La polemica anticristiana di Celso e la sua eco nella storia moderna

Gongqing Wu

Indice

La legge, la tradizione ed il logos divino
La polemica tra Celso e Origene
L’eco nella storia moderna
La ragione e la fede. La polemica sul logos
La polemica sul logos
L’eco nella storia moderna
La divinità di Gesù. Una critica storica
Gesù in quanto centro della polemica
L’eco intorno a questo punto nella storia moderna
L’anticristianesimo di Celso rispetto alla Cina contemporanea
Bibliografia

Non conosceremmo Celso senza il Contro Celso (CC) di Origene, con il quale egli difendeva il Cristianesimo e rispondeva alle critiche di Celso. Questo ci ha dato la possibilità di comprendere i principali pensieri di Celso, che non fu uno scrittore di second’ordine e fu, invece, come affermava Guy G. Stroumsa, un pensatore di una certa profondità [Stroumsa 1999, 44-56]

Celso scrisse il Discorso vero[2] (ἀληθὴς λόγος) al fine di criticare il Cristianesimo. Con questo titolo intendeva affermare che il Cristianesimo, in quanto religione nuova, non coglieva la verità della filosofia e della religione greca. Sarebbe molto difficile rilevare precisamente cos’è ἀληθὴς λόγος in Celso: a tal riguardo sarà opportuno analizzare gli argomenti della sua polemica anticristiana [Ressa 2000, 3].

Il primo scopo della mia ricerca sarà di afferrare la condizione storica del Cristianesimo e, di conseguenza, di concepirne la trasformazione radicale nel secolo II, ma dovremo anche discernere che Celso, chiamato il «Voltaire del II secolo», ha svolto un ruolo di grande importanza nei movimenti anti-cristiani nella storia moderna. Anzi, in questo senso, la ricerca su Celso appare essenziale per capire il fenomeno dell’anticristianesimo nella storia moderna.

L’articolo Polemics reheated? The reception of ancient anti-Christian writing in the Enlightenment di Wolfram Kinzig ci ha già esposto sommariamente la presenza di Celso nei pensatori della storia moderna. Si nota tuttavia nel suo articolo una mancanza: nonostante abbia messo in luce l’importanza di Celso nei movimenti anticristiani moderni, Kinzig non ha esplorato sufficientemente il pensiero di Celso. Così, sembra non toccare il legame intrinseco tra il pensiero di Celso e i suoi echi nella storia successiva.

In questo breve saggio si esaminerà la polemica anticristiana di Celso e la sua ricezione cercando di rispondere alle domande: 1, quali ragionamenti di Celso fossero usati nella storia moderna e qual era la loro efficacia? 2, Celso  è  stato capito sufficientemente e quali ragionamenti riguardanti l’anticristianesimo sono ancora attraenti per l’Europa e, specialmente, per la Cina?

La legge, la tradizione ed il logos divino

La polemica tra Celso e Origene

Le maggiori società antiche si fondavano sulla legge comune, alla quale spettava il sommo potere di giudicare.

Il primo punto della polemica anticristiana di Celso affermava che i cristiani «sono contro [la legge comune]» (CC,1,1). Si pone subito una domanda: perché i cristiani sono contro la legge comune?

Dalla sorte di Socrate e la sua apologia possiamo vedere che la legge comune deriva dal costume tradizionale. Anche Celso era d’accordo quando parlava delle leggi dei Giudei, «Pertanto i Giudei, che sono diventati un popolo particolare, hanno stabilito delle leggi secondo il costume patrio e ancora adesso le difendono al loro interno e custodiscono un culto che, quale che sia, è però tradizionale» (CC,5,25). Questo passo indicava chiaramente l’atteggiamento conservatore di Celso sulla tradizione e la legge comune: egli preferiva il Giudaismo visto che almeno conservava la legge fondata sul costume. Inoltre, quasi ogni nazione aveva il suo costume, le proprie leggi e le proprie tradizioni. Affrontando queste diverse tradizioni, non potremo dire qual è necessariamente giusta e quale non lo è, poiché ogni costume ed ogni legge sono assolutamente buoni (CC,6,34). Secondo Celso, non esisteva un tipo di legge accettabile e giusta universalmente. Quindi, ogni religione ha la sua ragione di esistere purché abbia la sua tradizione. Invece il Cristianesimo, essendo una nuova religione nata nei Giudei e nell'Impero romano, era privo di qualsiasi tradizione. Esso doveva osservare senza dubbio le leggi dei romani.

In questo senso, Celso si accorse chiaramente della reale minaccia del Cristianesimo. La legge comune era sempre la rappresentante del costume tradizionale di ogni nazione. Ma essendo contro il costume tradizionale, il Cristianesimo all’inizio era rivoluzionario: esso infatti, ad esempio, non praticava la circoncisione dei Giudei e permetteva che i fedeli abbandonassero la patria (CC, 2,1). L’antico mondo era costretto ad aprirsi. Celso, un intellettuale greco molto sensibile, aveva percepito e temeva questo grande cambiamento.

Origene confutava Celso dicendo che, oltre alla legge comune, c’è ancora un’altra legge data da Dio: la legge divina (CC, 1,1), la quale è essenzialmente il divino logos, al di sopra tutte le leggi, legge più vera ed efficace. Secondo Origene, quando il Cristianesimo minacciava la legge comune in seguito alla legge divina, l’azione non era ingiusta. Il divino logos concedeva ai cristiani il potere contro la legge comune poiché il divino logos è sommo, mentre la legge comune è soltanto un prodotto umano.

Si affacciava però un problema più profondo. Se la legge comune si fondava sul costume tradizionale, cosa sono i costumi tradizionali? Dal punto di vista giudaico i costumi dipendevano da Dio: per esempio, i giudei dovevano praticare la circoncisione perché l’unico Dio (il creatore) comandava loro di fare così. In qualche senso possiamo dire che la legge comune, che si fondava sul costume, praticamente dipendeva dalla religione di ogni nazione. Dunque, perché il Dio del Cristianesimo aveva necessariamente il potere di opporsi al Dio del Giudaismo? Certamente Origene poteva rispondere che quei due Dei sono lo stesso Dio, quindi, non c’è alcun conflitto tra loro. Ma tutti sanno che il Dio del Nuovo Testamento è evidentemente diverso da quello dell’Antico Testamento anche se loro non si contraddicono necessariamente. È la nuova nozione di Dio che porta il cambiamento rivoluzionario sulla circoncisione. Il reale conflitto è portato dalle diverse comprensioni di Dio.

A questo punto se ne collega un altro: la nazione, ed il potere di ogni nazione. Celso diceva che i cristiani «sono contro di essa [la legge comune]», mentre la legge comune è la rappresentante di ogni nazione. Se ne deduce che il Cristianesimo è essenzialmente contro la nazione, ed il potere di nazione. Da qui il pensiero di Celso si può così schematizzare:

la nazione (politica): la legge comune-----la tradizione vecchia/ il costume vecchio----Dio vecchio (Ebreo) o Dei vecchi (Greci, Romani)

il Cristianesimo: la legge divina/divino logos-----la tradizione nuova/ il costume nuovo----Dio nuovo

L’eco nella storia moderna

La prima prospettiva della polemica anticristiana di Celso non solo è legale e politica ma anche religiosa. La cosa importante da sapere è che tutte queste prospettive si sono collegate insieme. Se Origene avesse fatto un’apologia sufficientemente forte resta ancora controverso.

Jean Bodin (1530-1595) usava i frammenti di Celso nel suo libro Colloquium heptaplomeres de rerum sublimium arcanis abditis. Seguendo Origene, Bodin considerava Celso come un epicureo, poiché sosteneva che i cristiani devono rispettare gli Dei delle nazioni. Questo punto era usato per verificare la sua teoria di «sovranità».

A dire la verità, non si possiedono ancora indizi sufficienti su questo punto. Ma probabilmente, come Wolfram Kinzig scrive, le difficoltà derivano dal fatto che il volto del Cristianesimo era già mutato: nel periodo di Celso il Cristianesimo era soltanto una religione nuova e non-tradizionale. Quindi, quando Celso usava la tradizione, la legge comune e la nazione al fine della lotta contro il Cristianesimo, aveva le sue ragioni. Ma nella storia moderna quasi tutti i paesi avevano già accettato il Cristianesimo, che era già diventato la loro tradizione e la loro legge, costruendo il loro costume. In questo caso, tanti ragionamenti di Celso erano inapplicabili. Ma questo dovrà essere oggetto di un’analisi più accurata.



[2] L’introduzione di Pietro Ressa a Contro Celso, la prima parte, pp.3