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Indice
Il focus è su un famoso caso giudiziario che segna una delle tappe più importanti rispetto alla costruzione del discorso sull’interruzione di gravidanza in Italia: a Padova, nel giugno del 1973, si celebra il processo contro Gigliola Pierobon, colpevole di aborto clandestino. A sottolineare lo squilibrio crescente che si evidenzia negli anni ’70 tra la situazione legislativa e il reale costume del paese, fino a determinare una vera e propria discriminazione e sudditanza sociale delle donne, si propone il confronto tra le dinamiche del processo in questione e un analogo processo svoltosi in Francia nel 1972, con modalità ed esiti del tutto diversi, noto come «il processo Chevalier».
Nello schema del caso italiano appare chiaro come il sistema legislativo non veda facilmente le persone, le relazioni e le situazioni contingenti di uomini e di donne, ma tenda a considerare esclusivamente fatti, prove oggettive ed individui avulsi da contesti. Nessun ruolo è attribuito all’opinione pubblica, spesso scarsamente informata sui fatti. Viceversa, nel caso francese, a partire dalla impostazione data al processo dalla difesa con la tipica formula dell’affaire, si evidenzia il cambiamento di prospettiva che sta avvenendo in una società pienamente coinvolta e consapevole del dramma dell’aborto clandestino e capace di provare indignazione di fronte ad una legge percepita come ingiusta, contribuendo alla sua trasformazione: sul banco degli imputati del processo di Bobigny non è Marie Claire Chevalier ma il Codice penale che regola l’aborto. Lo scritto tende ad evidenziare come, ispirandosi alle categorie di Jacques Vergés, il concetto di «processo di rottura»[170] rispetto al sistema sociale in cui si innesta sia tuttavia applicabile più al caso italiano che a quello francese, vicino invece alla definizione di «processo di connivenza»[171].
[170] La definizione di «processo di rottura» - che si svolge cioè in contesto sociale e culturale ostile al tema di cui si dibatte e soprattutto ostile al cambiamento di prospettiva che la dinamica processuale può innescare portando sul banco degli imputati la legge che giudica piuttosto che l’imputato, viene da Jacques Vergés [1969].
[171] Anche la definizione di «processo di connivenza» la dobbiamo a Vergés. Nel caso specifico francese la società è da tempo sensibilizzata al tema aborto, è consapevole della necessità di un cambiamento per risolvere il dramma dell’aborto clandestino. Essa cioè è già in sintonia con ciò di cui si dibatte, non c’è bisogno di spezzare il filo del senso comune, del tradizionalismo e del pregiudizio, Anzi, sarà proprio il contributo di «pressione» della società civile a determinare l’andamento del processo e a segnare la strada del cambiamento.