Storicamente. Laboratorio di storia

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Vittorio Cappelli, Alexandre Hecker (a cura di), Italiani in Brasile. Rotte migratorie e percorsi culturali, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2010, 165 pp.

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Il volume raccoglie i contributi del convegno intitolato La presenza italiana in Brasile e la complessità di un grande paese emergente che, svoltosi il 27 gennaio 2010 presso l’Università della Calabria, costituisce la tappa di una serie di incontri che un gruppo di ricerca formato da studiosi italiani e brasiliani specializzati in svariate discipline si è impegnato a tenere regolarmente allo scopo di analizzare la portata della migrazione italiana in Brasile. In questa circostanza, in particolare, si è cercato di fare il punto su come questo processo migratorio abbia interagito con lo sviluppo sociale e culturale del Brasile.
Il filo rosso che tiene insieme i saggi è la convinzione che il rapporto con l’Italia sia «uno degli elementi fondamentali dei processi di ibridazione e infine di fagocitazione dell’altro che hanno nutrito finora la cultura brasiliana» (p. 6). Così il primo saggio (P. Sergi, Funzioni pedagogiche, etniche e politiche della stampa italiana in Brasile) riflette sul «legame – scrive l’a. – tra emigrazione e stampa di collettività e tra storia dei giornali d’emigrazione e storia sociale dell’emigrazione stessa» (p. 10), e in questa prospettiva rileva come la stampa della migrazione sia stata uno degli principali strumenti «che favorirono da subito, magari neppure intenzionalmente, l’assimilazione culturale delle colonie italiane (adaptation) e, più lentamente, l’assimilazione nella struttura sociale (social assimilation).» (p. 11). Il secondo saggio (A. L. Duarte Lanna, Gli italiani di Bexiga: calabresi a São Paulo, 1870-1930) prende in esame la storia del quartiere di Bexiga per addentrarsi nella comprensione del fenomeno dell’immigrazione attraverso il suo rapporto con la vita urbana. L’a. ridimensiona con acume alcune facili generalizzazioni circa i caratteri eccezionali della migrazione italiana in Brasile, inserendo questo processo nel più ampio e plausibile contesto di «cultura della mobilità» (p. 40). Il terzo saggio (L. Aristodemo, La Madonna divorata. La festa della Nossa Senhora Achiropita: un culto calabro-bizantino in Brasile) ricostruisce la storia della festa della Nossa Senhora Achiropita a partire dalla considerazione che questo evento costituisce un fenomeno «che genera non solo un’integrazione forte tra le comunità, ma anche un’identità della festa completamente nuova» (p. 60). Si tratta di una prospettiva molto interessante – anche se a volte un po’ forzata nelle interpretazioni –, che ragiona sulla trasformazione della cultura dell’immigrazione in memoria brasiliana. Il quarto saggio (M.I. Santos de Matos, Un sambista italiano a São Paulo: Adoniran Barbosa) si concentra sull’analisi della «traiettoria artistica e la produzione musicale di Adoniran Barbosa, privilegiando le esperienze urbane da lui cantate negli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta ed evidenziando le sue forme espressive e i volti dell’italianità» (pp. 74-75). Seguono i contributi dei curatori. Hecker (Il mito di Garibaldi e gli italiani di São Paulo) si propone di esaminare il mito di Garibaldi così come si costituì e diffuse tra gli immigrati italiani in Brasile, salvo poi soffermarsi sul culto socialista – che considera l’eroe «veicolo per praticare il patriottismo» (p. 99) e insieme veicolo del progetto umanitario socialista. Cappelli (La presenza italiana in Amazzonia e nel nord-est del Brasile tra Otto e Novecento) si sofferma invece sull’analisi delle catene migratorie italiane dirette in Amazzonia (precisamente a Manaus, Óbidos, Santarém e Belém) e nel nord-est (Fortaleza, Natal, João Pessoa, Recife, Maceió, Aracaju, Salvador de Bahia). Emergono con forza alcuni tratti di questa migrazione: la provenienza dei migranti da una zona geograficamente molto circoscritta («il territorio di frontiera dell’Appenino meridionale, posto a cavallo tra Campania, Basilicata e Calabria» (p. 105)); la grande influenza che questi migranti ebbero su tutti gli aspetti della vita delle zone di destinazione (urbanistica, commercio, cultura, religione, ecc.), che non si esaurì con il ciclo economico favorevole, ma seguitò fino a costituire il nerbo dello «straordinario laboratorio periferico della modernità» (p. 106) – scrive l’a. – che attraversa queste zone. L’ultimo testo (P. Fantozzi - G. Marcello, Esperienze di radicamento e di cooperazione in Brasile. Il caso dei pré-vestibular comunitari), infine, consiste in una serie di riflessioni sul tema delle politiche sociali adottabili per migliorare la condizione di vita delle popolazioni più povere del Brasile, maturate da un gruppo di studiosi dell’Università della Calabria nel corso di alcuni viaggi in Brasile condotti insieme ad alcuni volontari italiani.
Il risultato è un pregevole mosaico di saggi, composito per temi e registri, che racconta microstorie molto specifiche, che se da un lato restituisce fedelmente alcuni dei piccoli meccanismi che sottendono alla complessità del fenomeno migratorio, offrendo peraltro uno sguardo di lungo periodo che arriva a studiare le implicazioni che la storia di questo processo di ibridazione ha avuto sull’immaginario e sulla memoria, dall’altro non riesce a sfuggire alla ripetizione di numeri e nozioni circa la storia della migrazione italiana in Brasile, e a un difetto di omogeneità tra i saggi, auspicabile specie se si annuncia che essi sono uniti da un filo conduttore.