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Enrica Cavina
Le rappresentazioni del fenomeno migratorio nell'estrema destra italiana

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Con il suo discorso Tilgher introduce i presenti a una prima alfabetizzazione politica secondo le nuove linee guida di AS. Diverso è il ruolo riservato all'intervento successivo, quello del ben più estremista Padre Giulio Tam, sacerdote lefebvreiano, vale a dire scomunicato poiché assertore del magistero tradizionale, in vigore al tempo del Concordato del 1929, poi "rivoluzionato" dal Concilio Vaticano II. Il suo intervento assume i toni della predica morale e lo scopo è quello di indicare le direttive spirituali di AS. Direttore responsabile della pubblicazione «Documentazione sulla Rivoluzione nella Chiesa» sostiene: «la difesa della nostra Civiltà [attraverso le] sante spedizioni che si chiamavano Crociate» [31]; la dottrina del Concilio di Trento; l'antimondialismo di Pio XII; l'antiecumenismo; l'ecclesiologia tradizionale; Roma come centro dell'unità cattolica; la regalità sociale di Gesù Cristo; la dottrina sulla struttura non democratica della Chiesa; «la condanna della libertà religiosa o di coscienza o di culto, dei principi di libertà, uguaglianza e fraternità e dei diritti dell'uomo» [32]. Alla domanda sulle motivazioni della sua candidatura, Tam rispondeva: «mi candido alle Europee perché contro un Islam forte serve un cristianesimo ancora più forte» [33]. «Padre Tam è un religioso politicamente molto attivo: dice spesso messa a Predappio davanti alla tomba di Benito Mussolini e nei cimiteri della Repubblica Sociale ed organizza corsi di formazione e ritiri per i militanti di Forza Nuova» [34].

Dalla home page dell'«Ajencia Patriótica de Noticias» del marzo 2003 scopriamo che: «El Padre Giulio María Tam, bien conocido de los españoles, animó la sobremesa desde la mesa presidencial con numerosas canciones fascistas, coreadas por todos con lágrimas en los ojos, sobre todo la "Giovinezza", que se cantó en pie, como el "Cara al Sol"» [35]. Nel corso della predica del 18 settembre anche Tam segue la strategia dell'immediata individuazione del nemico in relazione al quale definisce le caratteristiche spirituali dei propri "fedeli". Il nemico di Tam non è politico e sociale come quello di Tilgher, ma è ideologico e spirituale. Si tratta del «laicismo liberale e [dell'] ateismo marxista» [36]. Per opposizione le caratteristiche dei sostenitori di AS sono quelle dell'«uomo integrale che è politico, che è economico, che è religioso, che è santo, che è guerriero. Questa è la grande idea. Mussolini non poteva vivere cent'anni. La sua idea sì» [37]. Il quadro si completa. Mussolini non può più essere una guida politica in quanto spirito, ma proprio perché spirito è ancor più giuda spirituale. Quando Tam si presenta come «postulatore della causa di beatificazione di Benito Mussolini» [38], scoppiano applausi scroscianti. AS sopperisce all'inconsistenza della sua identità politica, con un'identità dalla consistenza spirituale. Il culto di Mussolini non è funzionale allo sviluppo di un'alternativa politica ma è ancora un indispensabile collante all'interno del variegato mondo dell'Estrema Destra. Il piano irrazionale che questa premessa consente a Tam di tenere diviene un efficace presupposto per veicolare affermazioni incoerenti e illogiche.

Nel commentare le pratiche politiche della democrazia parla di una sottomissione al relativismo contro la verità dell'«assoluto oggettivo»: «non esiste la verità dall'errore, è il divino 51% che in parlamento decide ciò che è vero, ciò che è sbagliato. I nostri figli rideranno» [39].

Padre Tam segue la linea concettuale di Tilgher spostandola sul piano "spirituale". Anche per Tam vige lo stato di guerra:

«io da cappellano vi dico, pregate, perché certamente abbiamo bisogno di mettere a fuoco bene i punti sui quali poi si tratterà di lavorare nei prossimi anni. Vi esorto: coraggio fratelli, la battaglia è bella!» [40]

Nell'esplicitare il suo rapporto di continuità con i cappellani militari assegnati stabilmente alle forze armate in base alla Legge n. 417 dell'11 marzo 1926, si propone come prosecutore di «un'impostazione costantiniana» che Padre Ernesto Calducci, riferendosi all'esperienza fascista, [.] ha bollato come ateismo cattolico, ovvero «forma religiosa in cui non respira né la coscienza libera né la libera parola di Dio: tutto è divorato da una retorica vuota di Vangelo e di ragione». Si tratta di una teologia che avvalora «la sfiducia nella coscienza dell'uomo, [.] l'attaccamento all'istanza autoritaria, [.] l'identificazione del regno di Dio ed egemonia della Chiesa» [41]

Il rapporto identitario dunque è di continuità con il passato. Alle "tre liberazioni" sostenute da Tilgher verso "un'oppressione" che dura sessant'anni si aggiunge la difesa delle radici e al riguardo Tam è certo:

«le radici ci sono, sono nel nostro programma, radici greche di filosofia, la verità oggettiva; radici romane, questa capacità del bene comune, che era propria del popolo romano, sapersi sacrificare per un bene superiore contro l'individualismo protestante liberale che invece è padre di tutti gli egoismi. Poi il bene comune è superiore al bene particolare. E per queste radici cristiane. Per cui le radici ce le abbiamo» [42].

Attraverso Tam riecheggia la retorica dell'imperialismo romano quale unico apportatore di civiltà tra popolazioni "barbare" [43].

«Dai legionari romani che sono riusciti a portare civiltà fin nell'Inghilterra, siamo gli unici, ai marinai di Lepanto, io lo ripeto, perché adesso abbiamo solamente gli islamici buoni, anche se ultimamente abbiamo visto che gli islamici sono crudeli, ammazzando anche i bambini nelle scuole. E vedrete quando saranno tanti, quando saranno forti, non sono come noi, non fate un trasfert, non trasferitegli le vostre la vostra carità cristiana, non sono come noi. L'islamico bacia la mano che non può tagliare, ma quando la può tagliare.» [44].

E ancora.

«Noi non siamo andati a vedere come sono loro oggettivamente. Arriverà l'islamico oggettivo non quello che ci sogniamo noi. Lui dice: "Io ho sentito le autorità mussulmane dire: 'noi, con le vostre leggi democratiche, vi invadiamo e con le nostre vi domineremo'"» [45].

A conclusione del comizio, Giorgio Vaccaro chiude con un discorso di 566 battute in cui reitera un unico concetto attraverso le frasi: «Alternativa sociale esiste» [46]; «questo è un discorso concreto, esiste, già c'è»; «questo già esiste»; «è una realtà»; «è qualche cosa che già esiste»; «Alternativa sociale è già una realtà».

Vaccaro definisce il proprio intervento come: «un tipo di intervento che serve a rilassare e a sedare tutto quello che la richiesta immediata di raccogliere un frutto prima che sia maturo.» [47] e sente di dover sottolineare la necessità di «guardare alle differenze non come qualcosa che ci contrappone ma qualche cosa che ci migliora» [48]. Qual è dunque l'elemento che può fungere da minimo comune denominatore? A nostro avviso il tema dell'immigrazione, tema che può essere strumentalizzato nel modo più funzionale alle realtà locali cui AS si propone.

Nel corso del dibattito sull'immigrazione, per esempio, Padre Tam espone il suo pensiero in merito al fenomeno migratorio deprecando innanzitutto la legge Bossi-Fini che «d'un colpo ha legalizzato 700.000 immigrati» [49].

Coerente con la linea della definizione dei nemici e della loro collocazione in una struttura gerarchica, Tam traccia poi alcune significative distinzioni tra gli immigrati. Il cappellano è infatti favorevole all'arrivo in Italia solo di coloro che sono quasi italiani, come gli argentini, molti dei quali sono cattolici e discendenti da italiani emigrati. L'idea di Tam non è originale. Nel Nord-Est italiano era già stato varato nel dicembre 2001 dalla regione Veneto il "Progetto rientro" rivolto a «un primo contingente di 204 argentini di origine italiana. [.]  finanziato dallo Stato e utilizzato da una grande impresa come la Zanussi-Electrolux» [50]. Si trattava di «un intervento di grande valore simbolico, visto che proprio in Sudamerica il Veneto ha esportato gran parte dei suoi emigrati» [51].

La strategia di AS che ha per oggetto il fenomeno migratorio sembra presentare gli aspetti di un'operazione di marketing politico basata sulla personalizzazione del razzismo: a ciascuno il suo stile razzista a seconda della propria limitata esperienza. E il terreno è fertile stando ad alcuni risultati dei numerosi studi [52] dedicati alle migrazioni in Europa e in Italia. Sciortino e Colombo, in uno studio sul discorso pubblico italiano relativo all'immigrazione [53] basato sull'analisi semantica dei principali settimanali e quotidiani della stampa italiana, evidenziano come sia a partire dagli anni Settanta che la stampa inizia ad affermare l'esistenza di un flusso di lavoratori stranieri e a diffondere, soprattutto dal 1975, notizie sui paesi d'origine, sull'area di insediamento e sul tipo di lavoro degli immigrati. In questo periodo pressoché inesistenti sono i riferimenti ad azioni criminali e terroristiche o ad eventuali interferenze negli affari interni del paese [54]. Con gli anni Ottanta le cose cambiano. Paesi quali l'Italia, la Spagna, il Portogallo e la Grecia, abituati a percepirsi come paesi di emigranti, diventano luoghi d'arrivo per consistenti flussi di persone alla ricerca di occupazione [55], processi rafforzati dalle politiche restrittive adottate dai paesi dell'Europa del Nord. Allo stesso tempo cambiano le dinamiche del mondo del lavoro. I mercati nazionali si "internazionalizzano" aprendosi «a nuovi attori economici e [a nuovi settori], per cui gli immigrati si collocano per lo più nel terziario, mentre fino agli anni Settanta la destinazione era la grande industria» [56].

Nel 1981 Barker annuncia, anticipando una tendenza che si produrrà anche in Italia, l'esistenza di un «Nuovo Razzismo» [57] che, sostenendo d'essere democratico e rispettoso, nega innanzitutto di essere razzismo. Quello reale, secondo le logiche del Nuovo Razzismo, esiste solo nell'Estrema Destra. Il Nuovo Razzismo non basa le proprie pratiche discriminatorie sulla attribuzione di un'inferiorità biologica alle minoranze, ma si alimenta delle «differenze» attraverso cui vengono etichette le minoranze e che spesso vengono declinate in «devianze». A dieci anni di distanza la Essed sviluppa tale concetto individuando il «Razzismo di tutti i giorni» [58] che si diffonde attraverso pratiche e discorsi quotidiani, propri del "senso comune", come ad esempio: "io non ho niente contro gli immigrati, però.".

Sciortino e Colombo registrano proprio negli anni Ottanta un radicale cambiamento nelle relazioni pubbliche con l'immigrazione, secondo loro attribuibile al fatto che quest'ultima diviene oggetto di controversie politiche, iniziative legislative, riflessioni accademiche e conflitti sociali. A partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, l'immigrazione acquista una cruciale importanza per l'intera vita sociale del paese e alla fine del decennio il consenso relativo alla definizione del tema è rotto e le posizioni  antirazziste, assunte negli anni precedenti dalla maggioranza dei quotidiani, tendono ad indebolirsi considerevolmente [59].

È con il 1989 che gli italiani iniziano a percepire i lavoratori stranieri come una minaccia. La rottura dell'ordine bipolare, infatti, concorre in maniera notevole al cambiamento nei flussi migratori e, pur influendo sulla totalità degli stati europei, comporta particolari effetti per l'Italia in relazione, soprattutto, alla sua collocazione geografica. Particolarmente significativo è l'attracco al porto di Bari del piroscafo albanese Vlora, l'8 agosto 1991, che trasporta profughi scappati al crollo del regime comunista albanese. Nel 1991, in Italia, scatta l'«emergenza immigrati» e si innesca, in ambienti diversi, l'associazione «immigrati/invasori». L'immigrazione diviene una priorità politica, visto che non è più possibile considerarla un fenomeno transitorio. Nel primo «Dossier statistico» della Caritas [60] del 1991 risultano regolarmente residenti 781.000 stranieri, mentre si stima un numero complessivo di stranieri pari a 1.144.000. Trattandosi di un aspetto strutturale del sistema italiano, inizia a ricevere sostanziali risorse finanziarie e comunicative. È di questi anni l'uso del termine «extracomunitario» e il codificarsi di aggettivi come «clandestino» e «irregolare» a ciò che di per sé avrebbe già un valore aggettivale quale il participio passato «immigrato». La differenza tra straniero e immigrato inizia ad esse codificata e intensamente rinforzata [61]. Sciortino e Colombo parlano di creazione di una nozione totalizzante di immigrazione, sempre più politicizzata e tematizzata all'interno di aree percepite come conflittuali [62]. Basti pensare che ancor prima di queste date si era consolidato l'uso del termine «immigrato» anziché il più appropriato «immigrante», un participio passato che connota nel tempo senza soluzioni di continuità il soggetto a cui si rivolge e che, nel tempo, lo sostituisce, contro un participio presente che esplicita realisticamente la natura transitoria di un'azione puntuale e non quotidiana. La percezione diffusa del fenomeno migratorio, nel corso degli anni, si connota in termini sempre più razzistici allineandosi ai toni del discorso pubblico. Vari studi [63] di natura sociologica, linguistica e psicologica, dall'inizio degli anni Novanta hanno affrontato l'intricata questione degli effetti delle rappresentazioni del fenomeno migratorio mediate dai mezzi di comunicazione di massa, quali stampa e televisione. Al di là della peculiarità delle singole ricerche condotte in diversi paesi europei, si può dire che è generalmente condivisa l'idea che i messaggi mediati dai mezzi di comunicazione abbiano forti influenze sulla percezione sociale del fenomeno migratorio [64], che attualmente è vissuto come una minaccia nei paesi d'ingresso europei, da quelli tradizionali come Gran Bretagna e Francia a quelli recenti come Italia e Spagna. La ricerca di Sciortino e Colombo dimostra che negli anni Novanta, le notizie riguardanti la partecipazione degli stranieri al mercato del lavoro e ancor più in generale all'economia italiana, praticamente non compaiono. Negli anni Novanta questa categoria rappresenta meno del 3% delle notizie sugli immigrati pubblicate nel decennio, il minimo storico dal 1969 [65].

Gli immigrati sono i protagonisti delle pagine di cronaca nera, dove viene reiterato il legame tra immigrazione e violenza, e delle pagine di politica nazionale, dove viene reiterato il legame tra immigrazione e invasione.

Che, come autoctoni non si abbia affatto le idee chiare sul fenomeno migratorio lo dimostrano i risultati del progetto Etnequal Social Communication pubblicati nel settembre 2003. I sondaggi sono stati condotti su un campione di cittadini romani, per il 20% dei quali (la maggioranza relativa), gli immigrati costituiscono tra il 16 e il 20% della popolazione romana, mentre per un terzo del campione (oltre il 30%) superano il 20%. «La sensazione generale è chiara: oltre l'80% degli intervistati - quattro persone su cinque - sovradimensiona la presenza di immigrati nella città. Sindrome da accerchiamento, come la si è sempre definita, e come è purtroppo inevitabile continuare a definirla: più immigrati; più clandestini; più criminalità» [66].

A Londra gli esperti parlano di «panico morale». L'ICAR, ovvero l'Information Centre about asylum and refugees in the UK, nel rapporto conclusivo della ricerca pilota «Media Image, Community Impact», commissionata dal Mayor di Londra ed edita nell'aprile 2004, premette che siccome il fenomeno migratorio delle persone è la caratteristica fondamentale del mercato libero, è possibile, per gli immigranti, essere incolpati delle più ampie incertezze e problemi associati ai cambiamenti economici [67]. I fattori politici combinati alla crisi generale relativa all'immigrazione produce un «panico morale» che «può essere definito come una fase critica nelle comunicazioni politiche dove l'attenzione è focalizzata su un problema ritenuto "fuori portata" che richiede un'urgente azione. In una situazione di "panico morale" ampie parti dello stato, i giudici e i media combinano il ritratto di una situazione incontrollabile nella quale un'accumulazione di rappresentazioni promuove la richiesta di severe ed eccezionali misure. Casi eccezionali sono costantemente usati per rinforzare stereotipi negativi» [68].

Quindi non solo i mass media, ma anche i politici sono determinanti nel diffondere formae mentis razziste, come nel caso di Mantovano che, al momento del varo della legge Bossi-Fini, non solo sosteneva l'opportunità di rilevare le impronte digitali a ogni extracomunitario richiedente il permesso di soggiorno, ma ne sottolineava la valenza razzista ipotizzando, una volta approvata la legge, lo studio di intese bilaterali con alcuni paesi occidentali «per non danneggiare gli stranieri socialmente poco pericolosi» [69].

La xenofobia confermata dal discorso pubblico può poi deviare in azioni criminali. Così leggiamo nel «5° Rapporto sulla violenza contro gli stranieri in Italia» redatto dal Centro ricerche Studi culturali nel dicembre 2003 che «il 2001 ha visto una percentuale di violenze a sfondo razzista del 32,9%, mentre nel 2002 il valore si è attestato sul 34,8%. [.] Rispetto agli anni precedenti, continua a decrescere la  tipologia  di aggressione gruppo  contro  gruppo, sebbene con un dato percentuale sostanzialmente stabile, che conferma quanto rilevavamo nel Rapporto del 2001: il fenomeno,  seppure  in  calo,  resta  un'emergenza  sociale di tipo sistemico (ovvero non congiunturale)» [70]. Quanto finora esposto ci aiuta a comprendere quanto poco si sappia del fenomeno migratorio e come tale disinformazione possa essere facilmente strumentalizzata a fini politici. In questo quadro si inserisce l'azione di AS le cui sfaccettate posizioni in merito all'immigrazione possono essere fraintese se proposte in assenza del suo complessivo quadro ideologico.

Prima di scrivere questo pezzo, abbiamo fatto una prova. Abbiamo letto a più persone la frase scelta come esergo: «non ci saranno estranei alla porta accanto». È stata condivisa dalla totalità dei nostri interlocutori e quando abbiamo chiesto: «perché?», si sono stupiti formulando commenti di questo tenore: «come perché? Non parla di fratellanza?». Allora abbiamo preso il testo di Fiore e Adinolfi e abbiamo letto le tre frasi precedenti e le tre successive.

«Tutto il nostro mondo era Amore: Amore per i Fratelli, per la causa, per la nostra Terra per la quale abbiamo fatto dei figli migliori, e per i nostri figli per cui avremmo creato una Terra migliore, un migliore destino. E amore per le nostre donne, le madri di un'umanità migliore e compagne di una lotta dura e faticosa, difficile e viva. Amore per la famiglia, per la nostra gente, per una comunità a venire dove "non ci saranno estranei alla porta accanto". L'entusiasmo può esaurirsi come la gioventù o una miniera d'oro, ma l'Amore? L'Amore no. Non quello vero» [71].

Tutti, chi più e chi meno romantico, si sono fatti trascinare da questo amore imperituro, "l'unico vero". Abbiamo dovuto raccontare la storia di "Terza Posizione" perché capissero cosa potrebbe "anche" significare "non avere estranei alla porta accanto".

Dato il razzismo latente nella nostra quotidianità, riteniamo che la specificità del razzismo di AS non sia nelle sue forme, ma nelle sue ragioni. Ricordiamoci che gli AS sono "santi italiani traditi" e nell'affascinante rapporto tra realtà e menzogna, a nostro avviso, il "tradimento subito" è l'unico stato della menzogna che permette di ribaltare la realtà senza percepirsi o essere percepiti dei menzogneri. Il "tradimento subito" di AS non è quel «luogo esatto della menzogna» in cui è un morfema, un sì o un no a falsare la realtà [72], ma piuttosto il filo rosso della "vera storia di un popolo in cammino". AS si inserisce con le sue narrazioni anche tra quelle forme di neopopulismo che Francesco Germinario fa discendere dalle idee contro lo Stato, le società multietniche e il mercato sviluppate da Alain de Benoist [73] e assunte da leader come Haider o Le Pen, con il quale ricordiamo Tilgher ha forti legami. Il razzismo di AS mostra i tratti del «Nuovo Razzismo», ma viene sviluppato all'interno di un'ottica politica che lo assorbe. Si tratta del «comunitarismo differenzialista» spiega Germinario, un modello politico che ricorda le idee dei collaborazionisti bretoni di Vichy, vale a dire «un Reich europeo plurale, gerarchico e differenzialista». AS dunque si inserisce a pieno titolo nel neopopulismo europeo, quello delle destre metapolitiche che si pongono oltre la distinzione destra/sinistra, in quanto "alternative" a un sistema più ampio, quello globale.

Questo articolo si cita: E. Cavina, E "Non ci saranno estranei alla porta accanto". Ragionamenti sulle rappresentazioni del fenomeno migratorio elaborate dal cartello di estrema destra "Alternativa sociale", «Storicamente», 1 (2005), http://www.storicamente.org/cavina.htm

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[31] «Documentazione sulla Rivoluzione nella Chiesa», n. 316 del 9 marzo 2001, p. 1.

[32] Ivi, p. 7.

[33] Intervista di Padre Tam rilasciata ad Andrea Marsiletti e pubblicata l'11 maggio 2004 su "Dillo ad Alice", url: http://www.dilloadalice.it.

[34] Ibidem.

[35] Url: http://www.sereismistestigos.com

[36] Prima festa di AS, intervento di Padre Tam, cit..

[37] Ibidem.

[38] Ibidem.

[39] Ibidem.

[40] Ibidem.

[41] M. Franzianelli (a cura di), Il volto religioso della guerra. Santini e immaginette per i soldati, Faenza, Edit,  2003, p. 52.

[42] Ibidem.

[43] Cfr. I. Di Jorio, Nel giardino imperiale. Interiorizzazione e disumanizzazione dell'altro nella stampa fascista (1935-1939), in «Storia e problemi contemporanei», 2001.

[44] Prima festa di AS, intervento di Padre Tam, cit..

[45] Ibidem.

[46] Prima festa di AS, intervento di Giorgio Vaccaro.

[47] Ibidem.

[48] Ibidem.

[49] Prima festa di AS, intervento di Padre Tam, cit..

[50] C. Giustiniani, Fratellastri d'Italia, Bari, Editori Laterza, 2003, pp. 74-75.

[51] Ibidem.

[52] A titolo di riferimento, cfr. E. Pugliese, M.I. Maciotti, Gli Immigrati in Italia, Bari, Laterza, 1991; M. delle Donne, U. Melotti, S. Petrilli, Immigrazione in Europa, Roma Cediss, 1993; C. Bonifazi, L'immigrazione straniera in Italia, Bologna, Il Mulino, 1998; V. Cotesta, Sociologia dei conflitti etnici, Bari, Laterza, 1999; A. Golini, I movimenti di popolazione nel mondo contemporaneo. Dossier presentato al convegno internazionale "Migrazioni. Scenari per il XXI secolo", organizzato a Roma dal 12 al 14 luglio 2000 dall'Agenzia romana per la preparazione del Giubileo; XI Dossier Statistico Immigrazione, 2001, a cura della Caritas; E. Pugliese, L'Italia tra migrazioni internazionali e migrazioni interne, Bologna, Il Mulino, 2002.

[53] G. Sciortino, A. Colombo, The flows and the flood: the public discourse on immigration in Italy, 1969-2001, in « Journal of Modern Italian Studies» 9(1) 2004, pp. 94-113,  http://www.tandf.co.uk/journals.

[54] Ivi, p. 98.

[55] S. Ognibene, Le parole dell'immigrazione. Studio semantico delle cronache politiche pubblicate sui maggiori quotidiani italiani durante la discussione della legge "Bossi - Fini", tesi di laurea in Linguistica Italiana Moderna e Contemporanea, relatore prof. Massimo Fanfani, Università degli Studi di Firenze, p. 5.

[56] E. Pugliese, M. I. Maciotti, Gli Immigrati in Italia, cit., p. 56

[57] Cfr. M. Barker, The New Racism, London, Junction Books, 1981.

[58] P. Essed, Understanding Everyday Rasism, Newbury Park, California Sage, 1991

[59] G. Sciortino, A. Colombo, The flows and the flood: the public discourse on immigration in Italy, 1969-2001, cit., pp. 101-102.

[60] Caritas (a cura di), I Dossier Statistico Immigrati in Italia e nel Lazio, 2000.

[61] G. Sciortino, A. Colombo, The flows and the flood: the public discourse on immigration in Italy, 1969-2001, cit., pp. 102-103.

[62] Ivi, p. 107

[63] Per l'Italia cfr. C. Marletti si veda Mass Media e razzismo in Italia, in Democrazia e diritti, XXIX, n°6, 1989; V. Cotesta, Comunicazione e immigrazione in Italia, in Relazioni etniche: stereotipi, pregiudizi, fenomeno immigratorio e esclusione sociale, a cura di M. Delle Donne, Roma, EDIUP, 1998; V. Cotesta, Mass media, conflitti etnici e immigrazione in «Studi Emigrazione», XXXVI n ° 135; La semantica della differenza etnica. Globalizzazione e immagini dell'altro nei media italiani, 1999; M. Maneri, Lo straniero consensuale. La devianza degli immigrati come circolarità di pratiche e discorsi in A. Dal Lago (a cura di), Lo straniero e il nemico. Materiali per l'etnografia contemporanea, Genova, Costa & Nolan, 1998. In generale cfr. il sito "Mass Media e Immigrazione" in url: http://www.cestim.it.

[64] I. Marino, Analisi semiotica del discorso sull'altro. Come lo straniero viene rappresentato sulla stampa, tesina di ricerca per Sociologia della Cultura, Libera Università di Lingue e Comunicazione; M. A. García, Immigrazione, xenofobia focalizzata,movimenti di vicini e mass media (1997); Cittadini insicuri nell'Italia multietnica, a cura del Censis, 1999; M. Barbagli, Immigrazione e criminalità in Italia, Bologna, Il Mulino, 1998; M. Barbagli, Immigrazione e reati in Italia, Bologna, Il Mulino, 2002; in url:  http://www.cestim.it T. A. Van Dijk, The mass media today: discourse of domination or deiversity?  e  T. A. Van Dijk, New(s) racismo: a discourse analytical approach; T. A. Van Dijk, Elite Discourse and Racism, Newbury Park. CA, Sage, 1993.

[65] G. Sciortino, A. Colombo, The flows and the flood: the public discourse on immigration in Italy, 1969-2001, cit., pp. 108.

[66] Extraxommunication. Monitor su informazione e immigrazione,  progetto Etnequal Social Communication, settembre 2003, p. 5.

[67] ICAR,  Media Image, Community Impact. Assessing the impact of media and political images of refugees and asylum seekers on community relations in London, London, King's College, aprile 2004, p. 9

[68] Ivi, pp. 9-10.

[69] Mantovano: "impronte per tutti gli extracomunitari. Occidentali forse esentati dopo un accordo con il loro paese", in «La Stampa», 1 giugno 2002

[70] Questione di pelle La rappresentazione giornalistica dell'intolleranza. 5° Rapporto sulla violenza contro gli stranieri in Italia, Centro ricerche Studi culturali, dicembre 2003. Direzione della ricerca: Prof. Michele Sorice, Prof. Luigi Manconi,  Prof. Alberto Abruzzese, Coordinamento: Dr. Emiliana De Blasio, in collaborazione con A  Buon Diritto. Associazione per le libertà e Save The Children Italia, p. 4.

[71] G. Adinolfi, R. Fiore, Noi Terza Posizione, cit., p. 155.

[72] H. Weinrich,  Metafora e menzogna, Bologna, Il Mulino, 1976, p. 170. Nelle pagine precedenti Weinrich prende in considerazione le «menzogne peggiori» che la storia conosca: quelle di Hitler. Weinrich sostiene che non è sufficiente mostrare come le proposizioni del discorso pubblico di Hitler con cui rassicurò Chamberlain il 26 settembre 1938 sulle intenzioni pacifiche del popolo tedesco fossero inconciliabili con quelle della riunione segreta del 30 maggio in cui fu presa la decisione di abbattere la Cecoslovacchia. «Bisogna anzi osservare che il discorso di Hitler non fu pronunciato in un mattino politico vuoto; si trattava di un discorso per uomini in Germania e fuori, che ascoltavano nell'ansia, nel timore». I suoi interlocutori erano preinformati sui «problemi territoriali» e si chiedevano : guerra, si o no?

[73] Cfr. F. Germinarlo, La destra degli dei: Alain de Benoist e la cultura politica della Nouvelle droite, Torino, Bollati Boringhieri, 2002.


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