Storicamente. Laboratorio di storia

Dossier

La dinamica dei confini orientali dell’Italia romana: fonti antiche e riletture moderne

PDF
Abstract

The state of knowledge and the still open problems concerning the borders of Roman Italy are presented, pointing out that their evolution is known in broad outline, while some details concerning the positioning of the borders and the absolute chronology remain unresolved. In addition, some examples are presented of how the borders of Roman times, whether real (such as the Augustan border at Arsia) or presumed (such as the praetentura Alpium or the claustra Alpium Iuliarum) have been evoked on several occasions during the negotiations to define the borders of modern states. 

Il tema del confine orientale dell’Italia fu uno dei più dibattuti, specialmente a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, quando il richiamo alla romanità (Bandelli 1994; 2001; 2002; 2006; 2007) divenne sempre più prepotentemente uno degli argomenti per la definizione dei confini soprattutto in occasione dei due conflitti mondiali e dei loro esiti (Bitelli 1999; Buora 2007; Vitelli Casella 2012; Proto 2014). Alla base stava l’aspirazione, espressa già nel 1866, alla fine della Terza guerra d’indipendenza, di annettere al nuovo Stato italiano “ogni cisalpina contrada dalle sorgenti del Po a quelle dell’Arsa” (Bonfiglio 1866), che trovava rappresentazione visiva nella carta pubblicata dall’editore Vallardi nel 1867 con le proposte dei possibili “confini naturali” d’Italia e ispirata dalle recenti ricerche sul Vallo romano [Fig. 1] quest’ultime combinate con mirate reminiscenze augustee (Pigliucci 2016). In sostanza si richiamava con tutta evidenza la latitudo Italiae ... a Varo ad Arsiam (Plin., Nat. hist., 3.5.44-45; 3.19.132), che rimase l’obiettivo minimo di ogni rivendicazione futura: come infatti dichiarava il geografo Arcangelo Ghisleri, che si rifaceva alla “tradizione perenne del nostro confine orientale” (Ghisleri 1918), “noi tutti siamo disposti a limitare le nostre rivendicazioni là dove Mazzini indicava il confine, dove si fermava l’Italia sotto Augusto, all’Arsa, al Quarnero” (Hautecoeur 1919, 84). Ma, come è stato osservato, il confine nordorientale d’Italia è uno dei più dinamici della penisola dato che le direttrici trasversali del sistema montuoso alpino “fin dagli esordi” non garantiscono una linea di cresta, elevata, omogenea e compatta per assolvere in modo univoco alla funzione di barriera naturale (Valussi 1972; Battisti 2002), con la conseguente costante ricerca di criteri per la definizione dei confini nazionali, che tra Ottocento e Novecento hanno prodotto successive variazioni nella cartografia politica della regione (Cecotti 2008).

Fig. 1. Confini naturali e Vallo delle Alpi Giulie (1866/1867).
Fig. 1. Confini naturali e Vallo delle Alpi Giulie (1866/1867).

Pur potendo contare sull’accurata ricerca sul confine orientale dell’Italia romana condotta da Attilio Degrassi (1954), in un periodo in cui il tema era d’attualità (Polaschek 1953), dobbiamo continuare ad ammettere che “nessuna delle linee di confine verso oriente è documentata senza qualche problema” (Rossi 2002, 340).

In effetti, in epoca antica nell’area dell’Italia nordorientale i confini erano definiti approssimativamente dai territori occupati dalle varie popolazioni (Càssola 1979; Rossi 1991b) e mutavano in base ai loro spostamenti, risultando fluidi e assumendo caratteri diversi: confine naturale, etnico, politico-militare. Quest’area, pertanto, fu di volta in volta area di incontro, di negoziazione, di mediazione, di conflitto tra popolazioni autoctone e genti diverse (Zaccaria 2009a; 2009b).

L’area di confine più antica che possiamo ipotizzare in base alle informazioni fornite dalle fonti è probabilmente quella del santuario situato fin da epoca molto antica alle fonti del Timavo, luogo di contatto tra Veneti e Histri (Strab. V.1.9). L’elemento principale di attrazione del sito era senz’altro quello di offrire un approdo naturalmente sicuro e protetto dalla divinità (Strab. V.1.8) all’intersezione delle rotte costiere della Venetia orientale con gli sbocchi a mare degli antichi percorsi transalpini, comunemente chiamati “vie dell’ambra”. Sembra altamente probabile che “il Timavo”, tipico santuario emporiale multiculturale (sintesi in Braccesi 2017), frequentato fin da epoche antichissime da mercanti greci, veneti, istrici, illiri, carnici, giapidici, entrasse ben presto anche nella sfera d’influenza romana, mantenendo la sua funzione e, probabilmente, secondo una prassi consolidata e proficua per entrambe le parti anche alcuni dei suoi privilegi (Strazzulla Rusconi 1987a; 1987b; Zaccaria 2009a, 245-247).

Lo scenario mutò gradualmente nell’arco dei due secoli che intercorsero dalle prime spedizioni dei Romani nell’arco adriatico settentrionale negli anni 221-220 allo spostamento del confine dell’Italia romana sul fiume Arsia (Bandelli 2017). La svolta decisiva avvenne nel 181 a.C. con la fondazione di Aquileia, colonia di diritto latino collocata nell’estremo nord-est della penisola italiana, a notevole distanza non solo da Roma, ma da qualsiasi altro centro di cittadini romani (i più vicini essendo Ariminum e Bononia). E soprattutto lontano dal confine settentrionale dell’Italia romana sul versante adriatico, fissato allora probabilmente al fiume Esino (Aesis) tra il Piceno e l’agro gallico e solo un secolo più tardi al Rubicone (a nord di Rimini) (Strab., 5.1.11 e 5.2.10; Sisani 2016, 86-87).

Per parecchi decenni il confine orientale dell’espansione romana nella regione dell’alto Adriatico fu quello del territorio della colonia aquileiese, che doveva estendere la sua giurisdizione in quella direzione fino all’area del Timavo, ma la presenza romana sicuramente si spingeva oltre tali limiti (Zaccaria 2023, 132), se consideriamo che nell’area in cui sorgerà la colonia di Tergeste lo storico-geografo Strabone colloca un phrourion, vale a dire un avamposto di confine, evidentemente posto a sorveglianza della frontiera con gli Istri in un’area di potenziale conflitto (Rossi 1996a; Tedesco 2014; Sisani 2017, 120-122).

Un esempio della fluidità dei rapporti tra l’autorità romana e le popolazioni preromane del territorio circostante si coglie da due testimonianze epigrafiche scoperte sul castelliere di Elleri/Jelarji, nei pressi di Muggia, che si possono datare nel secondo quarto del I sec. a.C. (Zaccaria 1991 = AE 1991, 761 = Suppl. It., n.s. 10, 1992, Tergeste nn. 1-2 = EDR007020, EDR007217). Nonostante la lacunosità dei testi conservati, si devono riconoscere norme dettate dallo stato romano a garanzia di antichi diritti di pascolo e di raccolta di legname della comunità locale, insediata forse sulle terre di un santuario (Zaccaria 2009a, 248-249), collocata al margine settentrionale del territorio istriano, la cui condizione giuridica in quel periodo è ancora oggetto di discussione (Šašel Kos 2000, 286-288) e probabilmente tributaria del municipio di Aquileia, unico centro giurisdizionale al limite orientale della provincia Cisalpina (Zaccaria 2003, 322; Sisani 2017, 134-135),

Le fonti testimoniano lo spostamento del confine dal Timavo al Formio (Plin., Nat. hist.. 3.18.127; Ptol., 3.1.23), corso d’acqua tradizionalmente identificato con il Risano, tra Muggia e Capodistria, ma che di recente si propone piuttosto di identificare con il Rio Ospo, tra Trieste e Muggia, tenendo conto che, secondo la testimonianza di Plinio il Vecchio, dovrebbe trovarsi a 6 miglia dall’antica Tergeste (Grilli 1979, 47; Rossi 1991a, 51; Sisani 2017, 134). Non è però possibile stabilire se il Formio segnasse già il confine della provincia Cisalpina (Zaccaria 1992, 152; Šašel Kos 2000, 293), costituita in una data imprecisata, che comunque dovrebbe cadere tra gli ultimi due decenni del II secolo e il primo decennio del I secolo a.C. (Càssola 1991, 30-40; Laffi 1992; Sisani 2016), oppure se l’estensione verso est fosse avvenuta solo nel 42 a.C. (Sisani 2017, 134 e nt. 166) quando, ufficialmente per iniziativa dei Triumviri, ma sostanzialmente per un calcolo politico di Ottaviano, fu soppressa la provincia Cisalpina, e il Formio, nel frattempo divenuto probabilmente il limite orientale dell’agro della neocostituita colonia di Tergeste, divenne automaticamente il confine dell’Italia romana.

In un momento che si tende a individuare tra il 18 e il 12 a.C. o nel periodo 13-14 d.C., “i governanti di allora” (Strab., 7.5.3: a seconda delle ipotesi Augusto e Agrippa oppure Augusto e Tiberio), decisero di includere nell’Italia romana anche gran parte dell’Istria fissando il confine al fiume Arsia (Plin., Nat. hist., 3.19.129), secondo le fonti antiche punto di contatto tra Histri e Liburni (Plin., Nat. hist., 3.21.139; 3.26.1.50; Flor., 1.21.1: Šašel Kos 2000; Desanges 2004, 1189-97; Sisani 2017, 116).

Dal Timavus, al Formio, all’Arsia: l’avanzata del confine dell’Italia romana, testimoniata dalle fonti antiche e recepita nella cartografia moderna [Fig. 2], a partire dalla fine del secolo XV in seguito alla riscoperta e alla circolazione della Naturalis Historia di Plinio e delle sue prime traduzioni, era compiuta.

Va ancora ricordata l’ipotesi, recentemente ripresa e molto discussa, che, in base a un primitivo progetto (che sarebbe rispecchiato nella descriptio Italiae di Augusto, che sta alla base del libro terzo della Naturalis historia) fossero per breve periodo (prima della definizione del confine all’Arsia) incluse nel territorio dell’Italia romana (con i correlati privilegi giuridici e fiscali, tra cui l’immunitas) anche le comunità della Liburnia che nell’elenco di Plinio risulteranno poi godere dello ius Italicum (Degrassi 1954, 94-100; Watkins 1988-1989, 129-135; Vitelli Casella 2012; De Romanis 2016, 49; Vitelli Casella 2021, 157-189).

Lo spostamento dei confini sembra anche essere andato di pari passo con i processi di romanizzazione e urbanizzazione che, avviati nel periodo cesariano (Šašel Kos 1998; 2000; Vedaldi Iasbez 2000; Zecchini 2014; Santangelo 2016; Sisani 2017), si compirono nella prima età augustea (Rocco 2016), quando tutto il territorio della Venezia orientale e dell’Istria risulta diviso tra gli agri di Aquileia, Tergeste, Forum Iulii, Pola, Parentium e, secondo alcuni, anche Nesactium, con i rispettivi confini (Zaccaria 2010; Zaccaria e Mainardis 2010).

Fig. 2. Ortelius, Theatrum orbis terrarum (1574), tav. 32.
Fig. 2. Ortelius, Theatrum orbis terrarum (1574), tav. 32.

Quando, in una data che resta difficile da precisare, ma che deve essere necessariamente posteriore (o al più contemporanea) alla definizione dei confini, Augusto decise di raggruppare le comunità dell’Italia romana in undici regiones e gli abitanti della Transpadana orientale (Cenomani, Reti-Euganei, Veneti, Carni, Istri) si trovarono censiti nella Regio X, il Formio segnò il confine settentrionale dell’Histria (Plin., Nat. hist., 3.18.127).

Non è escluso che nella Regio X e quindi nell’Italia romana fosse compresa anche la colonia Iulia Emona. Infatti, la scoperta risalente a una ventina d’anni fa nella valle della Ljubljanica, in località Bevke – tra Vrhnika (l’antica Nauportus) e Lubiana (l’antica Emona) –, di un cippo con la scritta finis // Aquileiensium // Emonensium (AE 2002, 532 EDR156231; lupa 9454 [fig. 3]), che indica la linea di confine tra i territori delle colonie di Aquileia e di Emona all’inizio dell’età imperiale (Šašel Kos 2002a; 2002b) da un lato ha confermato oltre a confermare la dipendenza – già da tempo supposta grazie alla documentazione epigrafica – del vicus di Nauportus dalla giurisdizione aquileiese (Zaccaria 2003, 322-323; Marcone 2004, 344; Zaccaria 2010, 104; emonense per Kovács 2014, p. 48) e quindi l’estensione dell’agro di Aquileia ben al di là del valico delle Alpi Giulie – che quindi non costituiva il confine tra l’Italia romana e la Pannonia, come spesso si è sostenuto –; dall’altro ha consentito di formulare la proposta che Emona fossa già colonia nei primi decenni del I sec. d.C. e che il suo territorio si trovasse nell’Italia romana e non nella provincia dell’Illyricum e poi, dopo la divisione di quella provincia, in Pannonia (Šašel Kos 2003; 2012).

Fig. 3. Cippo di confine tra Aquileia ed Emona.
Fig. 3. Cippo di confine tra Aquileia ed Emona.

Questa conclusione, peraltro ancora oggetto di vivace discussione nella comunità scientifica (Vitelli Casella 2012; Šašel Kos 2013, 195-199; Šašel Kos 2014; Kovács 2014, p. 48; Cortés Bárcena 2015; Sisani 2017, Šašel Kos 2016; De Romanis 2016, 49-50), non ha mancato di suscitare reazioni contrastanti anche a livello di opinione pubblica, come accade ogniqualvolta si tocca l’annosa e spinosa questione dei confini orientali d’Italia e di quelli occidentali della Slovenia, erede dei confini della ex Jugoslavia (Verginella 2008; 2012), su cui continuano a pesare nella memoria collettiva (per es. Košir 2016; Nartnik, Mikša, e Knez. 2019) gli esiti del trattato di Rapallo del 1920, con il confine che toccava proprio Bevke (Nartnik e Mikša 2020; Škodič 2021; Mikša, Fikfak, e Grom 2022), la costruzione a partire dagli anni Trenta delle difese del Vallo Alpino del Littorio (Bernasconi e Muran 2009; Boglione 2021), che riprendeva la denominazione del sistema di difesa del tardo impero romano (vedi infra), la costituzione nel 1941 della provincia di Lubiana con i nuovi confini (Balkovec e Flajšman 2020; Repe e Ajlec 2020) e l’oppressione dell’amministrazione italiana nelle terre di confine (Ferenc 2006; Vinci 2011).

Non tutto il territorio entro i confini dell’Italia romana fu però assegnato alle colonie e ai municipi. Anche se la questione dello status delle popolazioni delle aree marginali è ancora dibattuta (Laffi 1966; Faoro 2015a; 2015b), sembra che gli abitanti rimanessero a lungo di condizione peregrina, mantenendo le proprie organizzazioni tribali e rimanendo escluse dalla partecipazione alla vita civica delle colonie e dei municipi da cui dipendevano; alcuni pagavano direttamente un vectigal per l’affitto delle terre pubbliche al populus Romanus o alla comunità civica dominante, altri risultano assegnati in reditu pecuniario (in qualità di adtributae) ai centri amministrativi costituiti nelle aree limitrofe, altri erano incorporate in qualche proprietà imperiale. Come testimoniato dalla dedica tergestina in onore del senatore Fabio Severo (CIL, V 532 = Inscr.It. X, 4, 31 = EDR093914 = lupa 16161) che tratta di popolazioni, inquadrabili nell’ambito delle stirpi celtiche, residenti sull’altopiano carsico al limite nordorientale del territorio tergestino, il quale doveva coincidere (almeno per un tratto) con il confine nordorientale dell’Italia romana. Con la definizione di questi confini, e forse anche con la delimitazione territoriale delle gentes adtributae, potrebbe essere messa in relazione la base di una statua di Augusto del 14 d. C. (CIL, V 852 = Inscr.It. X, 4, 337 = EDR093943 = lupa 16159), rinvenuta a San Canziano del Carso/Škocjan [Fig. 4], che reca sul fianco la raffigurazione di un lituus (che suggerisce la rappresentazione dell’imperatore come augure), possibile riferimento alla cerimonia di inauguratio dei fines (Šašel 1975-1976, 611; Zaccaria 2007, 326; Zaccaria 2009a, nt. 53; Visočnik 2019, 360-361).

Fig. 4. Augusto_lituus DIDA: San Canziano del Carso: dedica consacrata ad Augusto (14 d.C.).
Fig. 4. Augusto_lituus DIDA: San Canziano del Carso: dedica consacrata ad Augusto (14 d.C.).

Che ai margini dell’Italia romana vi fossero dei confini fluidi ancora in età augustea potrebbe essere suggerito dalla testimonianza dello storico Velleio Patercolo, il quale, narrando della rivolta pannonica del 6 d.C. afferma che una parte dei ribelli intendeva raggiungere l’Italia, con cui potevano venire in contatto tramite il confinium (da intendersi come larga fascia confinaria) tra Nauportus e Tergeste (pars petere Italiam decreverat iunctam sibi Nauporti ac Tergestis confinio).

È opinione diffusa che alla fine del II secolo d.C., con l’istituzione della praetentura Italiae et Alpium (Šašel 1974), nota solo dalla titolatura di un senatore africano dell’età di Marco Aurelio (AE 1893 = ILAlg II, 4681), barriere difensive fossero erette sulla dorsale dei monti Nevoso e Jelenec sino a raggiungere l’Adriatico di fronte all’isola di Veglia (Degrassi 1954; Ivetić 2007; Selva e Umek 2013). Si è anche ritenuto che a seguito di tale provvedimento il confine orientale d’Italia fosse stato spostato più a oriente, comprendendo solo da questo momento il territorio di Emona cui si sarebbe aggiunto quello di Tarsatica (odierna Fiume / Rjeka) (Klinger 2018, 18-19). Per quanto riguarda Emona abbiamo già considerato le problematiche connesse alla sua eventuale, e forse probabile, appartenenza all’Italia fin dall’età augustea. Per Fiume non vi sono testimonianze che supportino l’ipotesi di un inserimento nell’Italia romana in questo periodo (Bekić e Radić-Štivić 2009; Turković e Basić 2011; 2013). In realtà, la praetentura Italiae et Alpium doveva essere un distretto militare temporaneo presidiato da truppe mobili al comando di un legatus Augusti di rango senatorio, che comprendeva, oltre all’arco alpino orientale, anche ampie zone della Raetia, della Pannonia, della Dalmazia e del Noricum: una fascia alpina e prealpina che, pur appartenendo ad amministrazioni diverse, costituiva un unico sistema di difesa sottoposto a un unico comando straordinario e temporaneo (Marcone 2004, 345; Bigliardi 2007).

Un’estensione del confine orientale d’Italia fino a raggiungere lo spartiacque alpino è stata ripetutamente sostenuta in base alla documentazione relativa ai claustra Alpium Iuliarum, documentati nelle fonti antiche, come la Notitia Dignitatum (Kos 2014b) e verificati sul terreno grazie a numerose indagini archeologiche che hanno via via messo in luce una serie di strutture difensive lineari (muraglioni) e puntuali (fortezze, torri, postazioni di vedetta) individuate lungo una linea che corre dal Tarvisiano fino a Fiume (Šašel e Petru 1971; Zaccaria, Mario 2011; 2012; Kusetič 2014; Kos 2013; 2014a; 2014c; 2020; Ciglenečki 2008; 2015; 2016; Ciglenečki e Milavec. 2009; Višnjić 2016; Višnjić e Zanier 2020; Zanier 2020-21 [2022]).

Va però precisato che, diversamente da quanto spesso si è scritto, i claustra Alpium Iuliarum non segnarono mai un confine e non sembrano neppure da interpretare come un sistema di difese concepito unitariamente durante il regno di Diocleziano a protezione dell’Italia romana. Una rilettura complessiva delle evidenze ha permesso di riconoscere che si trattava di apprestamenti militari sorti in momenti successivi nel corso di circa un secolo (tra gli ultimi decenni del III e la fine del IV secolo) per far fronte alle ricorrenti incursioni delle gentes externae e per creare capisaldi in occasione degli scontri armati che si riproponevano con frequenza a causa delle lotte interne per la conquista del potere (Marcone 2004, 352-359; Bigliardi 2004a; 2004b; Vannesse 2007; 2010; Poulter 2012; Milavec 2017).

Fig. 5. Cippo di Mussolini sul Vallo romano presso Fiume (1937-38).
Fig. 5. Cippo di Mussolini sul Vallo romano presso Fiume (1937-38).

I claustra furono comunque evocati ripetutamente per sostenere le rivendicazioni del “confine storico” d’Italia (Puschi 1901; 1902; Sticotti 1937; Stucchi 1945). Come è ben riassunto da Peter Kos (2014a),

I ricercatori italiani iniziarono ad indagare i claustra nel 1920, quando era in corso la conferenza di Parigi, e lo fecero come una sorta di progetto politico. Infatti, tentavano di argomentare il diritto dell’Italia su questo territorio servendosi del tracciato seguito dalle opere di difesa antiche. Il presidente del governo italiano Vittorio Emanuele Orlando già nell’aprile del 1919 aveva cercato di giustificare di fronte al presidente americano Wilson l’avvenuta annessione della Venezia Giulia proprio con l’esistenza del sistema difensivo romano. Così, tra il giugno e il novembre del 1920, al comando del colonnello Italo Gariboldi che negli anni 1920-1921 si trovava a capo della delegazione italiana nella commissione per la demarcazione dei confini con la Jugoslavia, i militari italiani realizzarono anche le misurazioni e i rilievi del vallo compresa la fortezza di Hrušica.

Il forte significato simbolico e propagandistico dei rilievi italiani dei claustra è stato ben evidenziato (Bitelli 1999). Ne sono prova tangibile la lapide ricordo con la scritta “ROMA REDIT PER ITINERA VETERA”, posta presso l’ingresso orientale del fortilizio antico a cura della Brigata Ferrara, XXV Divisione-XVIII Corpo d’Armata, III Armata il 10 novembre 1918 dopo l’occupazione italiana di Hrušica, corrispondente alla stazione di posta romana ad Pirum, in Alpe Iulia, e quelle, poste negli anni 1937-38 presso Studena e sul Monte Trstenik (a nord di Fiume) dal Comando del V° Corpo d’Armata [fig. 5], che segnano il tracciato del Vallo romano, accanto al confine moderno, e recano la scritta ROMA È QVI accompagnata dalla firma di Mussolini (Di Bartolomeo 2016). Un buon esempio del rapporto tra archeologia e nazionalismi su cui è sempre attuale la cruciale domanda che, in un altro momento delicato per gli equilibrii della regione balcanica, sollevarono gli studiosi sloveni: “Is there national archaeology without nationalism?” (Slapšak e Novaković 1996), che introduceva la riflessione sulla prospettiva storica dell’archeologia nei nuovi paesi dell’Europa sudorientale con particolare attenzione all’area adriatica (Novaković 2011; D’Ercole 2013; Baric 2015; Jesné 2015; Zaccaria 2015).

Il richiamo all’antico non fu affatto episodico anche al livello delle trattative diplomatiche.

Come ha opportunamente ricordato Marina Cattaruzza (2007), nel corso delle trattative di Versailles del 1919, fu proposta dal presidente americano Wilsonper un possibile confine tra Italia e Yugoslavia la linea lungo il fiume Arsa, che divideva gli Histri dai Liburni e segnò il confine dell’Italia romana a partire dall’età di Augusto: adottando il medesimo criterio etnico che aveva ispirato il confine augusteo, avrebbe costituito lo spartiacque tra territori abitati da “Italiani” e “Slavi”. E ancora nel 1920, dopo la firma del Trattato di Rapallo tra Italia e Jugoslavia, sulla base del quale l’Italia rinunciava a buona parte delle rivendicazioni sulla Dalmazia, l’allora ministro degli esteri Carlo Sforza dichiarava che neanche al tempo di Roma l’Italia ebbe un confine così perfetto dal punto di vista militare, avendo conseguito a nord-est un confine che garantiva al paese la massima difendibilità da eventuali aggressioni.

Le ricerche sul vallo delle Alpi Giulie ripresero significativamente nel 1937-1938 in concomitanza con il bimillenario augusteo, celebrato vistosamente anche nella regione friulana e istriana (Bandelli 2015; Matijašić 2015), e dopo la fondazione dell’Impero seguita alla conquista dell’Etiopia che aveva espanso il territorio dominato dall’Italia, rivivificando il mito di Roma e del suo impero (Tarquini 2017). L’enfasi posta sui confini d’Italia risalta nella scritta contemporanea scolpita sul palazzo dell’INA costruito a Roma in Piazza di S. Andrea della Valle [Fig. 6].

Fig. 6. Iscrizione metrica celebrativa degli Italiae fines sul palazzo dell’INA a Roma (1937).
Fig. 6. Iscrizione metrica celebrativa degli Italiae fines sul palazzo dell’INA a Roma (1937).

ITALIAE FINES PROMOVIT BELLICA VIRTVS
ET NOVVS IN NOSTRA FVNDITVR VRBE DECOR
ANNO DOMINI MCMXXXVII IMPERII PRIMO

La virtù bellica espande i confini dell’Italia
e genera nuova bellezza nella nostra città.
Nell’Anno del Signore 1937. Primo dell’Impero.

La scritta acquista solennità antica in quanto si tratta di un distico elegiaco (Latinitas 2017):

Ítali/áe fi/nés pro/móvit/ béllica/ vírtus
ét novus/ ín nos/trá ‖ fúnditur/ úrbe de/cór.

Il Vallo divenne ancora di attualità quando si ripropose drammaticamente il problema della ridefinizione dei confini d’Italia. Subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, infatti, furono pubblicati gli eloquenti articoli di Sandro Stucchi (1945) e di Arrigo Lorenzi (1945), soprattutto quest’ultimo ricco di spunti nazionalistici e di richiami a Roma, come ci si poteva aspettare da uno studioso che già era intervenuto sull’argomento allo scoppio della Grande guerra (Lorenzi 1915; Micelli 2011). Ma, in buona sostanza, il richiamo alla praetentura e ai claustra nelle rivendicazioni dei confini nazionali sulla base di un presunto confine storico dell’Italia romana, evocato anche nel tracciato della linea di armistizio nel patto di Londra, risulta del tutto inappropriato. Ma il mito di Roma riaffiora prepotentemente ogniqualvolta sorge una disputa sul confine nordorientale d’Italia.

Nello stesso torno di tempo si datano i lavori preparatori del basilare contributo di Attilio Degrassi sul Confine nordorientale dell’Italia romana (1954), che già il sottotitolo, Ricerche storico-topografiche connota come lavoro scientifico, base imprescindibile per ogni ricerca futura. Il volume, che reca in epigrafe la dedica Histriae Terrae, ripresa da una dedica votiva di età romana alla divinità protettrice dell’Istria e unica spia delle motivazioni profonde che avevano suggerito all’autore, di famiglia originaria da Isola d’Istria, il tema della sua ricerca [Fig. 7]. Vero è, come osservò un attento recensore, che “une étude régionale aussi poussée suppose avec les lieux un étroit contact” e che “l’auteur n’a pas caché les liens qui l’attachent à l’Istrie (cf. p. 5, 9, 60)”; ma “il faut dire que l’objectivité de son exposé n’en a été nulle part affectée” (Collart 1956, 114). Come è stato acutamente osservato, infatti, “Attilio Degrassi riflette sulle vicende antiche con spirito molto distaccato. Certamente egli pensa che al suo tempo lo spostamento a ritroso della linea del confine d’Italia in poco meno di un decennio dopo la Seconda guerra mondiale ripercorre nel XX secolo, all’inverso, lo spostamento che si era manifestato in epoca romana nell’arco di più di due secoli, dal tempo di Giulio Cesare a quello di Marco Aurelio” (Buora 2007).

Il volume uscì con molto ritardo solo nel 1954 presso un editore di Berna, ufficialmente per difficoltà tecniche riscontrate nella preparazione della cartina annessa al volume. Non è però escluso, anche se non può essere provato, che la ragione fosse proprio l’oggetto del lavoro. E che questo sia più che un sospetto potrebbe essere confermato dal fatto che Degrassi, che ebbe la cattedra di Storia romana solo nel 1950 all’Università di Padova, non tenne la consueta prolusione, che avrebbe avuto come tema proprio quello del lavoro non ancora pubblicato, ma già anticipato in un più sintetico saggio pubblicato su due diverse riviste (Degrassi 1948; 1949), e cioè il confine nordorientale dell’Italia romana.

Fig. 7. Il confine nord-orientale dell’Italia romana di Attilio Degrassi e la dedica Histriae Terrae.
Fig. 7. Il confine nord-orientale dell’Italia romana di Attilio Degrassi e la dedica Histriae Terrae.

I testimoni di allora sostenevano che si fosse trattato di una dimenticanza. Ma non è difficile pensare che il tema fosse ritenuto scomodo nel periodo convulso delle trattative sul destino dell’Istria.

Multiple antichità - Multiple modernità (Klaniczay, Werner, e Gecser, a cura di 2011): la storia si ripete.

Abbreviazioni

  • AE = L’Année épigraphique, Paris: Presses Universitaires de France 1888. http://www.jstor.org/journal/anneepig.
  • CIL, V = Inscriptiones Galliae Cisalpinae latinae. consilio et auctoritate Academiae litterarum regiae Borussicae edidit Theodorus Mommsen. 2 voll. Berolini apud Georgium Reimerum. 1872, 1878. https://arachne.uni-koeln.de/Tei-Viewer/cgi-bin/teiviewer.php?manifest=BOOK-ZID883717.
  • EDR = Epigraphic Database Roma. http://www.edr-edr.it.
  • ILAlg = Inscriptions Latines de l’Algerie, 2 t. en 3 vol., a cura di Stéphane Gsell, Hans-Georg Plaum, Xavier Dupuis. Paris: Publications du Gouvernement général de l’Algérie. 1922-1976.
  • Inscr.It. X, 4 = Inscriptiones Italiae, Volumen X - Regio X, Fasciculus IV - Tergeste, curavit Petrus Sticotti, Roma, Libreria dello Stato. 1951.
  • lupa = F. und O. Harl, lupa.at (Bilddatenbank zu antiken Steindenkmälern). http://lupa.at.
  • Suppl. It., n.s. 10 = Supplementa Italica, n.s. 10. Tergeste et ager Tergesti adtributus, a cura di Claudio Zaccaria. Roma: Quasar, 1992, pp. 139-283.

Bibliografia

  • Balkovec, Bojan, e Božidar Flajšman. 2020. “Okupacijske meje na Dolenjskem 1941-1945 / Confini di occupazione nella Dolenjska.” In Okupacijske meje v Sloveniji 1941-1945, a cura di Božo Repe, 53-71. Ljubljana: Znanstvena založba Filozofske fakultete.
  • Bandelli, Gino. 1994. “Per una storia del mito di Roma al confine orientale: Istri e Romani nell’età dell’Irredentismo.” Quaderni Giuliani di Storia 15 (1): 163-75.
  • –, 2001. “Il mito di Roma al confine orientale d’Italia: Antichistica e politica nelle Nuove Provincie.” In Antike und Altertumswissenschaft in der Zeit von Faschismus und Nationalsozialismus: Kolloquium Universität Zürich 14.-17. Oktober 1998, a cura di Beate Näf, 125-44. Mendelbachtal: Edition Cicero.
  • –, 2002. “Pais e il confine orientale d’Italia.” In Aspetti della storiografia di Ettore Pais, atti del Convegno, Acquasparta (Perugia), 5-27 maggio 1992, a cura di Leandro Polverini, 97-122. Napoli: Edizioni scientifiche italiane.
  • –, 2006. “Carlo Marinelli e Gaetano Salvemini contro Attilio Tamaro: Il ricorso all’Antico nella ‘Questione dell’Adriatico’. 1914-1919.” In Δύνασθαι διδάσκειν: Studi in onore di Filippo Cassola, 1-20. Fonti e studi per la storia della Venezia Giulia, 11. Trieste: Deputazione di Storia Patria per la Venezia Giulia.
  • –, 2007. “Carlo Maranelli e Gaetano Salvemini contro Attilio Tamaro: Il ricorso all’Antico nella ‘Questione dell’Adriatico’.” In Attilio Tamaro e Fabio Cusin nella storiografia triestina, atti del Convegno in ricordo di Arduino Agnelli, Trieste, 15-16 ottobre 2005, a cura di Silvano Cavazza e Giuseppe Trebbi, 93-116. Trieste: Deputazione di Storia Patria per la Venezia Giulia.
  • –, 2015. “Le celebrazioni fasciste del Bimillenario Augusteo tra la provincia di Udine e la provincia di Pola. 1937-1938.” Antichità Altoadriatiche 81: 31-48. http://hdl.handle.net/10077/19877.
  • –, 2017. “Trieste e l’Istria dall’avvio della conquista romana (221-220 a.C.) allo spostamento del confine italico sul fiume Arsia (18-12 o 6-4 a.C.): Aspetti politici, militari, amministrativi, economici, sociali.” In Trieste e l’Istria: Incontri a tema per la diffusione della storia e del patrimonio culturale, a cura di Annalisa Giovannini, Società Istriana di Archeologia e Storia Patria, 51-80. Trieste: Editreg.
  • Baric, Daniel. 2015. “Usages historiographiques des rives orientales de l’Adriatique antique, de l’Empire austro-hongrois aux royaumes de l’entre-deux-guerres (Italie,Yougoslavie, Albanie).” In AdriAtlas et l’histoire de l’espace adriatique du VIe s. a.C. au VIIIe s. p.C., actes du colloque international de Rome, 4-6 novembre 2013, a cura di Yolande Marion e Francis Tassaux, 37-52. Scripta Antiqua 79. Bordeaux: Ausonius Éditions.
  • Battisti, Giancarlo. 2002. “Tra confine e frontiera: la regione ‘mobile’.” In Un pianeta diviso: Contributi alla Geografia dei popoli e dei confini, a cura di Giancarlo Battisti, 101-104. Dipartimento di Scienze Geografiche e Storiche, Serie Geografia 2. Trieste: Università degli Studi di Trieste.
  • Bekić, Luka, e Nicolina Radić-Štivić, a cura di. 2009. Tarsatički principij - Kasnoantičko vojno zapovjedništvo / Principia di Tarsatica - Quartiere generale d’epoca tardoantica. Rijeka-Fiume: Grad Rijeka-Città di Fiume. https://hrcak.srce.hr/file/123844.
  • Bernasconi, Alessandro, e Giovanni Muran. 2009. Il testimone di cemento: Le fortificazioni del “Vallo Alpino Littorio” in Cadore, Carnia e Tarvisiano. Udine: La Nuova Base Editrice.
  • Bigliardi, Giulio. 2004a. “Alpes, id est claustra Italiae: La trasformazione dei complessi fortificati romani dell’arco alpino centro-orientale tra l’età tardo-repubblicana e l’età tardo-antica.” Aquileia Nostra 75: 317-72. http://hdl.handle.net/10077/16161.
  • –, 2004b. “L’insediamento fortificato nel ‘Caput Adriae’: dati distributivi e problemi di continuità cronologica.Antichità Altoadriatiche 56: 135-48. https://www.openstarts.units.it/bitstream/10077/16161/1/75_09.pdf.
  • –, 2007. “La Praetentura Italiae et Alpium alla luce di nuove ricerche archeologiche.Aquileia Nostra 78: 297-314. http://hdl.handle.net/10077/19534.
  • Bitelli, Remo. 1999. “Claustra Alpium Iuliarum”, il confine di Rapallo e il fascismo: archeologia come esempio di continuità = Claustra Alpium Iuliarum, rapalska meja in fasizem: arheologija kot primer kontinuitete. Koper: Zgodovinsko Drustvo za Juzno Primorsko.
  • Boglione, Marco. 2012. L’Italia Murata: Bunker, linee fortificate e sistemi difensivi dagli anni Trenta al secondo dopoguerra. Torino: Editore Blu.
  • Bonfiglio, Sigismondo. 1866. I termini d’Italia dal monte Nevoso al Quarnaro e la loro politica importanza. Firenze: Tipografia militare. https://archive.org/details/BonfiglioTerminiItaliaDalMonteNevosoAlQuarnaro/page/n87/mode/2up?view=theater&ui=embed&wrapper=false.
  • Braccesi, Lorenzo. 2017. “I santuari di Diomede al Timavo / Diomedova svetišta na Timavu.Vjesnik za arheologiju i historiju dalmatinsku 110 (2): 487-492. https://hrcak.srce.hr/file/285054.
  • Buora, Maurizio. 2007. “La tematica del confine nelle Alpi orientali dall’unità d’Italia a oggi e i suoi riflessi nello studio dell’antichità.” In Terre d’incontro: Contatti e scambi lungo le valli del Natisone e dell’Isonzo dall’antichità al medioevo, atti della giornata internazionale di studi, San Pietro al Natisone, 26 novembre 2005, a cura di Giorgio Banchig, Andrea Pessina e Stefano Magnani, 324-339. Cividale del Friuli: Associazione Don E. Blanchini. https://www.academia.edu/207016.
  • Càssola, Filippo. 1979. “Le popolazioni preromane del Friuli nelle fonti letterarie.” Antichità Altoadriatiche 15, 83-112 [= Càssola, Filippo. 1994. Scritti di storia antica, istituzioni e politica, II, 273-296. Roma: Jovene Editore]. http://hdl.handle.net/10077/21383.
  • –, 1991. “La colonizzazione romana della Transpadana.” In Die Stadt in Oberitalien und in den Nordwestprovinzen des Römischen Reiches. Deutsch-Italienisches Kolloquium im italienischen Kulturinstitut, Köln, 18-20 mai 1989, a cura di Werner Eck e Hartmut Galsterer, 17-44. Kölner Forschungen 4. Mainz: von Zabern.
  • Cattaruzza, Marina. 2007. L’Italia e il confine orientale 1866-2006, Bologna: Il Mulino.
  • Cecotti, Franco. 2008. “Cartografie variabili: I confini orientali d’Italia tra Otto e Novecento.” Zapruder 15: 88-101.
  • Ciglenečki, Slavko. 2008. “Castra und Höhensiedlungen vom 3. bis 6. Jahrhundert in Slowenien.” In Höhensiedlungen zwischen Antike und Mittelalter von den Ardennen bis zur Adria, a cura di Heiko Steuer e Volker Bierbrauer, 481-532. Berlin/New York: de Gruyter. DOI: 10.1515/9783110211856.
  • –, 2015. “Late Roman Army, Claustra Alpium Iuliarum and the Fortifications in the South-Eastern Alps.” In Evidence of the Roman Army in Slovenia, a cura di Janka Istenič, Boštjan Laharnar e Jana Horvat, 385-430. Ljubljana: Narodni Muzej Slovenije, Katalogi in Monografije 41. http://www.dlib.si/stream/urn:nbn:si:doc-b5hcpbrd/51355748-0f3a-4a5b-8d.
  • –, 2016. “Claustra Alpium Iuliarum, Tractus Italiae circa Alpes and the Defence of Italy in the Final Part of the Late Roman Period.” Arheološki Vestnik 67: 409-424. http://av.zrc-sazu.si/En/67/Ciglenecki_AV_67.html.
  • –, e Tina Milavec. 2009. “The Defence of North-Eastern Italy in the First Decennia of the 5th Century.” Forum Iulii. Annuario del Museo Nazionale di Cividale del Friuli 33: 175-187. https://www.academia.edu/4811303.
  • Collart, Paul. 1956. Recensione a Attilio Degrassi, Il confine nord-orientale dell’Italia romana, ricerche storico-topografiche. Bern: Franke 1954. Schweizerische Zeitschrift für Geschichte = Revue suisse d’histoire = Rivista storica svizzera 6: 114.
  • Cortés Bárcena, Carolina. 2015. “Riflessioni del cippo di confine di Bevke (AEp 2002, 532) alla luce di termini tra comunità appartenenti a province diverse.” Epigraphica 77: 117-132. http://hdl.handle.net/10902/10378.
  • Degrassi, Attilio. 1948. “Il confine nord-orientale dell’Italia Romana.” Paideia 3: 129-139.
  • –,1949. “Il confine nord-orientale dell’Italia Romana.” Atti e Memorie della Società Istriana di Archeologia e Storia Patria, n.s. 1: 44-56.
  • –, 1954. Il confine nord-orientale dell’Italia romana, ricerche storico-topografiche. Bern: Franke.
  • D’Ercole, Maria Cecilia. 2013. “Archeologia e politica fascista in Adriatico.” Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa 5 (1): 350-401. https://www.jstor.org/stable/24308828.
  • De Romanis, Federico. 2016. “Imperium Intra Terminos and Italia Discripta: Short Notes on Augustus as Geographer.” Bollettino della Società Geografica Italiana s. 13, 9 (1-2): 43-64. DOI: 10.13128/bsgi.v9i1-2.453.
  • Desanges, Jehan. 2004. “Pline l’Ancien et l’Istrie: anomalies et hypothèses.” Comptes rendus des séances de l’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres 148: 1181-1203. DOI: 10.3406/crai.2004.22776.
  • Di Bartolomeo, Michele. 2016. “ROMA REDIT PER ITINERA VETERA: Le lapidi di Mussolini lungo il ‘Claustra Alpium Iuliarum’.” Isonzo-Soča 111 (giu/set): 11-15.https://www.academia.edu/48938212.
  • Faoro, Davide. 2015a. “Gentes e civitates adtributae: Fenomeni contributivi della romanità cisalpina.” Simblos. Scritti di Storia Antica 6: 155-99. https://www.academia.edu/26328945.
  • –, 2015b. “Adtributi a Divo Augusto.” Antichità Altoadriatiche 81: 89-107. https://www.academia.edu/29209987.
  • Ferenc, Tone. 2006. Okupacijski sistemi med drugo svetovno vojno. 1: Razkosanje in aneksionizem. Izbrana dela / Sistemi di occupazione durante la seconda guerra mondiale 1: Smembramento e annessionismo. Opere scelte. Historia 12. Ljubljana: Oddelek za zgodovino Filozofske fakultete.
  • Ghisleri, Arcangelo. 1918. L’Istria italiana e la tradizione perenne del nostro confine orientale. Bergamo: Istituto Italiano d’Arti Grafiche. https://archive.org/details/GhisleriIstriaItaliana.
  • Grilli, Alberto. 1979. “Il territorio di Aquileia nei geografi antichi.” Antichità Altoadriatiche 15 (1): 25-55. http://hdl.handle.net/10077/21381.
  • Hautecoeur, Louis. 1919. L’Italie sous le ministère Orlando 1917-1919. Paris: Bossard.
  • Ivetić, Egidio. 2007. “Per una periodizzazione della storia dell’Adriatico orientale.Atti Centro di Ricerche storiche di Rovigno 37: 160-178. https://hrcak.srce.hr/file/351561.
  • Jesné, Fabrice. 2015. “Images, savoirs et discours de l’Adriatique antique au temps de l’Italie libérale (1861-1915).” In AdriAtlas et l’histoire de l’espace adriatique du VIe s. a.C. a, VIIIe s. p.C., actes du colloque international de Rome, 4-6 novembre 2013, a cura di Yolande Marion e Francis Tassaux, 53-66. Scripta Antiqua 79. Bordeaux: Ausonius Éditions.
  • Klaniczay, Gábor, Michael Werner, e Ottó Gecser, a cura di. 2011. Multiple Antiquities – Multiple Modernities: Ancient Histories in Nineteenth Century European Cultures. Frankfurt-New York: Campus Verlag.
  • Klinger, William. 2018. Un’altra Italia: Fiume 1724-1924, a cura di Diego Redivo. Collana degli Atti 45. Rovigno: Centro di Ricerche Storiche Rovigno.
  • Kos, Peter. 2013. “Claustra Alpium Iuliarum: Protecting Late Roman Italy.” Studia Europaea Gnesnensia 7: 233-261. https://pressto.amu.edu.pl/index.php/seg/article/view/2506.
  • –, 2014a. Ad pirum (Hrušica) e i Claustra Alpium Iuliarium. Vol. 1. Vestnik 26. Ljubljana: Zavod za Varstvo Kulturne Dediscine Slovenije. https://www.zvkds.si/sites/www.zvkds.si/files/ad_pirum_hrusica_e_i_claustra_alpium_iuliarum_ita.pdf.
  • –, 2014b. “Barriers in the Julian Alps and Notitia Dignitatum.” Arheološki Vestnik 65: 409-422. http://av.zrc-sazu.si/En/65/Kos_AV_65.html. http://av.zrc-sazu.si/En/65/Kos_AV_65.html.
  • –, 2014c. “Construction of the Claustra Alpium Iuliarum Fortifications: Historical, Archaeological and Numismatic Sources.” In Claustra Alpium Iuliarum - between Research and Management, a cura di Jure Kusetič et al., 112-132. Ljubljana: Formatisk. https://www.academia.edu/9466289.
  • –, 2020. “Ad Pirum - Hrušica.” In Manjša rimska naselja na slovenskem prostoru = Minor Roman Settlements in Slovenia, a cura di Jana Horvat, Irena Lazar e Andrej Gaspari, 61-76. Opera Instituti Archaeologici Sloveniae 40. Ljubljana: ZR C SAZU, Inštitut za arheologijo. DOI: 10.3986/9789610502586.
  • Košir, Milan. 2016. “Meja, zgodovina, spomini, opomini! / Confine, storia, ricordi, promemoria.” Črni Vrh: 5. julij 2016.
  • Kovács, Peter. 2014. A History of Pannonia During the Principate. Antiquitas Reihe 1, 65. Bonn: Habelt.
  • Kusetič, Jure. 2014. “The Claustra Alpium Iuliarum: A Topographical and Archaeological Overview.” In Claustra Alpium Iuliarum: Between Research and Management, a cura di J. Kusetič et al., 27-111. Ljubljana: Formatisk. https://www.academia.edu/34963791.
  • Laffi, Umberto. 1966. Adtributio e contributio: Problemi del sistema politico-amministrativo dello Stato romano. Pisa: Nistri-Lischi.
  • –, 1992, “La provincia della Gallia Cisalpina.” Athenaeum 80: 5-23 [= Laffi, Umberto. 2001. Studi di storia romana e di diritto, 209-235. Roma: Storia e Letteratura].
  • Latinitas. 2017. “La Latinitas dell’INA: dal Providentiae Munus al Novus Decor.” In Archivio Storico Ina Assitalia. Ultima cons. 22 dicembre 2022. https://heritage.generali.com/la-latinitas-dellina-dal-providentiae-munus-al-novus-decor.
  • Lorenzi, Arrigo. 1915 [1921]. “I confini d’Italia nelle Alpi orientali.” Atti dell’Accademia di Udine di Scienze, Lettere e Arti 1: 5-42.
  • –, 1945. “Il confine orientale d’Italia: Considerazioni geografiche.” In La Venezia Giulia terra d’Italia, 25-36. Venezia: Società Istriana di Archeologia e Storia Patria.
  • Marcone, Arnaldo. 2004. “L’Illirico e la frontiera nordorientale dell’Italia nel IV secolo d.C.” In Dall’Adriatico al Danubio: L’Illirico nell’età greca e romana, atti del Convegno internazionale, Cividale del Friuli, 25-27 settembre 2003, a cura di Gianpaolo Urso, 343-359. I convegni della fondazione Niccolò Canussio, 3. Pisa: ETS. https://www.fondazionecanussio.org.
  • Matijašić, Robert. 2015. “La storiografia e l’archeologia in Istria fra il primo e il secondo Bimillenario.” Antichità Altoadriatiche 81: 279-293. http://hdl.handle.net/10077/19868.
  • Micelli, Francesco. 2011. “Lorenzi, Arrigo (1874-1948).” In Il Nuovo Liruti, III: Età contemporanea = Dizionario Biografico dei Friulani, 1946-51. Udine: Forum. https://www.dizionariobiograficodeifriulani.it/lorenzi-arrigo.
  • Mikša, Peter, e Matija Zorn. 2018. “Rapalska meja: četrt stoletja obstoja in stoletje dediščine / The Rapallo Border: A Quarter Century of Existence and a Century of Heritage.” In Nečakov Zbornik: Procesi, teme in dogodki iz 19. in 20. Stoletja. Historia 2, 605-641. Ljubljana: Znanstvena založba Filozofske fakultete.
  • –, Alenka Fikfak, e Janez Peter Grom. 2022. “Rapalska meja in njen vpliv na zgodovinski prostorski razvoj okolice: primer Žirovske kotline / The Rapallo Border and its Influence on the Spatial Development: the Case of the Žiri Basin.” Retrospektive: znanstvena revija za zgodovinopisje in sorodna področja 5, 2/3: 199-225.
  • Milavec, Tina. 2017. “Defending Italy from the north-east: Claustra Alpium Iuliarum and its interpretations.” In Extra limites, a cura di Marcin Bohr e MilenaTeska, 147-161. Poznań–Wrocław: Instytutu Archeologii Uniwersytetu Wrocławskiego. https://www.academia.edu/35975714.
  • Nartnik, Maruša, Peter Mikša, e Lea Knez. 2019. “Življenje Polhograjcev ob meji med nemško in italijansko okupacijo: (1941-1945) / La vita della gente di Polhov Gradec al confine tra occupazione tedesca e italiana: (1941-1945).” Domači kraji: zbornik Občine Dobrova - Polhov Gradec in okoliških krajev 4, 4: 94-111.
  • –, e Peter Mikša. 2020. “Ostanki nemško-italijanske okupacijske meje na Polhograjskem / The Remnants of the German-Italian Occupation Border in Polhov Gradec Area.” Retrospektive: znanstvena revija za zgodovinopisje in sorodna področja 3, 2/3: 8-38.
  • Novaković, Predrag. 2011. “Archaeology in the New Countries of Southeastern Europe: A Historical Perspective.” In Comparative Archaeologies: A Sociological View of the Science of the Past, a cura di Ludomir R. Lozny, 339-461. New York: Springer. DOI: 10.1007/978-1-4419-8225-4_12.
  • Pigliucci, Michele. 2016. “La teoria del confine naturale italiano tra ‘equivoci’ interpretativi e reminiscenze augustee: Una proposta interpretativa.” Bollettino della società geografica italiana, s. XIII, 9: 163-172. http://societageografica.net/wp/wp-content/uploads/2017/10/12_pigliucci.pdf.
  • Polaschek, Erich. 1953. “Aquileia und die nordostliche Grenze Italiens.” In Studi Aquileiesi offerti il 7 ottobre 1953 a Giovanni Brusin nel suo 70. compleanno, 35-39. Aquileia: Associazione Nazionale per Aquileia.
  • Poulter, Andrew. 2012. “An Indefensible Frontier: the Claustra Alpium Iuliarum.” Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien 81: 97-126. https://core.ac.uk/download/pdf/162669965.pdf.
  • Proto, Matteo. 2014. I confini d’Italia: Geografie della nazione dall’Unità alla Grande Guerra. Bologna: Bononia University Press.
  • Puschi, Alberto. 1901. “Limes Italicus orientalis o i valli romani delle Giulie: Relazione preliminare.” Atti e Memorie della Società Istriana di Archeologia e Storia Patria, 17 (3-4): 376-403. http://hdl.handle.net/10077/27419.
  • –, 1902. “I valli romani delle Alpi Giulie.” Archeografo triestino, s. II, 24: 119-150. http://hdl.handle.net/10077/24566.
  • Repe, Božo, e Kornelija Ajlec. 2020. “Okupacijske meje 1941-1945 skozi diplomatske arhive, življenje ljudi in ostanke na terenu / Confini di occupazione 1941-1945 attraverso archivi diplomatici, vite di persone e resti sul terreno.” In Okupacijske meje v Sloveniji 1941-1945, a cura di Božo Repe, 7-32. Ljubljana: Znanstvena založba Filozofske fakultete.
  • Rocco, Marco. 2016. “Dalla Regio X all’Illirico: fenomenologia di una conquista e ideologia di un limes.” Antichità Altoadriatiche 82: 85-111. https://www.academia.edu/en/21952520.
  • Rossi, Ruggero Fauro. 1991a. “«Venetia et Histria»: Problemi di storia amministrativa.” In Epigrafia, actes du colloque international d’épigraphie latine en mémoire de Attilio Degrassi pour le centenaire de sa naissance, Rome, 27-28 mai 1988, 493-514. Rome: École Française de Rome. [= Rossi 1996b, 253-266].
  • –, 1991b. “Romani e non romani nell’Italia nordorientale.” Antichità Altoadriatiche 37: 201-17 [= Rossi 2008, 151-164]. http://hdl.handle.net/10077/27612.
  • –, 1992. “Insediamenti e popolazioni del territorio di Tergeste e delle aree limitrofe.” In Tipologia di insediamento e distribuzione antropica nell’area veneto-istriana dalla protostoria all’alto medioevo, atti del Seminario di Studio, Asolo, 3-5 novembre 1989, a cura di Paola Càssola Guida e Guido Rosada, 161-167. Mariano del Friuli: Edizioni della Laguna. [= Rossi 1996b, 267-278].
  • –, 1996a. “φρούριον - κώμη καρνική: qualche osservazione su Tergeste preromana e romana.” In Studi in onore di Albino Garzetti, a cura di Clara Stella e Alfredo Valvo, 341-353. Brescia: Ateneo di Brescia [= Rossi 1996b, 313-320; Rossi 2008, 241-250].
  • –, 1996b. Scritti di storia romana, a cura di Paula Botteri e Lucio Toneatto. Università degli studi di Trieste, Dipartimento di scienze dell’antichità 7. Trieste: Editreg.
  • –, 2002. “L’espansione romana nel nord-est e i problemi dei limiti confinari.” In Un pianeta diviso: Contributi alla geografia dei popoli e dei confini, a cura di Gianfranco Battisti, 51-64. Trieste: Università degli Studi di Trieste [= Rossi 2008, 337-348].
  • –, 2008. Scritti vari sulla Decima Regio con altri saggi di argomento giuliano. Atti e Memorie della Società Istriana di Archeologia e Storia Patria, Monografie. Trieste: Editreg.
  • Santangelo, Federico. 2016. “Caesar’s Aims in Northeast Italy.” Papers of the British School at Rome 84: 101-129. DOI: 10.1017/S0068246216000039.
  • Sartori, Franco. 1994. “La Cisalpina nell’ultimo secolo della Repubblica.” In Catullo e Sirmione: Società e cultura della Cisalpina alle soglie dell’impero, a cura di Nicola Criniti, 9-25. Brescia: Grafo. https://www.veleia.it/download/allegati/alg-319-franco_sartori_la_cisalpina_nell_ultimo_secolo_della_repubblica.pdf.
  • Selva, Orietta, e Dragan Umek. 2013. Confini nel Tempo: Un viaggio nella storia dell’alto Adriatico attraverso le carte geografiche (secoli XVI-XX) / Borders through Time: A Journey through the History of the Upper Adriatic with Geographical Maps (XVI-XX Century). Trieste: EUT. http://hdl.handle.net/10077/10014.
  • Sisani, Simone. 2016. “Il significato del termine Italia nella tabula Heracleensis e la data di costituzione a provincia della Gallia Cisalpina.” Historikà 6: 83-98. https://www.ojs.unito.it/index.php/historika/article/view/1045.
  • –, 2017. “Tergeste e le ‘Colonie’ Cesariane della Gallia Togata (in Margine a b.g. 8.24.3).” In Trieste e l’Istria: Incontri a tema per la diffusione della storia e del patrimonio culturale (Trieste 2012), a cura di Annalisa Giovannini, Società Istriana di Archeologia e Storia Patria, 105-152. Quaderni 7. Trieste: Editreg. https://www.academia.edu/1527312.
  • Slapšak, Bozidar, e Predrag Novaković. 1996. “Is there national archaeology without nationalism? Archaeological tradition in Slovenia.” In Nationalism and Archaeology in Europe, a cura di Margarita Diaz-Andreu e Timothy Champion, 256-293. London: University College Press. https://www.academia.edu/16502089.
  • Sticotti, Piero. 1937. “Il limes delle Alpi Giulie.” In Il limes romano II, 1-28. Quaderni dell’Impero. Quaderni dell’Impero: Il limes romano II, 1-28. Roma: Istituto di Studi Romani.
  • Strazzulla Rusconi, Maria José. 1987a. Le terrecotte architettoniche della Venetia romana. Studia archaeologica 44. Roma: L’Erma di Bretscheinder.
  • –, 1987b. “Aquileia e Roma: botteghe urbane e botteghe locali nella produzione di terrecotte architettoniche.” Antichità Altoadriatiche 30: 155-160. http://hdl.handle.net/10077/24423.
  • Stucchi, Sergio. 1945. “Le difese romane alla porta orientale d’Italia e il valico delle Alpi Giulie.” Aevum 19 (3-4): 342-356. https://www.jstor.org/stable/25819575.
  • Šašel, Jaroslav. 1974. “Über Umfang und Dauer der Militärzone Praetentura Italiae et Alpium zur Zeit Mark Aurels.” Museum Helveticum 31: 225-233 [=Šašel Jaroslav. 1992. Opera selecta, 388-402. Situla 30. Ljubljana: Narodni muzej].
  • –, 1975-76. “Iuliae Alpes.AttiCeSDIR 7: 601-18 [=Šašel Jaroslav. 1992, Opera selecta, 432-449. Situla 30. Ljubljana: Narodni muzej].
  • –, e Peter Petru. 1971. Claustra Alpium Iuliarum. Katalogi in Monografije 5. Ljubljana: Narodni muzej.
  • Šašel Kos, Marjeta. 1998. “Caesarian Inscription in the Emona basin?.” In Epigrafia romana in area adriatica, a cura di Gianfranco Paci, 101-112. Ichnia 2. Pisa-Roma: Istituti editoriali e poligrafici internazionali.
  • –, 2000. “Caesar, Illyricum and the Hinterland of Aquileia.” In L’ultimo Cesare: Scritti riforme progetti poteri congiure, atti del convegno internazionale, Cividale del Friuli, 16-18 settembre 1999, a cura Gianpaolo di Urso, 277-304. Centro ricerche e documentazione sull’antichità classica, Monografie 8. Roma: L’Erma di Bretschneider. https://www.academia.edu/28672352.
  • –, 2002a. “The boundary stone between Aquileia and Emona.” Arheološki Vestnik 53: 373-382. http://av.zrc-sazu.si/En/53/SaselKos53.html.
  • –, 2002b. “Il confine nord-orientale dell’Italia romana: Riesame del problema alla luce di un nuovo documento epigrafico.” Aquileia Nostra 73: 245-260. http://hdl.handle.net/10077/16134.
  • –, 2003. “Emona was in Italy, not in Pannonia.” In The Autonomous Towns of Noricum and Pannonia, Pannonia, I, a cura di Marjeta Šašel Kos e Peter Scherrer, 11-19. Situla 41. Ljubljana: Narodni Muzej Slovenije. https://www.academia.edu/1163021.
  • –, 2012. “Colonia Iulia Emona – the Genesis of the Roman City.” Arheološki Vestnik 63: 79-104. http://av.zrc-sazu.si/En/63/Marjeta_AV_63.html.
  • –, 2013. “The Roman Conquest of Illyricum (Dalmatia and Pannonia) and the Problem of the Northeastern Border of Italy.” Studia Europaea Gnesnensia 7: 169-200. https://pressto.amu.edu.pl/index.php/seg/article/view/2504/2487.
  • –, 2014. “The Problem of the Border between Italy, Noricum, and Pannonia.” TYCHE – Beiträge zur alten Geschichte, Papyrologie und Epigraphik 29: 153-164 e tavv. 10-11. DOI: 10.15661/tyche.2014.029.14.
  • –, 2016. “Boundary Between Aquileia and Emona Reconsidered.” Epigraphica 78: 221-233. https://www.academia.edu/28672097.
  • Škodič, Dušan. 2021. Meja na razvodnici: Ob stoletnici podpisa rapalske pogodbe 1920-2020 / Il confine sullo spartiacque: Nel centenario della firma del trattato di Rapallo. Ljubljana: Planinska zveza Slovenije.
  • Tarquini, Alessandra. 2017. “Il mito di Roma nella cultura e nella politica del regime fascista: dalla diffusione del fascio littorio alla costruzione di una nuova città (1922-1943).” Cahiers de la Méditerranée 95: 139-150. DOI: 10.4000/cdlm.9153.
  • Tedesco, Pamela. 2014. “Tergeste in età augustea: fortezza, villaggio carnico o colonia? Due qui pro quo di Strabone.” Storiadelmondo 76, 15/09/2014. http://www.storiadelmondo.com/76/tedesco.htm.
  • Turković, Tin, e Ivan Basić. 2011. “Nuove conoscenze sulla Liburnia Tarsaticensis nel contesto dello studio delle fonti geografiche.” Atti Centro di Ricerche storiche di Rovigno 41: 49-102.
  • –, 2013. “Kasnoantička i ranosrednjovjekovna tarsatička Liburnija (Liburnia Tarsaticensis) u svjetlu geografskih izvora / Tardoantica e altomedievale Liburnia tarsaticense (Liburnia Tarsaticensis) nel contesto dello studio delle fonti geografiche.” Starohrvatska prosvjeta III s. 40: 33-80.
  • Valussi, Giorgio. 1972. Il confine orientale d’Italia. Trieste: Edizioni LINT.
  • Vannesse, Michaël. 2007. “I Claustra Alpium Iuliarum: un riesame della questione circa la difesa del confine nord-orientale dell’Italia in epoca tardoromana.” Aquileia Nostra 78: 313-340. http://hdl.handle.net/10077/19535.
  • –, 2010. La défense de l’Occident romain pendant l’Antiquité tardive recherches géostratégiques sur l’Italie de 284 à 410 ap. J.-C. Collection Latomus 326. Bruxelles: Ed. Latomus.
  • Vedaldi Iasbez, Vanna. 2000. “Cesare, Forum Iulii e il confine nordorientale dell’Italia.” In L’ultimo Cesare: scritti, riforme, progetti, congiure, atti del convegno internazionale, Cividale del Friuli (Udine), 16-18/09/1999, a cura di Gianpaolo Urso, 329-352. Centro ricerche e documentazione sull’antichità classica, Monografie 20. Roma: L’Erma di Bretschneider.
  • Verginella, Marta. 2008. Il confine degli altri: La questione giuliana e la memoria slovena. Roma: Donzelli.
  • –, 2012. “Asimmetrie, malintesi e sguardi speculari: da una storia etnocentrica ad una storia plurale e congiunta della regione alto-adriatica.” Acta Histriae 20, 3: 321-334.
  • Vinci, Annamaria. 2011. Sentinelle della patria: Il fascismo al confine orientale 1918-1941. Quadrante Laterza 166. Bari: Laterza.
  • Višnjić, Josip. 2016. “Nove spoznaje o obrambenom sustavu Claustra Alpium Iuliarum / New Insights into the Defensive System Claustra Alpium Iuliarum.” Godišnjak HrvatskoG restauratorskoG zavoda 7: 13–33. DOI: 10.17018/portal.2016.2.
  • –, e Katharina Zanier, a cura di. 2020. Claustra patefacta sunt Alpium Iuliarum: recentna arheološka istraživanja na području kasnoantičkog obrambenog sustava / Recent Archeological Investigation of the Late Roman Barrier System. Zagreb: Hrvatski restauratorski zavod / Croatian Conservation Institute. https://www.zvkds.si/sites/www.zvkds.si/files/final_publication_of_the_project_claustra_eng_slo_hr_small.pdf.
  • Visočnik, Julijana. 2019. “Rimski napisi z slovenskega prostora, hranjeni v Trstu.” Kronika 67: 349-366.
  • Vitelli Casella, Mattia. 2012. “Il confine nord-orientale d’Italia nella Naturalis historia (3, 130-147) alla luce del cippo di Bevke.” In Uno sguardo extra moenia: Riflessioni su identità culturale e circolazione di idee tra Oriente e Occidente, atti del Convegno Internazionale GiMeD (Giardini Naxos 2011), Marina di Patti 2012, a cura di Sebastiano Busà et al., 265-274. Gioiosa Marea (Messina): Pungitopo Editrice. http://hdl.handle.net/11585/578917.
  • –, 2019. “Il Confine Nord-Orientale dell’Italia Romana negli studi tra XIX e XX secolo.” Futuro Classico 5: 242-271. https://ojs.cimedoc.uniba.it/index.php/fc/article/view/1096.
  • –, 2021. La Liburnia settentrionale nell’antichità: geografia, istituzioni e società. Bologna: Pàtron editore.
  • Watkins, Thomas W. 1988-1989. “Vespasian and Italic Right.” The Classical Journal 8 (2): 117-136. https://www.jstor.org/stable/3297569.
  • Zaccaria, Claudio. 1991. “Inscriptiones Latinae liberae rei publicae: Schede nrr. 151-153.” In Epigrafia, actes du colloque international d’épigraphie latine en mémoire de Attilio Degrassi pour le centenaire de sa naissance, Rome, 27-28 mai 1988, 425-430. Rome: École Française de Rome. www.persee.fr/doc/efr_0000-0000_1991_act_143_1_4103.
  • –, 1992. Tergeste - Ager Tergestinus et Tergesti adtributus, in Supplementa Italica, n.s. 10, 139-283. Roma: Quasar.
  • –, 2003. “Amministrazione e vita politica ad Aquileia dalle origini al III secolo d.C.” Antichità Altoadriatiche 54: 293-338. https://www.academia.edu/92372145.
  • –, 2007. “Epigrafia dell’arco alpino orientale: novità, riletture, progetti.” In Epigrafia delle Alpi: Bilanci e prospettive, atti del Convegno internazionale di Studi, Trento, 3-5 novembre 2005, a cura di Elvira Migliario e Anslmo Baroni, 315-350. Labirinti. Trento: Università degli Studi di Trento.
  • –, 2009a. “Forme e luoghi della mediazione nell’Italia nordorientale romana.” In I luoghi della mediazione: confini, scambi, saperi, atti della Giornata di Studio (Trieste, 18 dicembre 2007), a cura di Franco Crevatin, 241-261. Fonti e studi per la storia della Venezia Giulia. Serie 2, Studi 18. Trieste: Deputazione di storia patria per la Venezia Giulia. https://www.academia.edu/693862.
  • –, 2009b. “Romani e non Romani nell’Italia nordorientale: la mediazione epigrafica.” Antichità Altoadriatiche 68: 71-108. https://www.openstarts.units.it/handle/10077/19617.
  • –, 2010. “Tribù e confini dei territori delle città dell’Italia nordorientale.” In Le tribù romane, atti della VIe Rencontre sur l’épigraphie du monde romain, Bari, 8-10 ottobre 2009, a cura di Marina Silvestrini, 103-112. Scavi e ricerche 19. Bari: Edipuglia. https://www.academia.edu/92372166.
  • –, 2015. “Presenza dell’Adriatico nella storiografia contemporanea sul mondo antico: luci e ombre.” In AdriAtlas et l’histoire de l’espace adriatique du VIe s. a.C. au VIIIe s. p.C, actes du colloque international de Rome, 4-6 novembre 2013, a cura di Yolande Marion e Francis Tassaux, 16-35. Scripta Antiqua 79. Bordeaux: Ausonius Éditions. https://www.academia.edu/92441245.
  • –, 2023. “La conquista romana a est di Aquileia: L’evidenza delle iscrizioni.” In The Roman Conquest Beyond Aquileia (II-I Centuries BC), a cura di Jana Horvat, Federico Bernardini e Mateja Belak, 127-145. Opera Instituti Archaeologici Sloveniae 45, Ljubljana: ZRC SAZU. DOI: 10.3986/9789610507116-7.
  • –, e Fulvia Mainardis. 2010. Regio X (Venetia et Histria) - parte orientale. In Le tribù romane, atti della VIe Rencontre sur l’épigraphie du monde romain, Bari, 8-10 ottobre 2009, a cura di Marina Silvestrini, 247-251. Scavi e ricerche 19. Bari: Edipuglia.
  • Zaccaria, Mario. 2011. “Claustra Alpium Iuliarum: il limes liburnico tra fonti, indagini archeologiche e ricognizione.” Tesi, Università di Udine.
  • –, 2012. “Claustra Alpium Iuliarum - a Research Plan.” Haemus Journal 1: 135-167.https://haemus.org.mk/claustra-alpium-iuliarum-a-research-plan.
  • Zecchini, Giuseppe. 2014. Pola e Cesare. In Hoc quoque laboris praemium: Scritti in onore di Gino Bandelli, a cura di Monica Chiabà. Polymnia. Studi di Storia romana 3. Trieste: EUT.
  • Zanier, Katharina. 2020-21 [2022]. “Claustra Alpium Iuliarum: Conoscenze e nuovi spunti di lavoro.” Aquileia Nostra 90-91: 55-70.