Transfert architettonici e urbanistici nell’Estonia del ’900

Matteo Varani

Indice

Tallinn nella prima metà del XX secolo
Tallinn città socialista
Bibliografia

Nel corso del XX secolo l’Estonia, il più settentrionale dei tre paesi baltici, ha subito trasformazioni politiche e sociali. Dopo la fine del dominio zarista nel 1917, il paese ha conosciuto un ventennio di indipendenza ed è entrato a far parte stabilmente dell’Unione Sovietica nel 1944. Nel 1991 l’Estonia è tornata indipendente e dal 2004 fa parte dell’Unione Europea.

La costante che ha caratterizzato la storia estone è stata la posizione geografica al centro del mar Baltico, vicina quindi a Finlandia, Svezia, Polonia e Germania, e il suo essere confinante con Russia e Lettonia. L’identità nazionale estone si è quindi costruita in relazione/contrasto con le influenze culturali, intese in senso lato, provenienti dall’area baltica. Altro fattore determinante nella costruzione del carattere nazionale è stata la presenza di comunità non-estoni sul suo territorio, in particolar modo dei tedeschi del Baltico (fino agli anni ’30) e dei russi (a partire dalla seconda metà degli anni ’40) [Mertelsmann 2005].

Queste influenze sono visibili anche nell’architettura e nell’urbanistica, che, persino in epoca sovietica, hanno mantenuto alcuni dei loro tratti cosmopoliti ed europei. A metà degli anni ’50 del ’900 si è verificata una graduale riapertura all’Europa occidentale, grazie soprattutto alla contiguità linguistica e culturale e alla vicinanza geografica con la Finlandia, il paese che ha espresso alcuni tra i maggiori architetti e urbanisti novecenteschi, e al fatto che, nelle accademie finlandesi, l’Estonia era considerata un esempio particolare per lo studio dell’Unione Sovietica.

Questo articolo, analizzando nello specifico il caso della città di Tallinn, vuole mettere in evidenza come l’Estonia abbia sempre recepito istanze e modelli urbanistici e architettonici occidentali e come, anche in età sovietica, abbia mantenuto una continuità di rapporti culturali con quell’Occidente che per l’Estonia era in prima istanza rappresentato dai paesi scandinavi.

Tallinn nella prima metà del XX secolo

Nel 1977 venne pubblicato un volume, intitolato Eliel Saarinen ja Suur Tallinn, che riportava alla luce uno dei più importanti piani di riqualificazione urbanistica proposti per Tallinn [Djomkin 1977]. Il noto architetto finlandese Eliel Saarinen, padre di Eero Saarinen, aveva vinto nel 1911 la competizione per il nuovo piano urbanistico di Tallinn, allora principale centro urbano del Governatorato d’Estonia, sotto l’impero zarista.

La città sarebbe stata completamente riqualificata, conformemente ai dettami del romanticismo scandinavo del quale Saarinen era esponente, preservando il centro storico e rimodellando l’intera intelaiatura urbana a partire dalla creazione di nuove piazze, dalle quali dovevano svilupparsi secondo uno schema radiale grandi viali alberati. Base portante del progetto era una grande arteria per il traffico, una strada larga 45 metri su tre direttrici, che avrebbe congiunto l’estremità occidentale della città con quella orientale. Il modello al quale Saarinen si ispirava era il piano per la «Grande Vienna» di  Otto Wagner, con particolare riferimento  alla strada principale che porta al castello di Schönbrunn. Il piano di Saarinen prevedeva fasi successive di sviluppo della città, in vista anche di un costante aumento della popolazione: una prima fase era posta venticinque anni dopo l’inizio dei lavori, ed una successiva era attorno all’anno 2000, quando la popolazione di Tallinn, che nel 1910 contava poco più di 90.000 abitanti, si calcolava che avrebbe raggiunto i 665.000 abitanti [Djomkin 1977, 13][167].

Figura 1. Il progetto di Eliel Saarinen per Tallinn

Il progetto di Eliel Saarinen per Tallinn

Il progetto di Eliel Saarinen per Tallinn. Piazza Lasnamäe (fonte:I. Djomkin, Eliel Saarinen ja Suur Tallinn, Tallinn 1978, tavola IX)


Negli anni tra le due guerre la città era divenuta la capitale della neonata Repubblica estone, centro economico e culturale del paese. L’amministrazione cittadina e i governi abbandonarono il piano di Saarinen per ragioni economiche e nessun altro progetto di completa ristrutturazione urbana fu avviato nel ventennio d’indipendenza. Tuttavia, prima della guerra erano stati costruiti quelli che venivano considerati i simboli architettonici dell’autodeterminazione estone: la banca di credito e la sala da concerti «Estonia», la prima opera di Saarinen, la seconda, in Jugendstil, progettata da Armas Lindgren e Wivi Lönn, anch’essi finlandesi.

La priorità venne data alla costruzione di nuovi edifici abitativi nelle periferie, all’ampliamento dei principali viali che attorniano il centro storico e alla costruzione di edifici e monumenti simbolo dell’identità nazionale estone. I due principali progetti riguardarono la costruzione di Piazza della libertà, ultimata con l’erezione del monumento alla guerra d’indipendenza solo nel 2009, e la costruzione del nuovo museo d’arte estone, rimasto sulla carta. Il concorso per il museo fu indetto nel 1937 e vinto dall’architetto estone Kuusik in coppia col tedesco Jacoby: tuttavia la sua importanza sta nel fatto che uno dei progetti era firmato da Alvar Aalto, il quale, già architetto di fama internazionale, aveva presentato un progetto totalmente differente dagli altri e rispondente ai canoni dell’architettura funzionalista e razionalista [Bruns 1998, 153-154].

Diversi architetti si susseguirono alla guida dell’ufficio urbanistico della capitale. Si erano formati tutti al Politecnico di Riga e all’università tecnologica di Darmstadt, in Germania. Elmar Lohk, direttore dell’Ufficio urbanistico dal 1928 al 1934, durante la Seconda guerra mondiale fuggì in Finlandia e lavorò nello studio di Alvar Aalto, per poi stabilirsi a Stoccolma [Bruns 1998, 68-69], mentre Anton Soans, che ne era stato direttore dal 1923-1928, divenne uno dei protagonisti della ridefinizione urbanistica sovietica postbellica. Già durante il 1940, primo anno di occupazione sovietica, lavorò nel Commissariato popolare per l’economia municipale e dopo la guerra, con la restaurazione delle Repubblica Socialista Sovietica dopo un quadriennio di occupazione nazista[168], venne nominato architetto «emerito» del nuovo Istituto estone di progettazione urbanistica e architettonica, l’«Eesti Projekt». Prima del pensionamento definitivo, avvenuto nel 1956, lavorò ai nuovi piani urbani per Narva, Viljandi, Pärnu e Tartu e al nuovo piano generale per Tallinn.



[167]  Le previsioni di Saarinen, che non potevano aver tenuto conto delle due guerre mondiali e degli sconvolgimenti demografici e sociali conseguenti all’occupazione sovietica, non si discostarono poi di troppo dalla realtà, se si considera che nel 1989 gli abitanti di Tallinn erano 499.421.

[168]  L’Estonia venne occupata nel 1940 dall’Armata Rossa, che instaurò la Repubblica Socialista Sovietica di Estonia. Nel 1941 il paese passò sotto il controllo nazista e vi rimase fino al 1944, quando i sovietici liberarono il paese dai nazisti, ristabilendo la RSS di Estonia.