ricerche
condotte in diversi paesi europei, si può dire
che è generalmente condivisa l'idea che i
messaggi mediati dai mezzi di comunicazione
abbiano forti influenze sulla percezione
sociale del fenomeno migratorio [64],
che attualmente è vissuto come una minaccia
nei paesi d'ingresso europei, da quelli tradizionali
come Gran Bretagna e Francia a quelli recenti
come Italia e Spagna. La ricerca di Sciortino
e Colombo dimostra che negli anni Novanta,
le notizie riguardanti la partecipazione
degli stranieri al mercato del lavoro e ancor
più in generale all'economia italiana, praticamente
non compaiono. Negli anni Novanta questa
categoria rappresenta meno del 3% delle notizie
sugli immigrati pubblicate nel decennio,
il minimo storico dal 1969 [65].
Gli immigrati
sono i protagonisti delle pagine di cronaca
nera, dove viene reiterato il legame tra
immigrazione e violenza, e delle pagine di
politica nazionale, dove viene reiterato
il legame tra immigrazione e invasione.
Che,
come autoctoni non si abbia affatto le
idee chiare sul fenomeno
migratorio lo dimostrano i risultati del
progetto Etnequal Social Communication pubblicati
nel settembre 2003. I sondaggi sono stati
condotti su un campione di cittadini romani,
per il 20% dei quali (la maggioranza relativa),
gli immigrati costituiscono tra il 16 e il
20% della popolazione romana, mentre per
un terzo del campione (oltre il 30%) superano
il 20%. «La sensazione generale è chiara:
oltre l'80% degli intervistati - quattro
persone su cinque - sovradimensiona la presenza
di immigrati nella città. Sindrome da accerchiamento,
come la si è sempre definita, e come è purtroppo
inevitabile continuare a definirla: più immigrati;
più clandestini; più criminalità» [66].
A
Londra gli esperti parlano di «panico morale».
L'ICAR,
ovvero l'Information Centre about asylum
and refugees in the UK, nel rapporto conclusivo
della ricerca pilota «Media Image, Community
Impact», commissionata dal Mayor di Londra
ed edita nell'aprile 2004, premette che siccome
il fenomeno migratorio delle persone è la
caratteristica fondamentale del mercato libero, è possibile,
per gli immigranti, essere incolpati delle
più ampie incertezze e problemi associati
ai cambiamenti economici [67]. I fattori
politici combinati alla crisi generale relativa
all'immigrazione produce un «panico morale» che «può essere
definito come una fase critica nelle comunicazioni
politiche dove l'attenzione è focalizzata
su un problema ritenuto "fuori portata" che
richiede un'urgente azione. In una situazione
di "panico morale" ampie parti dello stato,
i giudici e i media combinano il ritratto
di una situazione incontrollabile nella quale
un'accumulazione di rappresentazioni promuove
la richiesta di severe ed eccezionali misure.
Casi eccezionali sono costantemente usati
per rinforzare stereotipi negativi» [68].
Quindi
non solo i mass media, ma anche i politici
sono determinanti
nel diffondere formae mentis razziste,
come nel caso di Mantovano che, al momento
del varo della legge Bossi-Fini, non solo
sosteneva l'opportunità di rilevare le impronte
digitali a ogni extracomunitario richiedente
il permesso di soggiorno, ma ne sottolineava
la valenza razzista ipotizzando, una volta
approvata la legge, lo studio di intese bilaterali
con alcuni paesi occidentali «per non danneggiare
gli stranieri socialmente poco pericolosi» [69].
La
xenofobia confermata dal discorso pubblico
può poi
deviare in azioni criminali. Così leggiamo
nel «5° Rapporto sulla violenza contro gli
stranieri in Italia» redatto dal Centro ricerche
Studi culturali nel dicembre 2003 che «il
2001 ha visto una percentuale di violenze
a sfondo razzista del 32,9%, mentre nel 2002
il valore si è attestato sul 34,8%. [.] Rispetto
agli anni precedenti, continua a decrescere
la tipologia di aggressione gruppo contro gruppo,
sebbene con un dato percentuale sostanzialmente
stabile, che conferma quanto rilevavamo nel
Rapporto del 2001: il fenomeno, seppure in calo, resta un'emergenza sociale
di tipo sistemico (ovvero non congiunturale)» [70].
Quanto finora esposto ci aiuta a comprendere
quanto poco si sappia del fenomeno migratorio
e come tale disinformazione possa essere
facilmente strumentalizzata a fini politici.
In questo quadro si inserisce l'azione di
AS le cui sfaccettate posizioni in merito
all'immigrazione possono essere fraintese
se proposte in assenza del suo complessivo
quadro ideologico.
Prima
di scrivere questo pezzo, abbiamo fatto
una prova. Abbiamo
letto a più persone la frase scelta come
esergo: «non ci saranno estranei alla porta
accanto». È stata condivisa dalla totalità dei
nostri interlocutori e quando abbiamo chiesto: «perché?»,
si sono stupiti formulando commenti di questo
tenore: «come perché? Non parla di fratellanza?».
Allora abbiamo preso il testo di Fiore e
Adinolfi e abbiamo letto le tre frasi precedenti
e le tre successive.
«Tutto
il nostro mondo era Amore: Amore per i Fratelli,
per
la causa, per la nostra Terra per la quale
abbiamo fatto dei figli migliori, e per i
nostri figli per cui avremmo creato una Terra
migliore, un migliore destino. E amore per
le nostre donne, le madri di un'umanità migliore
e compagne di una lotta dura e faticosa,
difficile e viva. Amore per la famiglia,
per la nostra gente, per una comunità a venire
dove "non ci saranno estranei alla porta
accanto". L'entusiasmo può esaurirsi come
la gioventù o una miniera d'oro, ma l'Amore?
L'Amore no. Non quello vero» [71].
Tutti,
chi più e
chi meno romantico, si sono fatti trascinare
da questo amore imperituro, "l'unico vero".
Abbiamo dovuto raccontare la storia di "Terza
Posizione" perché capissero cosa potrebbe "anche" significare "non
avere estranei alla porta accanto". Dato
il razzismo latente nella nostra quotidianità,
riteniamo che la specificità del razzismo
di AS non sia nelle sue forme, ma nelle
sue ragioni. Ricordiamoci che gli AS sono
"santi italiani traditi" e nell'affascinante
rapporto tra realtà e menzogna, a nostro
avviso, il "tradimento subito" è l'unico
stato della menzogna che permette di ribaltare
la realtà senza percepirsi o essere percepiti
dei menzogneri. Il "tradimento subito" di
AS non è quel «luogo esatto della menzogna»
in cui è un morfema, un sì o un no a falsare
la realtà [72],
ma piuttosto il filo rosso della "vera storia
di un popolo in cammino". AS si inserisce
con le sue narrazioni anche tra quelle forme
di neopopulismo che Francesco Germinario
fa discendere dalle idee contro lo Stato,
le società multietniche e il mercato sviluppate
da Alain de Benoist [73]
e assunte da leader come Haider o Le Pen,
con il quale ricordiamo Tilgher ha forti
legami. Il razzismo di AS mostra i tratti
del «Nuovo Razzismo», ma viene sviluppato
all'interno di un'ottica politica che lo
assorbe. Si tratta del «comunitarismo differenzialista»
spiega Germinario, un modello politico che
ricorda le idee dei collaborazionisti bretoni
di Vichy, vale a dire «un Reich europeo
plurale, gerarchico e differenzialista».
AS dunque si inserisce a pieno titolo nel
neopopulismo europeo, quello delle destre
metapolitiche che si pongono oltre la distinzione
destra/sinistra, in quanto "alternative"
a un sistema più ampio, quello globale.
Questo
articolo si cita: E. Cavina, E
"Non ci saranno estranei alla porta
accanto". Ragionamenti sulle rappresentazioni
del fenomeno migratorio elaborate dal cartello
di estrema destra "Alternativa sociale",
«Storicamente», 1 (2005), http://www.storicamente.org/cavina.htm
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| [31] «Documentazione
sulla Rivoluzione nella Chiesa», n. 316 del 9 marzo
2001, p. 1.
[32] Ivi,
p. 7.
[33] Intervista di Padre Tam rilasciata ad Andrea Marsiletti
e pubblicata l'11 maggio 2004 su "Dillo ad Alice",
url: http://www.dilloadalice.it.
[34] Ibidem.
[35] Url: http://www.sereismistestigos.com
[36] Prima festa di AS, intervento di Padre Tam, cit..
[37] Ibidem.
[38] Ibidem.
[39] Ibidem.
[40] Ibidem.
[41] M. Franzianelli (a cura di), Il volto religioso
della guerra. Santini e immaginette per i soldati,
Faenza, Edit, 2003, p. 52.
[42] Ibidem.
[43] Cfr. I. Di Jorio, Nel giardino imperiale. Interiorizzazione
e disumanizzazione dell'altro nella stampa fascista
(1935-1939), in «Storia e problemi contemporanei»,
2001.
[44] Prima festa di AS, intervento di Padre Tam, cit..
[45] Ibidem.
[46] Prima festa di AS, intervento di Giorgio Vaccaro.
[47] Ibidem.
[48] Ibidem.
[49] Prima festa di AS, intervento di Padre Tam, cit..
[50] C. Giustiniani, Fratellastri d'Italia, Bari,
Editori Laterza, 2003, pp. 74-75.
[51] Ibidem.
[52] A titolo di riferimento, cfr. E. Pugliese, M.I.
Maciotti, Gli Immigrati in Italia, Bari,
Laterza, 1991; M. delle Donne, U. Melotti, S. Petrilli, Immigrazione
in Europa, Roma Cediss, 1993; C. Bonifazi, L'immigrazione
straniera in Italia, Bologna, Il Mulino, 1998;
V. Cotesta, Sociologia dei conflitti etnici, Bari,
Laterza, 1999; A. Golini, I movimenti di popolazione
nel mondo contemporaneo. Dossier presentato
al convegno internazionale "Migrazioni. Scenari
per il XXI secolo", organizzato a Roma dal 12 al
14 luglio 2000 dall'Agenzia romana per la preparazione
del Giubileo; XI Dossier Statistico Immigrazione,
2001, a cura della Caritas; E. Pugliese, L'Italia
tra migrazioni internazionali e migrazioni interne,
Bologna, Il Mulino, 2002.
[53] G. Sciortino, A. Colombo, The flows and the
flood: the public discourse on immigration in Italy,
1969-2001, in « Journal of Modern Italian Studies» 9(1)
2004, pp. 94-113, http://www.tandf.co.uk/journals.
[54] Ivi,
p. 98.
[55] S. Ognibene, Le parole dell'immigrazione. Studio
semantico delle cronache politiche pubblicate sui
maggiori quotidiani italiani durante la discussione
della legge "Bossi - Fini", tesi di laurea
in Linguistica Italiana Moderna e Contemporanea,
relatore prof. Massimo Fanfani, Università degli
Studi di Firenze, p. 5.
[56] E. Pugliese, M. I. Maciotti, Gli Immigrati in
Italia, cit., p. 56
[57] Cfr. M. Barker, The New Racism, London,
Junction Books, 1981.
[58] P. Essed, Understanding Everyday Rasism,
Newbury Park, California Sage, 1991
[59] G. Sciortino, A. Colombo, The flows and the
flood: the public discourse on immigration in Italy,
1969-2001, cit., pp. 101-102.
[60] Caritas
(a cura di), I Dossier Statistico Immigrati
in Italia e nel Lazio, 2000.
[61] G. Sciortino, A. Colombo, The flows and the
flood: the public discourse on immigration in Italy,
1969-2001, cit., pp. 102-103.
[62] Ivi,
p. 107
[63] Per l'Italia cfr. C. Marletti si veda Mass Media
e razzismo in Italia, in Democrazia e diritti,
XXIX, n°6, 1989; V. Cotesta, Comunicazione e
immigrazione in Italia, in Relazioni etniche:
stereotipi, pregiudizi, fenomeno immigratorio e
esclusione sociale, a cura di M. Delle Donne,
Roma, EDIUP, 1998; V. Cotesta, Mass media, conflitti
etnici e immigrazione in «Studi Emigrazione»,
XXXVI n ° 135; La semantica della differenza
etnica. Globalizzazione e immagini dell'altro nei
media italiani, 1999; M. Maneri, Lo straniero
consensuale. La devianza degli immigrati come circolarità di
pratiche e discorsi in A. Dal Lago (a cura
di), Lo straniero e il nemico. Materiali per
l'etnografia contemporanea, Genova, Costa & Nolan,
1998. In generale cfr. il sito "Mass Media e Immigrazione" in
url: http://www.cestim.it.
[64] I. Marino, Analisi semiotica del discorso sull'altro.
Come lo straniero viene rappresentato sulla stampa,
tesina di ricerca per Sociologia della Cultura,
Libera Università di Lingue e Comunicazione; M.
A. García, Immigrazione, xenofobia focalizzata,movimenti
di vicini e mass media (1997); Cittadini
insicuri nell'Italia multietnica, a cura del
Censis, 1999; M. Barbagli, Immigrazione e criminalità in
Italia, Bologna, Il Mulino, 1998; M. Barbagli, Immigrazione
e reati in Italia, Bologna, Il Mulino, 2002;
in url: http://www.cestim.it T.
A. Van Dijk, The mass media today: discourse
of domination or deiversity? e T. A. Van
Dijk, New(s) racismo: a discourse analytical
approach; T. A. Van Dijk, Elite Discourse
and Racism, Newbury Park. CA, Sage, 1993.
[65] G. Sciortino, A. Colombo, The flows and the
flood: the public discourse on immigration in Italy,
1969-2001, cit., pp. 108.
[66] Extraxommunication.
Monitor su informazione e immigrazione, progetto
Etnequal Social Communication, settembre 2003,
p. 5.
[67] ICAR, Media Image, Community Impact. Assessing
the impact of media and political images of refugees
and asylum seekers on community relations in London,
London, King's College, aprile 2004, p. 9
[68] Ivi,
pp. 9-10.
[69] Mantovano: "impronte
per tutti gli extracomunitari. Occidentali forse
esentati dopo un accordo con il loro paese",
in «La Stampa», 1 giugno 2002
[70] Questione
di pelle La rappresentazione giornalistica dell'intolleranza. 5° Rapporto
sulla violenza contro gli stranieri in Italia,
Centro ricerche Studi culturali, dicembre 2003.
Direzione della ricerca: Prof. Michele Sorice,
Prof. Luigi Manconi, Prof. Alberto Abruzzese,
Coordinamento: Dr. Emiliana De Blasio, in collaborazione
con A Buon Diritto. Associazione per le libertà e
Save The Children Italia, p. 4.
[71] G. Adinolfi, R. Fiore, Noi Terza Posizione,
cit., p. 155.
[72] H. Weinrich, Metafora e menzogna, Bologna,
Il Mulino, 1976, p. 170. Nelle pagine precedenti
Weinrich prende in considerazione le «menzogne
peggiori» che la storia conosca: quelle di Hitler.
Weinrich sostiene che non è sufficiente mostrare
come le proposizioni del discorso pubblico di Hitler
con cui rassicurò Chamberlain il 26 settembre 1938
sulle intenzioni pacifiche del popolo tedesco fossero
inconciliabili con quelle della riunione segreta
del 30 maggio in cui fu presa la decisione di abbattere
la Cecoslovacchia. «Bisogna anzi osservare che
il discorso di Hitler non fu pronunciato in un
mattino politico vuoto; si trattava di un discorso
per uomini in Germania e fuori, che ascoltavano
nell'ansia, nel timore». I suoi interlocutori erano
preinformati sui «problemi territoriali» e si chiedevano
: guerra, si o no?
[73] Cfr. F. Germinarlo, La destra degli dei: Alain
de Benoist e la cultura politica della Nouvelle
droite, Torino, Bollati Boringhieri, 2002. |
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