Tallinn città socialista

La guerra non portò a radicali trasformazioni dell’assetto urbano. I danni causati dai bombardamenti fecero sì che la priorità venisse data alla ricostruzione degli edifici devastati dai bombardamenti. La prima città estone ad essere interessata fu Narva, che era stata distrutta per il 97% della sua superficie: si trattava qui di costruire una nuova città, cercando di recuperare quel poco che non era stato distrutto [Edenberg 1947, 60-65]. Con gli anni ’50 la costruzione di una Narva come città ideale sovietica (socgorod) venne presto abbandonata, per portare avanti un discorso produttivista espressione della nuova via kruscioviana [Brüggemann 2004]. Altre città, come Sillamäe e Kohtla-Järve, furono poi costruite ex novo nell’aerea nord orientale del paese, con lo scopo di diventare nuovi centri industriali, per il cui rafforzamento era anche necessario l’insediamento di manodopera russofona [Raun 2001, 203-207]. Tuttavia il laboratorio principale del paese per le trasformazioni urbanistiche e architettoniche sarebbe divenuta Tallinn. Analizzando la capitale possiamo vedere come modelli architettonici ed urbanistici arrivassero da paesi vicini, Finlandia in primis [Androsova 2011; Autio-Sarasmo 2011].

Nondimeno le prime trasformazioni riguardarono principalmente le aree periferiche e furono cospicue a partire dalla seconda metà degli anni ’50. Nel 1945, infatti, si decise di non apportare modifiche al centro storico e all’impianto urbanistico prebellico, puntando più che altro alla costruzione di simboli del nuovo potere sovietico conformemente al classicismo stalinista, soprattutto monumenti, e procedendo con il cambiamento della toponomastica di molte strade cittadine. Tra i primi ad essere realizzati il monumento ai liberatori, poi noto come «soldato di bronzo» [Tarvas 1947, 44-53]. Si assistette quindi ad una risemantizzazione dei luoghi del potere, senza però che l’assetto urbano venisse stravolto: gli architetti rimasero prevalentemente gli stessi che avevano operato negli anni tra le due guerre, con la differenza che ora era il Partito comunista estone ad avere il controllo. Subito dopo la guerra venne creato un ente, l’«Eesti Projekt», che aveva lo scopo di seguire la progettazione e la costruzione di tutti i principali edifici pubblici del paese, edifici residenziali e dove inoltre venivano approntati i piani urbanistici.

Nel 1946 Haral Arman e Otto Keppe, assieme ad Anton Soans, furono incaricati  di redigere il nuovo piano generale della città, che venne presentato nel 1952. La principale novità consisteva nella costruzione di un viale intitolato a Lenin, che conducesse dalla piazza dei Soviet (precedentemente piazza Viru) a piazza della Vittoria (già piazza della Libertà), lungo il quale andavano a disporsi i principali palazzi del potere. In questo modo la città si dotava di un percorso che, per quanto breve e relativamente poco ampio, si sarebbe reso utile per le parate e le manifestazioni pubbliche. I progetti prebellici per un nuovo museo d'arte nazionale, così come quello di un monumento per la guerra di liberazione, furono abbandonati in quanto simboli del nazionalismo estone. Nello stesso tempo Tallinn fu una delle città che fu risparmiata dalla costruzione di un palazzo della scienza e della cultura o di un palazzo dei soviet, nonostante un concorso fosse stato bandito nel 1953. La morte di Stalin mise in crisi il classicismo e l’estetismo architettonici fino ad allora imperanti e portò ad una riapertura verso l’Occidente. Nel 1954  il progetto di costruzione di un palazzo dei soviet, che non si discostava troppo dal Palazzo della scienza e della cultura di Varsavia e dall’Accademia delle scienze di Riga fu criticato sulle pagine della rivista culturale «Sirp ja Vasar» [Hallas-Murula 2002, 43; Bruns 1993, 132]. Il ritardo dell’Estonia per quanto riguarda i progetti di sovietizzazione nella sfera architettonica va spiegato anche con la mancanza di operai specializzati. Le grandi trasformazioni avverranno solo dalla seconda metà degli anni ’50, quando con l’insediamento di russi (operai e non contadini) sul territorio permetterà la formazione di una più solida classe operaia, anche nel settore edile.

Una nuova generazione di architetti estoni, Henno Sepmann, Mart Port e Voldemar Herkel tra gli altri, formatisi in Estonia tra le due guerre, furono tra i primi a recepire le istanze dell'architettura funzionalista occidentale: chiari esempi ne sono l'hotel Viru e il nuovo centro radiofonico, costruiti a cavallo tra gli anni ’60 e gli anni ’70 [Hallas-Murula 2002, 15]. Inoltre, dalla fine degli anni ’50, circolavano numerose riviste d’architettura provenienti da altri paesi comunisti: tra quelle con maggiore diffusione «Deutsche Architektur», rivista dell’Unione tedesca degli Architetti della DDR. A queste andavano ad aggiungersi una serie di riviste di settore estoni («Ehituskunst», «Ehitus ja Arhitektuur», «Kunst ja kodu», «Arhitektuur»), che offrivano un resoconto delle principali opere progettate e realizzate nel paese.

L’evento che portò ad importanti trasformazioni urbane e architettoniche in Estonia fu il costante afflusso di immigrati di lingua russa, che impose la creazione di nuovi quartieri, basati sulle linee guida dettate nel 1954 da Kruscev nel Discorso ai costruttori dell’URSS. Nel 1957 il grande piano abitativo dell’Unione Sovietica diede inizio alla realizzazione del nuovo modello di città, sia che essa si costituisse come quartiere di una grande città sia che nascesse come una città a sé stante. Fu creato un Istituto centrale per la progettazione delle città, che aveva il compito primario di elaborare gli standard, tenendo sempre in considerazione l’obiettivo ultimo: il miglioramento delle condizioni abitative e la creazione di un nuovo standard di vita [Gutnov 1979, 365]. Nacque così l’idea del mikrorajon come base della nuova struttura urbana, un nuovo agglomerato urbano, nel quale avrebbero abitato circa 2.500 persone, e doveva essere fornito di scuole per l’infanzia, di una lavanderia centrale, di un policlinico, di un club, di un cinema ed di una biblioteca; la distanza tra un appartamento e il negozio più vicino sarebbe dovuta essere inferiore ai trecento metri. L’insieme di più mikrorajon avrebbe poi formato lo zhiloj rajon (elamurajoon in estone), il quartiere vero e proprio, nel quale avrebbero abitato trenta/cinquantamila persone [French 1995, 63-65][169]. Questo paradigma urbanistico ebbe particolare successo in Unione Sovietica anche grazie all’influsso delle idee di Clarence Perry, teorico del concetto di unità di vicinato negli Stati Uniti [Kalm 2002, 344].

A Tallinn, il primo quartiere realizzato fu Mustamäe, progettato nel 1957 e costruito tra il 1958 e la fine degli anni '60. Il progetto, così come quello dei quartieri costruiti successivamente, fu affidato a Mart Port, segretario dell'Unione degli Architetti dell'Estonia Sovietica, e fu inserito nel programma di sviluppo dell'“Eesti Projekt”.

Nella loro opera gli architetti/urbanisti estoni ebbero come riferimento, oltre alle linee provenienti da Mosca, anche l'esempio finlandese. Un articolo di Dmitri Bruns, stretto collaboratore di Port e architetto capo di Tallinn dal 1960 al 1980, apparso sul numero del 1961 della rivista «Arhitektuur», era infatti dedicato a Tapiola, nuovissimo quartiere edificato alla periferia di Helsinki progettato dall’architetto Aarne Ervi [Bruns 1961, 46-50]. Costruito tra il 1952 e il 1962, Tapiola veniva indicato come un modello funzionalista di nuova realizzazione da perseguire anche per l'Estonia. Sicuramente anche in Finlandia l’idea della città-giardino aveva avuto grande successo ed era stata la base da cui partire per sviluppare una nuova urbanistica, ma Tapiola si differenziava dai sobborghi delle città socialiste sia per la sua prematura comparsa, e in un paese che rimaneva “occidentale”, che per il suo rapporto con Helsinki, dalla quale manteneva un’autonomia organizzativa, pur dipendendone dal punto di vista amministrativo. L'organizzazione di Mustamäe pare riflettere in parte l'esempio finlandese: un forte accento viene posto sulla natura che deve circondare il nuovo agglomerato urbano e, inoltre, il quartiere è concepito come una città a sé stante, dotata di tutti i servizi, ma comunque ben collegata con la capitale. Mustamäe diventa infatti un quartiere con tutti i servizi al suo interno, immerso nel verde e, non di meno, importante per la presenza dell’Istituto Politecnico di Tallinn, il polo scientifico-tecnologico dell’istruzione universitaria dell’Estonia sovietica [Roopalu 1976].

I legami con l’Occidente  riguardavano anche scambi di opinione sulle tecniche edilizie, come testimoniato da un articolo di Mart Port apparso sul quotidiano «Rahva Hääl» nel 1960, in cui l’architetto, scrivendo a riguardo dell’industrializzazione che l’architettura era andata subendo, rende noto che costruttori italiani e ingegneri di importanti industrie statunitensi si erano recati a Tallinn per prendere visione dei nuovi materiali prefabbricati utilizzati in edilizia [Port 1960].

Un caso interessante è quello dell’hotel Viru, attorno al quale oggi si snoda il grande complesso commerciale «Viru Keskus» comprendente i grandi magazzini di Tallinn, privatizzati a inizio anni ’90. L’hotel, costruito tra il 1968 e il 1972 da imprese edili finlandesi, e non sovietiche, sotto la direzione dell’architetto Henno Sepmann, è un edificio di ventidue piani in cemento armato monolitico. Proprio il materiale utilizzato rappresentava una novità assoluta nell’edilizia sovietica, dominata fino ad allora dall’industria dei pannelli prefabbricati. Lo stesso progetto venne poi usato per la costruzione di un hotel a Togliattigrado [Hallas-Murula 2010, 73].

Figura 2. L’Hotel Viru e il centro commerciale Viru Keskus

L’Hotel Viru e il centro commerciale Viru Keskus

L’Hotel Viru e il centro commerciale Viru Keskus (fonte: foto di M. Varani)


Dopo un decennio in cui i maggiori lavori riguardarono la costruzione di quartieri che dovevano ospitare nuovi immigrati, nel 1980, in occasione delle Olimpiadi di Mosca, Tallinn fu scelta per ospitare le gare acquatiche. Il nuovo centro di regata, il Palazzetto dello sport e della cultura e l'hotel Olümpia furono le principali costruzioni realizzate e affidate tutte ad architetti estoni.

Nel corso degli ultimi anni di occupazione sovietica il movimento architettonico estone, pur frazionato al suo interno, con una nuova generazione, formatasi tra il Politecnico di Tallinn e l’Accademia di Belle Arti estone, fortemente critica nei confronti dei predecessori, si staccò sempre più dalle direttive dell’Unione Sovietica degli Architetti, fino ad arrivare a dichiarare nel 1984, attraverso Leonhard Lapin che «l’architettura estone deve essere costruita da architetti estoni» [Kodres 1999, 10]. Le parole di Lapin erano un importante segnale che preludeva al graduale distacco dell’Estonia da Mosca. Più che un richiamo per l’architettura in sé, che era rimasta nelle mani degli estoni, si sentiva la necessità di spezzare del tutto il legame con l’URSS, di modo da poter  rivolgersi più agilmente all’area scandinava, polo d’attrazione per tutta la cultura estone. E questo infatti avvenne. Dopo il 1991, infatti, l’architettura estone, oltre a ricostruire una propria identità in senso nazionalista, attraverso la restaurazione dei simboli della Repubblica esistita tra le due guerre, si è sempre di più orientata verso Finlandia e Svezia: l’odierno skyline di Tallinn è infatti un insieme di grattacieli progettati da svedesi e finlandesi, oltre che da estoni, e anche il tanto agognato Museo nazionale d’arte, inaugurato nel 2005, è opera di un architetto finlandese (Pekka Vapaavuori).



[169]  Ovviamente gli standard proposti non furono quasi mai rispettati, facendo sì che venissero costruiti quartieri anche col triplo degli abitanti previsti e senza la totalità dei servizi.